giovedì, 13 agosto 2026
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"Don" Camillo Ruini
e l'Azione Cattolica Diocesana

La Presidenza diocesana e gli Assistenti dell'Azione Cattolica Italiana esprimono profondo cordoglio per la morte del cardinale Camillo Ruini e si uniscono nella corale preghiera di ringraziamento e lode con gratitudine e affetto filiale.


Il funerale del porporato è stato celebrato nella Basilica vaticana di San Pietro e presieduto da Papa Leone XIV giovedì 18 giugno alle ore 16.30.

Il feretro prenderà poi la strada della diocesi natale del Cardinale e sarà presente per una seconda celebrazione esequiale che verrà presieduta dall'Arcivescovo Giacomo Morandi nella Cattedrale di Reggio Emilia venerdì 19 giugno alle 16.00.


Al Festincontro (Parrocchia di Sant'Agostino) venerdì 19 giugno alle ore 18:30 preghiera del Rosario e, alle ore 19.00, S. Messa in suffragio del Cardinale Camillo Ruini.


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Certamente l'apostolato dei laici e l'Azione Cattolica diocesana sono stati tra gli ambiti privilegiati dal ministero sacerdotale del futuro cardinale Ruini nella diocesi di Reggio Emilia.

Ordinato sacerdote l'8 dicembre 1954 e conclusi gli studi nella Pontificia Università Gregoriana, "don" Camillo fece rientro a Reggio nel 1957 - durante l'episcopato di mons. Beniamino Socche - e divenne docente di filosofia nel Seminario Diocesano.

Dal 1958 al 1966 ha ricoperto l'incarico di assistente dei Laureati Cattolici e successivamente del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale. Il ventisettenne sacerdote iniziava così il suo impegno in Azione Cattolica.

Successivamente nel 1966 il vescovo Gilberto Baroni lo nominava delegato vescovile per l'Azione Cattolica, incarico che ha ricoperto sino al 1969. Nel 1968, istituito a Reggio Emilia lo Studio Teologico Interdiocesano ne è divenuto docente di teologia dogmatica e contemporaneamente preside, formando generazioni di sacerdoti e di laici.

Lo stesso anno il vescovo Baroni gli affidava l'incarico di vicario episcopale per l'apostolato dei laici, ufficio che ha ricoperto sino al 1986.

Sempre nel 1968 mons. Gilberto lo nominava presidente del Centro Giovanni XXIII - "il Giovanni" come era abitualmente chiamato, con sede in via Prevostura, 4 - istituzione culturale che ha guidato con saggezza e ricchezza di attività sino al 1986, chiamando relatori di alta levatura. È stato don Camillo, in questo ruolo, ad accompagnare a Reggio e a Canossa il futuro Papa Ratzinger.

Il Centro Giovanni XXIII - con sede nella Casa dell'Apostolato dei Laici - era la sede di numerose associazioni ecclesiali e soprattutto il luogo privilegiato in cui la Chiesa reggiana dialogava e si confrontava con la Città sotto il profilo culturale, sociale e civile.

Il 1° novembre 1975 sempre il vescovo Baroni lo nominava presidente della Consulta diocesana, poi interdiocesana, per la pastorale scolastica; durante la sua presidenza promosse la nascita degli Studenti Democratici in concomitanza con l'introduzione dei decreti delegati del 1974 per favorire la partecipazione degli studenti alla gestione sociale della Scuola. Nello stesso periodo nacque a Reggio Emilia l'Associazione Genitori - A.Ge - sotto la sua guida. In tali ruoli si è sempre contraddistinto per dinamismo, proposta di iniziative e lungimiranza di intuizioni.

Giuseppe Adriano Rossi

Don Camillo: una testimonianza




È vero, don Camillo da tanto tempo era a Roma, ma il suo pensiero, le sue osservazioni che sapevano di acutezza e di chiarezza ci raggiungevano sempre... una delle tante doti che ho amato in lui, anche quando, molto giovane, ascoltavo le sue conferenze al Centro Giovanni. Un rapporto che nel corso degli anni si è sempre più solidificato.

Ricordo nell'ultimo anno del liceo, la nascita degli Studenti democratici, i mitici SD con l'avvento dei decreti delegati, una delle tante sue meravigliose intuizioni.

E non posso assolutamente dimenticare l'appoggio che don Camillo ha dato all' AC, in cui io muovevo i primi passi prima come aderente, poi come responsabile. In particolare, come non citare quegli incontri che a piccoli gruppi facevamo nella sua casa di viale Montegrappa?

Si trattava di leggere alcuni libri che lui ci consigliava, se ne discuteva insieme e poi ecco la presentazione al gruppo di amici al Centro Giovanni.

Un'altra esperienza estremamente significativa che ho proprio fatto con don Camillo è stato il lavoro indefesso per alcuni mesi per il referendum sull'aborto. Io giovane insegnante, incontri e riunioni scolastiche e preparazione lezioni permettendo, mi precipitavo al Centro Giovanni dove con don Camillo preparavamo l'organigramma degli incontri a Reggio e provincia, riempiendo anche dei "buchi" quando le conferenze risultavano un po' meno impegnative.

E poi l'affetto e la sintonia sempre presenti. Durante le GMG don Camillo in qualsiasi parte del mondo fossimo si fermava nonostante fosse atteso per le conferenze e mi salutava con calore mentre svolgevo il mio compito di volontaria.

A Roma, ad esempio, per il giubileo del 2000, esperienza tanto faticosa quanto meravigliosa, essendo io con alcuni altri amici volontari alloggiata in San Giovanni in Laterano dove lavoravo come centrale operativa, don Camillo, che aveva l'appartamento al piano di sopra si era rammaricato e scusato di non potermi invitare a pranzo, essendo troppo impegnato con il Giubileo. Ma la carrellata dei ricordi sarebbe ancora troppo lunga.

L'ultimo incontro nel novembre scorso (foto sopra). Ero a Roma con mia sorella e mio cognato.

Abbiamo chiamato la Pierina, chiedendole, visto che eravamo al Bonus Pastor, cioè nella struttura alberghiera sotto il suo appartamento, se potevamo salutarlo.

Era in carrozzina, debole, ma sorridente e desideroso di notizie riguardanti la nostra famiglia, i nipotini.

Abbiamo chiacchierato come se il tempo non fosse mai passato. Poi a Pasqua, dopo che avevo mandato una foto della famiglia come mi aveva richiesto, la risposta di Pierina, dono preziosissimo per la vita di don Camillo.

"Con il pastore Camillo abbiamo gioito per queste foto. Grazie"

Maria Chesi



Il Card. Camillo Ruini: pensieri e ricordi

Preghiamo per il Card. Ruini. Ora è nelle mani di Dio.

Riconosciamoci debitori a lui con una preghiera. Egli ha dedicato tutta la vita alla Chiesa, cioè a noi. Ha vissuto la Chiesa come lo strumento necessario tra Dio e l'uomo, come la via che Dio stesso ha dato agli uomini per farli partecipi della sua misericordia.

Di fronte alla sua morte noi possiamo ripetere per lui le parole che S. Paolo scrisse a Timoteo sentendo prossima la morte: "Ho combattuto la buon battaglia, ho terminata la mia corsa, ho conservato la fede."

Le sue scelte di fondo erano già scritte nel Vangelo: da ragazzo, mentre la famiglia sognava per lui una vita di successi e di soddisfazioni nella professione medica, egli ha fatto propria l'esortazione che S. Marco mette in bocca a Gesù all'inizio della sua predicazione: "Convertitevi e credete al Vangelo" ed è entrato in seminario. Per tutta la vita è vissuto di fede, approfondendola continuamente, sistematicamente alla luce del precetto di S. Agostino: "Fides non cogitata non est fides": una fede non sottoposta al vaglio della ragione, non è fede, è superstizione, è sentimento sfuggente, è opinione senza peso. Quando predicava era bello osservare che le sue affermazioni erano basate su principi chiari e fermi, avevano la robustezza propria di una meditazione lunga e intensa.

La sua vita come sacerdote sembra impostata sul mandato che Gesù ha dato ai discepoli prima di salire al cielo: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole in nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Matteo 28, 18-20). Oggi forse molti lo ricordano come principe della Chiesa, come autorità  lontana da conoscere tramite i giornali, per tanti anni però lo abbiamo avuto tra noi e lo abbiamo conosciuto e amato come un prete di parrocchia, che corre da mane a sera, che contatta le singole persone, sa dialogare con loro e alla fine è più di un amico. Fortunatamente il Signore era con lui ed ha benedetto tante delle sue faticose imprese.

D'altra parte egli interpretò il suo mandato alla luce di un altro ammonimento evangelico: "Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perchè faccia luce a tutti quelli che sono nella casa" (Matteo 5, 14-15). Così mons. Ruini intese che il suo compito non dovesse essere racchiuso dalle mura di una chiesa, ma proclamato al mondo con autorità; se la Chiesa diventa insignificante è come il sale che perde sapore: lo si getta. Da qui tutto il lavoro nel quale il nostro don Camillo ci ha coinvolto per anni per costruire il Regno di Dio. La sua forza era che lui lavorava per primo, che non chiedeva nulla per sè, che ci faceva comprendere che lavoravamo con Cristo. "Dove due o tre sono uniti nel mio nome, io sarò con loro". Nelle sue riflessioni e nelle sue scelte era anche molto elevato, poichè il suo fine non era un voto in più al partito dei cattolici, ma il Regno di Dio. E nella giustizia di Dio sta la Pace. "Opus Iustitiae Pax" (Isaia 32,17).

Egli cercava il bene ed il bene è per tutti, come il male: nella guerra muoiono assieme colpevoli e innocenti, nella pace prosperano i buoni come i peccatori. Oggi dunque è anche un dovere riconoscere che egli ha lavorato per tutti e che la preghiera deve essere comune.

Quando egli si trasferì a Roma, nel suo discorso d'addio riconobbe candidamente che egli, da tenace teologo, non era naturalmente un uomo di preghiera e quindi ci chiedeva una cosa sola: di pregare per lui. Ora che è morto, abbiamo un altro dovere: continuare l'opera per la realizzazione dei valori per i quali si è tanto impegnato e che certo egli ritiene ancora necessari per noi.

Z. D.


Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla - Atto normativo

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