martedì, 15 ottobre 2019
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Liturgia del: 
13 ottobbre 2019

La Parola del giorno: 2Re 5,14-17; Sal 97; 2Tm 2,8-13

Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro:
«Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Nel brano del Vangelo di questa domenica c’è un percorso molto significativo per noi. L’episodio si pone all’interno di quel sentiero che Gesù ha scelto con “ferma decisione” di percorrere, mettendosi «in cammino verso Gerusalemme» (Lc 9,51).
Per entrare nella salvezza di Dio, il primo passo è andare da Gesù, anche quando si è stremati dalla lebbra del corpo o interiore.
Andare da Gesù, non interrompere il dialogo con Lui.
Così secondo il modello del pellegrino russo che proprio facendo sua l’invocazione dei dieci lebbrosi, imparò a pregare senza interruzione, si apprende a vivere pregando e pregare vivendo momento per momento nella compagnia di Gesù che sana.
Il secondo passo è fidarsi di Lui: anche se ci sembra di non essere guariti, andare ugualmente nella direzione indicata da Gesù, proprio come fanno i lebbrosi che s’incamminano prima ancora d’essere guariti solo perché Gesù ha ordinato loro così. Nella fiducia si riceve guarigione. Noi Gesù possiamo ascoltarlo: nella Parola biblica e nella liturgia; attraverso quella del Magistero della Chiesa, negli insegnamenti dei santi, nel sacramento della riconciliazione, nell’accompagnamento spirituale. Incamminarsi prima ancora di vedere il frutto sperato: questa è la vera fede.
Il terzo passo è prendere coscienza della guarigione, dare spazio e tempo interiori a questo profondo atto di consapevolezza, senza darla per scontata. Il rischio di non rendermi conto, per distrazione e superficialità, di quanto e come Gesù mi guarisca, è alto se non cerco di creare ogni giorno uno spazio e un tempo per incontrarlo in profondità e riconoscerne il passaggio.
Il quarto passo nel brano lo compie il solo uomo straniero, unico a tornare indietro senza avere fretta, dando tempo e spazio anche a esprimere e a coltivarne gratitudine, sentendosi toccato da un dono gratuito che lo fa sentire a sua volta regalato al mondo. Siamo sempre tentati dalla dimenticanza della gratitudine, dal ritenere che tutto ci è dovuto, mentre a pensarci bene tutto ci è regalato.
Il quinto passo è tenere ben presente che, come altrove dice Pietro, «Dio non fa preferenza di persone, ma chiunque lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto» (At 10,34-35). Davanti a Dio non ci sono stranieri: dove noi vediamo stranieri, Dio vede figli, fratelli e amati amici.
L’ultimo passo, quello di proclamare che la fede dell’uomo guarito lo ha salvato, lo compie Gesù. L’uomo guarito viene semplicemente portato per mano, come sollevato alla guancia di Dio (Os 11,4), visitato da questa salvezza che è soffio di brezza leggera (1Re 19,12-13).

Signore Gesù,
insegnaci a venire sempre a te,
per vivere l’esperienza della tua guarigione.
Manda il tuo Spirito perché ci insegni a fidarci della tua Parola
e a ringraziarti sempre,
perché tu sei la fonte di tutto il nostro bene.
La nostra fede ci salva, se restiamo uniti a te.



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