lunedì, 20 settembre 2021
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Sabato, 18 Settembre 2021

Domenica 19 settembre è la 33ª Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero, celebrata in tutte le 26mila parrocchie italiane. L’iniziativa richiama l’attenzione sulla missione dei sacerdoti e sulle offerte necessarie per il loro sostentamento, invitando tutti i fedeli a contribuire attivamente attraverso le varie modalità in cui è possibile donare. A partire da quest’anno la Giornata è stata anticipata alla terza domenica di settembre. Oltre a questo inserto speciale, realizzato da Avvenire e diffuso sul territorio dall’Azione Cattolica, e al materiale promozionale disponibile nelle parrocchie, la Giornata sarà supportata anche da Tv2000, che lunedì 27 settembre ospiterà una "maratona-tv" con ospiti istituzionali, testimonial e tante storie dalle nostre comunità. In questa domenica Avvenire offre l’inserto speciale gratuito «Una Chiesa giovane. Storie di sacerdoti aperti al futuro» per promuovere la sensibilità verso il sostegno anche economico a tutti i preti italiani. Ecco la riflessione di Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, per la Giornata. Il testo appare nell’inserto di Avvenire. (Stefano Proietti)

«Insieme ai sacerdoti». Certamente il vecchio nome del sito internet che raccoglie offerte per i nostri preti non era sbagliato. Se abbiamo sentito il bisogno di cambiarlo, dopo alcuni anni, rinnovando il nostro progetto di comunicazione, è perché dovevamo sottolineare di più che siamo veramente una cosa sola con loro. «Uniti nel dono», infatti – il nuovo nome che abbiamo scelto –, intende evocare una duplice unione. Innanzitutto, ovviamente, quella dei nostri sacerdoti con il Signore Gesù: la loro vita di dedizione piena alla comunità si innesta nel dono totale di sé che Cristo compie nel mistero della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione. Ma uniti nel dono siamo anche noi, insieme a loro. Quel fiume di misericordia che da Dio Padre si riversa su ogni uomo, attraverso la vita dei nostri preti e il loro ministero ordinato, coinvolge ciascuno di noi, insieme a loro. Per questo ciascuno di noi deve sentirsi, come credente, partecipe della vocazione sacerdotale e chiamato a una stretta collaborazione con il servizio dei ministri ordinati.

La Giornata nazionale, allora, non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma diventa soprattutto un’occasione per far comprendere a noi fedeli quanto il nostro contributo sia fondamentale. Il sacerdote è un riferimento al nostro fianco che, per svolgere il proprio compito, ha bisogno di sostegno e di supporto, tanto da un punto di vista pastorale quanto anche da un punto di vista materiale, economico. Le nostre offerte sono il segno concreto dell’appartenenza a una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere nei fatti, e non solo a parole, tutti i sacerdoti, dal più lontano dei missionari fidei donum fino a quello della nostra parrocchia, garantendo a ciascuno di essi una vita decorosa.

Questo discorso è diventato ancora più urgente in questo anno e mezzo segnato dal Covid, in cui moltissimi preti diocesani stanno continuando a tenere unite le comunità provate dalla pandemia, promuovendo progetti anti-crisi per le famiglie, gli anziani e i giovani in cerca di occupazione, incoraggiando i più soli e non smettendo di servire il numero crescente dei nuovi poveri.

Il nuovo sistema di sostentamento del clero, ormai in vigore da più di 30 anni, ci affida due strumenti per provvedere al mantenimento dei nostri preti: la firma per devolvere l’8xmille del gettito Irpef alla Chiesa cattolica (che non ci costa nulla ma che pure non possiamo permetterci di dare per scontata!) e poi le offerte deducibili, che possiamo, cioè, dedurre dal nostro reddito imponibile fino a un massimo di 1.032 euro l’anno. La Giornata ci ricorda quanto le offerte siano importanti: un gesto concreto per sentirci davvero corresponsabili dell’unica missione che ci accomuna ai sacerdoti. Uniti nel dono.

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Sabato, 18 Settembre 2021

Ore 7

Su Tv2000 (canale 28 digitale terrestre e 157 Sky) la Messa in diretta dalla chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma

Santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari: Messa in diretta streaming su https://bonaria.eu/#. Altre Messe in diretta: ore 8.30, 10, 11.30, 18 e 19.30. Prefestive: 18 e 19.30. Giorni feriali: 7, 8.30, 10 e 19


Ore 7.30

Padre Pio Tv: Messa in diretta streaming su https://www.teleradiopadrepio.it/padre-pio-tv/. Altre Messe alle ore 11.30 e 18. Prefestive: ore 18. Giorni feriali: Messe in diretta streaing alle 7.30, 11.30 e 18.


Ore 8

Santuario della Guardia, Genova: diretta streaming della Messa su http://www.santuarioguardia.it/diretta-live-dal-santuario/. Altre Messe: ore 10, 11, 12 e 17. Giorni feriali: ore 10 e 17. Prefestiva: ore 17

Sacro Monte di Varese: la Messa nel Santuario in diretta streaming su https://www.youtube.com/watch?v=O1paOKPXJTI


Ore 8.30

Su Tv2000 la Messa in diretta dalla chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma

Santuario della Consolata, patrona della diocesi di Torino: Messa in diretta streaming su www.laconsolata.org attraverso il canale YouTube del Santuario. Altre Messe in diretta: ore 10, 11.30, 16, 18 e 19.30. Giorni feriali: ore 8, 9, 10.30, 12, 18 e 19. Prefestiva il sabato alle 18.


Ore 9.30

Dal Duomo di Milano la Messa in diretta su Chiesa Tv (digitale terrestre locale: canale 195) e in streaming sul portale www.chiesadimilano.it. Giorni feriali: ore 8. Messa vigiliare: ore 17.30.

Torino, Basilica di Maria Ausiliatrice, Casa Madre dei salesiani dove si venerano le spoglie mortali di don Bosco: Messa in diretta su Rete 7 (canale 12 del digitale terrestre o su www.rete7.cloud). Presiede il neo rettore della Basilica don Michele Viviano. Giorni feriali: diretta della Messa in Basilica alle 9, sempre in diretta.

Vicoforte, diocesi di Mondovì: dal Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis la Messa in streaming su https://www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/. Altre Messe: ore 11, 16 e 18


Ore 10

Napoli: la Messa celebrata in Cattedrale dall'arcivescovo per la solennità di San Gennaro, con le ampolle del sangue sull'altare maggiore. Diretta su Canale 21 (digitale terrestre Campania e Lazio), anche in streaming su http://www.canale21.it/ e su Maria Tv (link: https://streaming.mariatv.it/diocesi-napoli)

Canale 5: la Messa in diretta dalla chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma

Santuario di Loreto: Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UCT9uLSAfEfqgXbArvYyHzQg?view_as=subscriber (anche in tv su Telepace al canale 515 di Sky e in streaming su https://www.telepace.it/diretta/). Giorni feriali: alle 7.30 Messa su Telepace e in streaming sui canali social del Santuario, alle 12.15 Angelus e Rosario in streaming. Ogni venerdì diretta streaming alle 21 della preghiera con le realtà ecclesiali attive nel Santuario. Ogni sabato alle 21 Rosario su Telepace e in streaming sui social del Santuario. Webcam sempre accesa in diretta streaming dalla Santa Casa (ore 7.30-19, tutti i giorni) su https://www.santuarioloreto.va/it/diretta-tv.html.

Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago, in diocesi di Milano: Messa in diretta streaming su http://bit.do/santuarioindiretta. Messa anche alle ore 16.

Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it/ (webcam sempre accesa sia dal Santuario sia dalla Cappella del Santissimo). Altre Messe: ore 8, 12, 17.30, 19 e 20. Giorni feriali: ore 8, 10 e 19. Prefestiva ore 19.

Dal Santuario Basilica della Madonna di San Marco in Bedonia (Parma) la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook del Seminario Vescovile di Bedonia https://www.facebook.com/SeminarBedonia/, sul suo canale Youtube https://bit.ly/3uD8wIP e in tv sul digitale terrestre (Rta Videotaro, canale 88)

Santuario di Santa Maria di Caravaggio a Milano: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/c/ParrocchiaSantaMariadiCaravaggioMilano


Ore 10.30

Santuario di Oropa, diocesi di Biella: Messa nella Basilica superiore in diretta streaming su
www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/ e sulla pagina Facebook Santuario di Oropa Official.
Altre Messe: ore 12, 16.30 (presiede il rettore don Michele Berchi) e 18.15. Giorni feriali: Messe alle 8, 9, 16.30 e 18.15. Prefestiva: ore 18.15.

Santuario nuovo della Madonna dei Fiori a Bra: Messa in diretta streaming sul sito www.santuariomadonnadeifioribra.com e sul canale YouTube del Santuario. Presiede il rettore monsignor Giuseppe Trucco.

Torino, Parrocchia-Santuario di Santa Rita: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UCVHC3_Za5sNUg2e_6cmTtjg (accesso anche dal sito del Santuario). Presiede il rettore monsignor Mauro Rivella.

Sant’Agata di Bulgarograsso (Diocesi di Milano): Messa in diretta streaming sul profilo Facebook della parrocchia https://www.facebook.com/comunitasanbenedetto e sul canale YouTube della parrocchia ambrosiana.


Ore 11

RaiUno: la Messa in diretta dalla Concattedrale Santa Maria Assunta in Irsina (Matera), per la regia di don Simone Chiappetta.

Assisi: dal Santuario della Spogliazione la Messa in diretta streaming su https://www.mariavision.it/maria-vision-italia. E’ sempre attiva una webcam sulla tomba del beato Carlo Acutis https://www.mariavision.it/santuario-spogliazione-assisi

Padova, Basilica di Sant’Antonio: la Messa in diretta su https://www.santantonio.org/it/live-streaming. Altra Messa alle ore 18. Giorni feriali: ore 18. Sono sempre attive una webcam sull’Arca del Santo https://www.santantonio.org/it/webcam-arca-del-santo e un’altra sul sagrato della Basilica https://www.santantonio.org/it/content/webcam-sagrato-della-basilica-del-santo

Adro (Brescia), Santuario della Madonna della Neve (Padri Carmelitani Scalzi): la Messa in diretta streaming su www.youtube.com/c/MadonnadellaNeveSantuario

Mignanego (Genova), Santuario di Nostra Signora della Vittoria (Fraternità monastica di San Colombano): Messa su https://www.facebook.com/santuariodellavittoria/

Roma, Parrocchia-Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale: Messa in diretta su https://santamariadellegraziealtrionfale.wordpress.com/dirette-streaming-seguici-in-diretta/. Altre Messe: ore 7, 8, 9, 10 e 19. Giorni feriali: ore 7, 8, 9 e 19. Prefestiva: ore 19.

Parrocchia Stimmate di San Francesco a Torino: Messa in diretta streaming su https://www.youtube.com/c/parrocchiastimmatetorino. Presiede il parroco don Tonino Borio. Messa prefestiva ogni sabato in diretta alle 18.


Ore 11.30

?Assisi, Santa Maria degli Angeli: Messa in diretta su https://www.porziuncola.org/web-tv.html. Altre Messe alle ore 7, 8.30, 16 e 18. Giorni feriali: Messe alle ore 7, 8.30 e 18. Prefestiva ore 18. Due webcam (nella Basilica e sulla piazza) sono sempre accese, allo stesso indirizzo.

Dal Sermig di Torino la Messa domenicale in diretta streaming su https://www.youtube.com/watch?v=KtbaAw2p8as. Giorni feriali: Messa alle 12 in diretta su https://www.sermig.org/multimedia/live-streaming/messa-e-liturgia.html


Ore 12

RaiUno e Tv2000: in direttada piazza San Pietro l'Angelus di papa Francesco (streaming sul canale YouTube di Vatican News, dov'è sempre attiva una webcam sulla piazza e la Basilica)


Ore 17.30

Cascia, Monastero di Santa Rita: Vespro e Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UCoZTJrHCPehZueZlU2wvbcQ

Strà, Alta Val Tidone (Piacenza): dal Santuario della Beata Vergine Madre delle Genti la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UC5Y79huwWML6YGOcLSc5SFA (Rosario ore 17)


Ore 18

Santuario della Madonna di Caravaggio in Piné, diocesi di Trento: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UCRuwql-dV6QmnflbRdWZ6aQ oppure su https://www.facebook.co/santuariodipine/. Alle 17.30 il Rosario

Ore 19

Su Tv2000 la Messa in diretta dalla chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma

Messe prefestive

(oltre a quelle già segnalate nella Guida in alcuni santuari e cattedrali)

Ore 20

Parrocchia-Santuario di Nostra Signora della Salute in Borgo Vittoria, a Torino: in streaming sul sito www.chiesasalute.it e sul canale YouTube della parrocchia la Messa prefestiva presieduta dal parroco don Franco Pairona, giuseppino del Murialdo. Benedizione finale davanti all'urna din san Leonardo Murialdo, venerata nel Santuario.





Sabato, 18 Settembre 2021

Sono sorelle gemelle, vivono a Camporovere, nell’Altopiano di Asiago, hanno 58 anni e domenica 19 settembre entreranno a far parte dell’Ordo Virginum. La loro consacrazione avverrà durante la celebrazione presieduta dal vescovo di Padova, Claudio Cipolla, che si terrà alle 17 nel Duomo di Asiago. Protagoniste di questa storia sono Anna Lia e Emma Bernar.

A portarle alla stessa tappa la scelta di essere accanto all’ex parroco di Camporovere nel suo ultimo anno di vita, caratterizzato dalla malattia. «L’abbiamo assistito nella quotidianità, giorno e notte – raccontano le sorelle –, cercando di sostenerlo affinché potesse svolgere fino in fondo il suo ministero. E questa condivisione con lui ci ha permesso di accrescere la nostra fede, di scoprirci desiderose di partecipare con gioia alla Messa quotidiana e di valorizzare la preghiera della Liturgia delle ore, come intercessione per le necessità di tutta la Chiesa». Dopo la morte del sacerdote, proseguono le due signore, «abbiamo sentito il desiderio di diventare ministri straordinari della Comunione, servizio che facciamo per gli ammalati e quando è necessario in parrocchia e ad Asiago. Successivamente abbiamo conosciuto la realtà dell’Ordo Virginum, grazie alla testimonianza di una sorella che già ne faceva parte. E ci siamo rese conto che questo carisma faceva già parte di noi, perché rispecchiava la nostra regola di vita e il servizio che svolgiamo in semplicità e amore nella nostra comunità cristiana».

Dopo un cammino di quattro anni, le gemelle Bernar diventano questa domenica «spose di Cristo e della Chiesa». Con la consacrazione di Anna Lia e Emma Bernar, salgono a otto le appartenenti all’Ordo Virginum nella diocesi di Padova, a cui si aggiungeranno altre due donne che saranno consacrate nella Basilica di Santa Giustina il prossimo 7 ottobre. Le consacrate all’Ordo Virginum esprimono nelle mani del vescovo la scelta di vivere per tutta la vita la verginità «per il Regno dei cieli» in un contesto quotidiano di vita, a servizio e testimonianza nella diocesi di appartenenza, secondo i suggerimenti del vescovo.
Le appartenenti all’Ordo Virginum non hanno segni distintivi e non rispondono a un ordine religioso, ma vivono una vita normale in cui ci si mantiene con il proprio lavoro, ma che testimonia una vocazione individuale a un legame profondo, intimo, esclusivo con il Signore.





Sabato, 18 Settembre 2021

Un progetto che in prospettiva vuole aiutare le diocesi italiane nel dialogo ecumenico e inter-religioso in modo che in questo campo si passi “dall’approssimazione alla consapevolezza” coinvolgendo tutto il popolo di Dio e non solo esperti o “salotti”.

E’ l’Osservatorio permanente dell’Unedi, l’Ufficio Cei che si occupa di questo settore guidato da don Giuliano Savina. Un progetto che è stato presentato oggi presentato ad Assisi nel corso di una tre giorni che riunisce le equipe regionali, i referenti nazionali per definire la programmazione del prossimo anno pastorale.

Nella Cittadella Pro Civitate Christiana il progetto è stato illustrato dal Gruppo di Lavoro che lo ha elaborato.

Il sociologo Maurizio Ambrosini ha spiegato che l’Osservatorio porterà ad una “mappatura sul pluralismo religioso in Italia”. Sarà uno strumento che permetterà di seguire e accompagnare, anche a livello locale e diocesano, l’evoluzione della presenza non cattolica e non cristiana in Italia.

Per il sociologo Samuele Davide Molli servirà a capire quali sono le comunità e i luoghi di culto presenti su un territorio, da chi sono frequentati e guidati, quali attività svolgono. Con l’obiettivo di “aprire porte e costruire ponti”.

La ricerca si svolgerà nel più scrupoloso rispetto delle norme sulla privacy e con il coinvolgimento della rete degli uffici e dei delegati diocesani per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Precisazioni ribadite anche nel corso del dibattito, franco e costruttivo, che ha visto coinvolti relatori e partecipanti.

«I delegati incaricati di redigere la scheda – ha assicurato Ambrosini – non saranno dei semplici rilevatori di dati a fini statistici, ma lavorando alla raccolta delle informazioni richieste avranno modo di sviluppare una conoscenza puntuale e un dialogo con le presenze religiose non cattoliche del territorio». Mentre don Savina ha più volte ribadito che l’Osservatorio vuole essere «un dono che viene consegnato alle diocesi», affinché, nella loro missione, siano aiutate a diventare sempre più consapevoli della presenza di fedeli di altre Chiese e religioni.

I lavori della “tre giorni” sono stati aperti ieri a Roma dal cardinale presidente della Cei Gualtiero Bassetti. Il porporato ha sottolineato come “l’ecumenismo e il dialogo interreligioso sono dimensioni imprescindibili per il vissuto ecclesiale” e come quindi “la mancata consapevolezza di questo può causare quei ritardi che incidono negativamente sulla stessa missione della Chiesa e, prima ancora, sulla sua stessa identità”.

“Oggi – ha affermato l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve – siamo tutti invitati a compiere un passo in avanti perché l’ecumenismo e il dialogo entrino a pieno titolo nell’azione pastorale senza essere più solo appannaggio degli addetti ai lavori”. Infatti “la dimensione ecumenica e del dialogo interreligioso devono coinvolgere parrocchie, gruppi, associazioni, movimenti, circoli culturali, federazioni, istituti religiosi e, non ultimi, i seminari, intrecciando tutta l’azione pastorale, dalla catechesi alla famiglia, dalla scuola alla comunicazione, e così via fino alle carceri e agli ospedali”. Tutto il popolo di Dio, insomma. Perché si tratta di un “un tema che non può più essere solo di nicchia o riservato ai salotti”.

Sempre in apertura dei lavori l’impegno della Chiesa italiana nel dialogo con le altre confessioni cristiane è ribadito anche dal vescovo Stefano Russo, segretario generale della Cei. “Papa Francesco – ha ricordato nel suo intervento - ci sprona a passare dall’io al noi: questo invito riguarda lo stile pastorale, del nostro essere Chiesa, e costituisce un’indicazione precisa anche per i delegati diocesani a lavorare insieme, a creare sinergie. Da soli non si va da nessuna parte”.

Sempre ieri un saluto è stato portato anche dal vescovo di Pinerolo Derio Olivero fresco nuovo presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso che ha evidenziato l’importanza di “mettere insieme le energie»”per affrontare sfide comuni come quella della “esculturazione” e per “inseguire le potenzialità del cristianesimo” ancora non espresse nella storia.

Oggi ad Assisi sono intervenuti anche i teologi Giuseppina De Simone e don Giulio Osto. Hanno precisato che l’Osservatorio permanente intende essere “una esperienza di conoscenza e di incontro nello stile di una Chiesa dialogica”, in modo da essere “cristiani in ascolto e in cammino nello stile della sinodalità indicato da Papa Francesco”.

La seconda giornata di lavori, che ha visto gli interventi anche di Lucio Vinetti (metodologo della Cattolica di Milano) e dello storico dell’ecumenismo Riccardo Burigana, è iniziata e terminata con due momenti di preghiera. La mattina nel Santuario della Spogliazione di Assisi con le lodi guidate di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno Domenico Sorrentino. La sera con la messa presieduta nel Santuario di Santa Maria in Rivotorto da monsignor Russo.

Entrambi i momenti sono stati arricchiti dalle meditazioni di monsignor Timothy Verdon, delegato della diocesi di Firenze e grande storico dell’arte. Le sua riflessioni impreziosirà anche le lodi che domattina vengono recitate nella Basilica Superiore di San Francesco. Di seguito l’ultima sessione con un focus dedicato alla formazione introdotta da don Savina e con l’intervento dell’antropologa Barbara Ghiringhelli.






Sabato, 18 Settembre 2021

La Chiesa cattolica per cancellare l'ombra degli abusi minori tra le sua fila ha bisogno di "affrontare la verità di questi comportamenti crudeli e ricercando umilmente il perdono delle vittime e dei sopravvissuti" così da "trovare la sua strada per essere di nuovo considerata con fiducia un luogo di accoglienza e sicurezza per coloro che sono bisognosi".

A dirlo è stato il Papa nel suo videomessaggio in occasione dell'incontro organizzato dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e dalle Conferenze dei Vescovi dell'Europa Centrale e Orientale, che si tiene a Varsavia da domenica 19 al 22 settembre.

IL TESTO INTEGRALE DEL VIDEOMESSAGGIO

Nel videomessaggio papa Francesco va oltre e chiede che le parole si trasformino in atti. "Le nostre espressioni di contrizione devono essere convertite in un concreto cammino di riforma, sia per prevenire ulteriori abusi che per garantire agli altri la fiducia nel fatto che i nostri sforzi condurranno a un cambiamento reale e affidabile" ha aggiunto il Pontefice incoraggiando i vescovi "ad ascoltare la chiamata delle vittime e a impegnarvi in queste importanti discussioni poiché toccano veramente il futuro della Chiesa".

Papa Francesco ha ricordato ai rappresentanti degli episcopati, ordini religiosi e professionisti laici che non sono "soli in questi tempi difficili. Riconoscere i nostri errori e i nostri fallimenti può farci sentire vulnerabili e fragili, è certo. Ma - ha continuato il Papa - può anche costituire un tempo di splendida grazia, un tempo di svuotamento, che apre nuovi orizzonti di amore e servizio reciproco".





Sabato, 18 Settembre 2021

L’arcivescovo di Gorizia, Carlo Roberto Maria Redaelli, ha annunciato ieri, nel corso di un incontro con i vicari episcopali e i direttori degli Uffici diocesani, la nomina di Alessia Urdan come nuovo cancelliere arcivescovile. Avvocata, originario di Gorizia, assumerà l’incarico a partire dal 1 ottobre. Una nomina che si inserisce nel percorso di attenzione e valorizzazione al ruolo della donna nella Chiesa più volte richiamato e sollecitato da papa Francesco.

Nata nel 1973, l’avvocata Urdan è sposata ed è madre di una figlia adolescente. Si è laureata in Giurisprudenza nel 2002 all’Università di Modena e Reggio Emilia. Terminati gli studi accademici, ha intrapreso un percorso formativo a doppio binario, svolgendo da un lato la pratica forense e intraprendendo dall’altro lo studio del diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha conseguito la licenza in diritto canonico nel 2002 e la laurea in diritto canonico nel 2006.

Nel 2002 ha conseguito presso la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti l’abilitazione a prestare la propria assistenza nei procedimenti volti ad ottenere la dispensa per matrimonio rato e non consumato. Superato nel frattempo l’esame di Stato, si è iscritta all’albo degli avvocati di Gorizia nel 2005.

Per completare il percorso formativo nell’ambito del diritto canonico si è iscritta allo studio rotale presso il Tribunale della Rota Romana conseguendo il titolo di avvocato rotale nel 2007.

In un’intervista rilasciata al settimanale della diocesi di Gorizia, Voce Isontina, Urdan ha sottolineato come «assumere l’incarico di cancelliere sia un ulteriore “sì” a quella che sono convinta sia la strada segnata dal Signore per me: ho sempre sentito infatti il mio lavoro in ambito canonico come una vocazione. Quando il vescovo mi ha chiesto la disponibilità a coprire questo incarico, dopo un primo momento di sorpresa e timore, ho deciso di rispondere ancora una volta in modo affermativo mettendomi a disposizione» della Chiesa locale.





Venerdì, 17 Settembre 2021

Da più di dieci anni, l’unico contatto fisico che John Henry Ramirez sperimenta è quello con le guardie carcerarie, nel momento in cui mettono ai suoi polsi le manette. L’uomo è in carcere dal 2007 e ora attende l'esecuzione della condanna a morte nel penitenziario Allan B. Polunsky Unit, in Texas. La sua esecuzione era prevista l’8 settembre ma è stata rimandata per un motivo che ha molto a che fare proprio con il contatto fisico. L’uomo ha da poco fatto causa allo Stato texano, che non ha accolto il suo ultimo desiderio: che il pastore Dana Moore, di una chiesa battista, possa entrare con lui nella camera della morte e nel momento dell'iniezione letale stringergli la mano (o toccargli la spalla) e pregare per lui.

"Sarebbe confortante", ha detto Ramirez. Vista la sua azione legale, l’esecuzione è stata rimandata. Secondo il suo avvocato, il rifiuto ricevuto è una violazione del diritto ad esercitare la religione nel momento in cui tale pratica è più necessaria: la morte è il passaggio in cui “la maggioranza dei cristiani crede che salirà in paradiso o scenderà all’inferno”, scrive il Guardian riportando le parole dell’avvocato.

Il New York Times racconta il rapporto tra i due uomini. Se dovessero descrivere la loro relazione, lo farebbero con le parole del Vangelo di Matteo: “Ero malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a visitarmi”. Da quattro anni, i due parlano di fede e vita attraverso un plexiglass nei momenti concessi ai carcerati per incontrare persone esterne alla prigione. Quando pregano, le loro mani si cercano e si sovrappongono, ma in mezzo rimane una barriera che li separa.

La corte suprema degli Stati Uniti ha deciso che il caso del signor Ramirez verrà discusso a ottobre o a novembre. Secondo il pastore Moore, permettere un contatto fisico al momento di morte del detenuto è fondamentale: “Il tocco umano è più di qualcosa di fisico. È il modo con cui Dio ci ha creato”. E aggiunge Moore: i miracoli di Gesù sono avvenuti attraverso il contatto.

John Henry Ramirez è stato condannato a morte per aver ucciso nel 2004 Pablo Castro. Ubriaco e drogato, era in macchina con due amiche e cercava qualcuno da rapinare. In quel momento, il signor Castro portava la spazzatura fuori dal minimarket in cui lavorava. Ramirez lo ha ucciso con 29 coltellate. Poi è stato latitante fino al 2007, anno in cui è stato catturato al confine con il Messico. L’infanzia di Ramirez è segnata da abusi, povertà e instabilità. Elementi che non considera una giustificazione per le sue azioni: “Ci sono molte persone che vivono così e anche peggio, ma non finiscono condannati a morte, non diventano assassini”, ha detto al Nyt.





Venerdì, 17 Settembre 2021

Cambia la collocazione sul calendario – la terza domenica di settembre, non più la festa di Cristo Re, nuova “casa” delle Gmg diocesane –, la sostanza resta. E, anzi, si rilancia. Con la 34ª Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero, in programma dopodomani, il principio del “Sovvenire” viene riproposto come idea-guida perché i credenti facciano propria la responsabilità di farsi carico dei «loro» preti alimentando il fondo nazionale che “sovviene” – appunto – alle esigenze dei sacerdoti in tutta Italia, a cominciare dai più bisognosi. Un’idea conciliare, attualissima, eppure ancora non diffusa abbastanza da garantire al sistema energie proporzionate alle enormi necessità. Per sensibilizzare tutti su questo aspetto Avvenire uscirà domenica con un inserto speciale, dedicato ai preti giovani. E Azione cattolica ha deciso di mobilitare tutte le sue sedi parrocchiali per diffondere il quotidiano con la proposta del “Sovvenire”. Il nuovo presidente nazionale di Ac, Giuseppe Notarstefano, se n’è fatto promotore.

Presidente, perché l’Azione cattolica si impegna attivamente nella Giornata per il Sovvenire?
Perché abbiamo la possibilità di dire prima un “grazie” ai nostri sacerdoti, e poi di aiutare i fedeli e i “parrocchiani” a capire quanto il lavoro, pastorale e spirituale, dei nostri sacerdoti sia prezioso. Lo faremo domenica, ma lo facciamo tutti i giorni dell’anno. Contribuendo anche economicamente alle necessità dei nostri parroci, aiutiamo non solo loro e le esigenze materiali della parrocchia, ma anche tutta la comunità, fedeli laici e presbiteri.

Come sarà l’organizzazione della Giornata nelle parrocchie?
Abbiamo invitato le nostre associazioni a predisporre un punto per la vendita di Avvenire nella mattinata di domenica, con l’aiuto di alcuni soci di Ac. È un modo tangibile di dimostrare la nostra attenzione per i sacerdoti che in parrocchia e in associazione quotidianamente hanno cura di noi. Specie nel tempo della pandemia, abbiamo sperimentato quanto i loro gesti concreti siano stati essenziali.

Come si fa crescere tra i laici la consapevolezza che i sacerdoti sono affidati anche a loro?
Vivere la corresponsabilità è assumere la vita concreta delle nostre comunità, anche nella prospettiva della sostenibilità e della sinodalità. Questa si arricchisce del dialogo fecondo tra le diverse vocazioni che apprendono un’attitudine a prendersi cura tanto delle scelte ideali che dei percorsi e delle strutture che ne sono espressione di servizio. È un discorso che parte fin dall’iniziazione cristiana dei più piccoli, e che per noi dell’Ac ha un valore fondante. Quando parliamo di "formazione delle coscienze" intendiamo dire anche questo: che la Chiesa, in quanto comunità educante, è per tutti e di tutti. Nessuno escluso.

Il radicamento di Ac nelle comunità rende centrale la figura del parroco. Oggi come vivete il legame con loro?
L’Ac vive nelle parrocchie e nei territori, si radica nelle parrocchie e vuole costruire legami di fraternità nelle parrocchie. Negli ultimi tempi, con la pandemia, ha avviato percorsi di fraternità anche nei territori, sperimentando legami di prossimità oltre il confine della vita parrocchiale. La collaborazione con il parroco è “fondativa”, insita nella nostra stessa vocazione di laici a servizio della Chiesa e del Paese. Impariamo in Ac a voler bene ai nostri sacerdoti. Il nostro servizio di apostolato nelle parrocchie va vissuto in modo umile e silenzioso, vorremmo venisse sempre più percepito come autentica condivisione delle scelte pastorali ma anche di percorsi e servizi che la rendono possibile ogni giorno nei diversi contesti.

L’inserto speciale di Avvenire domenica racconterà storie di preti giovani. Come va sostenuto il loro ministero?
Oggi i giovani preti che escono dai seminari, e sono inviati nelle grandi città metropolitane o nelle periferie più lontane e spesso marginali, si trovano non di rado a sperimentare smarrimento e stanchezza. Amicizia e fraternità sono le due parole-chiave che devono rigenerare la relazione tra pastori e popolo di Dio. Con i giovani preti possiamo condividere momenti di amicizia, coltivando i legami di cura per farli sentire davvero accolti in una dimensione familiare.

Da presidente della più estesa associazione di laici nella Chiesa italiana, cosa chiede oggi ai sacerdoti italiani?
Più che porre richieste, vorrei esprimere ai nostri sacerdoti il grande affetto e la gratitudine di tutta l’associazione, ricordando loro che l’Ac è presente nelle parrocchie per contribuire ed alimentare la “passione cattolica”, il vivo desiderio di prendersi cura della vita di fede delle persone di ogni età e di contribuire a dare una forma accogliente e inclusiva alla vita comunitaria. In un tempo dominato dalle fragilità e dalla frammentarietà, è molto bello sapere che i sacerdoti ci ricordano il primato della vita spirituale per la vita di tutti e per la rigenerazione della vita civile. Annunciando il Vangelo, la Chiesa ci aiuta a contribuire al bene comune per i nostri territori e la collettività. Facciamolo ancora e sempre insieme, noi laici e gli amici sacerdoti.

Qual è oggi il rapporto di Ac con Avvenire?
Un rapporto duraturo e fecondo. Spesso tra i nostri soci e il giornale sono state realizzate anche promozioni ad hoc. Nello stesso tempo ci accorgiamo quanto, nell’era del digitale e dell’informazione in rete, un giornale come Avvenire possa essere una guida autorevole per discernere i segni dei tempi. Mi auguro che questo rapporto non solo continui ma si rafforzi sempre più.

Domenica con Avvenire l'inserto ?«Una Chiesa giovane. Storie di sacerdoti aperti al futuro»

Con Avvenire di domenica 19 settembre i lettori troveranno l’inserto speciale gratuito «Una Chiesa giovane. Storie di sacerdoti aperti al futuro» realizzato per la «Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero» (il sistema del «Sovvenire»). Chi acquisterà Avvenire nella propria parrocchia darà un contributo al fondo nazionale: un euro per ogni copia venduta del quotidiano sarà infatti devoluta all’Istituto centrale per il sostentamento del clero. Quanto al resto della cifra incassata, la parrocchia potrà decidere se versarla al fondo o tenerla per le proprie esigenze.





Giovedì, 16 Settembre 2021

La vecchiaia è “linfa per fiorire nella vita cristiana” e importante esempio per le giovani generazioni. Papa Francesco si è rivolto con una lettera ai sacerdoti anziani e malati della Lombardia, che si sono riuniti oggi a Caravaggio (Bergamo) per la Giornata di fraternità insieme ai vescovi della regione. Il documento è stato diffuso da Vatican News. L'arcivescovo Delpini ha celebrato una Messa.

“State vivendo una stagione, la vecchiaia, che non è una malattia, ma un privilegio”. Quello di “assomigliare a Gesù che soffre” scrive il Pontefice nel documento diffuso da Vatican News. La comunità che si prende cura del malato “È ben radicata su Gesù". Di questa comunità, i preti anziani non sono solo "oggetto di assistenza" ma "protagonisti attivi" perché "portatori di sogni carichi di memoria e per questo importantissimi per le giovani generazioni".

Papa Francesco conclude la lettera con la consueta richiesta di preghiera per sé, accompagnata da una battuta riferita alla sua salute dopo l'operazione del 4 luglio scorso: "Vi chiedo, per favore, di pregare per me che sono un po’ anziano e un po'
malato, ma non tanto!".

La Giornata di fraternità si è svolta in occasione del consueto incontro della Conferenza episcopale lombarda ed è stata promossa da Unitalsi Lombarda e Cel, con la collaborazione organizzativa della Fondazione Opera Aiuto Fraterno. L'obiettivo della giornata è stato “esprimere affetto a vicinanza a quei sacerdoti che devono fare i conti con l’età che avanza”. Sono stati ricordati anche tutti i sacerdoti della Lombardia vittime della pandemia: su quasi 300 presbiteri morti in Italia, 92 erano lombardi.

La Giornata di Caravaggio si è svolta in occasione del consueto incontro della Conferenza episcopale lombarda ed è stata promossa da Unitalsi Lombarda e Cel, con la collaborazione organizzativa della Fondazione Opera Aiuto Fraterno. Dopo l’accoglienza e la preparazione alla liturgia, la processione dei sacerdoti presenti ha introdotto alla celebrazione eucaristica nel Santuario di Santa Maria del Fonte, presieduta dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, e dagli altri Vescovi lombardi.

Su espressa indicazione di monsignor Delpini, la memoria nella preghiera è stata rivolta a tutti i sacerdoti lombardi vittime della pandemia: su quasi 300 presbiteri morti in Italia, ben 92 erano originari della nostra regione.

Al termine della Messa il pranzo comunitario presso il Centro di spiritualità.





Mercoledì, 15 Settembre 2021

Monsignor Vincenzo Bertolone si dimette da arcivescovo di Catanzaro-Squillace. Come indicato dal Bollettino della Sala stampa della Santa Sede, infatti, il Papa ha accettato la rinuncia del presule, che compirà 75 anni il prossimo 17 novembre.

Ad annunciare il passo indietro è stato lo stesso Bertolone con una lettera illustrata al clero diocesano convocato in Curia. «Oggi – sottolinea Bertolone – mi congedo da voi, con i quali ho lealmente collaborato per la difesa dei beni comuni e, in particolare della legalità e della giustizia, nella comune costruzione della civiltà umana nella nostra amata Calabria».

Quanto al futuro – continua l’arcivescovo – ci sono «i sogni soltanto onirici e i sogni profetici, quelli che lo Spirito Santo invia per prefigurare un cambiamento. Ecco il sogno e la speranza profetica per i nostri tempi qui in Calabria: costruire un’altra società fondata sul rispetto e l’aiuto reciproco, sulla speranza per i giovani e sulla consolazione per gli anziani e gli emarginati. E i cattolici, che non debbono fare solo gli spettatori o le comparse, continuino a dare, come mi sono sforzato di fare anch’io con le mie umili e quasi nulle possibilità, il loro contributo, sprigionino le energie umane e spirituali migliori da offrire come forma di servizio non solo agli italiani, ma all’Europa e al mondo, al momento che noi cristiani, vescovi, preti, consacrati e laici, viviamo non fuori, ma dentro la città. In questo senso, facciamo politica».

Bertolone, siciliano di San Biagio Platani (Agrigento), ha assunto il governo pastorale di Catanzaro-Squillace il 29 maggio 2011 proveniente da Cassano all’Jonio diocesi che aveva guidato per quasi 4 anni.

Come amministratore apostolico di Catanzaro-Squillace il Papa ha nominato monsignor Angelo Raffaele Panzetta, arcivescovo di Crotone-Santa Severina. «Vivrò questa nuova esperienza - scrive Panzetta nel primo messaggio alla sua nuova comunità - come un’opportunità di conoscere le persone e i volti di un popolo che si caratterizza per una fede profonda, una carità operosa e una speranza vivace».







Mercoledì, 15 Settembre 2021

Un’intuizione teologica. Un’ispirazione amorosa e una volontà di ferro, che l’ha portato a piedi da Meledo, nel Vicentino, fin sulla soglia (ma solo fin qui) della Basilica patriarcale di Aquileia. Per questo Paolo Molon, 62 anni, da poco pensionato, è stato definito un «pellegrino per amore». Amore il suo per la storia del cristianesimo, che lui sta studiando presso la Facoltà di scienze teologiche di Vicenza, al terzo anno di studi. Amore verso la consorte Lorenza Chiarenzo, con cui è sposato da 35 anni che dirige un ufficio postale a Vicenza.

E insieme hanno celebrato il loro anniversario di matrimonio l’11 luglio, alla vigilia della sua partenza. Paolo ha così deciso di far “sposare” i due amori della vita: quello verso la storia cristiana e quello coniugale. La sua è stata una piccola, ma grande avventura lungo la pianura che lo separava da Aquileia, città del Friuli-Venezia Giulia nota per la Basilica e i resti romani di epoca imperiale. Trecento chilometri in otto giorni, con una media di dieci ore di cammino e 45 chi- lometri al giorno. Un cammino non segnato sulla carta, ma con numeri da grande camminatore che Paolo per modestia si affretta a svilire, dicendo: «Per amore si fa tutto, no? E visto che camminare è la mia grande passione, l’omaggio che ho voluto fare, è stato pieno di passione e sudore».

È questo suo spirito che rende Paolo diverso dal resto dei camminatori, dato che il suo è stato per metà un pellegrinaggio e per l’altra un cammino storico. «Mi ha colpito la storia di Aquileia che sto studiando all’università – spiega il pellegrino –, culla del cristianesimo nel Nordest, per cui raggiungerla mi sembrava di andare alle origini anche del nostro Sacramento matrimoniale. Entrare in quella Basilica poi era un modo per ringraziare per tutto questo». «Ho viaggiato con uno zaino di una dozzina di chili, con i bastoni che mi aiutavano a tenere il mio di marcia, lungo un tracciato che mi sono scaricato dalle mappe di Internet, orientandomi per strada col Gps del telefonino. Mi sono imbattuto in due giorni di pioggia, senza però mai fermarmi, con una temperatura media di 35 gradi».

«Il tratto più bello – conclude Paolo – è stato quello della Treviso-Ostiglia, con la pista larga e all’ombra: un lusso per ogni camminatore». Arrivato però alla meta, dinanzi alla Basilica ha avuto l’amara sorpresa: «Non si poteva entrare, perché stavano facendo delle riprese televisive». A nulla sono serviti i suoi 300 chilometri a piedi, il suo vestiario da pellegrino e il suo spirito da studente in teologia, che chiedeva di dare anche solo per un frugale sguardo all’edificio. Così se n’è tornato a Meledo, un po’ sconsolato, ma anche rincuorato per il traguardo raggiunto. Qui invece a spalancargli le porte di casa c’è stato invece l’abbraccio consolatorio della moglie Lorenza che ancora oggi commossa ricorda «il singolare regalo fattogli dal marito». «Ci sentivamo almeno due volte al giorno – ricorda la signora Lorenza –, al mattino, mentre mi recavo al lavoro e lui era già in cammino da alcune ore. La sera mi chiamava lui per dirmi com’era stata la giornata. In pratica, è come se fossi stato in cammino al suo fianco, ecco perché questo suo regalo rappresenta anche la nostra vita».





Mercoledì, 15 Settembre 2021

«Si vuole uccidere un’altra volta padre Pino Puglisi...». Sa che le sue parole sono come pietre. Eppure Maurizio Artale, uomo del dialogo ma anche dal piglio forte, le ripete più volte. Ha il passo svelto fra le vie “dimenticate” di Brancaccio, il quartiere di Palermo che per anni è stato la roccaforte di Cosa Nostra e che ha fatto da sfondo all’assassinio del prete martire il 15 settembre 1993. Artale guida il Centro di accoglienza Padre Nostro che il sacerdote “scomodo” ucciso dalla mafia aveva fondato e che sta trasformando il volto dell’ex bunker della malavita con iniziative e servizi sulle orme del beato. Il parroco della “rivoluzione evangelica” aveva un sogno: costruire un asilo nido a Brancaccio. Convinto che il riscatto della sua gente partisse dall’educazione dei più piccoli.

Sembrava che il suo sogno potesse realizzarsi grazie alla tenacia del Centro Padre Nostro. Progetto pronto e donato al Comune, anche attraverso i fondi raccolti fra i lettori di Avvenire e con il contributo della Fondazione Giovanni Paolo II, la onlus per la cooperazione e lo sviluppo sostenuta dalle diocesi della Toscana. Via libera di papa Francesco che durante la sua visita a Palermo nel 2018, per i 25 anni dall’omicidio di padre Puglisi, aveva benedetto l’iniziativa davanti ai familiari del sacerdote. Tre milioni di euro già stanziati dallo Stato tramite il Cipe. Però nel capoluogo siciliano l’asilo si è arenato. Dimenticato dalla politica e dalla giunta Orlando che per ben due volte non lo ha inserito nel piano triennale delle opere pubbliche: condizione necessaria per sbloccare il finanziamento deciso a Roma e per aprire il cantiere.

Non c’era nell’elenco dei lavori che l’esecutivo si è visto bocciare dal Consiglio comunale. E non c’è nella lista che questa mattina torna in aula. Uno scherzo del destino vuole che il voto di oggi arrivi nel giorno in cui la città ricorda l’uccisione di padre Puglisi. Un anniversario celebrato in un clima di amarezza e tensione dal Centro Padre Nostro. «Don Pino non può essere morto invano – afferma Artale –. Affossare il suo asilo significa offrire un assist alla mafia e dire che Brancaccio deve restare così come, ossia con i bambini per strada, con i ragazzi che a 13 o 14 anni continuano a spacciare, con gli indigenti che non hanno occasioni di rinascita, con le famiglie che sono sempre ricattabili e quindi comprabili: o per una manciata di voti o per volontà della criminalità organizzata». Una pausa. «Come aveva intuito padre Puglisi, per demolire lo zoccolo duro che alimenta la mentalità mafiosa occorre guardare ai più piccoli. Se tutto ciò non lo si intende fare, è bene dire con onestà che la lotta alla mafia non è un’urgenza. Perché non la si può demandare solo alle forze dell’ordine e alla magistratura. Il fattore culturale è fondamentale».?

Per il Centro voluto dal prete del sorriso, che con il Vangelo in mano aveva fatto tremare Cosa Nostra, l’eclisse dell’asilo è una «storia assurda». «Ne abbiamo viste tante in più di vent’anni – racconta Artale –. Ma mai una vicenda del genere». Qualche sentore comunque c’era. «Il nostro nido dà fastidio. E più di un burocrate lo ha avversato. Ad esempio, prima è stato detto che il luogo non era adatto a causa dell’inquinamento acustico: tutte assurdità. Poi il municipio ha preteso dalla Regione la Vas, la Valutazione strategica ambientale. Così il Centro ha pagato mille euro per la richiesta. E dopo sei mesi la Regione ha risposto che il parere non era dovuto in quanto opera pubblica». Certo, non c’è aria di resa. «Abbiamo creato campi sportivi, teatri, poli di aggregazione, un centro anti-violenza, la casa del Figliol Prodigo per i detenuti in permesso premio. E dopo domani inaugureremo un angolo “salvato” dal degrado che ospiterà anche un’area giochi. È uno spazio comunale e l’abbiamo risistemato noi». In agenda anche il varo di un poliambulatorio: sempre nell’agglomerato di periferia. «Altra speranza di don Pino, vedrà in prima linea un gruppo di imprenditori e di architetti che si sono messi a disposizione».

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Il Centro Padre Nostro ha già fatto sentire la sua voce contro la “scomparsa” dell’asilo. «Il sindaco Leoluca Orlando ha combattuto la criminalità organizzata – dice Artale – ma ora che il mandato è agli sgoccioli qualcosa sta cambiando. Ha già invitato il Consiglio comunale ad approvare un emendamento sul nostro nido. Così di fatto ha ammesso che lui non se la sente di considerarlo una priorità. Però ripete che gli sta a cuore: ma perché non lo include nel piano triennale?». È all’avanguardia la scuola targata “3P” che accoglierà sessanta alunni fino a tre anni: tutta in legno, con i pannelli solari sul tetto e un impianto di recupero dell’acqua piovana. Come non ce n’è di simili a Palermo. «E al Comune non costa un euro – sottolinea il presidente –. Ha solo concesso il terreno che, tra l’altro, non sapeva di avere e che attraverso di noi ha recuperato». Un appezzamento che era diventato una discarica abusiva a cielo aperto. Il Centro Padre Nostro ha scritto a ogni capogruppo per far modificare in aula il piano delle opere pubbliche. «Non è una questione di bandiera. Tutti i consiglieri hanno il dovere etico di intervenire. Non farlo vuol dire prendersi la responsabilità di cancellare l’eredità di padre Puglisi e ucciderlo di nuovo. Ma stavolta per capire chi sono i mandanti non c’è bisogno di alcun pentito: basta vedere chi si è opposto all’asilo».


Il calendario di iniziative per l'anniversario dell'uccisione di padre Puglisi


Era il 15 settembre 1993 quando veniva ucciso dalla mafia don Pino Puglisi. Era il giorno del suo compleanno e i killer lo attendevano davanti alla porta di casa nel quartiere Brancaccio a Palermo dove era parroco. La sua “rivoluzione evangelica” aveva fatto tremare Cosa Nostra. Prima vittima di mafia dichiarata martire dalla Chiesa, è beato dal 2013. Oggi 15 settembre, nel giorno dell’anniversario della morte, è prevista alle 18 la Messa presieduta dall’arcivescovo Corrado Lorefice nella Cattedrale di Palermo che custodisce la tomba del prete del sorriso. Ieri sera la veglia di preghiera e una riflessione sulle beatitudini nella piazzetta Padre Puglisi. Venerdì alle 11.30 sarà inaugurata un’area riqualificata dal Centro Padre Nostro a Brancaccio; nel pomeriggio, alle 16.30, nella casa museo del beato la presentazione del fumetto “Don Puglisi” a cura di Marco Sonseri. Martedì 21 settembre e giovedì 30 settembre il sacerdote sarà ricordato dai detenuti con la proiezione del film “Ti ho seguito senza conoscerti” nel carcere dell’Ucciardone e nel penitenziario Pagliarelli. Sabato 2 ottobre, dopo la Messa delle 18, la benedizione della targa commemorativa dell’ordinazione sacerdotale di don Puglisi nel santuario della Madonna dei Rimedi.





Martedì, 14 Settembre 2021

Per secoli, le sue acque hanno separato l’Europa dall’Africa e l’Africa dall’Asia, la civiltà cristiana dall’islam, lo stesso cristianesimo in differenti confessioni. Ma il Mediterraneo può diventare il grande lago su cui più fedi, culture, popoli si affacciano per incontrarsi. Un “grande lago di Tiberiade”, secondo l’espressione di Giorgio La Pira. Era questo il “rovesciamento delle crociate” da lui auspicato già prima del Concilio. Un sogno – quello dell’apertura alla dimensione mediterranea - che ora il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ripropone alla nostra Chiesa, ma anche all’intera comunità dei credenti e degli uomini e delle donne di buona volontà.

«Il Mediterraneo non è più soltanto un bacino marittimo che bagna tre Continenti, spesso in conflitto tra loro, ma un angolo visuale da cui guardare il mondo intero», è l’idea che il cardinale Bassetti ha rilanciato dall’Interfaith Forum di Bologna. Questo mare è un «caleidoscopio in cui si concentrano le crisi» globali, ma la rotta può e deve essere invertita con «coraggio, carità e responsabilità». Nel corso del G20 delle religioni, come è stato chiamato, non poteva mancare un incontro ad hoc sul Mare nostrum. Un evento – ha spiegato il presidente della Cei – che si pone in continuità – a partire dal nome, “Mediterraneo, frontiera di pace” – con l’iniziativa promossa dalla Chiesa italiana a Bari nel febbraio 2020 e che avrà una seconda edizione, a distanza di due anni, nel febbraio prossimo, a Firenze.

Perché nel processo di trasformazione di questo mare da «fossato» a «grande lago in cui fioriscono le civiltà» ha detto Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, le religioni hanno un ruolo fondamentale. «Lo può essere in senso negativo, quando le differenze religiose diventano il pretesto per conflitti che hanno in realtà ben altre motivazioni, geopolitiche, economiche, sociali. Lo può essere nel bene: perché l’incontro e il dialogo tra le religioni può aprire un tempo nuovo», ha sottolineato l’arcivescovo Betori. Fra i relatori della sessione, moderati dall’imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, anche Angaelos, arcivescovo copto ortodosso di Londra, l’ambasciatore italiano in Marocco, Armando Barucco, e quello libanese presso la Santa Sede Farid Elias El-Khazen, e gli esperti Micheal Driessen e Edoardo Greppi.

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Lunedì, 13 Settembre 2021

«Penso con commozione anche a tante figure di amici di Dio che hanno irradiato la sua luce nelle notti del mondo». A Budapest, nel mezzo di un Europa sempre più smemorata, dove mezzo milione furono gli ebrei deportati durante la notte del totalitarismo della barbarie nazista, papa Francesco ha voluto farne memoria attraverso l’opera di un grande poeta ungherese: Miklós Radnóti, «la cui brillante carriera – ha detto il Papa ai rappresentanti del Consiglio ecumenico delle Chiese e di alcune comunità ebraiche dell’Ungheria – fu spezzata dall’odio accecato di chi, solo perché era di origini ebraiche, prima gli impedì di insegnare e poi lo sottrasse alla famiglia».

Seduta sul divano bianco della sua casa romana a due passi da Piazza di Spagna, in quella stessa stanza che a febbraio scorso aveva accolto papa Francesco, Edith Bruck ascolta in silenzio quanto il Papa afferma in questo viaggio nel suo Paese di origine e sul poeta dalle sue stesse radici ebraiche. Per il suo Pane perduto da testimone della Shoah, Edith Bruck ha ricevuto da poco il premio Viareggio e di Miklós Radnóti è traduttrice in italiano di una raccolta di versi.

Con la saggezza delle sue novanta primavere, ascolta così ancora quanto il Papa prosegue a dire di questo suo fratello poeta ungherese: «Nell’abisso più oscuro e depravato dell’umanità, continuò a scrivere poesie, fino alla morte. Il suo Taccuino di Bor è l’unica raccolta poetica sopravvissuta alla Shoah: testimonia la forza di credere al calore dell’amore nel gelo del lager e di illuminare il buio dell’odio con la luce della fede».

Mi mostra allora il volume che raccoglie le poesie di Radnóti tradotte in italiano più di dieci anni fa per il quale ha scelto questo titolo tratto da versi incisivi del poeta: Mi capirebbero le scimmie. E comincia a raccontare: «Alla fine di giugno del 1946, sulla riva del fiume Rábca, vicino alla località ungherese di Abda al confine con l’Austria, venne riaperta una fossa comune nella quale erano stati gettati i corpi di diversi deportati, trucidati sul posto con un colpo alla nuca. Nell’impermeabile di uno dei cadaveri fu trovata una poesia, grazie alla quale Radnóti, nato a Budapest nel 1909, venne identificato. La pallottola aveva messo fine alla sua drammatica esistenza quando ormai era già stremato dalle marce tra i diversi campi di lavoro forzato in Romania, Serbia, Ungheria. Era il 9 novembre 1944. Aveva 35 anni. Questi gli ultimi versi che gli furono trovati in tasca. Descrivono l’uccisione di un compagno, violinista, lasciando immaginare, subito dopo, la sua stessa fine».

Li leggo: «Gli crollai accanto, il corpo era voltato//già rigido, come una corda che si spezza./Una pallottola nella nuca - Anche tu finirai così /mi sussurravo/ resta pure disteso tranquillo./Ora dalla pazienza fiorisce la morte». E poi una frase in tedesco: «"Der springt noch auf", suonò sopra di me,/ E fango misto a sangue si raggrumarono nel mio orecchio».

«Ciò che colpisce è la frase in tedesco e non nella nostra lingua madre» mi fa osservare Edith Bruck. Perché? «Perché a ucciderlo assieme ad altri uomini non più utili ai lavori forzati nel campo di Bor non furono le SS tedesche ma fascisti ungheresi. Penso che Radnóti, abbia voluto negare a se stesso la verità e abbia scritto quell’ordine in tedesco perché non riusciva ad ammettere di essere ucciso da un figlio della sua stessa patria tanto amata».

Edith Bruck parla della sua "mente alata", che né le umiliazioni estreme, né i lavori disumani sono mai riusciti a piegarne l’umanità, la lucidità e libertà interiore.

«Fin dai suoi primi componimenti, Radnóti – spiega – si esprime con una forza e una sensibilità non comune e il regime lo voleva muto. In una delle sue poesie giovanili finisce sotto processo per vilipendio alla religione; non sua, viene sottolineato. È rivolta a un Cristo che perdona la nostra umanità, che è attratto dall’uomo. Questi i versi incriminati: "Ho ventidue anni. Così doveva apparire anche Cristo in autunno alla mia stessa età/; non aveva ancora la barba, era biondo e le ragazze/ lo sognavano di notte". Il processo fu un altro trauma per lui».

Si può parlare di una sua conversione… «Sì, Radnòti nel 1943, un anno prima del suo assassinio, si converte al cattolicesimo, penso che questo sia quasi l’approdo di un suo percorso naturale. E una conversione che certo non gli assicura nessun privilegio. Come tutti gli ebrei, infatti, subisce le leggi razziali, che lo privano di ciò che ama di più, oltre la poesia: l’insegnamento».

Papa Francesco ha citato alcune poesie tratte dal Taccuino di Bor: «"Prigioniero, ho preso la misura a ogni speranza" (Taccuino di Bor, Lettera alla moglie); "E tu, come vivi? Trova eco la tua voce in questo tempo?" (Taccuino di Bor, Prima Ecloga)», ed ha quindi commentato: «Il poeta ha posto una domanda, che risuona anche per noi oggi».

Quali versi sceglierebbe lei tra quelli che ha tradotto? Voltato lo sguardo fuori la finestra fissa l’albero che ha visto crescere e riprende infine: «L’arte del tradurre è quasi un miracolo, come è miracolo ciò che accade al poeta… credo che forse è sempre la poesia che sceglie noi. Seguendo Radnòti sono stata scelta dalle poesie del suo amico e coetaneo Attila Josef, altro grande poeta ungherese suicida a 32 anni, che per me altro non erano che preghiere o dalle sue, di Radnòti, che mi hanno toccato non il cuore, ma l’anima. Il suo canto non può essere fatto prigioniero da nessuna lingua, è messaggio universale, monito per l’uomo affinché non continui con le barbarie che si susseguono da quando l’uomo è uomo: se questo è un uomo».





Lunedì, 13 Settembre 2021

Un moderno ascetismo. Occorre recuperare questa parola preziosa della tradizione, spesso fraintesa con l'inutile e autoreferenziale macerazione del proprio corpo. Poco ha in comune tale interpretazione con "l'asketon" greco che, vuol dire, al contrario "esercizio" concreto, quotidiano costante.

L'allenamento costante al bene, alla pietà, all'empatia che, da secoli, compiono le comunità monastiche cristiane.

È questo l'ascetismo a cui il patriarca Bartolomeo I ha esortato come cura per guarire il mondo e l'umanità ammalati di egoismo, brama di possesso, consumo sfrenato dell'altro. E dell'Altro. «Praticare l'altruismo e prendersi cura del benessere della comunità ridà pace alla mente e allo spirito.

Questo è il modo per guarire le nostre società», ha affermato il patriarca ecumenico di Costantinopoli all'Interfaith Forum in corso a Bologna fino a domani. Dal "G20 delle religioni", le voce autorevole di Bartolomeo ha composto una sorta di lettera aperta rivolta ai leader mondiali che, dal 31 ottobre al 12 novembre, si riuniranno a Glasgow per il summit sul clima (Cop26).

«Immaginate di vivere senza combustibili fossili, immaginate, un mondo in cui ciascuno si prendere cura dell'altro. Se accadesse la giustizia intra e inter generazionale e l'eliminazione della povertà scandalosa sarebbero possibilità concrete», ha detto e ha aggiunto «dobbiamo farlo ora» che la pandemia, paradossalmente, ci sta dando la possibilità di ricominciare in modo nuovo. In questo contesto la Cop26 ha un ruolo cruciale.

È l'opportunità concreta di «unire gli sforzi per guarire il clima e proteggere il pianeta» attraverso nuove politiche che abbiano il coraggio di «andare oltre il consueto», ha dichiarato Bartolomeo durante l'incontro a cui hanno partecipato anche l'amministratore delegato di Snam, Marco Alverà, e la segretaria generale di Religions for peace, Azza Karam. «Qui e ora, i gesti individuali e collettivi, i passi coraggiosi e saggi fatti dalle donne e dagli uomini, dai giovani e dai vecchi, ci daranno la forza di prendere decisioni significative. Ci muove l'idea di un mondo unito nel vero benessere, nella sostenibilità, nella resilienza, nella responsabilità, nella giustizia e nella pace per tutti. Veramente, il nostro impegno condiviso può guarire l'umanità e la sua casa, la sua "oikos", il nostro Pianeta», ha concluso il Patriarca, mentre l'auditorio s'è profuso in un applauso andato avanti per diversi minuti.





Sabato, 11 Settembre 2021

"Care famiglie, continuate a essere 'segno di contraddizione' per il mondo di oggi. Non abbiate paura; guardate a Maria, Stella del Cammino". Così il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, nel Messaggio inviato ai partecipanti al XIV Pellegrinaggio
Nazionale delle Famiglie per la Famiglia,
promosso dal Rinnovamento nello Spirito, dall'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI e dal Forum Nazionale delle Associazioni Familiari.

Bassetti ha ricordato le parole di papa Francesco, "La vera gioia che si sperimenta nella famiglia non è qualcosa di casuale e fortuito. È una gioia frutto dell'armonia profonda tra le persone, che fa gustare la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita. Ma alla base della gioia sempre c'è la presenza di Dio, il suo amore accogliente, misericordioso e paziente verso tutti".

"È questa gioia che - ha sottolineato il presidente della Conferenza episcopale italiana - spinge a uscire dalle case, ad attraversare le strade delle città, a mettersi in cammino per annunciare il Vangelo e dare concreta testimonianza della presenza viva e vivificante della famiglia. Questo procedere insieme - adulti, anziani e giovani -, rispettando ciascuno i tempi dell'altro e supportandosi a vicenda, è manifestazione concreta del cammino sinodale delle Chiese in Italia, ma è anche un segno dirompente per una società che tende a lasciare indietro chi ha difficoltà e si muove più lentamente; che si spende più per le libertà e i diritti individuali che per il bene comune; che esalta chi è più forte e ha più successo".

QUI IL MESSAGGIO INTEGRALE






Sabato, 11 Settembre 2021

Hanno testimoniato che a Dio nulla è impossibile. Riapre una pagina vertiginosa del ’900 la beatificazione, domani a mezzogiorno a Varsavia, del cardinale Stefan Wyszynski e di madre Elzbieta Róza Czacka, fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Ancelle della Croce. Una pagina che, per quanto Wyszynski, almeno dai cattolici dell’Ovest è nota per lo più attraverso papa Wojtyla, di cui fu mentore e maestro spirituale. Ma «oggi Wyszynski è modello di fede senza limiti – spiega padre Zdzislaw Kijas, postulatore nel processo di beatificazione – Potrebbe diventare patrono di chi vive situazioni difficili, insegnandoci che Dio è più grande di ogni agire umano e guida la storia». Il Covid obbligherà a presenze limitate alla Messa presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, con la partecipazione dell’episcopato polacco. I fedeli sono stati invitati «all’unione spirituale». Sarà presente anche la polacca suor Nulla, guarita per intercessione Wyszynski da un cancro in fase terminale alla tiroide.

Nato nel 1901 nella Polonia rurale, a Zuzela, in una casa di legno di due stanze (oggi un museo) tra povertà e devozione alla Madonna nera di Jasna Gora e a quella di Ostra Brama, Wyszynski prima dei 10 anni perde tre fratelli e la madre trentatreenne, che gli aveva indicato il sacerdozio. Entra in Seminario a 19, sopravvive due volte alla tisi. A Jasna Gora celebra la prima Messa. Nel 1939 l’annientamento della Polonia deciso dal Reich passa dallo sradicamento della Chiesa. Il gracile don Stefan entra in clandestinità: fa da cappellano agli insorti, nome in codice “suor Cecilia”. Ricercato dalla Gestapo, non si contano i suoi atti di carità eroica verso ebrei, combattenti feriti o moribondi, anche durante la rivolta di Varsavia. È uno dei “padri” riconosciuti della Chiesa sopravvissuta e nel 1946 Pio XII lo nomina vescovo di Lublino.


Fu una guida per Karol Wojtyla
il futuro papa Giovanni Paolo II
Nella capitale il rito presieduto
dal cardinale Semeraro



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Il suo motto episcopale Solo Deo «lo scelse contro la blasfemia del “Gott mit uns” nazista ed era un’offerta della sua vita al Signore – spiega padre Kijas – poi aggiunse per Mariam, indicando in umiltà e obbedienza della Vergine la strada per conformarsi a Cristo». Dal 1948 guida la diocesi di Var- savia. Per 33 anni sarà primate della Polonia, entrata dopo Yalta nell’orbita dell’Urss. Nell’età di Stalin, fino al 1956, anche la sulla Vistola la Chiesa vive una dura persecuzione. Per tre anni (1953-56) Wyszynski è agli arresti. Intuisce che la resistenza stavolta sarà di lungo periodo: «Dopo aver dimostrato durante la guerra di essere capaci di morire, l’ideale ora è vivere per la Chiesa e per la Polonia».

Il Paese con lui difenderà la sua anima, ma anche i diritti della società civile calpestati dalla dittatura comunista di Bierut, poi Gomulka (che lo considera «il vero interlocutore sociale del Paese») e Gierek. Prega per i suoi persecutori e colpisce la sua analisi fin dal 1953: «Il destino del comunismo non si deciderà in Russia ma in Polonia. Quando la Polonia diventerà salda nella fede sarà la fine del comunismo ». Conservatore sul piano dottrinale, sorprende per le aperture sociali verso le donne (con le responsabilità a Maria Okonska e al gruppo delle “Otto”) e gli operai, che farà parlare in chiesa, iniziativa allora rivoluzionaria. «Il suo paterno vivere per gli altri – “in ginocchio, come Cristo lavò i piedi agli apostoli” – lo costrinse ad essere politico e diplomatico, lasciando la sua spiritualità in ombra» spiega padre Kijas. Il regime gli vieta per decenni l’espatrio, a Roma va per lui il suo vescovo più fidato, Karol Wojtyla.

L’ondata di proteste per il carovita contro il governo Gierek a fine anni ’70 culmina nel ’78 con l’elezione di Giovanni Paolo II. Che sette giorni dopo gli scrive: «Non ci sarebbe sulla cattedra di Pietro questo Papa polacco, se non ci fosse la tua fede, che non ha mai indietreggiato di fronte al carcere e alla sofferenza; se non ci fosse Jasna Gora, unito al tuo ministero di vescovo e primate». Wyszynski muore per un cancro intestinale il 28 maggio 1981, pregando per Wojtyla che 15 giorni prima era sopravvissuto all’attentato di Alì Agca. «Alle Chiese europee, oggi ferite da scandali e crisi di fiducia tra i fedeli – conclude padre Kijas – il nuovo beato indica la strada del sacrificio e del servizio».






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