lunedì, 3 ottobre 2022
  Username:   Password:
Ricordami su questo PC










Ultime notizie

Sabato, 01 Ottobre 2022

Domenica sera sulla facciata della Basilica di San Pietro a Roma sarà proiettato un videomapping che racconta la vita del Pescatore di Galilea. Il cantante Andrea Bocelli inaugurerà la serata mentre l’attore Flavio Insinna sarà la voce narrante dell’Apostolo. Si alterneranno immagini tratte dai più importanti repertori iconografici della Basilica e dei Musei vaticani. Si tratta di un progetto nato grazie alla collaborazione del Capitolo, della parrocchia, della Fabbrica di San Pietro e della Fondazione Fratelli tutti. Un progetto che si inserisce in un percorso per rendere più “santuario” e meno “museo” la Basilica vaticana e dare quindi «più luce al volto della Chiesa». Avvenire ha intervistato il cardinale Mauro Gambetti, frate minore francescano conventuale, ora arciprete della Basilica di San Pietro dopo essere stato per anni il custode del Sacro Convento di Assisi.

Eminenza, qual è il significato di questa iniziativa?

Rendere più chiaramente la Basilica di San Pietro un luogo rivelativo che possa trasmettere alle persone i significati che custodisce, legati al carisma di Pietro e dei suoi successori. Quindi, da una parte, c’è il tentativo di rendere sempre più santuario questo luogo, con il culto, con l’accoglienza dei pellegrini, con una pastorale adeguata. Dall’altra, c’è la necessità di raccontare questi significati attraverso altri linguaggi e comunicarli a più persone possibile.

Questo è un desiderio dell’arciprete ma immagino anche quello del Papa…

Certamente. È una delle cose che mi ha chiesto quando mi ha nominato. Il mio predecessore, il cardinale Angelo Comastri – con le sue grandi qualità pastorali, con la sua arte oratoria, con la sua profonda spiritualità – ha già portato una ventata in questo senso. Ora il Papa desidera che si insista nel promuovere San Pietro come un santuario, evitando il rischio che possa diventare un museo.

In che senso?

Qui è prevalente la presenza di turisti che sono attratti, ma anche distratti, dalla monumentalità della Basilica. Sono 40/50mila persone al giorno, spesso accompagnati da guide. Questo inevitabilmente crea un clima quasi museale. Con problemi seri per chi vuole accedere, venire per pregare o per partecipare alle liturgie. E che, ad esempio, non possono mettersi in fila per entrare e magari dover fare più di un’ora di fila.

Come ovviare a questo problema?

Stiamo facendo dei tentativi progressivi per rendere la Basilica più facilmente fruibile dai fedeli che vengono per pregare con delle corsie preferenziali distinte dai turisti. E poi con nuove proposte di devozione e spiritualità. Ad esempio, stiamo studiando un momento di preghiera almeno a mezzogiorno nell’Altare della Confessione di Pietro, per mantenere viva la percezione che siamo dentro la chiesa che custodisce la tomba del principe degli Apostoli. Anche il videomapping “Seguimi” si inserisce in questo contesto.

Cioè?

La vita di Pietro proiettata sulla facciata illumina la Basilica. Dall’altro lato è la Basilica che illumina Pietro e la sua vita. Questo intreccio credo possa dare più luce al volto della Chiesa, perché abbiamo bisogno di riscoprire quest’uomo, la sua storia di sequela di Gesù, il suo carisma che poi si è trasmesso ai suoi successori, fino ad oggi.

Questa iniziativa avrà poi un seguito?

Certamente. Anche in altri campi, come quello scritturistico e teologico, storico e letterario. Avremo infatti, in collaborazione con il cardinale Gianfranco Ravasi, una Lectio Petri che a partire dal 25 ottobre mensilmente approfondirà la vita di Pietro e il suo ministero. Non solo. Insieme al cardinale vicario di Roma, Angelo De Donatis, stiamo approntando un itinerario petrino nell’Urbe per riscoprire quei luoghi, ne abbiamo individuati sette, della Città Eterna che sono legati alla vita terrena di Pietro. Un itinerario che si concluderà la sera del prossimo 28 giugno, vigilia della solennità dei santi Pietro e Paolo, con una veglia qui, su quello che era il Colle Vaticano, luogo del martirio del primo degli apostoli.

Lei è arciprete della Basilica vaticana, ma anche presidente della Fabbrica di San Pietro. In questa veste ha lanciato un’iniziativa concreta, come una scuola di arti e mestieri. Com’è nata?

La spiritualità, quando è autentica, è molto concreta. Tocca nel vivo la nostra carne e le nostre azioni, il nostro vissuto, anche economico. Così nella Basilica viviamo la dimensione cultuale e pastorale, mentre la Fabbrica si occupa dell’aspetto materiale, con un carico di tradizione ed esperienza che vorremmo sviluppare anche attraverso questa scuola.

Già nel Settecento ce n’era una…

Sì. Con aspetti interessanti in campo giuslavoristico. Chi lavorava per la Fabbrica aveva un sistema di welfare di assoluta avanguardia per l’epoca. E il trattamento economico delle donne lavoratrici era uguale a quello degli uomini.

Qual è lo scopo di questa scuola?

Intanto formare giovani che possano dare continuità alle professioni manuali – a rischio di estinzione – di cui ha bisogno la Fabbrica. Ma poi anche di preparare ragazzi e ragazze di Paesi disagiati che possano poi esercitare queste arti nella loro patria.

Quanti saranno i primi alunni?

Partiamo con numeri piccoli, saranno 20, a cui garantiremo la gratuità di tutto il percorso didattico, nonché il vitto e l’alloggio. In tre settori: marmisti e scalpellini; muratori, stuccatori e decoratori; falegnami.

Insieme a queste iniziative che riguardano la Basilica e la Fabbrica è nata anche la Fondazione Fratelli tutti. Qual è il senso di questa iniziativa?

Abbiamo sentito il bisogno di qualcuno che stesse, per così dire, “sulla soglia”. Per incontrare il mondo. Che ci fosse un qualcosa che in qualche modo incarnasse il Colonnato del Bernini, un qualcosa di accogliente, ma allo stesso tempo proteso verso chi è fuori. Un luogo insomma che consenta alla gente di qualsiasi credo o religione di incontrarsi e di parlarsi avendo come orizzonte l’enciclica Fratelli tutti. Perché la Chiesa è davvero la paladina di una fraternità universale. Perché la fraternità è un valore squisitamente umano, ma ci vuole un principio trascendente, una luce dall’alto perché sia possibile viverlo. Altrimenti, nonostante le buone intenzioni, spesso si distorce nel suo esatto contrario.





Sabato, 01 Ottobre 2022

Il Rosario e il digiuno, “armi” di riconciliazione di fronte all’escalation della guerra in Ucraina. I vescovi cattolici di rito latino dell’Ucraina annunciano un mese di preghiera per la pace nel Paese sotto le bombe. Comincia oggi, primo giorno di ottobre, la maratona orante nel «mese dedicato a Maria Regina del Rosario», sottolineano i presuli in una nota della locale Conferenza episcopale.

I vescovi invitano ogni comunità parrocchiale e ogni famiglia a recitare «il Rosario (insieme o individualmente) con le intenzioni per la pace nella nostra nazione». Poi chiedono di fare di «ogni venerdì di ottobre» un giorno di astinenza limitandosi a «pane e acqua» e accompagnando i pasti frugali con la «medesima intenzione per la pace». Per la Chiesa in Ucraina, la comunità ecclesiale sta affrontando una vera e propria «lotta spirituale».

Secondo i pastori cattolici, «l’escalation militare di questi giorni richiama l’attenzione sulla necessità di intensificare la preghiera» che è «forza di pace, capace di vincere l’oscurità della guerra». I vescovi propongono che alla preghiera e al digiuno si uniscano «tutti i credenti in Dio e le persone di buona volontà» e ringraziano le comunità cattoliche del Paese per la «perseveranza nella preghiera» e per «il servizio di carità nei confronti del popolo» aggredito.





Sabato, 01 Ottobre 2022

Interventi ce n’erano già stati. All’indomani delle accuse rilanciate dal giornale olandese “De Groener Amsterdammer”, la Santa Sede ha chiarito che nel 2020 l’allora Congregazione per la dottrina della fede impose restrizioni a monsignor Carlos Filipe Ximenes Belo. Includevano – ha spiegato il direttore della Sala Stampa vaticana Matteo Bruni – «limitazioni ai suoi movimenti e all’esercizio del suo ministero, il divieto di contatti volontari con minori, di interviste e contatti con Timor Est». Nel novembre 2021 – ha aggiunto Bruni – queste misure sono state modificate e ulteriormente rafforzate. «In entrambe le occasioni i provvedimenti sono stati formalmente accettati dal vescovo».

A riportare in primo piano la vicenda del vescovo di Timor Est, premio Nobel per la pace 1996, le testimonianze, raccolte dalla stampa olandese, di alcune presunte vittime. Una di loro, all’epoca minorenne, ha detto di essere stato abusato e poi pagato per restare in silenzio.

«Il vescovo Ximenes Belo – ha spiegato a “De Groener”–, non era solo il potente capo della Chiesa cattolica di Timor Est, ma anche un eroe nazionale e un faro di speranza per il popolo». Le vicende sotto i riflettori risalgono agli anni 90 anche se le prime accuse furono formalizzate nel 2002.

È l’anno in cui Ximenes Belo, oggi 74enne si dimette da amministratore apostolico di Dili adducendo problemi di stanchezza fisica e mentale. Da Timor Est nel gennaio 2003 si sposta in Portogallo «per curarsi» e da lì nel giugno dell’anno successivo raggiunge il Mozambico dove tra gli altri incarichi diventa «assistente dei sacerdoti», occupandosi anche di catechismo.

Infine un nuovo trasferimento in Portogallo dove risiede tuttora e il cui episcopato, in particolare l’allora patriarca di Lisbona José Policarpo (morto nel 2014) viene accusato di aver insabbiato la vicenda.

A rendere ancora più drammatico il caso è naturalmente la notorietà del protagonista. Durante l’occupazione indonesiana di Timor Est (1975-1999), infatti, Ximenes Belo si era reso protagonista di coraggiosissime prese di posizione a favore dell’autodeterminazione del suo popolo e della tutela dei diritti umani. Interventi che assieme all’impegno nell’opera di riconciliazione tra le partiti, nel 1996 gli valsero il premio Nobel per la pace condiviso con José Ramos Horta presidente di Timor Est. Nello stesso periodo tuttavia, se le accuse troveranno conferma, il presule si sarebbe macchiato di abusi gravissimi.

Del resto proprio far emergere la verità spesso nascosta sotto una coltre di silenzio è tra i compiti della Pontificia Commissione vaticana per la tutela dei minori, (incorporata nel Dicastero per la dottrina della fede) di cui ieri il Papa ha nominato dieci nuovi membri, tra cui sette donne. Si tratta dei monsignori Peter Karam e Thibault Verny; di padre Tim Brennan; delle suore: Mary Niluka Perera e Annah Nyadombo; della professoressa Irma Patricia Espinosa Hernández; delle dottoresse Maud de Boer-Buquicchio e Anne-Marie Emilie Rivet-Duval; delle signore Teresa Devlin ed Ewa Kusz.

«Credo sia importante conoscere la situazione reale e la storia per non riviverla di nuovo» – ha spiegato a Vatican News, il cardinale arcivescovo di Boston, Sean Patrick O’Malley che presiede la Commissione –. Si tratta di «un processo doloroso – ha proseguito – ma il fine è avere cura dei sopravvissuti, fare giustizia e anche creare una Chiesa dove noi “padri di famiglia” sentiamo che “i nostri figli” sono al sicuro. Per molto tempo questo male è rimasto nascosto. Adesso la Chiesa vuole reagire e curare, vuole portare luce nel buio».





Venerdì, 30 Settembre 2022





Giovedì, 29 Settembre 2022

C’è anche un piccolo crocifisso in una delle celle dove i soldati russi tenevano gli abitanti della regione di Kharkiv prima di torturarli. Un crocifisso costruito da uno dei detenuti, catturati e rinchiusi nei seminterrati di un palazzo con l’unica colpa di essere ucraini. Grazie a qualche ramoscello di legno intrecciato, forse trovato per terra, l’anonima mano ha realizzato le due braccia della croce e l’ha attaccata alla parete verde della sua prigione con un po’ di carta e di nastro adesivo.


La preghiera come conforto prima del “martirio”, prima delle sevizie inferte dai militari di Mosca alla “povera” gente nei territori occupati dal nemico nella parte est del Paese. È quello che mostra il video delle autorità di Kharkiv in cui si racconta attraverso le immagini una camera delle torture scoperta nella città di Vovchansk, 17mila abitanti, che è rimasta nelle mani delle truppe del Cremlino fino dall’11 settembre scorso quando è stata liberata dai militari ucraini nella controffensiva voluta da Kiev.

?Accanto al crocifisso gli internati hanno segnato i giorni che scorrevano. Tacche verticali, una vicino all’altra, per non perdere la cognizione del tempo in una stanza buia dove non entrava un filo di luce. Segni che fanno venire in mente le celle dei campi di concentramento. E poco sopra, sulla stessa parete ma nella parte bianca del muro, qualcuno ha disegnato due immagini sacre. Incise sull’intonaco, magari con una pietra. A destra compare un’icona di Cristo; a sinistra, una Madonna con il Bambino in braccio. Stilizzate. E secondo lo stile orientale. Proprio le autorità locali le hanno definite «preghiere» nel testo che accompagna il filmato. E spiegano che «gli invasori hanno tenuto dalle venti alle quaranta persone rinchiuse all’interno». Poi riferiscono che i prigionieri «sono stati picchiati», che «le loro unghie sono state estratte» e che «le loro dita rotte».

Alcuni giorni fa la polizia nazionale ucraina aveva diffuso la foto che mostrava la preghiera del “Padre nostro” incisa in lingua russa sul muro di una delle stanze dove anche nella città di Balakliya venivano torturati gli ucraini.





Giovedì, 29 Settembre 2022

Il Papa ha nominato membri del Dicastero per la Comunicazione i monsignori Valdir José de Castro, vescovo della diocesi di Campo Limpo (Brasile) e Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città delle Pieve (Italia).

E nel contempo Francesco ha nominato Consultori dello stesso Dicastero per la Comunicazione padre Andrew Kaufa, Fabio Pasqualetti, George Plathottam, suor veronica Amata Donatello, suor Adelaide Felicitas Ndilu, Antonio Cisternino, Óscar Augusto Elizalde Prada, Helen Osman, John E. Corcoran e Tomás Insua.

A darne notizia è la Sala Stampa della Santa Sede.





Giovedì, 29 Settembre 2022

Ricordare il 150° anniversario dell’arrivo di Bartolo Longo a Pompei non perché sia una commemorazione, pur solenne, ma perché diventi occasione di un rinnovato impegno alla sua sequela. È questo il senso delle iniziative pensate per celebrare l’evento che cambiò per sempre la Valle di Pompei, che nel 1872, quando il giovane avvocato pugliese vi giunse per amministrare le proprietà della contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco, era paludosa, abitata da pochi contadini e soggetta alle scorrerie dei briganti.

Mentre si aggirava per quelle campagne, si ritrovò in una località particolarmente inospitale, tanto da meritare il nome di Arpaia (da Arpie). Il pensiero del suo recente passato di perdizione non lo abbandonava e il Longo continuava a chiedersi come avrebbe fatto a salvarsi.

Mentre rimuginava questi pensieri, sentì una voce dentro di sé, una sorta di “illuminazione interiore”: «Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è salvo!». Queste parole gli si scolpirono dentro e si propose di non lasciare quella Valle senza aver propagato il Rosario.

Fu così che cominciò con il catechizzare i contadini, poi, con l’appoggio del vescovo di Nola, sotto la cui giurisdizione ricadeva allora la Valle di Pompei, costruì il Santuario dedicato alla Madonna del Rosario, le opere di carità che ancora oggi accolgono centinaia di bambini, ragazzi, madri e donne in difficoltà, anziani, diversamente abili, poveri, ex tossicodipendenti e migranti e la città della Nuova Pompei, diventata comune autonomo per il suo instancabile impegno.

Fu grazie a lui che ci furono l’ufficio postale e telegrafico, la stazione ferroviaria, la fontana pubblica, le case per gli operai. Come ha affermato, l’arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo, nella conferenza stampa di presentazione del Cammino giubilare longhiano: «Longo fu sì uomo della Madonna e apostolo del Rosario, ma ebbe anche un indiscutibile ruolo sociale e civile. Bartolo Longo parlava ai contemporanei e continua a parlare all’uomo del nostro tempo».

Per rimarcare anche quest’aspetto, in occasione dell’Anno giubilare il prelato ha rivolto una lettera alla città e ai fedeli che, fin dal titolo “Dall’illuminazione interiore di Bartolo Longo uno slancio per Pompei e un modello per il mondo”, esprime l’idea che celebrare un fatto storico non sia una scelta fine a se stessa.

«Abbiamo bisogno – ha aggiunto monsignor Caputo – di guardare all’esempio del beato, qui ed ora, in un tempo di difficoltà gravi: dalla guerra in Ucraina alla complessa uscita dalla crisi sanitaria, dalla povertà in continuo aumento, anche nel nostro Paese, alla crescente conflittualità che corrode la società». Le parole e l’esempio del fondatore di Pompei possono essere di guida e di sprone ai nostri contemporanei e per questo un’equipe di studiosi sta lavorando con passione e impegno all’Edizione Critica degli scritti di Bartolo Longo, della quale tra breve sarà pubblicato il volume introduttivo. Il presule ha anche annunciato la concessione dell’indulgenza plenaria, dall’ottobre 2022 fino alla fine di ottobre 2023, alle solite condizioni.

Il mese di ottobre, dedicato proprio al Santo Rosario, inizia a Pompei nella gioia di questo Giubileo. Dal 1° ottobre, tutti i giorni feriali, alle 6.30, con diretta su Tv2000, ci sarà il “Buongiorno a Maria". Domenica 2 ottobre, sarà il cardinale coreano Lazzaro You Heung-sik a presiedere la recita solenne della Supplica alla Vergine del Rosario e della Messa che la precede (diretta su Tv2000 e Canale 21, a partire dalle 10.30). Mercoledì 5 ricorrerà la festa liturgica del beato Bartolo Longo. Il 19 ottobre, incontro per ricordare il XX anniversario della Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, con l’arcivescovo Domenico Sorrentino e la presidente del Movimento dei Focolari, Margaret Karram.





Giovedì, 29 Settembre 2022

«Quello che manca già stanotte sono mille parole d’amore – canta Ivano Fossati –. Perché c’è gente che parla d’amore in una lingua morta». È una scommessa ardua quella che si propone il “Festival della missione” in programma da questo pomeriggio a domenica alle colonne di San Lorenzo di Milano: raccontare la Parola, antica e immutabile, con un alfabeto contemporaneo. Questo tempo, in fondo, somiglia un po’ alla notte.

Il Covid è stata la metafora crudele della crisi attuale. E, appena la pandemia ha allentato il suo artiglio, ci siamo ritrovati nel mezzo di una “guerra totale”, come se quella “a pezzetti” non avesse già dilaniato troppe vite. Mai, forse, come nell’attuale ”cambiamento d’epoca”, le donne e gli uomini sono affamati di speranza, senso, orizzonti. La testimonianza di migliaia e migliaia di missionarie e missionari - oltre cinquemila solo quelli partiti dall’Italia - può dare loro nutrimento.

Come riuscire, però, a uscire dal cliché del pioniere solitario, un po’ eroe e un po’ sprovveduto? E come trasformare la testimonianza in racconto, festa, riflessione, dibattito, senza svilirla? Come utilizzare un linguaggio comprensibile nel XXI secolo non cadendo nella trappola del marketing cosmetico o, peggio, del proselitismo? Come coniugare fra loro due termini apparentemente lontani, cioè “festival” e “missione”? Il logo dell’iniziativa - promossa dalla Fondazione Missione e dalla Conferenza degli istituti missionari italiani (Cimi), in collaborazione con l’arcidiocesi di Milano - è un gomitolo- mondo. Come ha più volte spiegato il suo ideatore, Agostino Rigon, direttore generale del Festival, rappresenta la Storia, dove si svolge l’azione di Dio. Una matassa composta da infiniti fili, le storie di ciascuno.

A cominciare da quelle dei piccoli, degli ultimi, dei marginali, soggetto e non oggetto di evangelizzazione. Da uno di questi fili - di colore rosso, come il sangue versato dai tanti collaboratori del Regno - nasce la scritta “missione”. Spogliata di ogni equivoco colonialista o paternalista, la missione che il Festival vuole raccontare è in bilico tra Storia e storie, tra la terra, dove ha mani e piedi ben radicati, e il cielo, a cui è capace di levare lo sguardo. E per riuscirci l’ha coniugata con altre due parole-guida. La prima è sinodalità. Camminando al fianco dei popoli e delle comunità in cui sono immersi, i missionari imparano ad essere testimoni. Camminando insieme, negli ultimi due anni, tutti i soggetti coinvolti nel Festival - dal mondo missionario laico e religioso, nei suoi diversi carismi, ai professionisti con cui hanno condiviso la strada, ai tantissimi volontari - hanno immaginato e costruito questo grande spazio di incontro che vuole essere il Festival. La terza parola-guida del processo è fraternità.

Quest’ultima - la Bibbia lo insegna fin dalle prime pagine - non è un dato di fatto, è una scelta. Ognuno è chiamato a rinnovarla quando si trova di fronte l’altro e gli altri. Missione, sinodalità e fraternità sono, dunque, un trinomio indissolubile. Senza la “fraternità”, missione e sinodalità rischiano di perdere la direzione, quel “vivere per-dono”, che è il motto del Festival. Per questo, l’odierna giornata di apertura, a partire dalle 14, è dedicata proprio alla fraternità con una serie di eventi: dall’inaugurazione della mostra Missione Milano a Santo Stefano, alla preghiera ecumenica al dialogo tra Patrick Zaki e Jack Folla alias Diego Cugia introdotto da don Alberto Ravagnani e monsignor Giuseppe Satriano, al confronto tra don Luigi Ciotti e Monica Puto, moderato da Mario Calabresi. In particolare, “Fratelli tutti” è il titolo del documentario che verrà presentato alle 20 alle Colonne in anteprima, per essere poi trasmesso sabato in seconda serata su Tv2000. Un progetto nato dal Festival che descrive, attraverso tre storie da altrettanti Continenti - Amazzonia brasiliana, Marocco e Filippine - , la fraternità ferita, fra esseri umani e con la casa comune. Ma soprattutto mostra come, sotto la terra maltrattata, si celino semi di trasformazione che lottano per diventare alberi.

direzione artistica del Festival della missione 2022





Mercoledì, 28 Settembre 2022

Cardinale Matteo Zuppi, dopo il voto esultano i vincitori, ma c’è anche chi ha detto che - visto il risultato elettorale - il 25 settembre è stato un brutto giorno per l’Italia. Qual è il suo pensiero al riguardo?

«Quando gli italiani scelgono il loro futuro non è mai un brutto giorno. È sempre l’esercizio della democrazia. E noi dobbiamo credere alla forza e alla bellezza della democrazia e ascoltare le domande che questo voto contiene, in un momento così importante per tutti».
È pronta la risposta dell’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. Senza esitazioni. Intorno c’è la "sua" Trastevere. Qui il porporato è stato prima viceparroco e poi parroco per quasi trent’anni. E qui dà appuntamento ad Avvenire, per la prima intervista dopo le elezioni. Il clima è informale, come è nel suo stile, seduto al tavolino di un caffè, mentre la gente del quartiere passa, lo riconosce e lo saluta: "Bentornato, don Matteo. È sempre un piacere vederti qui". Ma il dialogo è a 360 gradi, su tutti i temi dell’attualità.

Dunque, eminenza, nessun allarmismo preventivo, pare di comprendere...Gli italiani hanno esercitato il loro diritto e il loro dovere. Quindi ci si interroghi su che cosa l’espressione del voto chiede - ed è una domanda che dobbiamo farci tutti, anche la Chiesa - e si guardi con responsabilità al nostro futuro, come del resto è scritto nella nota pubblicata oggi (ieri per chi legge, ndr). Servono tante idee e poca ideologia.

Nella nota si afferma tra l’altro che la Chiesa «continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l’interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità». Ma certe posizioni della coalizione vincitrice non sempre sono in linea con la Dottrina sociale. Come si immagina il dialogo con queste forze politiche?

Come sempre. Sarà un dialogo che avrà sempre al centro la bellissima Dottrina sociale della Chiesa, che ha tanto da dire oggi nelle sfide cui dobbiamo far fronte. E ciò significa la difesa della persona, la difesa dei diritti individuali e dei diritti della comunità, come è scritto nella nota.

Lei conosce personalmente Giorgia Meloni?
Sì, la conosco.

E che cosa si sente di dire alla presidente di Fdi che potrebbe diventare il primo premier donna d’Italia?
Che ha una grande responsabilità e tante attese. E che deve dare - come chiunque sia chiamato a rivestire quel ruolo - dignità alla politica e quindi saper affrontare nella maniera più alta le grandi sfide che ci attendono, nella difesa dell’interesse nazionale ed europeo, che è poi la vera domanda dell’elettorato. Forse anche l’astensionismo, sintomo di un disagio che non può essere archiviato con superficialità e che deve invece essere ascoltato, alla fine è una richiesta, sia pure in negativo, di una politica che torni a essere attraente e sappia trovare le risposte. È un momento difficile, ma anche straordinariamente importante per mantenere le radici del nostro Paese, della Costituzione, e per guardare avanti con una visione non piccola e miope, ma lungimirante.

A proposito di Costituzione, lei che alla Carta fondamentale ha dedicato un libro, che cosa pensa dell’ipotesi di cambiarla, come è scritto nel programma della nuova maggioranza parlamentare?
Sappiamo che ci sono i meccanismi per cambiare la lettera della Costituzione. Ma ciò che non dobbiamo cambiare è lo spirito e la visione che animarono i padri costituenti, spirito alto di grande idealità e di grande convergenza comune, nato dall’esperienza della mancanza di libertà del fascismo e degli anni terribili della guerra.

Ma in uno scenario politico in cui, in fin dei conti, tutte le forze politiche sono minoranza (anche quelle che per effetto della legge elettorale sono maggioranza in Parlamento), che cosa può unire gli italiani?
Le sfide. Come disse il premier Draghi al Meeting di Rimini, l’Italia è stata grande quando non si è pensata da sola. Abbiamo l’Europa, con i suoi limiti ma anche con la straordinaria eredità che rappresenta. Dunque dobbiamo cercare di radicarci sempre più in Europa e guardare con responsabilità al nostro futuro.

Prima del voto, si è parlato molto di un’agenda Draghi per affrontare i problemi più urgenti del Paese. Nella nota post elettorale lei, a nome dei vescovi, li ha elencati. Possiamo dunque parlare di un’agenda della Chiesa italiana?
No, ma la Chiesa fa sue le sofferenze e le aspirazioni della popolazione. E non soltanto dei nostri fedeli. Cerchiamo di avere sempre un orizzonte largo. La vera agenda è questa. E l’altra agenda è l’amore politico. La <+CORSIV50R>Fratelli tutti<+TOND50R> di papa Francesco contiene una visione alta, che il documento consegna a tutti e anche alla politica italiana. L’amore politico ci libera dalla distorsione delle ideologie e ci restituisce il valore più nobile che è quello di cercare ciò che unisce e di risolvere quello che divide.

All’estero i primi commenti ai risultati elettorali non sono stati entusiastici. Il rapporto con l’Ue e la politica estera saranno fra i banchi di prova del prossimo governo?
Di questo come di ogni governo. L’Italia ha un dovere che viene dalla geografia. È la radice dell’Europa e del Mediterraneo. E quindi non può non avere una politica europea e mediterranea. L’Europa inoltre è una straordinaria possibilità. Abbiamo bisogno di più Europa, di un’Europa che funzioni di più. Per esempio per ciò che riguarda i flussi immigratori. L’Europa qui non ha funzionato, ha lasciato sola l’Italia in questo campo e perciò c’è bisogno di più solidarietà europea.

E per la guerra in Ucraina quale deve essere il ruolo del nostro Paese, dato il nostro inserimento nella Nato?
La nostra è la storia di un Paese che ha saputo essere cerniera tra i diversi mondi. Non dobbiamo dimenticare questo ruolo. E questo richiede tanta identità italiana e anche tanta capacità di dialogo. È il ruolo naturale dell’Italia e dell’Ue, ma credo che per la pace tutti dobbiamo fare molto di più. La guerra è un abominio e non dobbiamo mai abituarci all’intossicazione di odio da cui è prodotta e che produce. Non dobbiamo aspettare l’atomica per muoverci. Ecco perché dicevo che serve un’Europa più forte, anche con aspetti come il fisco, la politica estera comune e un esercito europeo.

La rappresentanza dei cattolici in Parlamento sembra essersi ulteriormente assottigliata. Dopo la fine del partito unico, questa presenza è avviata verso l’irrilevanza?
Spero proprio di no. Soprattutto il vero banco di prova saranno i problemi del Paese, da affrontare con quel surplus di consapevolezza e di amore che viene dalla Dottrina sociale della Chiesa. E poi c’è anche il ruolo del Terzo settore, per tradurre in cultura politica, quindi in visione e capacità di comprendere i problemi, la vicinanza al prossimo. Certamente dobbiamo fare di più.

Ma i vescovi hanno una loro strategia al riguardo o tutto è demandato all’iniziativa dei laici?
Certamente è demandato all’iniziativa dei laici. Ma i vescovi, insieme ai laici (questo fa parte anche del cammino sinodale in atto), cercheranno di capire le domande e di tradurre in cultura e in scelte concrete la grande solidarietà laica cristiana, che è uno dei tesori maggiori della nostra realtà, per combattere il grande e pericoloso virus dell’individualismo.

Lei è reduce dal Congresso Eucaristico di Matera, dove ha detto che si è pregato anche per il bene del Paese. Che cosa ha da offrire una "Chiesa eucaristica", secondo la definizione del Papa, al futuro dell’Italia?
Tanta speranza e tanta attenzione ai più fragili. La fragilità che diventa forza come abbiamo constatato durante il Covid, quando abbiamo capito che non possiamo salvarci da soli, ma che abbiamo bisogno della vera forza che è l’amore. Anche in politica.

Questo vale anche per il rapporto tra maggioranza e opposizione?
Anche. La dialettica sia severa e forte, ma esca dalle derive ideologiche che paralizzano, che complicano inutilmente le cose semplici e che risultano anche incomprensibili alla gente, generando l’astensionismo. L’appello dei vescovi è a evitare queste dinamiche deleterie e a essere tutti protagonisti del futuro. Non ci si può accontentare di risolvere i problemi della pancia, ma bisogna saper guardare oltre, perché senza questo sguardo non si risolvono neanche i problemi della pancia.

Lei a Matera ha ringraziato il Papa per la sua presenza e l’ha definita «una grazia». Eppure, per alcuni, quasi dieci anni di pontificato non sarebbero bastati alla Chiesa italiana per trovare una sintonia piena con il Pontefice. Come risponde?
La sintonia è profonda. Il Papa riesce ad arrivare a tantissime persone, tocca il cuore, riscalda, fa sentire amati, fa sentire la Chiesa vicina alla gente, una Chiesa che ti ascolta, che si appassiona al tuo problema. Il Papa ha una grande visione pastorale e annuncia nella lingua e con le categorie di oggi le verità di sempre. Oltre tutto ci aiuta a capire che il sociale e lo spirituale sono intimamente uniti. E guai a dividerli.

Il Congresso ha segnato una tappa del cammino sinodale. Che tipo di tappa è stata?
Fondamentale. Perché il cammino sinodale vuol dire andare dietro a Gesù. Siamo sinodali non perché troviamo i meccanismi e le formule rappresentative. Siamo sinodali se siamo dietro a Gesù. La prima sinodalità è ascoltare e seguire il suo invito. E in questo modo troveremo anche le risposte necessarie e attese dai preti, dalle comunità e dai laici per affrontare e risolvere i problemi che oggettivamente aspettano una risposta. Se invece pieghiamo il cammino sinodale all’esame dei problemi interni, esso rischia di diventare sterile.

Fra i problemi, molto si è parlato nei mesi scorsi della questione degli abusi. A che punto è il lavoro degli organismi preposti alla protezione dei minori?
Stiamo continuando con rigore la lotta contro gli abusi. E saremo attenti a rispettare gli impegni presi.

Ma in definitiva, qual è lo stato di salute della Chiesa italiana?
Una Chiesa ancora viva, con tanta riserva di gratuità, con ancora tanta voglia di comunità. Non dobbiamo perdere questa opportunità del Sinodo, che giunge a sessant’anni dal Concilio. Dobbiamo rivivere, come disse Benedetto XVI al cinquantesimo anniversario, quella sobria ebbrezza del Vaticano II, soprattutto costruendo comunità.

?





Mercoledì, 28 Settembre 2022

Sfida vinta. Al di là dei contenuti di cui Avvenire ha riferito ampiamente, il Congresso eucaristico nazionale, terminato domenica, premia la città di Matera che, con la sua arcidiocesi, ha ospitato un grande evento di ripartenza umana e spirituale vissuto senza più vincoli pandemici, e con numeri importanti: 175 delegazioni, con più di 80 vescovi e 1.500 ospiti tra delegati e pellegrini. Un banco di prova impegnativo anche per un sito che, tre anni prima, se l’era cavata benissimo confrontandosi con lo status di “Capitale europea della cultura'.

Matera, poco più di 60mila abitanti, conosciuta in tutto il mondo per i suoi rioni Sassi scavati nel tufo, ha accolto con trepidazione, ma anche con fiducia, la designazione della Conferenza episcopale italiana a sede del Congresso, in precedenza affidata a città ben più popolose e “rodate', ultima delle quali Genova, nel 2016. Il titolo del Congresso, “Torniamo al gusto del pane”, è calzato a pennello in una comunità che fa della produzione del pane uno dei suoi punti identitari. Un pane «trinitario e cristologico», lo definisce l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo: i panificatori infatti, da secoli, ne marcano l’impasto con tre segni, quello del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

«Da Matera, tornando al gusto del pane eucaristico, abbiamo sperimentato che si può tornare al gusto della vita – afferma il presule, visibilmente soddisfatto –. Ho visto volti provenienti da tutta Italia sereni e sorridenti. In loro ho colto gioia, entusiasmo e meraviglia nell’apprezzare ogni cosa e nello scoprire la nostra città. Ho accolto la gratitudine per come il Congresso è stato organizzato e vissuto da tutti». Dai materani in primis, che, per 4 giorni, hanno posto le parrocchie al centro delle attività quotidiane sin dal mattino presto: le celebrazioni, le meditazioni in collegamento online con la chiesa cattedrale, e poi le testimonianze, sono state vissute con una partecipazione singolare. «La “città di Maria” e della “Visitazione”, che noi materani veneriamo sotto il dolce titolo di Madonna della Bruna – riprende Caiazzo – , ci ha invitati a metterci alla scuola di Maria, donna “eucaristica” per scoprire quanto intimo sia il rapporto che esiste tra Chiesa ed Eucaristia. Come ogni fetta di pane, il cuore deve dilatarsi, farsi cibo, esattamente come Dio Trinità», anche se «non sempre, come dice il Papa, sulla tavola del mondo il pane è condiviso».

C’è un altro motivo che ha reso perfetta la scelta di Matera: il XXVII è stato il Congresso della rinascita, una parola sperimentata più volte da questa città che vive da 8.000 anni: Matera, nell’immediato dopoguerra, era l’«infamia » e la «vergogna nazionale », come la giudicarono rispettivamente Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, a causa dell’estrema povertà e promiscuità di vita tra uomo e animale vissute nei Sassi. L’Unesco (nel 1993 l’iscrizione, come primo sito dell’Italia meridionale, nell’elenco del Patrimonio culturale dell’umanità), e l’Unione Europea (nel 2014 la proclamazione a Capitale europea della cultura) hanno ampiamente riscattato la città. Come del resto hanno fatto i numerosi film di ambientazione biblica, su tutti Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964) e The Passion di Mel Gibson (2003), girati tra i millenari quartieri urbani. Gli stessi che hanno ospitato la Via Lucis e la Processione eucaristica di qualche giorno fa, regalando a questi riti l’ambientazione della Palestina di 2.000 anni fa.

«Nella città che il Papa ha definito “del pane” – osserva il sindaco Domenico Bennardi – sono stati lanciati messaggi di pace, inclusione e accoglienza. Che emozione straordinaria, poi, la sua visita non più prevista nella “Mensa della fraternità don Giovanni Mele”. Il Pontefice ha sentito l’accoglienza calorosa dei materani e per questo mi ha ringraziato». La macchina organizzativa ha risposto in modo puntuale, coinvolgendo anche 360 volontari e 250 uomini e donne della Protezione civile. «Sono grato a tutti – dichiara il primo cittadino –, istituzioni, tecnici, cittadini, a chi volontariamente si è prodigato perché questo evento risultasse all’altezza delle attese. Forti della benedizione del Santo Padre ora possiamo tutti, con spirito di fratellanza come voluto da lui stesso, occuparci ognuno nel suo ruolo della nostra bellissima Matera».

Chi non ha «mai avuto dubbi sull’esito» dell’appuntamento della Chiesa italiana in Basilicata è il presidente della Regione, Vito Bardi. «Diciamolo con franchezza – esordisce –: Matera, con il suo brand mondiale, ci sta abituando alla gestione impeccabile di eventi di caratura nazionale e internazionale. Siano essi di natura culturale, istituzionale o, come nella scorsa settimana, ecclesiale. In questo caso l’attesa era enorme, soprattutto per rivedere in città un Papa, 31 anni dopo la visita di san Giovanni Paolo II. Ed è significativo – aggiunge il governatore – che il Pontefice abbia parlato qui da noi della denatalità, perché questo è un tema che interpella anche noi amministratori regionali e non solo la politica nazionale». Per Bardi, tuttavia, il gesto più «toccante » resta «il fuoriprogramma della visita alla “Mensa della fraternità”, che, nonostante le difficoltà fisiche, ribadisce la volontà di papa Francesco di promuovere un pontificato improntato ad annunciare una nuova speranza agli ultimi. Nel nostro territorio stiamo lavorando molto per le fasce più deboli della popolazione, la regione ha enormi potenzialità, abbiamo solo bisogno di infrastrutture che possano determinarne una crescita stabile».

Dopo il Congresso l’orizzonte è più chiaro: «Nel cammino sinodale della Chiesa italiana – conclude Caiazzo –, abbiamo percorso, se così possiamo dire, la prima tappa che ci proietta a sognare una Chiesa eucaristica. Il Santo Padre l’ha così descritta: “Fatta di donne e uomini che si spezzano come pane per coloro che masticano la solitudine e la povertà, per coloro che sono affamati di tenerezza e di compassione, per coloro la cui vita si sta sbriciolando perché è venuto a mancare il lievito buono della speranza…”».





Martedì, 27 Settembre 2022

Pubblichiamo il testo della dichiarazione del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, dopo le elezioni politiche di domenica 25 settembre 2022.

“L’Italia ha bisogno dell’impegno di ciascuno, di responsabilità e di partecipazione”. Nell’appello del Consiglio Episcopale Permanente, diffuso alla vigilia delle elezioni, abbiamo sottolineato quanto sia importante essere partecipi del futuro del Paese. Purtroppo, dobbiamo registrare con preoccupazione il crescente astensionismo, che ha caratterizzato questa tornata elettorale, raggiungendo livelli mai visti in passato. È il sintomo di un disagio che non può essere archiviato con superficialità e che deve invece essere ascoltato. Per questo, rinnoviamo con ancora maggiore convinzione l’invito a “essere protagonisti del futuro”, nella consapevolezza che sia necessario ricostruire un tessuto di relazioni umane, di cui anche la politica non può fare a meno.

Agli eletti chiediamo di svolgere il loro mandato come “un’alta responsabilità”, al servizio di tutti, a cominciare dai più deboli e meno garantiti. Come abbiamo ricordato nell’appello, “l’agenda dei problemi del nostro Paese è fitta: le povertà in aumento costante e preoccupante, l’inverno demografico, la protezione degli anziani, i divari tra i territori, la transizione ecologica e la crisi energetica, la difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, l’accoglienza, la tutela, la promozione e l’integrazione dei migranti, il superamento delle lungaggini burocratiche, le riforme dell’espressione democratica dello Stato e della legge elettorale”. Sono alcune delle sfide che il Paese è chiamato ad affrontare fin da subito. Senza dimenticare che la guerra in corso e le sue pesanti conseguenze richiedono un impegno di tutti e in piena sintonia con l’Europa.

La Chiesa, come già ribadito, “continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l’interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità”. Da parte sua, nel rispetto delle dinamiche democratiche e nella distinzione dei ruoli, non farà mancare il proprio contributo per la promozione di una società più giusta e inclusiva.

Roma, 27 settembre 2022





Martedì, 27 Settembre 2022

Lo scorso 5 giugno con l’entrata in vigore della Costituzione apostolica “Praedicate evangelium” che ha riformato la Curia Romana, la Congregazione per l’educazione cattolica e il Pontificio Consiglio della cultura sono stati soppressi e le rispettive competenze assegnate al nuovo Dicastero per la cultura e l’educazione?. Alla guida dei due ex “ministeri” vaticani precedenti c’erano rispettivamente i porporati Giuseppe Versaldi, 79 anni, e Gianfranco Ravasi, 80 anni il prossimo 18 ottobre. Ieri papa Francesco ha nominato come prefetto del nuovo Dicastero il cardinale portoghese José Tolentino de Mendonça, 57 anni, finora archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Contestualmente il Pontefice ha chiamato a quest’ultimo incarico l’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, 72 anni, dal 2012 segretario della già Congregazione per l’Educazione cattolica dove era stato sottosegretario dal 2002. Segretario del Dicastero per la cultura e l’educazione è stato infine nominato monsignor Giovanni Cesare Pagazzi, 57 anni, dal 2019 professore ordinario di Ecclesiologia e comunità familiare presso il Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” per le Scienze del matrimonio e della famiglia a Roma.


Il cardinale Tolentino de Mendonça, è nato a Funchal, nell’isola portoghese di Madeira. Ordinato sacerdote per la diocesi natale nel 1990 si è subito iscritto al Pontificio Istituto Biblico a Roma, ottenendo nel 1992 la licenza in Scienze bibliche. Nel 1995 si è trasferito a Lisbona, svolgendo per un quinquennio la missione di cappellano dell’Università cattolica portoghese (Ucp). Nel 2001 è stato inviato a Roma come rettore, per due anni, del Pontificio collegio portoghese e dopo il dottorato è divenuto professore di Nuovo Testamento ed Estetica Teologica nella facoltà di Teologia dell’Ucp. Nominato nel 2011 consultore del pontificio Consiglio della Cultura, l’anno successivo è divenuto vicerettore dell’Ucp. Il porporato, collaboratore ed editorialista di Avvenire, ha pubblicato numerosi volumi e articoli in ambito teologico ed esegetico, oltre a varie opere poetiche, attingendo anche al linguaggio letterario e filosofico. Nel febbraio 2018 Francesco lo ha scelto per predicare gli Esercizi spirituali alla Curia romana, e poi il 26 giugno lo ha nominato archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Suava, con dignità di arcivescovo. Il Papa lo ha poi creato cardinale nel Concistoro del 5 ottobre 2019.

Il nuovo archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, monsignor Zani, originario di Pralboino, in provincia di Brescia, ha studiato presso l’Angelicum e la Lateranense, dove ha conseguito il dottorato in Teologia. Ordinato sacerdote nel 1975, ha poi preso la licenza in Scienze sociali presso la Gregoriana. Prima di essere chiamato al servizio della Curia Romana ha diretto, dal 1995 al 2002, l’Ufficio nazionale Cei per l’educazione, la scuola e l’università. Monsignor Pagazzi infine, è originario di Crema ed è stato ordinato prete nel 1990 per la diocesi di Lodi. Dopo aver conseguito la Licenza e il Dottorato in Teologia alla Gregoriana, ha insegnato in varie Facoltà e Istituti ecclesiastici italiani. Dall’ottobre 2021, è consultore del Dicastero per la dottrina della fede e inoltre collabora con L’Osservatore Romano ed è redattore della Rivista del Clero italiano.

Quella di ieri è la prima nomina di rilievo nella riformata Curia Romana. Probabilmente la prima di una serie. Numerosi incarichi apicali sono infatti attualmente tenuti da ecclesiastici che hanno già superato l’età “pensionabile” di 75 anni. Come i prefetti dei Dicasteri per la Dottrina della fede, per le Chiese orientali, per i vescovi, per i religiosi, per i laici, per lo Sviluppo umano integrale, nonché il Penitenziere Maggiore. Tuttavia a volte il Pontefice non accetta le dimissioni anche fino alla vigilia degli 80 anni. Francesco poi non ha ancora nominato i pro-prefetti del nuovo Dicastero, da lui direttamente presieduto, per l’Evangelizzazione, frutto dell’accorpamento della Congregazione de Propaganda Fide e del pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che erano guidati rispettivamente dal cardinale Luis Antonio Tagle e dall’arcivescovo Rino Fisichella.






Domenica, 25 Settembre 2022

Il 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, quest’anno ha un sapore e un tenore tutto particolare. In effetti, il rito dell’accensione della “Lampada votiva dei comuni d’Italia” – simbolo principale dell’affidamento del nostro Paese al santo – non vedrà protagonista, come di consueto, una delle Regioni, quanto – proprio nella persona del presidente Sergio Mattarella – l’Italia intera. È stata fatta questa scelta per vivere con particolare intensità l’appuntamento, sia civile sia religioso, dopo 2 anni di pandemia, da un lato per ringraziare coloro che come sanitari, forze dell’ordine, volontari, ci hanno aiutato ad attraversare questo tempo difficile ma proprio per questo estremamente prezioso. Allo stesso tempo, si tratterà anche un momento privilegiato di unità per affidare al Signore nella celebrazione della Messa, anche per le mani e la preghiera fedele di san Francesco, tutte le persone che sono venute a mancare a causa del Covid, in particolare proprio coloro che a causa delle restrizioni non hanno potuto ricevere l’ultimo saluto da parte degli affetti più cari. La morte è sempre una frattura dolorosa eppure è diventata ancora più dolorosa per tutte quelle persone che non hanno potuto vivere questo passaggio con chi li amava. E questo è stato ed è tuttora fonte di tanto dolore, di rim-pianti, di sensi di colpa forse...

Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, che presiederà la celebrazione solenne del a ottobre in Assisi, si è rivolto a fra’ Marco Moroni, custode del Sacro Convento, per affidargli il compito di raccogliere i nomi dei defunti e contattare chi desidera ricordare un proprio caro per questa speciale commemorazione. «Sarà un modo concreto – ha detto – per raggiungere nella fede e nella vicinanza dell’amicizia tutti coloro che oggi ancora soffrono per non aver potuto dare l’ultimo saluto ai familiari e alle persone care».

Questa richiesta è stata per noi una missione e abbiamo attivato una raccolta online dei nomi dei defunti di Covid, affinché vengano personalmente affidati al Signore per l’intercessione di san Francesco. Sulla pagina web www.sanfrancesco.org a partire da ieri, 24 settembre (inizio della novena in onore del santo), è possibile accendere una candela virtuale e lasciare il nome dei propri cari defunti. Crediamo infatti che Gesù Cristo è colui che nel suo Spirito sempre riallaccia, cura e rafforza i legami di bene che ci uniscono gli uni agli altri. Di fronte a Marta, provata per la morte di suo fratello Lazzaro, egli ha detto: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11,25). Per questo si è stabilita nella Chiesa la prassi di fare memoria dei defunti al cuore della celebrazione eucaristica. Il sacerdote si rivolge a Dio dicendo: «Ricordati dei nostri cari fratelli e sorelle che si sono addormentati nella speranza della risurrezione». Dicendo «ricordati », perché fa leva su una doppia consapevolezza: anzitutto che il Padre ascolta sempre le preghiere dei suoi figli ma soprattutto che se egli ri-corda (porta nel cuore) qualcuno, questi è davvero al sicuro e la morte è il passaggio verso un altro modo di essere vivi. Un po’ come il parto è la morte all’esistenza nel grembo materno e l’inizio della vita individuale. Per questo, il 4 ottobre, al termine della prima Messa del mattino, come comunità francescana, deporremo i biglietti con i nomi di queste persone, davanti alla tomba di san Francesco, colui che ha osato chiamare sorella la morte, proprio perché è il passaggio, la soglia dell’incontro con il Padre.

Portavoce del Sacro Convento di Assisi





Sabato, 24 Settembre 2022

"L'Eucaristia è profezia di un mondo nuovo, è la presenza di Gesù che ci chiede di impegnarci perché accada un’effettiva conversione: dall’indifferenza alla compassione, dallo spreco alla condivisione, dall’egoismo all’amore, dall’individualismo alla fraternità". Lo ha detto il Papa nell'omelia della messa conclusiva del 27.mo Congresso Eucaristico Nazionale di Matera. Accolto con entusiasmo dalla gente per strada e dai 12.300 fedeli raccolti nello stadio cittadino, il Pontefice ha concelebrato con gli 80 vescovi di tutta Italia, presenti al Congresso e centinaia di sacerdoti. Al termine c'è stato anche un fuoriprogramma. Sulla via del ritorno si è fermato alla "Casa della Fraternità don Giovanni Mele", con la nuova mensa per i poveri nel quartiere Piccianello, che ha benedetto e di fatto inaugurato. Un gesto assolutramente in linea con quanto il Papa ha detto nella sua omelia.

L'omelia della Messa

Commentando il Vangelo del povero Lazzaro e del ricco senza nome, papa Bergoglio ha messo l'accento sulla mancanza di solidarietà del nostro mondo. "E' doloroso vedere che questa parabola è ancora storia dei nostri giorni". Ma "le ingiustizie, le disparità, le risorse della terra distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti nei confronti dei deboli, l’indifferenza verso il grido dei poveri, l’abisso che ogni giorno scaviamo generando emarginazione, non possono lasciarci indifferenti". ha aggiunto. Il Papa ha esortato: "Sogniamo una Chiesa eucaristica. Fatta di donne e uomini che si spezzano come pane per tutti coloro che masticano la solitudine e la povertà, per coloro che sono affamati di tenerezza e di compassione, per coloro la cui vita si sta sbriciolando perché è venuto a mancare il lievito buono della speranza. Una Chiesa che si inginocchia davanti all’Eucaristia e adora con stupore il Signore presente nel pane; ma che sa anche piegarsi con compassione dinanzi alle ferite di chi soffre, sollevando i poveri, asciugando le lacrime di chi soffre, facendosi pane di speranza e di gioia per tutti. Perché non c’è un vero culto eucaristico senza compassione per i tanti “Lazzaro” che anche oggi ci camminano accanto".

Quindi Francesco ha messo in guardia dagli atteggimenti di chiusura e di egoismo, che sono descritti nella condotta del ricco senza nome. Egli "Solo alla fine della vita, quando il Signore rovescia le sorti, finalmente si accorge di Lazzaro, ma Abramo gli dice: 'Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso'. Era stato il ricco a scavare un abisso tra lui e Lazzaro durante la vita terrena e adesso, nella vita eterna, quell’abisso rimane. Perché il nostro futuro eterno - ha sottolineato il Pontefice - dipende da questa vita presente: se scaviamo adesso un abisso con i fratelli, ci 'scaviamo la fossa' per il dopo; se alziamo adesso dei muri contro i fratelli, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo".

Soprattuto però, ha rimarcato il Papa "l’Eucaristia ci ricorda il primato di Dio". Primato negato dal ricco della parabola che "pensa solo al proprio benessere, a soddisfare i suoi bisogni, a godersi la vita. Egli compiace sé stesso, adora la ricchezza mondana, è chiuso nel suo piccolo mondo festaiolo". In sostanza "adora solo sé stesso. Non a caso, di lui non si dice il nome: lo chiamiamo “ricco”. Ha perduto perfino il nome. "Com’è triste anche oggi questa realtà, quando confondiamo quello che siamo con quello che abbiamo, quando giudichiamo le persone dalla ricchezza che hanno, dai titoli che esibiscono, dai ruoli che ricoprono o dalla marca del vestito che indossano. È la religione dell’avere e dell’apparire, che spesso domina la scena di questo mondo, ma alla fine ci lascia a mani vuote". Al contrario, ha tenuto a ricordare Francesco, "il povero ha un nome, Lazzaro, che significa 'Dio aiuta'. Ecco allora la sfida permanente che l’Eucaristia offre alla nostra vita: adorare Dio e non sé stessi. Mettere Lui al centro e non la vanità del proprio io. Ricordarci che solo il Signore è Dio e tutto il resto è dono del suo amore. Perché se adoriamo noi stessi, moriamo nell’asfissia del nostro piccolo io; se adoriamo le ricchezze di questo mondo, esse si impossessano di noi e ci rendono schiavi; se adoriamo il dio dell’apparenza e ci inebriamo nello spreco, prima o dopo la vita stessa ci chiederà il conto". "Ricordiamoci questo - ha ammonito il Pontefice -: chi adora Dio non diventa schiavo di nessuno. Riscopriamo la preghiera di adorazione: essa ci libera e ci restituisce alla nostra dignità di figli". Infine con una aggiunta a braccio ha nuovamente sottolineato: "Pensiamo oggi sul serio sul ricco e su Lazzaro, succede ogni giorno e tante volte. Vergognamoci! Succede in noi questa lotta e fra noi e nella comunità".

L'appello finale di Francesco ha preso spunto da Matera, città del pane. "Ritorniamo a Gesù, ritorniamo all’Eucaristia. Torniamo al gusto del pane, perché mentre siamo affamati di amore e di speranza, o siamo spezzati dai travagli e dalle sofferenze della vita, Gesù si fa cibo che ci sfama e ci guarisce. Torniamo al gusto del pane, perché mentre nel mondo continuano a consumarsi ingiustizie e discriminazioni verso i poveri, Gesù ci dona il Pane della condivisione e ci manda ogni giorno come apostoli di fraternità, di giustizia e di pace. Torniamo al gusto del pane per essere Chiesa eucaristica, che mette Gesù al centro e si fa pane di tenerezza e di misericordia per tutti".

Il cardinale Zuppi: preghiamo per il Paese

La Messa è poi proseguita con la liturgia eucaristica presieduta dal presidente della Cei, cardinale Matteo Maria Zuppi. Il quale nel suo saluto finale al Papa lo ha ringraziato per essere venuto. "Grazie di questa fatica che volentieri, e sempre con il sorriso, ha intrapreso per stare con noi. Lei è davvero un esempio per tutti, anche per tanti musoni". "Oggi a Matera - ha aggiunto - ci sono tutte le Chiese d’Italia. È una grazia iniziare il secondo anno del nostro Cammino sinodale con questa tappa. Ci mettiamo in cammino e camminiamo insieme solo se siamo con Gesù, se ci nutriamo del Verbum Domini e del Corpus Domini, solo se prendiamo sul serio il suo 'seguimi' rivolto a ognuno di noi, oggi. Ecco, nel Congresso Eucaristico di Matera, città del pane e di tanta laboriosa accoglienza, abbiamo messo al centro Gesù, la sua presenza di amore che ci rende una cosa sola con Lui e tra di noi. Abbiamo riscoperto il gusto del pane che ci rende famiglia di Dio".

Durante il Covid, ha detto il porporato, molti sono rimasti un tempo privati del gusto. Perdiamo il gusto del pane per colpa di un altro insidioso virus, l’individualismo". E l’individualismo "porta a dividersi dagli altri, tanto che il mondo arriva alla guerra che poi toglie valore all’individuo e genera solo il gusto della morte. La guerra brucia i campi di grano, toglie il pane e fa morire di fame, trasforma i fratelli in nemici". Ma in un mondo così "abbiamo trovato il gusto del pane che ci dona sempre l’Eucaristia, frutto dell’amore pieno di Cristo che diventa amore per i suoi fratelli più piccoli e per il prossimo. Abbiamo ritrovato il gusto di spezzare il suo pane con i tanti, troppi, Lazzaro esclusi dalle mense dei ricchi, tabernacolo del corpo di Cristo. Il gusto del pane è amabilità empatia verso tutti, passione di ricostruire la comunità lacerata, di difendere la casa comune. gioia, compassione di cinque pani e due pesci che sfamano tutti".

Sabato sera, nell'evento culturale del Congresso trasmesso in diretta da Tv2000, il porporato aveva detto che oggi, domenica, "insieme con il Papa la Chiesa italiana pregherà per il bene dell'Italia. E lo farà di nuovo anche il 4 ottobre portando l'olio per la lampada a San Francesco".

?L'Angelus: "Più nascite per l'Italia"

Il Papa era arrivato a Matera poco pruima delle 8. Durante il viaggio di andata c'è stata una variazione al programma: Francesco è giunto in aereo a Gioia del Colle e ha raggiunto Matera in macchina. Il maltempo infatti ha sconsigliato il trasferimento in elicottero inizialmente programmato. La messa, iniziata alle 9, è stata l’atto finale dell’evento che da giovedì a domenica ha animato chiese, strade, quartieri e ogni angolo di Matera e che in qualche modo è anche un nuovo inizio, sull’itinerario del Cammino sinodale della Chiesa italiana, di cui questo Congresso è stato una tappa fondamentale. Come è stato annunciato già la scorsa settimana, Francesco ha anticipato di un’ora l’orario della celebrazione, inizialmente previsto alle dieci, per consentire ai delegati giunti da tutta Italia di poter più comodamente tornare nelle loro sedi di residenza, data la coincidenza dell’ultima giornata del Congresso eucaristico nazionale con la giornata elettorale.

Al termine della Messa il Pontefice ha rec itato l’Angelus. A Maria ha affidato "il cammino della Chiesa in Italia, perché in ogni comunità si senta il profumo di Cristo Pane vivo disceso dal Cielo. E invochiamo la sua materna intercessione per i bisogni più urgenti del mondo. Oggi - ha quindi aggiunto a braccio - oserei chiedere per l'Italia più nascite e più figli". Quindi il Pontefice ha rivolto il suo pensiero al Myanmar. "Da più di due anni quel nobile Paese è martoriato da gravi scontri armati e violenze, che hanno causato tante vittime e sfollati. Questa settimana mi è giunto il grido di dolore per la morte di bambini in una scuola bombardata. Che il grido di questi piccoli non resti inascoltato! Queste tragedie non devono avvenire". Inoltre "Maria, Regina della Pace, conforti il popolo ucraino e ottenga ai capi delle Nazioni la forza di volontà per trovare subito iniziative efficaci che conducano alla fine della guerra". Il Papa si è anche unito "all’appello dei Vescovi del Camerun per la liberazione di otto persone sequestrate nella Diocesi di Mamfe, tra cui cinque sacerdoti e una religiosa. Prego per loro e per le popolazioni della provincia ecclesiastica di Bamenda: il Signore doni pace ai cuori e alla vita sociale di quel caro Paese".

?La Giornata del Migrante

Il Papa ha ricordato anche la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, sul tema “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”. "Rinnoviamo - ha esortato - l’impegno per edificare il futuro secondo il disegno di Dio: un futuro in cui ogni persona trovi il suo posto e sia rispettata; in cui i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta possano vivere in pace e con dignità. Perché il Regno di Dio si realizza con loro, senza esclusi. È anche grazie a questi fratelli e sorelle che le comunità possono crescere a livello sociale, economico, culturale e spirituale; e la condivisione di diverse tradizioni arricchisce il Popolo di Dio. Impegniamoci tutti a costruire un futuro più inclusivo e fraterno".

Imponenti i numeri della pur breve visita: 360 volontari, oltre 200 membri della protezione civile, che affiancheranno gli uomini delle forze dell’ordine nel garantire la sicurezza e l’ordinato svolgimento dell’evento; 35mila ostie sono state preparate per tutto il Congresso dai detenuti delle carceri di Milano Opera e di Castelfranco Emilia (Modena). Mille i delegati da 175 diocesi di tutta Italia, cui si aggiungono 500 congressisti locali. Infine erano 560 gli elementi del coro, più l'Orchestra Sinfonica di Matera, diretta da Carmine Antonio Catenazzo. Al termine della Messa la Chiesa di Matera-Irsina ha regalato al Papa un’icona in tufo della Madonna della Bruna, protettrice dell’arcidiocesi.

Francesco è il terzo Papa, a visitare Matera, il secondo nell’epoca contemporanea. San Giovanni Paolo II infatti, venne nella Città dei Sassi il 27 aprile 1991, a distanza di 900 anni dalla permanenza di qualche mese di Urbano II nel 1093. Nonostante le avverse condizioni metereologiche, una gran folla assiepata lungo tutto il tragitto attese quel giorno con entusiasmo la vettura con a bordo papa Wojtyla, che dopo essere atterrato sul belvedere di Murgia Timone si diresse nei Sassi ed in Cattedrale, successivamente in piazza della Visitazione per il saluto alla comunità locale e infine presso la Casa di Riposo “Brancaccio” per il pranzo ed il riposo.

IL PROGRAMMA
8.30, l’arrivo
L’elicottero con a bordo il Papa (partito alle 7 dal Vaticano) atterra al campo scuola di atletica leggera “Raffaele Duni” a Matera
8.45, allo stadio
Il Papa raggiunge in auto lo Stadio comunale dove è accolto dalle autorità religiose, civili e militari
9, la Messa
Papa Francesco presiede la Messa conclusiva del Congresso eucaristico nazionale. Pronuncerà l’omelia e si rivolgerà ai delegati e ai fedeli presenti. Al termine della celebrazione eucaristica il Papa reciterà la preghiera mariana dell’Angelus. Quindi il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, gli rivolgerà un ringraziamento. Il Papa dona all’arcidiocesi di Matera-Irsina un calice che verrà consegnato all’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo
11, il congedo
Termina la celebrazione e l’Angelus, il Papa si congeda dalle autorità e dai fedeli e in macchina raggiunge nuovamente il Campo Scuola di atletica leggera
11.15, la partenza
L’elicottero con papa Francesco decollerà per ritornare all’eliporto del Vaticano, dove atterrerà alle 12.45






Sabato, 24 Settembre 2022

La guida delle celebrazioni eucaristiche festive e prefestive cui si può partecipare a distanza è un servizio a quanti sono impossibilitati a partecipare di persona e a quanti fanno loro compagnia (per segnalazioni e correzioni: f.ognibene@avvenire.it)


SABATO

Ore 16
Verona, Cattedrale di Santa Maria Assunta: Messa prefestiva in diretta streaming sul canale YouTube (https://www.youtube.com/channel/UCM2tsB4529DhxKfpXGm0SZw?app=desktop). Altra Messa prefestiva: ore 18

Ore 16.30
Santuario di Oropa: Messa nella Basilica superiore in diretta streaming su www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/ e sulla pagina Facebook Santuario di Oropa Official. Altra Messa prefestiva: ore 18.15

Ore 16.45
Sacro Monte di Varese: la Messa in rito ambrosiano in diretta streaming sul canale YouTube del Santuario https://www.youtube.com/channel/UC6VNTW5Knf-NpXj5Ys0xjkg

17.30

Dal Duomo di Milano la diretta della Messa vigiliare in rito ambrosiano sul canale YouTube dell'Arcidiocesi https://www.youtube.com/results?search_query=chiesa+di+milano+messa+in+diretta+

Ore 18

Padre Pio Tv: la Messa in diretta sul canale 145 del digitale terrestre nazionale (Tivusat canale 445). Diretta streaming: https://www.teleradiopadrepio.it/padre-pio-tv/

Basilica di Santa Maria degli Angeli: diretta streaming della Messa su https://www.porziuncola.org/web-tv.html. Alle 19 i Vespri, alle 21.15 il Rosario

Torino, Santuario della Consolata: Messa in diretta streaming su www.laconsolata.org attraverso il canale YouTube del Santuario

Torino, parrocchia delle Stimmate di San Francesco: la diretta streming della Messa prefestiva su https://www.youtube.com/c/parrocchiastimmatetorino. (termina col 30 luglio, riprende il 20 agosto)

Cagliari, Nostra Signora di Bonaria: Messa in diretta streaming su https://bonaria.eu/. Altra Messa prefestiva: ore 19.30

Vicoforte, diocesi di Mondovì: dal Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis la Messa in streaming su https://www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/.

Feltre: dalla Concattedrale la Messa in diretta streaming su http://www.parrocchiaduomo.it/239-diretta-video-duomo-feltre

Siracusa, Santuario della Madonna delle Lacrime: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it/

Dalla parrocchia di San Pietro in Sala a Milano la diretta streaming della Messa in rito ambrosiano sul canale YuoTube de I Sempre Vivi.


Ore 18.30

Parma: su Giovanni Paolo Tv la diretta della Messa sul digitale terrestre (canali 73, 93 e 682 a diffusione territoriale) e in streaming su https://diretta.giovannipaolotv.it/.


Ore 19

Tv2000 (canale 28 digitale terrestre e 157 di Sky): la Messa in diretta

Roma, Parrocchia-Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale: Messa in diretta streaming su https://santamariadellegraziealtrionfale.wordpress.com/dirette-streaming-seguici-in-diretta/


Ore 20

Parrocchia-Santuario di Nostra Signora della Salute in Borgo Vittoria, a Torino: in streaming sul sito www.chiesasalute.it e sul canale YouTube della parrocchia la Messa prefestiva. Benedizione finale davanti all’urna di san Leonardo Murialdo.


Ore 21

Tv2000, speciale Congresso eucaristico: in diretta ‘Il gusto del pane’, serata evento, prodotta dalla Cei in collaborazione con Tv2000, dedicata all’eucaristia nell’arte e nella musica con la partecipazione di musicisti come Simone Cristicchi e Amara, Giovanni Baglioni e Mario Incudine. E poi gli attori Isabel Russinova e Sebastiano Somma (che leggeranno brani di Carlo Levi, Grazia Deledda, Giovanni Paolo II e Antonietta Gnerre), Dario D’Ambrosi e Beatrice Fazi, lo scrittore Francesco Musolino e la ballerina Anastasia Kuzmina. Con la partecipazione di Donatella Bianchi, conduttrice televisiva, e un’intervista alla direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta. La trasmissione è scritta da Fabrizio Silvestri, Mimmo Muolo e Donatella Gimigliano, con la collaborazione ai testi di Cristina Monaco, per la regia di Alessandro Tresa. Musiche originali di Ciro Vinci.

DOMENICA

Ore 7

Su Tv2000 (canale 28 digitale terrestre e 157 di Sky) la Messa in diretta. Giorni feriali: dalla stessa chiesa, Messe in diretta alle ore 7, 8.30 e 19.

Assisi, Santa Maria degli Angeli: Messa in diretta streaming su https://www.porziuncola.org/web-tv.html.


Santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari: Messa in diretta streaming su https://bonaria.eu/. Altre Messe in diretta: ore 8.30, 10, 11.30, 18 e 19.30


Ore 7.15

Assisi: dalla Basilica di San Francesco la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/sanfrancescoassisi/live_videos/ o sul portale https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/messa-diretta-streaming-oggi.


Ore 7.30

Verona, Cattedrale di Santa Maria Assunta: Messa in diretta streaming sul canale YouTube ( https://www.youtube.com/channel/UCM2tsB4529DhxKfpXGm0SZw?app=desktop ). Altre Messe festive, con diretta streaming: ore 9.30, 11, 12.30 e 18.30. Giorni feriali: Messe alle ore 7, 8, 9 e 18.30. Tutti i giorni Rosario alle 18.

Padre Pio Tv: Messa in diretta tv (canale 145 digitale terrestre nazionale e 445 Tivusat) e in streaming su https://www.teleradiopadrepio.it/padre-pio-tv/. Altre Messe alle ore 11.30 e 18. Giorni feriali: Messe in diretta streaming alle 7.30, 11.30 e 18.

Sacro Monte di Varese: la Messa nel Santuario in diocesi di Milano in diretta streaming su https://www.youtube.com/channel/UC6VNTW5Knf-NpXj5Ys0xjkg. Altre Messe in diretta: ore 9 e ore 11. Giorni feriali: Messa alle ore 8.

Santuario di Oropa: Messa in diretta streaming su www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/ e sulla pagina Facebook Santuario di Oropa Official. Altre Messe: ore 9.30, 10.30, 16.30 (presieduta dal rettore don Michele Berchi) e 18.15. Giorni feriali: Messe alle 8, 9, 16.30 e 18.15. Webcam sul Santuario sempre attive al link https://www.santuariodioropa.it/webcam/


Ore 8

Santuario della Guardia, Genova: diretta streaming della Messa su http://www.santuarioguardia.it/diretta-live-dal-santuario/. Altre Messe: ore 10, 11, 12 e 16. Giorni feriali: ore 10 e 16.

Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it/. Altre Messe: ore 10, 12, 17.30, 19 e 20.


Ore 8.30

Dal Santuario della Consolata, patrona della diocesi di Torino: alla vigilia della Festa Messa in diretta streaming su www.laconsolata.org attraverso il canale YouTube del Santuario. Altre Messe in diretta: ore 10, 11.30, 18 e 19.30. Giorni feriali: ore 8, 9, 10.30, 12 e 18.


Ore 9

Raiuno e Tv2000: dallo Stadio "XXI Settembre - Franco Salerno" di Matera la Messa presieduta dal Papa durante il 27° Congresso eucaristico nazionale. A seguire l'Angelus con il Santo Padre

Ore 9.30

Duomo di Milano: Messa in diretta streaming sul portale diocesano www.chiesadimilano.it e sul canale YouTube dell'Arcidiocesi https://www.youtube.com/results?search_query=chiesa+di+milano+messa+in+diretta+. Diretta tv su Telenova (canale 18 digitale terrestre regionale).

Torino, Basilica di Maria Ausiliatrice, Casa Madre dei Salesiani, che custodisce le spoglie di don Bosco, la Messa in diretta su Rete 7 (canale 12 del digitale terrestre o su www.rete7.cloud). Giorni feriali: diretta della Messa in Basilica alle 9, sempre in diretta.

Vicoforte, diocesi di Mondovì: dal Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis la Messa in streaming su https://www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/. Altre Messe: ore 11, 16 (preceduta dalla preghiera del Rosario alle 15.30) e 18.

Ore 10

Canale 5: la Messa in diretta.

Santuario di Loreto: Messa in diretta su YouTube https://www.youtube.com/channel/UCT9uLSAfEfqgXbArvYyHzQg?view_as=subscriber (tv: Telepace, canale 515 di Sky, e in digitale terrestre), su https://www.telepace.it/diretta/, e sul portale del santuario www.santuarioloreto.va, sezione Diretta Tv. Giorni feriali: alle 7.30 Messa dalla Santa Casa su Telepace e in streaming sui canali indicati. Webcam in diretta dalla Santa Casa dalle 7.30 alle 19 tutti i giorni su https://www.santuarioloreto.va/it/diretta-tv.html

Lecco, diocesi di Milano: in diretta dalla Basilica di San Nicolò la Messa in rito ambrosiano celebrata dal prevosto don Davide Milani. Diretta su Unica Tv (canale 12 e 193 digitale terrestre, diffusione regionale) e in streaming sul canale YouTube LeccoCentro (https://www.youtube.com/channel/UCnVJ3UeDZotfNEv33YSG2YA) e sul sito www.leccocentro.it

Parma: su Giovanni Paolo Tv la diretta della Messa sul digitale terrestre (canali 73, 93 e 682 a diffusione territoriale) e in streaming su https://diretta.giovannipaolotv.it/. Alle 20 e alle 21 la catechesi del vescovo Enrico Solmi.

Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago, in diocesi di Milano: Messa in diretta streaming su https://www.youtube.com/channel/UCSMk-Nxh4u2HmZRXyrnrTIA/live. Messa anche alle ore 16.

Dal Santuario Basilica della Madonna di San Marco in Bedonia (Parma) la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook del Seminario Vescovile di Bedonia https://www.facebook.com/SeminarBedonia/, sul canale Youtube https://bit.ly/3uD8wIP e in tv sul digitale terrestre (Rta Videotaro, canale 88).

Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it/. Altre Messe: ore 12, 17.30, 19 e 20.

Ore 10.30

Torino, dalla Parrocchia-Santuario di Santa Rita da Cascia la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channe/UCVHC3_Za5sNUg2e_6cmTtjg (accesso anche dal sito del Santuario).

Feltre: dalla Concattedrale la Messa in diretta streaming su http://www.parrocchiaduomo.it/239-diretta-video-duomo-feltre


Comunità pastorale San Benedetto Abate: dalla chiesa di Sant'Agata in Bulgarograsso (Diocesi di Milano) Messa in rito ambrosiano in diretta streaming sul canale YouTube della Comunità pastorale San Benedetto.

Torino: dalla parrocchia di Santa Maria Goretti la Messa in diretta streaming sul canale YouTube della parrocchia.


Ore 11

Torino, dalla parrocchia delle Stimmate di San Francesco la Messa in diretta streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/parrocchiastimmatetorino. (termina il 31 luglio, riprende il 21 agosto)

Santuario di Santa Maria di Caravaggio a Milano: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/c/ParrocchiaSantaMariadiCaravaggioMilano

Cremona: la Messa in diretta tv dalla Cattedrale in tv (Cremona 1, anche attraverso il portale www.cremona1.it) e in streaming sui canali social della diocesi (sul sito https://www.diocesidicremona.it/ e sul canale YouTube della diocesi).

Andria: dal Santuario del Santissimo Salvatore la Messa in diretta su TeleDehon in streaming (https://www.teledehon.it/ e https://www.youtube.com/user/teledehon) in tv (digitale terrestre: Puglia e Basilicata canale 19, Calabria sul canale 86, Campania canale 186).

Padova, Basilica di Sant’Antonio: la Messa in diretta su https://www.santantonio.org/it/live-streaming. Altra Messa alle ore 18. Giorni feriali: ore 18. Sempre attive una webcam sull’Arca del Santo https://www.santantonio.org/it/webcam-arca-del-santo e una sul sagrato della Basilica https://www.santantonio.org/it/content/webcam-sagrato-della-basilica-del-santo


Dal Santuario della Spogliazione di Assisi, dove sono custodite le spoglie del beato Carlo Acutis, la Messa in diretta streaming su https://www.mariavision.it/maria-vision-italia. Sul sito del Santuario sempre attiva una webcam sulla tomba del beato https://www.mariavision.it/santuario-spogliazione-assisi.

Adro (Brescia), Santuario della Madonna della Neve (Padri Carmelitani Scalzi): la Messa in diretta streaming su www.youtube.com/c/MadonnadellaNeveSantuario

Mignanego (Genova), Santuario di Nostra Signora della Vittoria (Fraternità monastica di San Colombano): Messa su https://www.facebook.com/santuariodellavittoria/

11.30

Padre Pio Tv: Messa in diretta tv (canale 145 digitale terrestre nazionale e 445 Tivusat) e in streaming su https://www.teleradiopadrepio.it/padre-pio-tv/.

Dal Semig di Torino la Messa in diretta streaming sul portale del Servizio Missionario Giovani, nell'area liturgica. Giorni feriali: Messa alle 12 in diretta streaming con accesso da https://www.sermig.org/multimedia/live-streaming/messa-e-liturgia.html

Assisi, Santa Maria degli Angeli: Messa in diretta su https://www.porziuncola.org/web-tv.html. Altre Messe alle ore 7, 8.30, 10, 16 e 18. Secondi Vespri alle 19. Giorni feriali: Messe alle ore 7, 8.30 e 18. Lodi tutti i giorni alle 6.30, Rosario alle 17.15.

Milano: dalla parrocchia di Santa Maria Nascente, nel quartiere Qt8, la Messa in rito ambrosiano in diretta streaming sul canale YouTube della parrocchia https://www.youtube.com/channel/UCYQmzOHK5h8coUgq8_SWT8A

Appiano Gentile (provincia di Como, diocesi di Milano): dalla chiesa prepositurale di Santo Stefano, nella Comunità pastorale Beata Vergine del Carmelo, la Messa in rito ambrosiamo in diretta streamng sul canale YouTube della comunità https://www.youtube.com/c/ComunitàPastoraleBeataVerginedelCarmelo

Ore 12

Parrocchia di San Pietro in Sala a Milano: la Messa in rito ambrosiano in diretta streaming sul canale YouTube de iSemprevivi, associazione promossa dalla comunità dove fu attivo il beato don Carlo Gnocchi per le persone con disagio psichico.

Ore 16

Santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio: Messa in diretta streaming sul sito del Santuario. Altre Messe festive diffuse in diretta streaming: ore 7, 8.30, 10, 11.45 e 17.30. Alle 15 Benedizione eucaristica e Rosario. Giorrni feriali: Messe alle 7. 8.30, 10 e 16. E' sempre attiva una webcam sulla venerata immagine mariana del Santuario.

Ore 17.30

Cascia: dalla Basilica di Santa Rita i Vespri e la Messa in diretta streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/watch?v=MQnxIog__ak

Strà, Alta Val Tidone (Piacenza): dal Santuario della Beata Vergine Madre delle Genti la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UC5Y79huwWML6YGOcLSc5SFA (Rosario ore 17)

Ore 18

Dalla Basilica di San Francesco ad Assisi la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/sanfrancescoassisi/live_videos/ o sul portale https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/messa-diretta-streaming-oggi. Sul sito webcam sulla tomba di san Francesco (https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/web-cam-cripta-di-san-francesco-assisi), davanti alla quale ogni giorno ale 12.30 si prega l'Angelus. Giorni feriali: Messe in streaming alle 6.30 e alle 18.

Santuario della Madonna di Caravaggio in Piné, diocesi di Trento: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UCRuwql-dV6QmnflbRdWZ6aQ.


Ore 19

Su Tv2000 la Messa in diretta.

Roma, Parrocchia-Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale: Messa in diretta su https://santamariadellegraziealtrionfale.wordpress.com/dirette-streaming-seguici-in-diretta/. Altre Messe: ore 7, 8, 9, 10 e 11. Giorni feriali: ore 7, 8, 9 e 19.


Ore 20

Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it





Sabato, 24 Settembre 2022

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, riunita a Matera in occasione del XXVII Congresso Eucaristico Nazionale, ha deciso un doppio stanziamento dai fondi dell’8xmille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, per far fronte a situazioni di emergenza che stanno provando alcuni Paesi del mondo. Si tratta di 2 milioni di euro per le comunità agro-pastorali del Sahel e del grande Corno d’Africa alle prese con una grave crisi alimentare provocata dai conflitti, dalla siccità e dall’aumento dei prezzi, e di 4,4 milioni di euro per le popolazioni di India, Sri Lanka, Pakistan, Libano, Siria, Giordania, Iraq e Kenya, realtà in cui guerre, disastri naturali e pandemia hanno innescato o acuito difficoltà umanitarie.

“Questo stanziamento – sottolinea il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI – reca un messaggio profondo: non possiamo mai pensarci come isole. Il Sud del mondo non è qualcosa di lontano, che non ci riguarda. Le persone che vi abitano e che si trovano in difficoltà per catastrofi provocate anche dal nostro egoismo sono nostre sorelle e nostri fratelli. Solo se allarghiamo lo sguardo oltre il nostro ‘io’ possiamo percepirci figli dell’unico Dio, famiglia, fratelli tutti”.

Gli interventi nel Sahel e nel Corno d’Africa, pur differenziati a seconda dei contesti, sono volti a potenziare i mezzi di sostentamento e garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale, specialmente ai minori sotto i cinque anni, alle donne in gravidanza o in allattamento, ad assicurare sistemi di approvvigionamento e conservazione dell’acqua; a sostenere l’agricoltura e l’allevamento, a promuovere la sanità e la pace.

Il secondo contributo servirà invece ad assistere le vittime della crisi economica e alimentare in Sri Lanka, a far fronte ai bisogni delle popolazioni di Baluchistan, Sindh, Punjab (Pakistan) duramente colpite dalle inondazioni e a quelle dell’Odisha e dell’Himchal Pradesh (India) devastate dalle alluvioni dello scorso agosto. L’aiuto si estenderà al Libano, segnato da una grave crisi economica, sociale e politica, e alla Siria, dove dopo oltre 11 anni di conflitto oltre il 90% della popolazione vive sotto il livello di povertà. Lo stanziamento della CEI consentirà inoltre di supportare a livello umanitario e psicologico le comunità dell’Iraq, di promuovere la protezione e l’inclusione sociale dei rifugiati in Giordania così come il sostegno delle comunità ospitanti, di prendersi cura delle persone con disabilità, dei minori, delle fasce più vulnerabili e delle vittime delle dipendenze assistite nella diocesi di Nyahururu (Kenya).

Ad operare sul campo sarà la rete delle Caritas e di altre realtà locali, sostenute dalla Caritas Italiana.





Sabato, 24 Settembre 2022

La luce del pomeriggio bacia la facciata di san Pietro Caveoso, indorandola come un pane appena sfornato, sullo sfondo di un cielo azzurro come pochi. Via Lucis di nome e fatto, in questo secondo giorno del Congresso eucaristico nazionale, che raccoglie i delegati e i materani all’interno dei Sassi, dopo la mattinata trascorsa in Cattedrale per la meditazione del vescovo di Mantova, Marco Busca. Un cammino di Chiesa, come sottolinea il vicepresidente della Cei, Erio Castellucci, in una breve riflessione al termine dell’itinerario.

«Abbiamo vissuto una celebrazione davvero sinodale: popolo di Dio in cammino, sui sentieri aperti del mondo, alla luce della Parola e del Pane di vita che è il Signore Gesù». E questi sono anche «gli ingredienti essenziali del Cammino sinodale, perché sono gli ingredienti essenziali della Chiesa: non un popolo ritagliato a parte – dice l’arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi –, non un popolo già arrivato alla meta, non un popolo seduto in attesa della conversione del resto del mondo, ma un popolo che cammina».

Luce e cammino, dunque. Otto stazioni in uno scenario tra i più suggestivi al mondo, da Santa Maria in Idris a San Pietro Caveoso, cuore dei Sassi. «La Chiesa, infatti, nasce itinerante: si sente dire fin dall’inizio dal Maestro: “vieni e seguimi”, non “vieni e siediti”». Castellucci sottolinea ancora: «Il Cammino sinodale è prima di tutto movimento di Chiesa, cambiamento, conversione dei discepoli, liberazione da ciò che non odora di Vangelo, da ciò che non ha il gusto del pane, suo Corpo donato».

E perciò «il Cammino sinodale trova il suo paradigma nella celebrazione eucaristica, che è come un Sinodo concentrato: è un popolo radunato per riconoscersi peccatore – siamo peccatori in cammino –, per bagnarsi nella freschezza dell’ascolto di una Parola intramontabile, per rigenerarsi alla mensa del pane e del vino, per rinsaldare la fraternità, per intrecciare la vita quotidiana con “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” e con il pane che lo Spirito stesso rende Corpo di Cristo». In questo modo «la Chiesa, resa a sua volta Corpo dall’Eucaristia, deve spezzare il pane con tutti – specialmente con i troppi Lazzaro esclusi dalle mense dei ricchi – se vuole essere fedele alla chiamata del suo Signore».

Il tema della tavola, anzi delle diverse tavole (del Creato, della famiglia e dell’altare), si era affacciato infatti in mattinata nella meditazione di monsignor Busca. Il quale aveva messo in evidenza le tante contraddizioni del rapporto odierno con il cibo. «Il mondo, purtroppo, sembra diviso tra chi non ha fame perché ha troppo cibo e chi ha fame perché non ne ha. In virtù di questa perversa situazione, molti sono esclusi dalla società in cui vivono e diventano ben più che sfruttati: diventano avanzi, scarti, rifiuti».

Una denuncia incalzante, quella del presule. «Il paradosso dell’abbondanza in cui credevamo di vivere, con la crisi economica di questi ultimi anni – aveva fatto notare – ha mostrato che la miseria può essere tra di noi e colpire qui, nelle nostre terre, uomini e donne che vivono tra la penuria e la fame, faticando ad avere ciò che è necessario per vivere e dovendo così ricorrere all’aiuto di istituzioni caritative». Di qui il suo invito a «una conversione alimentare, a operare dei mutamenti dei nostri comportamenti verso il cibo: combattiamo gli sprechi, gli eccessi, la pornografia alimentare che esibisce senza ritegno cibi raffinatissimi senza capire che si offende chi non si può permettere neppure la razione minima giornaliera». Fare la comunione non può e non deve lasciare tranquilli. Occorre «denunciare disuguaglianze e ingiustizie, e promuovere piani politici ed economici per riaffermare che i beni della terra sono per tutti».

Su un un altro piano, ma con questo collegato, l’assenza di dialogo a tavola, anche nelle famiglie. «Si creano dei riti tristi e ha un gusto amaro essere seduti allo stesso tavolo, percependo l’assenza dell’altro, che fisicamente è lì, ma con la testa e gli interessi è da un’altra parte, perché lo sguardo è catturato dalla tivù o dal cellulare. I sensi ammutoliscono: si spegne lo scambio delle parole, manca il faccia a faccia».

Senza contare i cibi pronti, il fast food, i ristoranti “all you can eat”, che cambiano il nostro rapporto con il cibo. «Dobbiamo recuperare il gusto della convivialità, che rende felici - aveva detto il vescovo di Mantova -. L’uomo di oggi ha bisogno di reimparare a mangiare per reimparare a celebrare, ma anche di reimparare a celebrare per imparare a mangiare». Infine il rapporto con il creato. «Sulla tavola della creazione non c’è solo il gusto del pane buono; entra anche il retrogusto del pane di sudore che ha il cattivo sapore del lavoro sottopagato, dello sfruttamento minorile, del lavoro insicuro o fatto in condizioni non dignitose». Oppure della profanazione della natura. Anche per questo si richiede un atteggiamento autenticamente eucaristico.





Sabato, 24 Settembre 2022

Le celebrazioni ufficiali della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2022 - che si celebrerà domenica 25 settembre - si svolgeranno quest'anno in Sardegna. L'iniziativa è della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes che proprio in questa regione ha promosso, dal 29 agosto al 2 settembre ad Alghero, il Corso di Alta Formazione sul tema «Costruire il futuro con» per tutti i direttori e collaboratori diocesani Migrantes d'Italia.

In Sardegna anche la celebrazione eucaristica nazionale che si svolgerà domenica 25 settembre, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nella cattedrale di Iglesias, alle ore 11, presieduta da Giovanni Paolo Zedda, Vescovo di Iglesias e delegato Migrantes della Conferenza episcopale sarda. Il nostro futuro si costruisce con i migranti e i rifugiati - ci ha ricordato Papa Francesco in un passaggio dell'enciclica Fratelli tutti: «Le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo» (F.T. 40); e lo ripete nel Messaggio per la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato di quest'anno.

Nel mondo sono 280 milioni le persone che si sono messe in cammino dal Sud al Nord, da Nord a Sud, da Est a Ovest, da Ovest ad Est.

«Non c'è Paese, non c'è popolo che non sia in cammino. Tra questi saranno ormai 90 milioni i richiedenti asilo e rifugiati al termine di questo anno, anche in seguito alla tragica guerra in Ucraina, che ha costretto a lasciare le proprie città e le proprie case per mettersi in fuga oltre sei milioni e mezzo di persone, soprattutto donne e bambini», sottolinea il presidente della Fondazione Migrantes, l'arcivescovo Gian Carlo Perego, in un editoriale pubblicato sulla rivista «Migranti-Press» della Fondazione.

«Sono - spiega - le vittime, spesso dimenticate, di oltre 30 guerre dimenticate, dei disastri ambientali, dei popoli alla fame. Sono le vittime della tratta, della violenza e di ogni forma di sfruttamento.

Con loro siamo chiamati a rigenerare le città, l'Italia, l'Europa, sempre più stanche, abitate da anziani, spopolate, coniugando i quattro verbi che caratterizzano le tappe del cammino delle persone e le soste: accogliere, tutelare, promuovere, integrare». Le nostre città «non sono aperte e accoglienti.

Li lasciamo ancora fuori dalla città, dalla partecipazione alla vita politica, dalla cittadinanza attiva, negando ancora a un milione e mezzo di ragazzi e giovani, che sono nati e hanno studiato in Italia, il dono della cittadinanza», scrive Perego: «talora anche le nostre chiese e comunità cristiane, nonostante segni positivi, alzano i muri: dentro e fuori. Non sappiamo leggere la storia con gli occhi della fede. Non sappiamo anche capire che 'l'arrivo di migranti e rifugiati cattolici offre energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono, come ci ricorda il Papa. E il messaggio di papa Francesco ricorda che "nessuno dev'essere escluso", perché il progetto di Dio è essenzialmente inclusivo e mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali.

Scarica il messaggio di papa Francesco per questa Giornata: CLICCA QUI








Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla - Atto normativo

sito registrato nella