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Mercoledì, 06 Luglio 2022

Il Consiglio episcopale permanente, riunitosi martedì in videoconferenza per una sessione straordinaria, “ha espresso partecipazione al dolore di quanti sono stati colpiti dal crollo sul ghiacciaio della Marmolada e ha assicurato preghiere di suffragio per le vittime, affidandole all’abbraccio misericordioso del Padre”.

È quanto si legge nel comunicato finale, diffuso oggi. Insieme alla solidarietà e alla vicinanza, i vescovi hanno lanciato inoltre “un appello perché tutti facciano la propria parte per proteggere la Casa comune, perseguendo uno sviluppo sostenibile e integrale”. “Forte solidarietà” è stata manifestata anche “alle missionarie e ai missionari che, in tutto il mondo, spendono la vita per il Vangelo e a servizio degli ultimi”. I membri del Consiglio permanente, in particolare, si sono uniti alle parole del cardinale presidente, Matteo Zuppi, che, nel suo indirizzo di saluto, ha ricordato il sacrificio di suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld uccisa il 25 giugno a Port-au-Prince, ad Haiti, e hanno ringraziato “quanti operano in contesti difficili, spesso di guerra, mostrando il volto di una Chiesa materna e misericordiosa”. La loro testimonianza – è stato evidenziato – “incoraggia la Chiesa a vivere in pienezza la sua dimensione missionaria, con il coinvolgimento dell’intera comunità”.

IL COMUNICATO FINALE

Durante la sessione straordinaria del Consiglio permanente della Cei “è stato unanimemente rinnovato l’auspicio che le armi possano tacere e il conflitto lasci presto spazio alla pace” nel comunicato finale, diffuso oggi, a proposito della situazione internazionale, e in particolare alla guerra in corso in Ucraina. Il vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino – si rende noto nel comunicato – ha condiviso con i confratelli quanto vissuto in Ucraina, dove si è recato nei giorni scorsi con la Carovana della pace organizzata da #Stopthewarnow. Infine, è stata sottolineata” la necessità di una verifica delle strutture della Cei in vista di un migliore funzionamento e di una maggiore partecipazione di tutti gli organismi”.

Lo “ius scholae” costituisce “uno strumento di inclusione dei migranti ed è un tema di cultura”. A ribadirlo sono i vescovi italiani, nel comunicato finale del Consiglio permanente della Cei. Nel tracciato del Cammino sinodale, si legge nel comunicato, “le Chiese in Italia sono chiamate a mettersi in ascolto delle istanze del territorio, ma anche ad affinare i dispositivi culturali per relazionarsi con il mondo politico e sociale così da diventare sempre di più luogo di dialogo e comprensione”. “Lo sguardo evangelico deve abbracciare anche la cultura, illuminando tutti gli ambiti che riguardano la persona, dal concepimento al fine vita, dall’accoglienza alla dignità del vivere”, l’invito della Cei: “Si colloca in quest’orizzonte la riflessione sullo ius scholae e sulla cittadinanza che costituisce uno strumento di inclusione dei migranti ed è un tema di cultura”. Nella consapevolezza che, come ha ribadito il cardinale Zuppi nel suo indirizzo di saluto di ieri, “il fenomeno migratorio richiede un approccio umanitario e di sistema”, è stato ricordato che quello della cittadinanza è un argomento al centro dell’attenzione della Chiesa in Italia, fin dal Convegno Ecclesiale di Verona del 2006.

Inoltre, i vescovi italiani nella riunione del Consiglio Permanente si sono soffermati ampiamente sul Cammino sinodale delle Chiese in Italia, esaminando la bozza del documento per il prosieguo della “fase narrativa” (2022-2023). Il testo, al centro del confronto – si legge nel comunicato finale, diffuso oggi – raccoglie i frutti del primo anno di ascolto, integrato con le riflessioni e le proposte emerse durante l’incontro nazionale dei referenti diocesani, riuniti a Roma dal 13 al 15 maggio, con la partecipazione dei vescovi rappresentanti delle Conferenze Episcopali Regionali e, successivamente, durante la 76ª Assemblea generale della Cei (Roma, 23-27 maggio), alla quale hanno preso parte, nelle giornate del 24 e 25 maggio, 32 referenti diocesani, cioè due per ogni Regione ecclesiastica. Le priorità riguardano: “la crescita nello stile sinodale e nella cura delle relazioni, l’ascolto dei ‘mondi’ meno coinvolti nel primo anno, la promozione della corresponsabilità di tutti i battezzati, lo snellimento delle strutture per un annuncio più efficace del Vangelo”. Per continuare l’ascolto, vengono suggeriti tre “cantieri sinodali”, ossia laboratori aperti, da adattare liberamente a ciascuna realtà, scegliendo quanti e quali proporre nel proprio territorio.

“Ogni diocesi – si legge nel comunicato – potrà aggiungerne un quarto valorizzando una priorità risultante dalla propria sintesi diocesana o dal Sinodo che sta celebrando o ha concluso da poco. Gli interventi dei vescovi, insieme ad altri contributi scritti giunti dalle Conferenze episcopali regionali con il coinvolgimento dei referenti diocesani, hanno permesso di precisare metodi e contenuti. In particolare, è stato chiesto di considerare che gli ulteriori passi del Cammino sinodale si svolgeranno nel triennio di preparazione al Giubileo del 2025, che sarà un’opportunità per “riscoprire” le Costituzioni del Concilio Vaticano II. Il testo, che è stato approvato con le integrazioni segnalate, verrà diffuso nei prossimi giorni. Il Gruppo di coordinamento nazionale, al quale il Consiglio Permanente ha rivolto un particolare ringraziamento per quanto fatto finora e per il futuro, è chiamato a offrire per l’inizio di settembre un piccolo sussidio metodologico in cui presentare la proposta dei “cantieri sinodali” e della loro restituzione alla fine del secondo anno della “fase narrativa”. Nelle prossime settimane verranno raccolte, dalle singole diocesi, alcune esperienze di “buone pratiche” da mettere a disposizione di tutte le Chiese locali, per disporre di idee collaudate, utili per allargare la consultazione al maggior numero possibile di persone e di ambienti.





Martedì, 05 Luglio 2022

Attenzione alla persona, comunione e rinnovamento sono state le tre parole chiave dell’indirizzo di saluto che il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, ha rivolto in apertura della sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, che si è svolta oggi (5 luglio) in videoconferenza. “Credo che le attese, espresse in tanti modi all’inizio della Presidenza, ci coinvolgano tutti”, ha affermato ricordando “con stima e riconoscenza” tutti i predecessori, in particolare “il Card. Poletti, che mi ha visto giovane prete nella sua Chiesa di Roma, il Card. Ruini, il Card. Bagnasco e il Card. Bassetti dal quale ereditiamo uno spirito di serena e appassionata fraternità”.

Nel ricordo di Suor Dell’Orto

Il primo pensiero del Cardinale è andato a “quanti con semplicità, dedizione, silenziosamente offrono la vita per amore del Vangelo, vivendo la vocazione di tutti i cristiani a lasciare tutto e seguirlo ovunque”. Il Presidente ha quindi ricordato “con emozione e senso di riconoscenza e debito” suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld, uccisa sabato 25 giugno a Port-au-Prince, ad Haiti, che da vent’anni viveva “in una terra segnata dalla povertà e dalla violenza” e “continuava, con tanta tenerezza, a non essere rassegnata o cinica come facilmente avviene confrontandosi con una situazione così disastrata”. “Con lei – ha aggiunto – vorrei ricordare tutti i nostri missionari e missionarie che restano in tanti Paesi spesso teatro della guerra mondiale così poco ricordata. Li portiamo nel cuore e nelle pandemie del COVID e della guerra ci aiutano loro a capire dove sta la Chiesa e ci ricordano l’unico necessario, strappandoci dalla tentazione di chiuderci, accontentarci di laboratori e interpretazioni colte che non si relazionano con la sofferenza e l’urgenza della vita reale”.

Insieme alle donne e agli uomini del nostro tempo

Di fronte a questi “segni dei tempi drammatici”, ha continuato, “sentiamo la necessità di non fare mancare il nostro aiuto alla costruzione di una società più umana e giusta, abitata dalla fraternità. Ma, per questo, non basta solo esortare o deprecare; occorre invece contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico”. Secondo il Cardinale Presidente, “siamo chiamati a un rinnovamento”. “Ce lo richiedono con urgenza e determinazione – ha spiegato – la sofferenza e la povertà della nostra gente, acuite dall’isolamento e da un tessuto di relazioni così lacerato. Non voglio dimenticare gli anziani, tutti i fragili, come i giovani che non escono di casa e le tante persone con problemi psichiatrici. I poveri sono sempre all’origine della vocazione della Chiesa e la Chiesa è di tutti se è particolarmente dei poveri”.

Richiamando le parole di Papa Francesco al Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, il Presidente ha incoraggiato a dare vita a una “Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza”. “Non abbiamo – ha sottolineato – una nostra vicenda a parte, nel recinto delle nostre istituzioni, ma c’è una storia in comune con le donne, gli uomini, i poveri, i popoli del nostro tempo. A volte è più faticosa, certamente rischiosa, ma è quella indicata da Gesù che ci manda per strada fino agli estremi confini della terra. Solo così la Chiesa saprà comunicare l’unica Verità che è sempre Gesù, via e vita. Altrimenti parla a se stessa e tradisce il suo mandato”.

Il dramma della guerra

Nel suo intervento, il Cardinale Zuppi non ha mancato di fare riferimento alla guerra che “riempie il cuore di incertezze per i rischi imprevedibili che porta con sé”. La guerra “è una pandemia terribile, che rivela anche tante complicità, omissioni, rimandi, la inquietante facilità con cui il suo incendio può distruggere la vita normale delle persone. Non basta solo esortare o deprecare, ma occorre contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico. La guerra, in questo mondo dalle connessioni globali, si contagia anche a Paesi lontani, come vediamo con la preoccupante crisi alimentare, che metterà in gravissima difficoltà tutte le economie, specie quelle del Sud del mondo. Questo comporta anche gravi conseguenze sociali nel nostro Paese che ci responsabilizzano e che richiedono interventi dello Stato e maggiore solidarietà. Dobbiamo attrezzarci a questa situazione di emergenza anche in Italia per i nuovi bisogni e le povertà che si apriranno. E questo richiede un rinnovato e responsabile senso di unità e di ricerca del bonum comune, capace di mettere da parte approcci ideologici sterili e pericolosamente opportunistici, interessi di parte, polarizzazioni controproducenti e di contribuire ciascuno con la propria visione, ma nella consapevolezza di un destino che ci unisce. Le prossime scelte segneranno la vita della nostra gente per molto tempo! Sarà necessario anche rinvigorire e riorientare la nostra azione di solidarietà, come Chiesa in Italia, in tante parti del mondo che saranno toccate drammaticamente dalla crisi economica e alimentare, aggiornando ai bisogni e alle emergenze il nostro modo di aiutare ed essere vicini”.

Migrazioni e cittadinanza

Una delle sfide su cui anche la Chiesa è chiamata a misurarsi è quella del fenomeno migratorio, un tema “sempre seguito con attenzione dalla CEI”. “La migrazione – ha osservato il Cardinale - è stata troppo a lungo affrontata come fenomeno emergenziale o con approccio ideologico, mentre rappresenta un fatto strutturale della società e richiede approccio umanitario, realistico, istituzionale, di sistema e di visione del futuro per difendere e onorare la propria identità”. In questo senso, “concedere la cittadinanza italiana ai bambini che seguono il corso di studi con i nostri ragazzi – il cosiddetto ius scholae o ius culturae – deve suscitare delle idee e non delle ideologie per trovare le risposte adeguate”.

Nel ricordare che su tale istanza la CEI si è espressa da tempo, ha fatto riferimento a quanto pronunciato dal Cardinale Angelo Bagnasco nel 2013 quando affermava che “è in gioco il diritto fondamentale della persona che in quanto tale deve essere salvaguardato”. Senza dimenticare l’appello di Benedetto XVI che, nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2013, invitava “ad evitare il rischio del mero assistenzialismo, per favorire l’autentica integrazione, in una società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere dell’altro, generosi nell’assicurare apporti originali, con pieno diritto di cittadinanza e partecipazione ai medesimi diritti e doveri”.

Secondo il Presidente inoltre è indispensabile “una politica nuova della famiglia e dell’accoglienza, che permetta di uscire dal precariato, dall’incertezza e promuova uno sguardo fiducioso nel futuro”.

La persona al centro

L’attenzione alla persona, sia in termini di solidarietà concreta verso quanti sono in difficoltà sia di richiesta di nuove politiche di accoglienza e cittadinanza, abbraccia poi il tema del fine vita e degli abusi. “Sarà necessario – ha affermato il Presidente della CEI – intervenire con chiarezza su alcune priorità per la difesa della persona, sempre e chiunque, anche con la necessaria interlocuzione con la politica. Tra le priorità desidero menzionare quella degli abusi e la necessità di essere conseguenti agli impegni presi, nella trasparenza delle risposte, assumendoci, come deve essere, la piena responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini, migliorando se necessario gli strumenti già decisi. Ci aiuteranno professionisti che sono e saranno chiamati a verificare il nostro lavoro, sia a livello centrale come diocesano, verso i quali sospetti di compiacenza sono offensivi per la loro professionalità”.

Nelle pieghe della società

“Il nostro – ha rimarcato il Cardinale - è un Paese di donne e uomini generosi. Sappiamo quanto è vasto l’impegno di solidarietà e di amicizia con i più poveri, spesso nascosto nelle pieghe della nostra società. Sono ‘segni’ di questo tempo, che ci invitano a essere più attenti, meno rassegnati. Sono uomini e donne di buona volontà, magari non provenienti dai nostri ambienti, con cui dialogare, stringere legami, parlare: risorse di speranza e di fraternità. La Chiesa, formata dal Cammino sinodale, è chiamata tutta a entrare in dialogo con questi uomini e donne”, ha detto il Presidente della CEI che ha concluso il suo indirizzo di saluto citando padre Pino Puglisi, ucciso nel 1993 a 56 anni, “parroco che a partire dai ragazzi voleva cambiare i cuori e la vita dei giovani e dei suoi fedeli a Palermo” e confidando il desiderio di recarsi, all’inizio del suo mandato, a Brancaccio e sulla tomba di don Primo Mazzolari.

Roma, 5 luglio 2022





Martedì, 05 Luglio 2022

Monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e finora vice presidente della Cei per il centro Italia, è il nuovo segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Lo ha nominato oggi il Papa, dopo che il suo predecessore, monsignor Stefano Russo, ha preso possesso della diocesi di Velletri-Segni. Baturi resterà per il momento anche alla guida della diocesi cagliaritana, cui papa Francesco è particolarmente legato per via della Madonna di Bonaria, dalla quale prese il nome Buenos Aires, e che visitò personalmente nel 2013. La notizia è stata diffusa dal Bollettino della Sala Stampa Vaticana e in contemporanea nel capoluogo sardo e a Roma dove è in corso – sia pure in via telematica – il Consiglio permanente dei vescovi riunito in sessione straordinaria.

“Accogliamo questa nomina con gioia, fiducia e gratitudine al Santo Padre”, commenta il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Cei. “Questa mattina – aggiunge il Cardinale –, durante la sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, abbiamo rinnovato il nostro ringraziamento a monsignor Stefano Russo per lo stile e lo zelo con cui ha vissuto il suo mandato. Mi piace leggere la nomina odierna come un ulteriore segno della prossimità e della cura con cui Papa Francesco accompagna il cammino delle nostre Chiese. A Mons. Baturi, che dividerà il suo ministero tra Cagliari e Roma, vanno la nostra vicinanza, la nostra preghiera e il nostro augurio. Lo ringraziamo già sin d’ora per lo spirito di servizio con cui ha accolto questo incarico”.

“Accolgo questa nomina come un’ulteriore chiamata a servire le Chiese che sono in Italia, delle quali la Cei è figura concreta di unità”, dichiara Mons. Baturi: “Ringrazio il Santo Padre per la fiducia che rinnova nei miei confronti e per l’attenzione e la premura pastorale verso la Chiesa di Cagliari, di cui resterò pastore. Esprimo un grazie sincero alla Presidenza della CEI e al Consiglio Episcopale Permanente. La mia gratitudine al Presidente, Cardinale Matteo Zuppi, con cui avrò modo di condividere un servizio di comunione. Con lui desidero ringraziare i Cardinali Bagnasco e Bassetti con cui ho condiviso la mia precedente esperienza nella Segreteria Generale, come direttore dell’Ufficio giuridico e sottosegretario. Un pensiero affettuoso ai precedenti Segretari Generali: il Cardinale Betori e i Vescovi Crociata, Galantino e Russo. Consapevole dell’impegno richiesto, confido nella cordiale partecipazione di tutta la Diocesi di Cagliari, che potrà arricchirsi di un più profondo inserimento nel cammino della Chiesa in Italia”.

Per Baturi, originario di Catania, dove è nato il 21 marzo 1964, si tratta un ritorno nella sede di Circonvallazione Aurelia, 50 dato che dal 2012 al al 2019 è stato direttore dell'Ufficio nazionale per i problemi giuridici e segretario del Consiglio per gli affari giuridici e dal 2015 anche sotto-segretario. L’arcivescovo conosce dunque la macchina, è conosciuto e apprezzato dal personale ecclesiastico e laico della segretaria generale e potrà così offrire un valido supporto all’azione del presidente, cardinale Matteo Zuppi e di tutta la presidenza, di cui comunque egli, in quanto vicepresidente, già era parte integrante. La sua formazione giuridica in utroque iure (è laureato infatti in giurisprudenza all’Università di Catania e successivamente ha conseguito la licenza in diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma) lo aiuterà ulteriormente nel delicato compito affidatogli dal Papa.

Monsignor Baturi è stato ordinato sacerdote il 2 gennaio 1993 dall'arcivescovo Luigi Bommarito per l'arcidiocesi di Catania. Dopo l'ordinazione ha ricoperto, fra gli altri, l'incarico di vicario episcopale per gli affari economici, procuratore generale dell'arcivescovo, vicepresidente dell'Opera catanese per il culto e la religione. È stato anche responsabile per la Sicilia di Comunione e Liberazione e docente di Diritto canonico presso lo Studio teologico San Paolo di Catania.

Nel 2012 poi la nomina a direttore dell’Ufficio per i problemi giuridici della Cei e dopo il periodo di sette anni di cui si è detto, papa Francesco lo nomina il 16 novembre 2019 arcivescovo di Cagliari, dove succede a monsignor Arrigo Miglio, che nel settembre prossimo riceverà proprio dal Pontefice la porpora cardinalizia. Il 25 maggio 2021 è eletto vicepresidente per l'Italia centrale della Conferenza Episcopale Italiana.





Martedì, 05 Luglio 2022

«Ho voluto scegliere come motto la frase di Gesù Cristo: “Siete tutti fratelli” (Mt 8), pensando anche a san Francesco d’Assisi, che è voluto ritornare al Vangelo e ha voluto che la fraternità fosse una caratteristica dei suoi frati, come la povertà, l’amore caritatevole e la solidarietà con i poveri. Ho seguito questa strada. Ed è su questa strada che intendo continuare il mio apostolato… ».

Il cardinale brasiliano Dom Cláudio Hummes, scomparso ieri a 87 anni parlava così del suo ministero episcopale in un’intervista rilasciatami nel 2002 a bilancio dei primi anni della sua guida pastorale nella metropoli di San Paolo in Brasile. E proprio quel suo francescano “Omnes vos fratres”, come recitava il suo stemma episcopale, ispirò molto tempo dopo anche l’ultima enciclica di papa Francesco.

A riprova di una sintonia intessuta negli anni e di un comune sentire ecclesiale tra l’emerito di San Paolo e papa Francesco che gli volle affidare il Sinodo sull’Amazzonia del 2019, ma espressa già negli scrutini del Conclave 2013 che elesse Pontefice l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio. All’amico argentino, seduto accanto, quando raggiunse il numero dei voti necessari per essere eletto, il cardinale Hummes aveva sussurrato all’orecchio: «Non dimenticarti dei poveri», determinando così la scelta del nome del nuovo successore di Pietro.

Lo aveva rivelato papa Francesco stesso ai giornalisti incontrati il 16 marzo 2013: «Io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi».

Nato l’8 agosto 1934 nello stato brasiliano del Rio Grande del Sud, figlio di emigranti tedeschi, aveva preso il nome religioso di Cláudio entrando nell’Ordine dei frati minori nel 1956. A Roma si era poi laureato in filosofia e specializzato in ecumenismo presso l’Istituto Bossey di Ginevra. Prima di approdare alla guida della metropoli paulista nel 1998, è stato dal 1975 al 1996, vescovo di Santo André, il più grande polo industriale dello Stato di San Paolo. Durante quegli anni ha difeso le lotte degli operai rivestendo anche la carica di assistente nazionale della pastorale operaia.

Nel 1996 è stato nominato arcivescovo di Fortaleza, nel Ceará. Il 15 aprile 1998 Giovanni Paolo II lo nominò arcivescovo di San Paolo, la megalopoli che racchiude in sé tutte le contraddizioni del continente latinoamericano, dove masse di miserabili vivono accanto ad una straordinaria accumulazione di ricchezza e nel febbraio del 2001 lo creò cardinale con il titolo di Sant’Antonio da Padova in Via Merulana. Benedetto XVI lo volle nel 2006 prefetto della Congregazione per il clero. Nel maggio 2007 ha partecipato alla V Conferenza episcopale latinoamericana, nota come Conferenza di Aparecida, il cui relatore del documento finale era il cardinale Bergoglio. Ed è proprio quell’assise in cui riaffiorava la visione della Chiesa e della sua missione espressa nei passaggi centrali della Lumen gentium e della Gaudium et spes, che avrebbe segnato il cammino ecclesiale non solo latinoamericano, dove l’allora arcivescovo Bergoglio gli disse che era rimasto impressionato da come i vescovi brasiliani della regione amazzonica parlavano delle sfide della Chiesa in quel grave contesto, e come questo lo avesse risvegliato su ciò che significava l’Amazzonia.

Nel 2013 a Rio de Janeiro, nel discorso ai vescovi brasiliani, il Papa disse che l’Amazzonia rappresentava un test decisivo per la Chiesa, e il cardinale Hummes venne chiamato a presiedere la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) nel 2019, denunciando con forza il neo-colonialismo feroce e predatorio che invade e distrugge il patrimonio di biodiversità espellendo e massacrando i suoi popoli. «La “Laudato si’” mi ha aperto gli occhi a una visione nuova – confidò nell’intervista rilasciata ad “Avvenire” nel marzo del 2019 – ma questo era scattato già ad Aparecida, anche sulle responsabilità della Chiesa per la cura della casa comune, per la salvaguardia di tutta la creazione a partire dalla fede, da Gesù Cristo, perché la Chiesa ha il dovere di curare l’ambiente, come una madre il suo bambino». Il 29 giugno 2020 era stato eletto presidente della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, istituita come strumento per concretizzare le proposte emerse dal Sinodo sull’Amazzonia e divenire "ponte a livello continentale e internazionale". Missione che dom Cláudio, con grande lucidità, ha perseguito fino agli ultimi giorni della sua vita.





Lunedì, 04 Luglio 2022

«Lottare con tutte le forze perché sia rispettata in tutto il mondo la dignità della persona umana; distruggere le strutture sociali che generano oppressione, esclusione e miseria; testimoniare il Vangelo della fraternità universale perché siamo tutti figli dello stesso Padre». Queste parole di dom Hélder Câmara riassumono efficacemente la vita e il messaggio di Luis Tenderini, laico italiano residente da lunghi anni in Brasile, morto nei giorni scorsi a Recife (e lì sepolto sabato 2), per le conseguenze di una leucemia. Dell’arcivescovo di Olinda e Recife, fra i protagonisti del Concilio, Luis era stato amico e stretto collaboratore per anni, a partire dal primo incontro nel 1979.

Originario di Premana, in Valsassina, Luis aveva dovuto lasciare il paese e frequentare le elementari a Como, dopo la morte del padre che lascia la mamma sola con dieci figli piccoli. Nel 1968 la partenza per il Brasile, come scolastico gesuita. Destinazione: Teresina, la capitale dello Stato più povero, nel Nordest. «Il contatto con la realtà sociale di quella regione mi ha orientato a una nuova scelta di vita», raccontava. Da lì la decisione di lasciare i gesuiti per andare a vivere a San Paolo, lavorando come operaio, nella stessa città dove operava il compaesano padre Angelo Gianola, missionario del PIME. «A contatto con i problemi e le lotte del mondo operaio nel difficile contesto politico brasiliano – raccontava Luis – la “vela” della mia vita si è distesa sempre più: ho potuto definire con più chiarezza e determinazione l’obiettivo di una vita inserita nel contesto di una Chiesa popolare, impegnata a vivere e testimoniare lo spirito rinnovatore del Concilio Vaticano II».

Il forte coinvolgimento col movimento operaio – che porta Luis ad incrociare le strade del futuro presidente Lula – conduce lui e la famiglia (nel frattempo si era sposato con Djanira, dalla quale avrà tre figlie), a trasferirsi a Recife nel 1979. Così Luis ricordava la tappa fondamentale del suo percorso: «Quel profetico pastore ha aperto nuovi orizzonti nella mia vita: la Commissione Giustizia e Pace della diocesi e, successivamente, il Movimento Emmaus». Fino al 1995 Luis è stato, di fatto, il braccio destro di Câmara, pagando di persona la sua convinta opzione per i poveri: nel 1989 è stato rapito dagli squadroni della morte e torturato.

Nel 1996 Luis fonda la sezione brasiliana del movimento Emmaus (iniziato nel ’54 in Francia), diventandone poi referente per l’intero continente latinoamericano. Negli anni che seguono, fino alla morte, Luis si dedica ai “trapeiros” (straccivendoli) di Emmaus, sempre tenendo vivi i legami con l’Italia - dove fioriscono varie iniziative di sostegno al movimento - e, in particolare con il suo paese natale.

Nel settembre del 2021, per il suo impegno in favore dei diritti umani, l’Unesco lo ha premiato, mentre a Recife gli è stata intitolata una scuola professionale. Alla sua morte, il centro Hélder Câmara ha diffuso una dichiarazione, in cui leggiamo: «Impossibile dire addio a Tenderini. Una forza come la sua non si esaurisce con l’arrivo della morte. Ha affrontato, da vicino, gli orrori della dittatura. Ha abbracciato la giustizia sociale. Ha dedicato la sua vita alle persone e alla protezione dei diritti. Un’eredità che non sarà mai dimenticata».






Sabato, 02 Luglio 2022

Invocazione e impegno. La preghiera si “gioca” su questo binomio. Perché riconoscersi bisognosi di aiuto non esime dalle responsabilità ma anzi invita a una maggiore attenzione verso le esigenze degli altri e il bene di tutti. Stare con Dio significa, infatti, aprire gli occhi sulla condizione degli uomini e delle donne di oggi, specialmente i più bisognosi, soprattutto nelle emergenze. Così, di fronte alla siccità che asseta i nostri territori, la Chiesa italiana mentre chiama alla preghiera, chiede comportamenti più virtuosi verso la casa comune.

Dal Nord al Sud sono tante le diocesi che sollecitano i fedeli a chiedere il dono dell’acqua, ma l’invito si accompagna alla riflessione sulla custodia di un dono tanto prezioso quanto trascurato.

E, spesso, sprecato.

Una visione d’insieme molto presente nelle parole di monsignor Gian Carlo Perego che ha chiesto a tutti i sacerdoti della sua diocesi, e alle loro comunità di recitare, al termine delle Messe di domenica, un’invocazione a Dio per la pioggia. Perché il Signore garantisca l’acqua necessaria alla vita di tutti.

«È la preghiera del Benedizionale – spiega l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, presidente della Commissione episcopale Cei per le migrazioni (Cemi) e della Fondazione Migrantes – che parte dalla consapevolezza di come venga da Dio il dono di tutto quanto è legato alla vita dell’uomo. Al tempo stesso però la preghiera segna la condizione della nostra “cara terra”, per usare un’espressione di don Primo Mazzolari. La benedizione di Dio che è creatore di ogni cosa, in questo momento diventa la richiesta di un dono particolare, quello dell’acqua, per le persone che lavorano e vivono in questo territorio».

Una realtà che rischia di pagare un prezzo molto pesante alla crisi. «La maggior parte dei 3mila chilometri quadrati del territorio diocesano è da un lato a vocazione agricola e dall’altro, soprattutto il delta del Po, dedito alla pesca. Chiaramente la siccità sta segnando profondamente la vita dei lavoratori».

Malgrado questa consapevolezza, persino tra i cattolici non manca chi ironizza sulla preghiera per la pioggia. «Penso sia un’ironia senza nessun valore – osserva Perego – soprattutto se si guarda a come i cristiani nel corso del secoli hanno amato, e continuano a farlo, questa terra, curandola e bonificandola. La preghiera non significa semplicemente fermarsi a desiderare ma accompagnare un impegno che, riguardo all’ambiente, in questo momento nella Chiesa italiana è molto forte. Mazzolari nel libro Cara terra scrivendo agli agricoltori diceva che la prima azione dei cristiani dev’essere rivolgersi a Chi ha creato questo bene. Ma al tempo stesso la preghiera è fonte di responsabilità perché la casa comune non sia segnata e distrutta dall’egoismo umano. Non possiamo dimenticare che la siccità è dovuta anche al poco impegno nella cura della rete idrica, nella distribuzione dell’acqua e per quanto riguarda il territorio locale a una maggiore collaborazione tra tutte le sue parti, sia riguardo la zona del Delta che l’attività agricola. Come diceva il cardinale Danielou “ogni preghiera è fortemente impegno”. Anche politico, sosteneva, a trasformare una città, un territorio, la terra che ci è stata consegnata».

Inutile dire che, come tutte le emergenze, la siccità peserà particolarmente sui poveri. Tra cui i migranti, di cui monsignor Perego si occupa da sempre. «Già oggi metà dei rifugiati sono “ambientali”: fuggono da territori segnati dai cambiamenti climatici, come terremoti, alluvioni, siccità, carestie. La situazione attuale creerà ancora più migrazione. Anche nel nostro Paese tanti spostamenti tra le regioni sono legati al modificarsi del clima, assieme all’inquinamento e alla non vivibilità di un ambiente che non viene curato».

Occorre allora un cambio di passo. Nel sentire comune ma anche nei comportamenti personali. «Il Papa stesso nella Laudato si’ parla di nuovi stili di vita, che per noi oggi significa anche continuare nel consumo critico, nell’attenzione al riciclo, oltreché nella valorizzazione delle fonti energetiche alternative, Uno degli impegni presi dalla Settimana sociale dei cattolici italiani a Taranto».





Sabato, 02 Luglio 2022

Pregare per la pioggia? Non solo si può, si deve. È lo stesso Messale romano, non un libro di preghiere devozionali, a contemplare fra le “Messe e orazioni per varie necessità” quella, appunto, «per chiedere la pioggia», con una colletta apposita: «O Dio, in te viviamo, ci muoviamo ed esistiamo: donaci la pioggia di cui abbiamo bisogno perché, aiutati dai beni che sostengono la vita presente, tendiamo con maggiore fiducia a quelli eterni… ».

A chiedere a ogni sacerdote di usare questa colletta nelle Messe feriali fino al 9 luglio è stato per esempio l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, Renato Boccardo. Ma nell’Italia disidratata e che boccheggia per la calura le iniziative per invocare dall’alto il dono primordiale dell’acqua si moltiplicano.

Anche a Firenze il cardinale arcivescovo Giuseppe Betori ha inviato una lettera a tutti i presbiteri invitando a usare nelle celebrazioni eucaristiche che lo permettono la colletta appena citata o un’apposita intenzione nelle preghiere dei fedeli. Betori ha quindi ricordato la «preghiera per la pioggia» che compose Paolo VI (QUI IL TESTO) e che pronunciò lui stesso all’Angelus del 4 luglio 1976. Fu quella un’altra estate di aridità anomala e il Pontefice bresciano affacciato in piazza san Pietro disse con il suo eloquio solenne: «Che cosa si può fare? Vi è certo chi pensa e cerca di provvedere a questo enorme malanno. E Dio benedica la saggezza di questi esperti operatori. Ma poi, noi, noi credenti nella divina Provvidenza e nella efficacia della preghiera, noi non potremo, anzi non dovremo forse fare ricorso a quel Dio, Padre nostro, che domina anche le leggi inesorabili della natura, affinché risolva in vantaggio, e presto, dell’umanità, e degli animali stessi, questa sventura meteorologica? Egli lo può; e forse attende l’umiltà e la fede d’una nostra filiale invocazione per restituire l’equilibrio alle stagioni, fecondità alla terra, fluidità ai fiumi, refrigerio alla sete dei viventi».

In Molise domenica in tutti le chiese della regione si pregherà per la fine della siccità. «Un segno di affidamento a Dio, nella luce della fede – spiega una nota –, per manifestare e condividere con fiducia un bisogno con l’Eterno Padre e per aprirsi alla speranza e alla sua intercessione affinché possa presto arrivare una pioggia ristoratrice nei campi donando serenità e fiducia a tutti coloro che sono impegnati nella fatica quotidiana». L’iniziativa nasce da quattro presuli «come segno di vicinanza e solidarietà a tutti gli operatori e alle loro famiglie».

A Rimini il vescovo Francesco Lambiasi, ascoltando la richiesta di molti fedeli, ha chiesto di pregare nelle Messe domenicali «per questa nostra terra, da lunghi mesi assetata di acqua, e per tutta la nostra nazione italiana perché scenda abbondante la pioggia a fecondare le campagne e le famiglie ottengano i frutti del loro lavoro».

L’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nei giorni scorsi ha recitato il Rosario in tre località della “Bassa” – Trezzano sul Naviglio, Mediglia e Trezzano Rosa – la zona più agricola della provincia milanese, per farsi «vicino a coloro che devono il loro lavoro all’acqua».

Ad Adria-Rovigo il vescovo Pierantonio Pavanello aveva chiesto che in tutte le celebrazioni della scorsa domenica fosse inserita un’intenzione di preghiera formulata dall’Ufficio liturgico diocesano.

E sempre più numerosi sono i gesti delle singole parrocchie. Come a Pieve del Cairo (Pavia), dove una processione guidata dal parroco, presente anche il sindaco, ha portato per le strade un crocifisso ligneo del 1700 conservato nella locale chiesa detta della Confraternita, a cui la comunità locale si è rivolta nella sua storia di fronte al flagello della siccità. Un gesto che è stato ripetuto però solo cinque volte in 200 anni, a dimostrare l’eccezionalità del momento. Inoltre dalla comunità ecclesiale arriva anche l’invito a compiere «scelte etiche» per salvaguardare «un bene prezioso come l’acqua». È il caso, ad esempio, del Servizio per la pastorale giovanile di Pavia che annuncia: «Presso gli oratori diocesani e non solo, e durante lo svolgimento del Grest, sono vietati tutti i giochi e le attività che prevedono l’utilizzo e lo spreco dell’acqua».
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Sabato, 02 Luglio 2022

È un pensiero di speciale affetto per il Papa quello che ci può accompagnare in questa XIV Domenica del tempo ordinario (IV dopo la Pentecoste per la Chiesa ambrosiana). Francesco infatti aveva in programma proprio nei prossimi giorni l’atteso viaggio in Africa, nella Repubblica Democratica del Congo, ma la ridotta mobilità delle ultime settimane ha consigliato ancora riposo e terapie. La rinuncia al viaggio apostolico viene mitigata dalla Messa in San Pietro per la comunità congolese romana, che sarà comunque al centro della cristianità (diretta su Tv2000 alle 9.30). Il Papa che in questo periodo non riesce a fare tutto ciò che vorrebbe "richiama" su di sé la nostra preghiera della Messa domenicale, insieme alle tante intenzioni di questo periodo (il ritorno del Covid, la guerra senza spiragli, la siccità sempre più gravosa). Portiamo tutto con noi nelle Messe che seguiremo di persona e, per chi non può, a distanza, negli orari e luoghi riassunti in questa nostra ormai tradizionale guida (grazie a Marina Lomunno e Debora Ruffolo; correzioni e integrazioni: f.ognibene@avvenire.it).

SABATO 2 LUGLIO

Ore 16

Verona, Cattedrale di Santa Maria Assunta: Messa prefestiva in diretta streaming sul canale YouTube ( https://www.youtube.com/channel/UCM2tsB4529DhxKfpXGm0SZw?app=desktop ). Altra Messa prefestiva: ore 18

Ore 16.30

Santuario di Oropa: Messa nella Basilica superiore in diretta streaming su www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/ e sulla paginaFacebook Santuario di Oropa Official. Altra Messa prefestiva: ore 18.15

Ore 16.45

Sacro Monte di Varese: la Messa in rito ambrosiano in diretta streaming sul canale YouTube del Santuario https://www.youtube.com/channel/UC6VNTW5Knf-NpXj5Ys0xjkg

17.30

Dal Duomo di Milano la diretta della Messa vigiliare in rito ambrosiano sul canale YouTube dell'Arcidiocesi https://www.youtube.com/results?search_query=chiesa+di+milano+messa+in+diretta+

Ore 18

Torino, parrocchia delle Stimmate di San Francesco: la diretta streming della Messa prefestiva presieduta dal padre somasco Albano Allocco che opera in Romania al confine con l’Ucraina su https://www.youtube.com/c/parrocchiastimmatetorino.

Cagliari, Nostra Signora di Bonaria: Messa in diretta streaming su https://bonaria.eu/. Altra Messa prefestiva: ore 19.30

Vicoforte, diocesi di Mondovì: dal Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis la Messa in streaming su https://www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/.

Padre Pio Tv: la Messa in diretta sul canale 145 del digitale terrestre nazionale (Tivusat canale 445). Diretta streaming: https://www.teleradiopadrepio.it/padre-pio-tv/

Feltre: dalla Concattedrale la Messa in diretta streaming su http://www.parrocchiaduomo.it/239-diretta-video-duomo-feltre

Basilica di Santa Maria degli Angeli: diretta streaming della Messa su https://www.porziuncola.org/web-tv.html. Alle 19 i Vespri, alle 21.15 il Rosario

Torino, Santuario della Consolata: Messa in diretta streaming su www.laconsolata.org attraverso il canale YouTube del Santuario

Siracusa, Santuario della Madonna delle Lacrime: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it/

Torino: Messa dalla parrocchia di Santa Maria Goretti in diretta streaming sul canale YouTube con accesso dal sito della parrocchia. Celebra il parroco don Nino Olivero, vicario episcopale per la Città.

Dalla parrocchia di San Pietro in Sala a Milano la diretta streaming della Messa in rito ambrosiano sul canale YuoTube de I Sempre Vivi,


Ore 18.30

Roma, Parrocchia-Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale: Messa in diretta su https://santamariadellegraziealtrionfale.wordpress.com/dirette-streaming-seguici-in-diretta/.

Parma: su Giovanni Paolo Tv la diretta della Messa sul digitale terrestre (canali 73, 93 e 682 a diffusione territoriale) e in streaming su https://diretta.giovannipaolotv.it/.


Ore 19

Tv2000 (canale 28 digitale terrestre e 157 di Sky): Messa in diretta dal Santuario dell'Amore Misericordioso di Collevalenza (Perugia).

Ore 20

Parrocchia-Santuario di Nostra Signora della Salute in Borgo Vittoria, a Torino: in streaming sul sito www.chiesasalute.it e sul canale YouTube della parrocchia la Messa presieduta dal parroco don Franco Pairona, Giuseppino del Murialdo. Benedizione finale davanti all’urna di san Leonardo Murialdo.


DOMENICA 3 LUGLIO

Ore 7

Su Tv2000 (canale 28 digitale terrestre e 157 di Sky) la Messa in diretta dalla Cattedrale di Cosenza. Giorni feriali: dalla stessa chiesa, Messe in diretta alle ore 7, 8.30 e 19.

Assisi, Santa Maria degli Angeli: Messa in diretta streaming su https://www.porziuncola.org/web-tv.html.

Santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari: Messa in diretta streaming su https://bonaria.eu/. Altre Messe in diretta: ore 8.30, 10, 11.30, 18 e 19.30


Ore 7.15

Assisi: dalla Basilica di San Francesco la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/sanfrancescoassisi/live_videos/ o sul portale https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/messa-diretta-streaming-oggi.


Ore 7.30

Verona, Cattedrale di Santa Maria Assunta: Messa in diretta streaming sul canale YouTube ( https://www.youtube.com/channel/UCM2tsB4529DhxKfpXGm0SZw?app=desktop ). Altre Messe festive, con diretta streaming: ore 9.30, 11, 12.30 e 18.30. Giorni feriali: Messe alle ore 7, 8, 9 e 18.30. Tutti i giorni Rosario alle 18.

Padre Pio Tv: Messa in diretta tv (canale 145 digitale terrestre nazionale e 445 Tivusat) e in streaming su https://www.teleradiopadrepio.it/padre-pio-tv/. Altre Messe alle ore 11.30 e 18. Giorni feriali: Messe in diretta streaming alle 7.30, 11.30 e 18.

Sacro Monte di Varese: la Messa nel Santuario in diocesi di Milano in diretta streaming su https://www.youtube.com/channel/UC6VNTW5Knf-NpXj5Ys0xjkg. Altre Messe in diretta: ore 9 e ore 11. Giorni feriali: Messa alle ore 8.

Santuario di Oropa: Messa in diretta streaming su www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/ e sulla pagina Facebook Santuario di Oropa Official. Altre Messe: ore 9.30, 10.30, 16.30 (presieduta dal rettore don Michele Berchi) e 18.15. Giorni feriali: Messe alle 8, 9, 16.30 e 18.15. Webcam sul Santuario sempre attive al link https://www.santuariodioropa.it/webcam/


Ore 8

Santuario della Guardia, Genova: diretta streaming della Messa su http://www.santuarioguardia.it/diretta-live-dal-santuario/. Altre Messe: ore 10, 11, 12 e 16. Giorni feriali: ore 10 e 16.

Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it/. Altre Messe: ore 10, 12, 17.30, 19 e 20.


Ore 8.30

Su Tv2000 la Messa in diretta dalla Cattedrale di Cosenza.

Dal Santuario della Consolata, patrona della diocesi di Torino: alla vigilia della Festa Messa in diretta streaming su www.laconsolata.org attraverso il canale YouTube del Santuario. Altre Messe in diretta: ore 10, 11.30, 18 e 19.30. Giorni feriali: ore 8, 9, 10.30, 12 e 18.


Ore 9.30

Tv2000 e radio InBlu2000: in diretta dalla Basilica di San Pietro la Messa presieduta da papa Francesco per la Comunità congolese di Roma.

Duomo di Milano: Messa in diretta streaming sul portale diocesano www.chiesadimilano.it e sul canale YouTube dell'Arcidiocesi https://www.youtube.com/results?search_query=chiesa+di+milano+messa+in+diretta+. Diretta tv su Telenova (canale 18 digitale terrestre regionale).

Torino, Basilica di Maria Ausiliatrice, Casa Madre dei Salesiani, che custodisce le spoglie di don Bosco, la Messa in diretta su Rete 7 (canale 12 del digitale terrestre o su www.rete7.cloud). Celebra don Matteo Vignola, sacerdote salesiano ordinato sabato 25 giugno. Giorni feriali: diretta della Messa in Basilica alle 9, sempre in diretta.

Vicoforte, diocesi di Mondovì: dal Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis la Messa in streaming su https://www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/. Altre Messe: ore 11, 16 (preceduta dalla preghiera del Rosario alle 15.30) e 18.

Verona, Cattedrale di Santa Maria Assunta: Messa in diretta streaming sul canale YouTube ( https://www.youtube.com/channel/UCM2tsB4529DhxKfpXGm0SZw?app=desktop ). Altre Messe festive, con diretta streaming: ore 11, 12.30 e 18.30. Giorni feriali: Messe alle ore 7, 8, 9 e 18.30. Tutti i giorni Rosario alle 18.


Ore 10

Canale 5: in diretta la Messa dalla Cattedrale di Cosenza.

Santuario di Loreto: Messa in diretta su YouTube https://www.youtube.com/channel/UCT9uLSAfEfqgXbArvYyHzQg?view_as=subscriber (tv: Telepace, canale 515 di Sky, e in digitale terrestre), su https://www.telepace.it/diretta/, e sul portale del santuario www.santuarioloreto.va, sezione Diretta Tv. Giorni feriali: alle 7.30 Messa dalla Santa Casa su Telepace e in streaming sui canali indicati. Webcam in diretta dalla Santa Casa dalle 7.30 alle 19 tutti i giorni su https://www.santuarioloreto.va/it/diretta-tv.html

Lecco, diocesi di Milano: in diretta dalla Basilica di San Nicolò la Messa in rito ambrosiano celebrata dal prevosto don Davide Milani. Diretta su Unica Tv (canale 12 e 193 digitale terrestre, diffusione regionale) e in streaming sul canale YouTube LeccoCentro (https://www.youtube.com/channel/UCnVJ3UeDZotfNEv33YSG2YA) e sul sito www.leccocentro.it

Parma: su Giovanni Paolo Tv la diretta della Messa sul digitale terrestre (canali 73, 93 e 682 a diffusione territoriale) e in streaming su https://diretta.giovannipaolotv.it/. Alle 20 e alle 21 la catechesi del vescovo Enrico Solmi.

Badia di Ripoli (Firenze): la Messa in diretta streaming su https://www.youtube.com/watch?v=bpOI9OK7RXc&feature=youtu.be

Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago, in diocesi di Milano: Messa in diretta streaming su https://www.youtube.com/channel/UCSMk-Nxh4u2HmZRXyrnrTIA/live. Messa anche alle ore 16.

Dal Santuario Basilica della Madonna di San Marco in Bedonia (Parma) la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook del Seminario Vescovile di Bedonia https://www.facebook.com/SeminarBedonia/, sul canale Youtube https://bit.ly/3uD8wIP e in tv sul digitale terrestre (Rta Videotaro, canale 88).

Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it/. Altre Messe: ore 12, 17.30, 19 e 20.


Ore 10.30

Torino, dalla Parrocchia-Santuario di Santa Rita da Cascia la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channe/UCVHC3_Za5sNUg2e_6cmTtjg (accesso anche dal sito del Santuario) presieduta dal rettore monsignor Mauro Rivella.

Feltre: dalla Concattedrale la Messa in diretta streaming su http://www.parrocchiaduomo.it/239-diretta-video-duomo-feltre

Comunità pastorale San Benedetto Abate: dalla chiesa di Sant'Agata in Bulgarograsso (Diocesi di Milano) Messa in rito ambrosiano in diretta streaming sul canale YouTube della Comunità pastorale San Benedetto.

Torino: dalla parrocchia di Santa Maria Goretti la Messa celebrata dal parroco don Nino Olivero in diretta streaming sul canale YouTube della parrocchia.


Ore 11

Raiuno: la Messa in diretta dal Santuario di San Lucido in Aquara (Salerno). Regia di don Michele Totaro, commento di Elena Bolasco.

Santuario di Santa Maria di Caravaggio a Milano: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/c/ParrocchiaSantaMariadiCaravaggioMilano

Cremona: la Messa in diretta tv dalla Cattedrale in tv (Cremona 1, anche attraverso il portale www.cremona1.it) e in streaming sui canali social della diocesi (sul sito https://www.diocesidicremona.it/ e sul canale YouTube della diocesi).

Andria: dal Santuario del Santissimo Salvatore la Messa in diretta su TeleDehon in streaming (https://www.teledehon.it/ e https://www.youtube.com/user/teledehon) in tv (digitale terrestre: Puglia e Basilicata canale 19, Calabria sul canale 86, Campania canale 186).

Padova, Basilica di Sant’Antonio: la Messa in diretta su https://www.santantonio.org/it/live-streaming. Altra Messa alle ore 18. Giorni feriali: ore 18. Sempre attive una webcam sull’Arca del Santo https://www.santantonio.org/it/webcam-arca-del-santo e una sul sagrato della Basilica https://www.santantonio.org/it/content/webcam-sagrato-della-basilica-del-santo

Dal Santuario della Spogliazione di Assisi, dove sono custodite le spoglie del beato Carlo Acutis, la Messa in diretta streaming su https://www.mariavision.it/maria-vision-italia. Sul sito del Santuario sempre attiva una webcam sulla tomba del beato https://www.mariavision.it/santuario-spogliazione-assisi. Dal 1° giugno il corpo di Carlo Acutis è esposto in modo permanente.

Adro (Brescia), Santuario della Madonna della Neve (Padri Carmelitani Scalzi): la Messa in diretta streaming su www.youtube.com/c/MadonnadellaNeveSantuario

Mignanego (Genova), Santuario di Nostra Signora della Vittoria (Fraternità monastica di San Colombano): Messa su https://www.facebook.com/santuariodellavittoria/

Torino, dalla parrocchia delle Stimmate di San Francesco in diretta streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/parrocchiastimmatetorino la Messa della comunità presieduta dal parroco don Tonino Borio.


Ore 11.15

Legnano, diocesi di Milano: dalla chiesa del Santissimo Redentore la diretta streaming della Messa in rito ambrosiano su https://www.legnanello.it/messa-in-diretta/


11.30

Dal Semig di Torino la Messa in diretta streaming su https://www.youtube.com/watch?v=KMZHPAN0dCU. Giorni feriali: Messa alle 12 in diretta streaming con accesso da https://www.sermig.org/multimedia/live-streaming/messa-e-liturgia.html

Assisi, Santa Maria degli Angeli: Messa in diretta su https://www.porziuncola.org/web-tv.html. Altre Messe alle ore 7, 8.30, 10, 16 e 18. Secondi Vespri alle 19. Giorni feriali: Messe alle ore 7, 8.30 e 18. Lodi tutti i giorni alle 6.30, Rosario alle 17.15.

Milano: dalla parrocchia di Santa Maria Nascente, nel quartiere Qt8, la Messa in rito ambrosiano in diretta streaming sul canale YouTube della parrocchia https://www.youtube.com/channel/UCYQmzOHK5h8coUgq8_SWT8A

Padre Pio Tv: Messa in diretta tv (canale 145 digitale terrestre nazionale e 445 Tivusat) e in streaming su https://www.teleradiopadrepio.it/padre-pio-tv/.

Appiano Gentile (provincia di Como, diocesi di Milano): dalla chiesa prepositurale di Santo Stefano, nella Comunità pastorale Beata Vergine del Carmelo, la Messa in rito ambrosiamo in diretta streamng sul canale YouTube della comunità https://www.youtube.com/c/ComunitàPastoraleBeataVerginedelCarmelo


Ore 12

Raiuno e Tv2000: in diretta da piazza San Pietro l'Angelus con papa Francesco.

Parrocchia di San Pietro in Sala a Milano: la Messa in rito ambrosiano celebrata dal parroco don Domenico Storri in diretta streaming sul canale YouTube de iSemprevivi, associazione promossa dalla comunità dove fu attivo il beato don Carlo Gnocchi per le persone con disagio psichico.


Ore 16

Santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio: Messa in diretta streaming sul sito del Santuario. Altre Messe festive diffuse in diretta streaming: ore 7, 8.30, 10, 11.45 e 17.30. Alle 15 Benedizione eucaristica e Rosario. Giorrni feriali: Messe alle 7. 8.30, 10 e 16. E' sempre attiva una webcam sulla venerata immagine mariana del Santuario.


Ore 17.30

Cascia: dalla Basilica di Santa Rita i Vespri e la Messa in diretta streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/watch?v=MQnxIog__ak

Strà, Alta Val Tidone (Piacenza): dal Santuario della Beata Vergine Madre delle Genti la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UC5Y79huwWML6YGOcLSc5SFA (Rosario ore 17)


Ore 18

Dalla Basilica di San Francesco ad Assisi la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/sanfrancescoassisi/live_videos/ o sul portale https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/messa-diretta-streaming-oggi. Sul sito webcam sulla tomba di san Francesco (https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/web-cam-cripta-di-san-francesco-assisi), davanti alla quale ogni giorno ale 12.30 si prega l'Angelus.Giorni feriali: Messe in streaming alle 6.30 e alle 18.

Santuario della Madonna di Caravaggio in Piné, diocesi di Trento: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UCRuwql-dV6QmnflbRdWZ6aQ.

Ore 19

Su Tv2000 la Messa in diretta dalla Cattedrale di Cosenza.

Roma, Parrocchia-Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale: Messa in diretta su https://santamariadellegraziealtrionfale.wordpress.com/dirette-streaming-seguici-in-diretta/. Altre Messe: ore 7, 8, 9, 10 e 11. Giorni feriali: ore 7, 8, 9 e 19. Prefestiva: ore 19.


Ore 20

Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it/





Sabato, 02 Luglio 2022

Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Verona presentata da monsignor Giuseppe Zenti e ha nominato al suo posto monsignor Domenico Pompili, finora vescovo di Rieti, presidente della Commissione Episcopale per la Cultura e le Comunicazioni Sociali della Cei. Lo rende noto un Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede.

Monsignor Domenico Pompili è nato il 21 maggio 1963 a Roma ed è stato ordinato sacerdote il 6 agosto 1988 per la diocesi di Anagni-Alatri. Dopo l'ordinazione presbiterale ha ricoperto vari ministeri ed uffici nella Diocesi di Anagni-Alatri, conseguendo inoltre il Dottorato in Teologia Morale nel 2001 presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma.

Nel 2005 monsignor Pompili è stato nominato Aiutante di Studio della Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana, in particolare presso Sat 2000 e Radio in-Blu. È stato poi Segretario della Fondazione Comunicazione e Cultura, Membro del Comitato Italiano per il Sostegno alle Iniziative della Pastorale Giovanile (Cisip), membro del Consiglio di Amministrazione del quotidiano Avvenire e Docente Incaricato di Teologia Morale presso l'Istituto Teologico Leoniano di Anagni.

Dal 2007 è stato Direttore dell'Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana e, dal 2009, Sotto-Segretario della stessa.

Nominato Vescovo di Rieti il 15 maggio 2015, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 5 settembre successivo. Il 29 ottobre 2020 è stato nominato Amministratore Apostolico di Ascoli Piceno, incarico mantenuto fino al 28 novembre 2021. In seno alla Conferenza Episcopale Italiana, è Presidente della Commissione Episcopale per la Cultura e le Comunicazioni Sociali.

Le parole di Pompili alla città di Rieti

L'annuncio alla città

Il 20 giugno, ha raccontato monsignor Pompili parlando alla città di Rieti, "sono stato chiamato a Roma. Ed informato che il Papa mi nominava vescovo di Verona. Avevo in questi anni avuto sentore di qualche spostamento - ha proseguito -, ma poi tutto era sempre rientrato. Consideravo che così sarebbe stato ancora a lungo. Oggi, anzi da qualche giorno, sono dentro una tempesta emotiva, sopraffatto dalle tantissime persone che mi hanno svelato il loro affetto e la loro amicizia. Non che non avvertissi prima questa energia fatta di vicinanza e di simpatia, ma era come dissolta nel quotidiano andirivieni e non ci si faceva caso. In queste ore, vinte le inibizioni e la riservatezza, è venuto alla luce un legame forte, tenace che mi toglie il respiro".

Pompili ha detto che se avesse scelto non sarebbe "andato a finire così lontano da qui, dalla mia terra, dai miei genitori". "Ma so che la 'chiamata' è sempre una novità che non si può preventivare. Nel Vangelo di oggi - ha detto ancora il vescovo di Rieti - sono riportate queste parole: né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano. La novità è soltanto Gesù Cristo che da questa Cattedrale dove sono stato ordinato vescovo ha annunciato in questi 7 intensi anni. È soltanto Gesù la novità che fa saltare il banco delle consuetudini, dei pregiudizi, delle ovvietà. Si dice solitamente che a Rieti non succede mai niente. È successo di tutto in questi 7 intensissimi anni: terremoto, pandemia, alluvione, crisi economica e sociale. E siamo stati insieme. 'Fides' significa 'legame' che per quanto invisibile è indistruttibile. Non mi viene da pensare che si allenterà o si distruggerà, ma si affinerà e si approfondirà. Questo è il mio augurio. Non senza aver detto grazie a tutti. E scusa a chi posso aver contristato".

"Non scappo di notte. Perciò avremo tutto il tempo di stare insieme - ha concluso monsignor Domenico Pompili - fino all'inizio del ministero a Verona. Verosimilmente in settembre. Intanto pregate voi per me e io per voi, così quel che è stato seminato porti frutto, sotto la guida di un altro pastore. Per fortuna il pastore buono delle pecore che è Gesù non passa né cambia".

Il saluto alla diocesi di Verona

Sul sito della diocesi di Verona è stato pubblicato anche il messaggio che il neo-vescovo ha rivolto alla diocesi veneta. Qui il testo.

«Neppure si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti gli otri scoppiano e così si versa il vino e si perdono gli otri. Ma il vino nuovo si mette in otri nuovi, così si conservano entrambi» (Mt 9,17).

Le parole di Gesù (come dalla liturgia del giorno di oggi) risuonano nel momento in cui viene reso noto che Papa Francesco mi ha eletto vescovo di Verona, succedendo a mons. Zenti che abbraccio con gratitudine.

Questa scelta inattesa mi ha spiazzato. Fino a qualche giorno fa non avrei mai immaginato di venire da voi e di lasciare quelli tra i quali ho vissuto per sette intensi anni, segnati anche dal terremoto.

Naturalmente il testo evangelico suggerisce ben altro rispetto a questa mia troppo personale interpretazione. Quel che è incomparabilmente “nuovo”, infatti, è il Signore Gesù! Lui è il “vino nuovo” che fa saltare consuetudini e spazza via pregiudizi. È nel suo Nome che vengo a voi.

Esattamente un secolo fa (1922) Romano Guardini, che era nato proprio a Vero- na (1885), prima di emigrare con la sua famiglia in Germania, sottolineava che «si è iniziato un processo di incalcolabile portata: il risveglio della Chiesa nelle anime». E descriveva tale processo come «la via per diventare uomo».

Dobbiamo onestamente riconoscere che il “suolo umano” si è impoverito, si è svuotato del suo humus di relazioni, legami, responsabilità e così è divenuto friabile e inconsistente. Al punto che l’uomo stesso, su questo terreno incerto, finisce per diventare “di sabbia”. Siamo tutti, donne e uomini, dalla “testa pesante” che fatichiamo a portare avanti la nostra vita, dubitiamo del tragitto e del senso, chiedendo al contempo riconoscimento e rassicurazione.

In tale contesto, quale è la strada da percorrere insieme?

Guardini non ha dubbi. E neanche io. Grazie alla fede cristiana, infatti, «emerge un punto, che non appartiene al mondo; un luogo, in cui si può camminare; uno spazio in cui si può entrare; una forza su cui ci si può appoggiare; un amore, a cui ci si può affidare». È la ricerca della fede che vengo a vivere con voi, insieme a tutti, credenti e non credenti, donne e uomini di buona volontà.

Spero che il tempo che ci separa dall’incontro rafforzi in tutti la determinazione ferma e perseverante di camminare insieme.

Con amicizia e con gratitudine.

QUI LA LETTERA IN PDF





Venerdì, 01 Luglio 2022

Quando parla del servizio che sta per iniziare, della realtà che lo attende, usa l’immagine della Chiesa in cammino, spiega l’importanza di essere vicini alle persone, indica nell’appartenenza un valore da far crescere. Monsignor Paolo Martinelli, 63 anni, frate minore cappuccino, dal 2014 vescovo ausiliare di Milano, è il nuovo vicario apostolico dell’Arabia Meridionale. Una regione molto vasta che comprende gli Emirati Arabi Uniti, l’Oman e lo Yemen, per una popolazione di circa 43 milioni di persone, tra cui, più o meno, un milione di cattolici.

La nomina, di papa Francesco, è arrivata lo scorso 1° maggio. «Da una parte – spiega monsignor Martinelli – è stata certamente una sorpresa perché non me l’aspettavo. Dall’altra parte i frati cappuccini sono molto impegnati in quell’area e da oltre un secolo ne esprimono il vicario apostolico. Quando ho ricevuto la comunicazione della nomina ho capito subito di che cosa si trattava, essendo questa una missione ben conosciuta nel mio ordine. Ho vissuto tutto con grande gratitudine e con un profondo desiderio di preghiera».

La sua nuova comunità è composta quasi del tutto da lavoratori migranti. Il suo predecessore, monsignor Paul Hinder la definisce una Chiesa pellegrina.
L’accostamento tra Chiesa di migranti e Chiesa pellegrina è molto bello. In questa prospettiva nell’essere Chiesa composta da migranti, provenienti da tanti Paesi diversi, si esprime qualche cosa di essenziale per tutta la Chiesa. Significa concepirsi continuamente in cammino, verso la pienezza del regno di Dio. Si tratta di offrire a tutti i fedeli in modi adeguato alle proprie condizioni di vita la possibilità di approfondire la propria fede, la vita cristiana in tutti i suoi aspetti, facendo sentire la vicinanza della Chiesa alla gente, nella gioia e nel dolore. I fedeli nell’Arabia meridionale frequentano molto la Chiesa, chiedono i sacramenti, sentono con particolare intensità la celebrazione eucaristica. È importante far crescere il senso di appartenenza alla Chiesa come popolo di Dio.

Domani inizierà il suo servizio. Come?
Sarà una cosa molto semplice: inizierò il mio ministero celebrando la santa Messa nella Cattedrale di San Giuseppe ad Abu Dhabi, sede del vicariato apostolico, insieme al mio predecessore, monsignor Paul Hinder, ai sacerdoti e ai fedeli.

La sua nomina, come si diceva, conferma l’importanza della presenza francescana in questa terra così particolare.
Direi, da una parte, che la famiglia francescana è da sempre coinvolta nel Medio Oriente, nella Terra santa. Questa presenza è radicata nella esperienza stessa di san Francesco d’Assisi. Si tratta di una storia di otto secoli che intreccia i francescani con il Medio Oriente. Dall’altra parte i frati cappuccini sono impegnati da tanto tempo proprio nella penisola arabica e portano avanti una preziosa presenza con i migranti e di dialogo interreligioso, in particolare con i fedeli musulmani.

Tornando a Hinder, cosa le ha consigliato in particolare?
Ci sentiamo regolarmente, mi sta piano piano introducendo in questa nuova missione. È un uomo di grande sapienza ed equilibrio. Ha fatto cose straordinarie in questi anni. La realtà del vicariato è molto cresciuta sotto il suo episcopato. Avremo modo di stare insieme presto e sono desideroso di ascoltare tutti i suoi preziosi consigli.

Immagino che un ruolo importante come punto di riferimento lo svolgerà il Documento sulla fratellanza umana.
Si tratta di un testo fondamentale. Essendo stato firmato proprio ad Abu Dhabi da papa Francesco e dal grande Imam di Al-Azhar penso che noi abbiamo il dovere e la responsabilità di custodirne la memoria e di approfondirne le implicazioni culturali, sociali e religiose. Data l’attuale situazione mondiale, questo documento sta diventando ogni giorno sempre più importante.

Elemento molto importante in una realtà dove i cristiani sono minoranza sarà il dialogo interreligioso, da calare nella realtà quotidiana.
Credo ci siano diversi livelli di relazioni interreligiose. Da una parte è necessario approfondire la conoscenza reciproca, favorire il dialogo; dall’altra parte occorre mostrare il contributo che le religioni possono e devono dare allo sviluppo della pace, della giustizia e della fratellanza universale. In questa prospettiva è molto interessante il lavoro che il vicariato sta facendo attraverso le scuole cattoliche. Oltre all’immenso lavoro fatto dalle parrocchie, che servono pastoralmente oltre un milione di cattolici presenti in questa zona, è decisivo il lavoro fatto dalle nostre scuole; infatti molti studenti sono musulmani. Si tratta di una grande occasione di confronto. Il ruolo dell’educazione è fondamentale per il dialogo concreto tra cattolici e musulmani.

Qual è la maggior preoccupazione, se c’è, e la più grande gioia che l’accompagnano all’inizio di questo cammino?
Da una parte sento certamente il timore di essere chiamato ad affrontare una esperienza pastorale tanto diversa da quanto ho vissuto finora. Si tratta di una realtà complessa, non mancano ricchezze ma anche situazioni dolorose come quella drammatica dello dello Yemen. Dall’altra parte sono contento di poter contare su collaboratori molto validi e ben radicati sul territorio. Non pochi frati cappuccini che troverò nell’Arabia meridionale sono stati miei studenti a Roma, quando insegnavo teologia. Questa è per me una grande gioia. Sono soprattutto certo che il Signore è presente ed è all’opera anche in quella terra. È importante rinnovare il mio affidamento totale al Signore.

Lei è stato a lungo vescovo ausiliare di Milano, cosa vorrebbe esportare di ambrosiano in questa nuova esperienza?
Porto con me la ricchezza di questi otto anni vissuti al servizio della Chiesa ambrosiana. Inoltre, anche la Chiesa di Milano sta riflettendo da anni sull’essere “Chiesa dalle genti”, popolo di Dio formato da fedeli portatori di culture, tradizioni e carismi diversi. Porto con me questo spirito perché anche in Arabia meridionale la Chiesa sia sempre più unita e pluriforme.

CHI E'

Paolo Martinelli è nato a Milano il 22 ottobre 1958. Nel 1978 entra tra i frati minori cappuccini, emettendo la professione perpetua il 23 dicembre 1984. Ordinato presbitero il 7 settembre 1985, studia alla Gregoriana dove ottiene la licenza in teologia nel 1990 e tre anni più tardi il dottorato. Dal 1993 al 2014 docente di teologia alla stessa Gregoriana e all’Antonianum, è stato preside dell’Istituto francescano di spiritualità. Il 24 maggio 2014 è nominato vescovo ausiliare di Milano ricevendo l’ordinazione episcopale il 28 giugno. Per circa un anno presidente della Commissione episcopale Cei per il clero e la vita consacrata, il 1° maggio scorso è stato nominato vicario apostolico dell’Arabia meridionale.





Mercoledì, 29 Giugno 2022

Il Papa l’ha ribadito più volte: la siccità è un problema grave. Che chiede interventi concreti. All’Angelus, nella solennità dei santi Pietro e Paolo, Francesco ha auspicato «che si attuino le misure necessarie a fronteggiare queste urgenze e a prevenire le emergenze future. Tutto questo deve farci riflettere sulla tutela del creato, che è responsabilità nostra, di ciascuno di noi. Non è una moda, è una responsabilità – ha aggiunto il Pontefice –: il futuro della terra è nelle nostre mani e con le nostre decisioni!».

Naturalmente di fronte alle situazioni difficili il credente è chiamato a unire due elementi: la preghiera a Dio e l'impegno personale e comunitario. Vanno in questo senso tante iniziative lanciate dalla diocesi italiane. Così lo scorso 25 giugno l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini ha recitato il Rosario in tre chiese di campagna «per il dono dell’acqua» e ha promosso un pellegrinaggio mariano nel territorio agricolo del Milanese ferito dalla carenza di acqua. «La preghiera per la fecondità della terra e la pioggia che viene dal cielo – ha sottolineato Delpini – richiede la fede semplice dei bambini che si fidano del Padre che sta nei cieli. Richiede la fede sapiente che raccoglie in ogni situazione l’occasione per accogliere la chiamata a conversione verso uno stile di vita che abiti la terra come chi coltiva il giardino piantato da Dio in Eden. Richiede la fede cristiana che, obbediente al comando di Gesù, prega: “Sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano”».

Nessuna forma di magia, dunque ma la richiesta umile di aiuto che si accompagna all’impegno concreto contro l’emergenza. Va in questa direzione anche la sollecitazione di monsignor Gian Carlo Perego che ha chiesto a tutti i sacerdoti della diocesi di Ferrara-Comacchio e alle loro comunità di recitare, al termine delle Messe di domenica prossima 3 luglio, una preghiera perché il Signore ci doni l'acqua necessaria per la vita di tutti.

Questo il testo della preghiera:

«Grazie a te, o Dio nostro Padre, che nell'acqua, tua creatura, ci hai aperto il grembo della vita; grazie a te, per l'onda che irriga, il lavacro che purifica, la bevanda che disseta, il fonte della nostra rinascita Cristo tuo Figlio.

Fa', o Signore, che ogni uomo possa sempre godere di questo refrigerio e conservando limpida e casta l'opera della creazione, veda in essa il riverbero della tua bontà e un invito costante alla purezza del corpo e dell'anima.

Donaci, o Dio, la pioggia di cui abbiamo tanto bisogno perché, aiutati dai beni che sostengono la vita presente, tendiamo con maggiore fiducia a quelli eterni».

Molto nota in questo ambito la preghiera di Paolo VI recitata la prima volta all’Angelus del 4 luglio 1976, anche allora tempo di siccità:

“Dio, nostro Padre, Signore del cielo e della terra (Mat. 11, 25),

tu sei per noi esistenza, energia e vita (At. 17, 28).

Tu hai creato l’uomo a tua immagine (Gen. 1. 27-28)

perché con il suo lavoro faccia fruttificare

le ricchezze della terra

collaborando così alla tua creazione.

Siamo consapevoli della nostra miseria e debolezza:

nulla possiamo senza di te (Cfr. Gv. 15).

Tu, Padre buono, che su tutti fai brillare il tuo sole (Mat. 5, 45)

e cadere la pioggia,

abbi compassione di quanti soffrono duramente

per la siccità che ci ha colpito in questi giorni.

Ascolta con bontà le preghiere a te rivolte

fiduciosamente dalla tua Chiesa (Luc. 4, 25),

come esaudisti le suppliche del profeta Elia (1 Re 17, 1),

che intercedeva in favore del tuo popolo (Giac. 5, 17-18).

Fa’ scendere dal cielo sopra la terra arida

la pioggia sospirata,perché rinascano i frutti (Ibid. 5, 18)

e siano salvi uomini e animali (Sal. 35, 7).

Che la pioggia sia per noi il segno

della tua grazia e benedizione:

così, riconfortati dalla tua misericordia (Cfr. Is. 55, 10-11),

ti renderemo grazie per ogni dono della terra e del cielo,

con cui il tuo Spirito soddisfa la nostra sete (Gv. 7, 38-39).

Per Gesù Cristo, tuo Figlio, che ci ha rivelato il tuo amore,

sorgente d’acqua viva zampillante per la vita eterna (Ibid. 4, 14).Amen”.





Mercoledì, 29 Giugno 2022

Sulla liturgia il Papa invita ad “abbandonare le polemiche”, per “per ascoltare insieme che cosa lo Spirito dice alla Chiesa”. L’esortazione è contenuta nella Lettera apostolica Desiderio Desideravi pubblicata oggi e che in qualche modo chiude il cerchio di un percorso iniziato con la plenaria del Dicastero del Culto divino del febbraio 2019 e proseguita con il motu proprio Traditionis custodes. In sostanza è un altolà alle nostalgie di quanti storcono il naso di fronte alla riforma liturgica conciliare e propugnano in maniera divisiva un ritorno al rito precedente al Concilio.

QUI IL TESTO DELL'ESORTAZIONE

Il documento di Francesco non è comunque una nuova istruzione o un direttorio con norme specifiche, quanto piuttosto una meditazione per comprendere la bellezza della celebrazione liturgica e il suo ruolo nell’annuncio del Vangelo.

Il primo riferimento del testo è infatti alla Sacrosanctum Concilium, la costituzione sulla liturgia, e al suo nucleo centrale che definisce la liturgia stessa fonte e culmine della vita della cristiana. Il Papa spiega così questa espressione: “Una celebrazione che non evangelizza non è autentica, come non lo è un annuncio che non porta all’incontro con il Risorto nella celebrazione: entrambi, poi, senza la testimonianza della carità, sono come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita”.

Intorno a questa essenziale affermazione la Lettera del Papa costruisce poi una serie di annotazioni anche pratiche, a partire dall’indispensabile “stupore per il mistero pasquale”. “Ogni aspetto del celebrare va curato (spazio, tempo, gesti, parole, oggetti, vesti, canto, musica) e ogni rubrica deve essere osservata”, ma tutto ciò potrebbe non bastare se venisse a mancare proprio quello stupore, senza il quale “potremmo davvero rischiare di essere impermeabili all’oceano di grazia che inonda ogni celebrazione”.

Che cos’è lo stupore per il mistero pasquale di cui scrive papa Bergoglio? Innanzitutto spiega il documento, non è da confondere con il fumoso “senso del mistero”, di cui parlano coloro che imputano alla riforma liturgica di averlo eliminato dalla celebrazione. Lo stupore, avverte infatti il Pontefice, non è una specie di smarrimento di fronte ad una realtà oscura o ad un rito enigmatico, ma è, “al contrario, la meraviglia per il fatto che il piano salvifico di Dio ci è stato rivelato nella Pasqua di Gesù”.

In realtà, secondo Francesco, le polemiche liturgiche degli ultimi anni non possono essere liquidate come una semplice divergenza tra diverse sensibilità nei confronti di una forma rituale, ma nascondono una radice squisitamente “ecclesiologica”, cioè relative a diverse concezioni della Chiesa. Non si può dire, precisa il Pontefice, di riconoscere la validità del Concilio e non accogliere la riforma liturgica nata dalla Sacrosanctum Concilium. Anzi questa può essere un valido antidoto di fronte allo smarrimento della post-modernità, all’individualismo, al soggettivismo e allo spiritualismo astratto.

Sul piano schiettamente liturgico l’invito del Papa è ad evitare “la ricerca di un estetismo rituale che si compiace solo nella cura della formalità esteriore di un rito o si appaga di una scrupolosa osservanza rubricale. Ovviamente – aggiunge Francesco - questa affermazione non vuole in nessun modo approvare l’atteggiamento opposto che confonde la semplicità con una sciatta banalità, l’essenzialità con una ignorante superficialità, la concretezza dell’agire rituale con un esasperato funzionalismo pratico”. In sostanza, la liturgia “non può essere ridotta alla sola osservanza di un apparato rubricale e non può nemmeno essere pensata come una fantasiosa – a volte selvaggia – creatività senza regole”.

Per questo il Pontefice rilancia con forza la necessità di una formazione liturgica nei seminari. E avverte anche i sacerdoti. La qualità della celebrazione dipende molto anche dallo loro stile di presidenza dell’assemblea. Vanno evitati “rigidità austera o creatività esasperata; misticismo spiritualizzante o funzionalismo pratico; sbrigatività frettolosa o lentezza enfatizzata; sciatta trascuratezza o eccessiva ricercatezza; sovrabbondante affabilità o impassibilità ieratica”. Tutti modelli che hanno un’unica radice: “un esasperato personalismo dello stile celebrativo che, a volte, esprime una mal celata mania di protagonismo”. “Presiedere l’Eucaristia – ricorda invece il Papa - è stare immersi nella fornace dell’amore di Dio. Quando ci viene dato di comprendere, o anche solo di intuire, questa realtà, non abbiamo di certo più bisogno di un direttorio che ci imponga un comportamento adeguato”.





Mercoledì, 29 Giugno 2022

Il Giubileo del 2025 ha il suo logo, scelto da papa Francesco su una terna che gli è stata sottoposta dopo una accurata selezione tra le 294 proposte arrivate da 213 città e da 48 Paesi diversi. Con una fascia di età dei partecipanti tra i 6 e gli 83 anni. Il logo, opera di Giacomo Travisani, è stato presentato dall’arcivescovo Rino Fisichella, delegato del Papa per l’organizzazione dell’Anno Santo.

Il presule ha approfittato dell’occasione per spiegare che in questi anni di preparazione «è necessario fornire le Chiese particolari sparse nel mondo di strumenti in grado di favorire la pastorale per esprimere al meglio lo slancio dinamico necessario perché il Giubileo possa essere un vero evento ecclesiale in grado di sostenere la fede ed essere prodromo per l’evangelizzazione». In particolare, ha rivelato Fisichella, Francesco ha chiesto che questi due anni abbiano a focalizzarsi su due tematiche particolari. Il 2023 sarà dedicato alla rivisitazione dei temi fondamentali delle quattro Costituzioni conciliari perché «la Chiesa possa respirare di nuovo del profondo e attuale insegnamento prodotto dal Vaticano II». Per questo sono in produzione «una serie di sussidi agili, scritti con un linguaggio accattivante per permettere a quanti non hanno memoria dell’evento di incuriosirsi e di entrare nel merito del Concilio per scoprire l’anelito innovatore che ha permesso alla Chiesa di entrare con consapevolezza nel terzo millennio della sua storia». Il 2024 sarà invece un anno dedicato alla preghiera «in modo da creare un contesto favorevole al Giubileo e permettere che i pellegrini possano prepararsi a questo evento, che è anzitutto spirituale, in modo coerente ed efficace».

Questi due anni, ha precisato Fisichella, «servono anche per rendere Roma e l’Italia una città e un Paese che ancora una volta può mostrare il meglio di sé con la sua tradizione di accoglienza che nel corso dei secoli l’ha resa<+CORSIV50R> patria communis<+TOND50R>». Per questo il presule ha ringraziato il Governo Italiano, con particolare riferimento al ministro per il turismo Massimo Garavaglia, il sindaco di Roma e commissario per il Giubileo, Roberto Gualtieri, il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Un ringraziamento particolare l’ha rivolto alla Fondazione Roma nella persona del presidente emerito Emmanuele Emanuele.

Fisichella ha ricordato che ogni Anno Santo nella storia della Chiesa «assume il suo pieno significato quando è inserito nel contesto storico che l’umanità vive e soprattutto quando riesce a leggere i segni delle ansie e angosce unite alle aspettative che le persone percepiscono». «La fragilità sperimentata in questi ultimi anni, insieme alla paura della violenza delle guerre – ha osservato – non fa che rendere paradossale la condizione umana». Da una parte «sente forte la potenza della tecnica che determina le giornate in maniera preponderante». Dall’altra «si ritrova spesso incerta e confusa sul proprio futuro». È da qui «che è sorta immediata l’urgenza di vivere il prossimo Giubileo alla luce della speranza». Da qui il motto “Pellegrini di speranza”. Per Fisichella, poi il prossimo Giubileo «non può esimersi dall’entrare» nella cultura digitale, in cui sono immersi soprattutto i più giovani. E per questo «si dovrà consentire a milioni di utenti di diventare pellegrini anche attraverso il digitale e muoversi per i cammini cogliendo la bellezza e la sacralità del momento attraverso la ricezione di notizie che mentre consente di fare memoria di secoli di storia obbliga comunque a rimanere radicati al presente con l’impegno che questo richiede».

Fisichella ha precisato che il logo potrà essere utilizzato da tutte le comunità in forma gratuita esclusivamente per le iniziative di carattere pastorale non aventi scopo di lucro. Mentre l’utilizzo del logo per scopi commerciali è vincolato dal copyright. E ha informato che dopo l’estate sarà disponibile il sito ufficiale del Giubileo con la relativa App. Infine ha anticipato un primo elenco di categorie attorno a cui ruoteranno i grandi eventi giubilari: «Famiglie, bambini, giovani, movimenti e associazioni, anziani, nonni, disabili, sport, malati e sanitari, università, mondo del lavoro, cori e corali, confraternite, sacerdoti, persone consacrate, cattolici orientali, catechisti, poveri, carcerati».





Mercoledì, 29 Giugno 2022

La diocesi calabrese di San Marco Argentano-Scalea in festa con il vescovo emerito Augusto Lauro che oggi, nella solennità dei Santi apostoli Pietro e Paolo, raggiunge il traguardo del settantacinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale, avvenuta nella Cattedrale di Cosenza il 29 giugno 1947 per le mani dell’arcivescovo Aniello Calcara.

Il presule è nato il 29 novembre 1923 (tra cinque mesi dunque compirà 99 anni) a Tarvisio, in provincia di Udine, per poi trasferirsi con la famiglia a Cosenza, nel 1936. Da giovane è stato assistente diocesano della Gioventù italiana di Azione cattolica (Giac). Ragioniere e studente universitario in economia e impiegato presso l’Intendenza di Finanza, nel 1942 era entrato nel Seminario diocesano di Cosenza per poi completare gli studi teologici nel Pontificio Seminario regionale “Pio” XI di Reggio Calabria. Nel 1962 l’arcivescovo Domenico Picchinenna, apprezzandone la profonda umiltà, lo nominò vicario generale e Lauro da vicario capitolare resse l’arcidiocesi durante la sede vacante per il trasferimento dello stesso arcivescovo a Catania.

Fu delegato arcivescovile e poi vicario generale anche con il nuovo arcivescovo Enea Selis. Di lì a breve, l’8 settembre 1975, papa Paolo VI lo nominò vescovo ausiliare di Cosenza. Venne consacrato in Duomo il 28 ottobre. Nel 1979 papa Giovanni Paolo II lo promosse vescovo di San Marco Argentano-Scalea. Fece il suo ingresso a San Marco Argentano il 24 aprile dello stesso anno, divenendone primo vescovo della nuova denominazione.

Il suo ventennio di episcopato in diocesi è stato veramente ricco di luce. Un itinerario pastorale di lavoro, di illuminazione spirituale nel segno di una rinnovata civiltà cristiana. Ci vorrebbero tante pagine per descrivere e particolarizzare le opere spirituali, materiali e sociali del suo governo episcopale.

La pagina diocesana di Avvenire, che ha curato con tanto zelo e con arte di vero pastore e giornalista, riporta fatti, memorie e dati. Con il suo episcopato il presbiterio si è arricchito di trentaquattro nuovi sacerdoti, trenta consacrati da lui e quattro da san Giovanni Paolo II. Monsignor Lauro ha inoltre promosso, a distanza di oltre duecento anni dall’ultimo precedente, datato 1723, il Sinodo diocesano. Un evento preparato e celebrato con tanta pazienza e perizia che è un documento attuale e storico per le prospettive del futuro. “La diocesi di San Marco Scalea per una nuova evangelizzazione”, il tema delle assise organizzate in tre fasi nell’arco di sei anni. «Il mio onore è l’onore della Chiesa».

Questa celebre espressione di san Gregorio Magno ha sempre accompagnato il ministero del vescovo Augusto. Davvero servire la Chiesa per Lauro è stato un continuo amare e servire il Signore Gesù e il popolo di Dio affidato alle sue premurose cure pastorali. In questo giorno di grande festa per monsignor Lauro – che attualmente vive a Cosenza e assistito amabilmente dai suoi familiari – sono giunti gli auguri e le preghiere da parte del suo successore Leonardo Bonanno, unitamente al clero, ai religiosi e ai fedeli della diocesi di San Marco-Scalea, che conservano nel cuore il sorriso di quest’umile padre e pastore.





Mercoledì, 29 Giugno 2022

Uno dopo l’altro al termine saranno oltre tre milioni di passi, per un totale di 1.800 chilometri percorsi. Partenza domani da Capo Milazzo, in provincia di Messina, là dove nella primavera 1221 spiaggiò Antonio, quello che sarebbe poi diventato il santo dei miracoli, dottore della Chiesa, grande oratore. Una partenza anticipata in questi giorni (26-29 giugno) da un “pre-cammino”, dal sapore del Festival antoniano, a Milazzo. Arrivo a Padova, alla Basilica che ne conserva il corpo, il 9 ottobre. In totale 103 giorni di cammino inframmezzati da alcune domeniche di sosta, com’era solito per i pellegrini medievali. A camminare sarà un piccolo gruppo di pellegrini “fissi” con una reliquia ex ossibus di sant’Antonio.

A loro potrà, di tappa in tappa o per piccolo tratti, aggregarsi chiunque liberamente, senza necessità di iscrizione e in autonomia logistica, e farsi compagno di viaggio con Antonio condividendo il suo percorso di vita, scoprendone esperienze, incontrando comunità. Un’itineranza povera, a staffetta, già sperimentata lo scorso anno con altre 16 tappe percorse tra Gemona e Padova. Il Cammino, infatti, rientra nel progetto “Antonio 20-22”, espressione dei frati minori conventuali della Provincia italiana di sant’Antonio, e ideato insieme a laici e all’intera Famiglia antoniana, che è stato modificato e ritardato nei tempi dalla pandemia. Progetto che ripercorre la vocazione di Antonio, attraverso i “tre 800 anni” che si celebrano nel triennio: la vocazione francescana (2020), l’arrivo in Italia e l’incontro con san Francesco (2021), il rivelarsi delle sue doti (2022). Il Cammino dell’estate 2022 prevede 92 tappe attraverso nove regioni italiane e 42 diocesi, risalendo lo Stivale in quello che è stato il Cammino di sant’Antonio.

Un itinerario che fu anche cammino vocazionale del giovane portoghese di Lisbona, Fernando Martins de Bulhões, divenuto francescano con il nome di Antonio, che inseguendo il sogno francescano e l’ideale del martirio, andò in Marocco per predicare il Vangelo tra gli islamici. Lì si ammalò seriamente e cercando di tornare in patria naufragò a ridosso delle spiagge siciliane. Qui alcuni frati lo accudirono. E sempre qui seppe del “capitolo delle stuoie”, la grande convocazione di tutti i francescani: il suo desiderio di incontrare Francesco d’Assisi, il fondatore, divenne cammino e pellegrinaggio di scoperta di una vocazione. Iniziò a risalire lo Stivale, giunse ad Assisi, incontrò san Francesco e poi su fino all’eremo di Montepaolo con alcuni frati per vivere un periodo di nascondimento, di preghiera e di servizio finché nel settembre 1222 – 800 anni fa – venne chiamato a predicare nella Cattedrale di Forlì. Fu la rivelazione delle sue doti oratorie, della sua appassionata capacità di comunicare Dio e il Vangelo. Una svolta.

Pochi anni più tardi, dopo aver insegnato teologia a Bologna, essere diventato ministro provinciale del Nord Italia, giunse anche a Padova soggiornando per brevi ma intensi periodi e vi morì il 13 giugno 1231. Ogni tappa sarà l’occasione per conoscere la storia di Antonio, illuminandone alcuni particolari, scoprendo aspetti meno noti, ma anche incrociando il messaggio che ancora oggi, dopo otto secoli, Antonio porta con sé, grazie all’incontro con realtà che narrano l’attualità delle sue intuizioni: la giustizia, l’attenzione ai poveri, la carità. L’intero percorso, con le caratteristiche tecniche dei tragitti, è consultabile su www.antonio2022.org.





Martedì, 28 Giugno 2022

Quattro figure stilizzate, a indicare l’umanità proveniente dai quattro angoli della terra. Una figura abbracciata all’altra, per richiamare la solidarietà e la fratellanza che devono legare i popoli fra loro. L’apri-fila delle figure è aggrappata alla croce, una croce di speranza, con le onde sottostanti che fanno pensare al mare agitato della vita.

Si presenta così il logo ufficiale del Giubileo 2025, diffuso oggi, su cui campeggia il motto “Pellegrini di speranza”. Si tratta di un disegno semplice ma allo stesso tempo articolato, che si presta a diverse osservazioni. Per esempio, la parte inferiore della croce si prolunga trasformandosi in un’àncora che si impone sul moto ondoso. Si tratta di un’àncora, anche qui, di speranza, come è il nome che in gergo marinaresco viene dato all’àncora di riserva usata in emergenza per stabilizzare le imbarcazioni durante le tempeste. Inoltre, l’immagine mostra come il cammino delle quattro figure non è individuale, ma comunitario, con un dinamismo crescente che tende verso la croce. E anche la croce è “dinamica”, si curva verso le figure come per andare loro incontro.

«Quando ho voluto “personificare” la speranza ho avuto subito chiara un’immagine: la croce; la speranza, mi sono detto, è nella croce», ha detto ieri Giacomo Travisani, autore del disegno, in quanto vincitore a suo tempo del concorso internazionale per la realizzazione del logo del Giubileo. «Ho immaginato il Papa, Pietro di oggi, guidare il popolo di Dio verso la meta comune – ha aggiunto Travisani – abbracciando la croce, che diviene un’ancora, quale saldo riferimento per l’umanità; e noi, popolo, stringerci tra noi e a lui come fossimo stretti a quell’ancora anche noi evocando simbolicamente i pellegrini di ogni tempo».





Lunedì, 27 Giugno 2022

Che posto occupa oggi la dimensione religiosa nella vita dei trentenni e dei quarantenni italiani? Non è facile formulare una risposta univoca, perché in un mondo complesso caratterizzato da relazioni sempre più frammentate anche la vita spirituale è dispersa lungo miriadi di rivoli dal corso irregolare e discontinuo. Ecco perché forse l’unico modo per affrontare l’argomento è quello di mettersi in ascolto delle storie di vita e delle esperienze di chi cerca per sé una risposta. Ed è proprio in questo orizzonte che si pone Credo. geografia delle fedi”, un podcast prodotto da Piano P nell’ambito del Festival Biblico.

A guidare l’ascoltatore nella scoperta del ruolo che la dimensione sacra occupa nella vita familiare, affettiva e lavorativa dei trenta-quarantenni italiani è la voce della giornalista Laura Cappon. Questa “geografia delle fedi” in Italia viene narrata in cinque episodi, tutti disponibili sulle maggiori piattaforme di distribuzione dei podcast, oltre che sul sito del Festival biblico.

Se il primo episodio è dedicato ai “cattolici in mezzo al guado”, il secondo dà voce agli ortodossi e alla loro “Chiesa come appartenenza”. Il percorso poi accompagna l’ascoltatore tra i valdesi con il loro “sguardo sul mondo”. Il quarto episodio è dedicato agli ebrei “con un piede impigliato nella Storia” e, infine, nell’ultimo episodio spazio all’islam, che ormai non è più solo “in Italia” ma anche “italiano”.

“Il Festival Biblico è un festival culturale che da 18 anni si interroga sul ruolo che la Bibbia può avere oggi nell’aiutarci a leggere e comprendere le questioni che fanno parte del nostro vivere quotidiano – spiegano gli organizzatori –. Nel 2021, nell’ambito degli incontri dal vivo che si svolgono nelle città e nelle province che ad oggi aderiscono al progetto, ossia Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Vittorio Veneto e Treviso, il Festival ha dato vita a un ciclo di incontri dal titolo Geografia delle fedi con l’obiettivo di conoscere le fedi nel mondo con un approccio che lega le Sacre Scritture, la storia, l’antropologia, il contesto e i suoi dati, le testimonianze”.

Se gli incontri dal vivo puntano i riflettori sul resto del mondo, il podcast apre una finestra sulla situazione in Italia, indagando la “questione seria” della fede grazie ai racconti di giovani o giovani-adulti credenti, che cercano di dare un senso alla propria identità religiosa. Si scopre così che le sfide più difficili non riguardano solo chi, magari arrivato dall’estero, vive un’appartenenze religiosa minoritaria, ma anche chi cerca di comprendere quale sia il modo migliore per vivere nell’oggi la più “tradizionale” delle fedi in Italia, quella della Chiesa cattolica.





Lunedì, 27 Giugno 2022

L'Incontro mondiale delle famiglie 2022 si è concluso con un mandato missionario alle famiglie che nei giorni scorsi hanno partecipato, a nome delle famiglie di tutto il mondo, al Congresso teologico-pastorale che si è svolto in Vaticano e a tutte le famiglie presenti alla Messa di sabato sera in piazza San Pietro a Roma.

L'invito è a portare a tutti l'annuncio liberante del Vangelo.

Il testo dell'Invio Missionario delle Famiglie, stampato su un cartoncino, è stato distribuito anche domenica in piazza per la recita dell’Angelus. Circa 60 mila le copie stampate. Di seguito le parole del mandato pronunciate da papa Francesco.

Care famiglie,
vi invito a proseguire il cammino
ascoltando il Padre che vi chiama:
fatevi missionarie per le vie del mondo!
Non camminate da sole!
Voi, giovani famiglie, fatevi guidare da chi conosce la via,
voi che siete più avanti, fatevi compagne di viaggio per le altre.
Voi che siete smarrite a causa delle difficoltà,
non fatevi vincere dalla tristezza,
fidatevi dell’Amore che Dio ha posto in voi,
supplicate ogni giorno lo Spirito di ravvivarlo.
Annunciate con gioia la bellezza dell’essere famiglia!
Annunciate ai bambini e ai giovani la grazia del matrimonio
cristiano. Donate speranza a coloro che non ne hanno.
Agite come se tutto dipendesse da voi,
sapendo che tutto va affidato a Dio.
Siate voi a “cucire” il tessuto della società e di una Chiesa
sinodale, che crea relazioni, moltiplicando l’amore e la vita.
Siate segno del Cristo vivente,
non abbiate paura di quel che il Signore vi chiede,
né di essere generosi con Lui.
Apritevi a Cristo, ascoltatelo nel silenzio della preghiera.
Accompagnate chi è più fragile
fatevi carico di chi è solo, rifugiato, abbandonato.
Siate il seme di un mondo più fraterno!
Siate famiglie dal cuore grande!
Siate il volto accogliente della Chiesa!
E, per favore, pregate, sempre pregate!
Maria, nostra Madre, vi soccorra quando non ci sarà più vino,
sia compagna nel tempo del silenzio e della prova,
vi aiuti a camminare insieme al suo Figlio Risorto.





Lunedì, 27 Giugno 2022

Altri due sacerdoti uccisi in Nigeria nelle ultime ore: le vittime sono padre Vitus Borogo, 50 anni e padre Christopher Odia, 41 anni. A darne notizia la diocesi di Auchi all'interno della quale operava padre Christopher e la fondazione cattolica Aiuto alla Chiesa che soffre che ha riferito l'assassinio di padre Vitus.

Padre Odia era parroco della chiesa cattolica di San Michele, Ikabigbo: intorno alle 6,30 del mattino di domenica i rapitori lo hanno fermato mentre usciva dalla sua canonica per raggiungere la chiesa e celebrare Messa. Sembra che 3 persone, tre parrocchiani abbiano visto la scena e abbiano tentato di salvarlo ma sarebbero stati colpiti e due di loro ?uccisi dai rapitori. Questo dettaglio va ancora confermato ma nel contempo l'agenzia Fides ha riportato la notizia della cattura di due dei rapitori di padre Christopher: «Due degli assassini sono stato catturati dalla comunità che era sulle tracce dei rapitori» ha spiegato il vescovo ausiliare della diocesi di Minna, monsignor Luka Sylvester Gopep.



Sul profilo twitter di Acs Italia si invita, dunque, a pregare non solo per padre Christopher Odia
ma anche per padre Vitus Borogo sacerdote nigeriano dello Stato di Kaduna, diocesano. A poche ore di distanza, sabato 25 giugno, ucciso da un gruppo di terroristi islamisti nella fattoria di una comunità cattolica che il presule dirigeva. Padre Vitus era cappellano della comunità cattolica del Politecnico statale di Kaduna.



In questo modo si arriva al triste conteggio di tre sacerdoti assassinati solo in Nigeria dal primo gennaio 2022. L'altro era stato padre Joseph Aketeh Bako prima rapito e poi ucciso dai suoi stessi rapitori il 20 aprile 2022.

A questo scenario di violenza vanno aggiunte la strage di Pentecoste alla chiesa di San Francesco Saverio di Owo, nello Stato di Ondo, nel sud-ovest della Nigeria e l'attacco dello scorso 19 giugno, quando almeno tre persone sono rimaste uccise e una quarantina di persone rapite nell’assalto contro i fedeli della chiesa cattolica di St. Moses, Robuh, nello Stato di Kaduna nel cuore del Paese africano.







Lunedì, 27 Giugno 2022

Preghiera, vicinanza e un pensiero ai tanti bambini di strada che suor Luisa Dell’Orto ha accolto, protetto e amato fino alla morte. papa Francesco ha ricordato, al termine dell'Angelus, la religiosa uccisa ieri a Port-au-Prince, dove viveva da 20 anni. "Desidero esprimere la mia vicinanza ai familiari e alle consorelle di suor Lucia Dell'Orto, piccola sorella del Vangelo di Charles De Foucauld, uccisa ieri (sabato, ndr) a Port-au-Prince, capitale di Haiti". Così il Papa all'Angelus. "Da vent'anni suor Lucia viveva là, dedita soprattutto al servizio dei bambini di strada - ha aggiunto Francesco -. Affido a Dio la sua anima e prego per il popolo haitiano, specialmente per i piccoli, perché possano avere un futuro più sereno, senza miseria e senza violenza". "Suor Lucia ha fatto della sua vita un dono per gli altri, fino al martirio", ha concluso il Pontefice.

Suor Luisa Dell’Orto, originaria della provincia di Lecco, avrebbe compiuto oggi 65 anni. Era ad Haiti dal 2002, prima ancora aveva fatto esperienza di missione in Camerun e in Madagascar. “Era cosciente che qualcosa sarebbe potuto capitare - afferma la sorella Maria Adele - perché è ovvio, anche nell’ultima lettera lo diceva, che la situazione era molto difficile. Però lei ci teneva a restare e a dare testimonianza”.

“'Continuiamo la nostra presenza accanto alla gente del quartiere - mi aveva scritto in una delle ultime lettere -. E’ di questi giorni la foto degli aquiloni realizzati con i ragazzi e i giovani, secondo le tradizioni della Settimana Santa, è voglia di realizzare cose belle e grandi, voglia di bene'. E questo è: la voglia di bene che ha contraddistinto tutta la sua vita”.
Sabato, mentre era in strada, la religiosa è stata aggredita. Dopo il trasferimento all’ospedale Bernard Mevs è morta. Il Paese del centro America da anni è percorso dalla violenza delle bande criminali, imperversano fame e povertà. Il terremoto del 2010 ha gettato la popolazione nello sconforto per i danni ingenti che questo ha provocato e per l'elevato numero di vittime, oltre 230mila.

Chi era Suor Luisa Dell'Orto: l'angelo dei bambini di strada

La Chiesa che è in Italia "esprime profondo dolore" per la morte di suor Luisa Dell'Orto, uccisa sabato durante un'aggressione armata alla periferia di Port-au-Prince, ad Haiti, dove era impegnata in un progetto di accoglienza dei bambini poveri. L'intera comunità ecclesiale, si legge in una nota della Cei, "si stringe attorno alle Piccole Sorelle del Vangelo di Charles de Foucauld delle quali suor Dell'Orto faceva parte e alle missionarie e ai missionari italiani che spendono generosamente la propria vita in diverse parti del mondo, anche in contesti difficili e di guerra".

"Come il chicco di grano che muore per dare frutto, così il sacrificio di suor Dell'Orto, che rappresenta una testimonianza di dono totale di sé, possa contribuire a un futuro di giustizia e di pace per Haiti e per il mondo intero, ferito da lacerazioni e divisioni", ha affermato il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei.

Stasera a Lomagna - il piccolo centro della Brianza di cui era originaria suor Luisa - l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, presiederà la recita del Rosario in suffragio della religiosa.
La morte di suor Luisa "lascia straziati e sconcertati, diventa rivelazione del bene che ha compiuto e della vita santa che ha vissuto, diventa dolore e preghiera", ha sottolineato l'arcivesovo di Milano, monsignor Mario Delpini, secondo cui la morte della religiosa, "così simile alla morte di Charles de Foucauld, unita alla morte di Gesù possa essere seme di vita nuova per la terra di Haiti e per lei ingresso nella gloria".
Per l'arcivescovo che oggi è atteso nella Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Lomagna, suor Luisa era dall'altra parte del mondo: "non a cercare i pericoli, ma i segni del Regno di Dio che viene, in mezzo ai poveri, tra coloro che sono importanti solo per Dio e ignorati da tutti".

Caritas: «Vicinanza nella preghiera»
«Caritas Italiana, unendosi al dolore, alla preghiera e alla vicinanza a tutti i missionari espressi dalla Conferenza episcopale italiana, manifesta prossimità ai familiari e alla Congregazione” di suor Luisa Dell’Orto. Da 20 anni era impegnata con i bambini di strada a Kay Chal, “Casa Carlo”, in un sobborgo poverissimo. «Casa Carlo – ha ricordato Caritas Italiana in una nota diffusa ieri – è stata ricostruita grazie ai fondi raccolti dalla Caritas Italiana con la colletta del 2010, promossa dalla Cei dopo il catastrofico terremoto che aveva colpito Haiti. Caritas Italiana – viene sottolineato – è ancora oggi accanto alla Chiesa e alla popolazione locale e un’operatrice è presente sull’isola per accompagnare gli interventi di ricostruzione insieme a Caritas Haiti».

Missio: «Il Signore le doni la meritata felicità eterna»
«Mi unisco al cordoglio e assicuro una preghiera, perché il Signore le doni la meritata felicità eterna. Esprimo le mie sincere condoglianze ai familiari, alla sua comunità religiosa, alle comunità e gruppi missionari che l’hanno sostenuta e accompagnata, alla Chiesa che l’ha inviata in missione e alla Chiesa che l’ha accolta e che ha goduto del suo prezioso servizio e della sua testimonianza quotidiana»: così don Giuseppe Pizzoli, direttore della Fondazione Missio, ha commentato l’omicidio di suor Luisa Dell’Orto.

L’arcidiocesi di Haiti: «La affidiamo a Dio»
Una nota della Cancelleria dell’arcidiocesi di Port-au-Prince afferma che l’arcivescovo, monsignor Max Leroy Mésidor, esprime ?la vicinanza della nostra Chiesa particolare alla comunità delle Piccole sorelle del Vangelo. Affida alla preghiera di tutto il popolo di Dio l’anima della compianta suor Luisa Dell’Orto. Che il cuore immacolato di Maria sia nostro rifugio e nostro aiuto per vivere questi tempi difficili, nella speranza di un domani di pace, per la cui realizzazione devono lavorare ardentemente tutti gli uomini e le donne di buona volontà».






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