domenica, 20 giugno 2021
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Sabato, 19 Giugno 2021

Un gesuita tedesco vissuto nel XVII secolo e dieci suore trucidate da soldati dell’Armata Rossa nel 1945 saliranno presto alla gloria degli altari. Papa Francesco, nel corso di una udienza concessa al cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha infatti autorizzato la promulgazione dei decreti riguardanti il miracolo avvenuto nel 1985 per intercessione del religioso e il martirio delle consacrate.

Il Pontefice ha anche dato il via libera ai decreti sulle virtù eroiche di cinque servi di Dio, che diventano Venerabili. Si tratta di don Severino Fabriani (1792-1857), di suor Orsola Donati (1849-1935), della religiosa polacca Angela Rosa Godecka (1861-1937), di quella spagnola Maria Stella di Gesù (al secolo Maria Aurelia Iglesias Fidalgo 1899-1982) e di uno dei padri fondatori dell’Europa unita, Robert Schuman (di cui parliamo più diffusamente a pagina 10).

Il nuovo (prossimo) beato è padre Giovanni Filippo Jeningen. Svolse la sua missione nella natia Baviera e il suo nome è legato al celebre santuario di Nostra Signora di Schönenberg, meta di numerosi pellegrini.

Paschalina Jahn (al secolo Maria Maddalena) con nove consorelle erano invece religiose professe della Congregazione delle Suore di Santa Elisabetta. Vennero uccise, in odio alla fede, in Polonia, nel 1945 durante l’invasione dell’esercito sovietico. Servivano malati e anziani, e furono martirizzate in luoghi diversi tra il febbraio e il maggio1945. Una di loro, suor Maria Rosaria Schilling è stata persino violentata da una trentina soldati e uccisa il giorno dopo. I sovietici, ricorda il sito della Congregazione vaticana (www.causesanti.va) «erano indottrinati con la cultura marxista», e «l’atteggiamento ostile verso la fede si manifestava anche con gesti di profanazione». Così «lo stupro divenne un’arma di umiliazione»,e «particolarmente feroci furono le violenze rivolte verso chi indossava l’abito religioso».

Don Severino Fabriani, è il Fondatore della Congregazione delle "Figlie della Provvidenza per le Sordomute". Nato a Spilamberto (Italia), ordinato sacerdote nel 1814 per la diocesi di Modena, nel 1822, a 30 anni, improvvisamente venne colpito da afasia, con conseguente perdita della voce. Questo avvenimento lo toccò profondamente soprattutto poiché lo privò della possibilità di esercitare il ministero sacerdotale. Nel 1823, un amico sacerdote gli chiese di prendersi cura di una ragazza undicenne sordomuta e, l’anno successivo, fu chiamato a dirigere la scuola per sordomute. Coadiuvato da tre maestre, diede inizio alle "Figlie della Provvidenza per le Sordomute", con lo scopo precipuo di occuparsi dell’educazione delle sordomute.

Suor Orsola Donati, professa della Congregazione delle Suore Minime dell’Addolorata era originaria di Anzola dell’Emilia. Nella vicina parrocchia di Santa Maria delle Budrie, conobbe santa Clelia Barbieri, canonizzata nel 1989, ed altre giovani, con le quali maturò l’idea di condurre vita in comune, per vivere in preghiera e al servizio del prossimo. Tale progetto poté realizzarsi nel 1868 all’insegna di una grande povertà. Nel 1870, Santa Clelia si ammalò e, morente, le affidò il compito di portare avanti l’opera con le altre compagne. Il 26 ottobre 1870 Orsola si consacrò definitivamente al Signore con i voti privati e s’impegnò a dirigere il progetto spirituale ed educativo precedentemente avviato. Nel 1878 la comunità assunse il nome di Minime dell’Addolorata.

Suor Angela Rosa Godecka è la fondatrice della Congregazione delle Piccole Suore del Cuore Immacolato di Maria, comunità religiosa nata con il compito specifico di prendersi cura delle operaie delle fabbriche. Mentre la figura di suor Maria Stella di Gesù è stata sempre accompagnata da un’autentica e spontanea fama di santità, soprattutto nella sua Congregazione, tra le ragazze formate dalle religiose di Maria Immacolata e tra molti fedeli della città di Granada.





Sabato, 19 Giugno 2021

Domenica di estate piena questa XII del Tempo ordinario (IV dopo Pentecoste per il rito ambrosiano). A caratterizzarla è la festa della Madonna Consolata, patrona di Torino, con l’ampio programma di Messe e di Rosari in diretta streaming lungo tutta la giornata. A mezzogiorno appuntamento con il Papa per l’Angelus. Da ricordare lungo la settimana le dirette quotidiane alle 18 dal Duomo di Milano per la lettura integrale della Divina Commedia, un canto al giorno. Buona domenica! (Ha collaborato Marina Lomunno. Per segnalazioni: f.ognibene@avvenire.it)

Ore 7

La diocesi di Torino celebra la festa liturgica della patrona, la Madonna Consolata. Dal Santuario della Consolata, collegandosi al sito internet www.laconsolata.org (cliccare su Web Tv) o sul canale YouTube, è possibile seguire tutte le celebrazioni. Alle 7 Messa presieduta dal Padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, padre Carmine Arice; alle 8.30 presiede il Rettore del Seminario don Ferruccio Ceragioli; alle 10 monsignor Valter Danna, Vicario Generale; alle 11.30 la Messa solenne è presieduta dall'arcivescovo Cesare Nosiglia, seguita dalla Supplica. Alle 16 Messa con i missionari e le missionarie della Consolata, seguita alle 17 dal Rosario. Alle 18 la Messa presieduta dal cardinale Severino Poletto, arcivescovo emerito. Alle 19.30 presiede il rettore del santuario monsignor Giacomo Martinacci. In serata Nosiglia con i vescovi torinesi presenti in diocesi presiede il Rosario alle 20.30; al termine la preghiera di affidamento a Maria con la partecipazione delle autorità cittadine. Alle 12 tutti i campanili della città suoneranno a distesa.

Su Tv2000 (canale 28 digitale terrestre e 157 Sky) la Messa in diretta dal Santuario dell'Amore Misericordioso a Collevalenza (diocesi di Orvieto-Todi).

Dal Santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari Messa in diretta streaming su https://bonaria.eu/. Altre Messe: 8.30, 10, 11.30, 18 e 19.30, sempre in diretta.


Ore 7.30

Messa in diretta su Padre Pio Tv (canale 145, Sky 852, TivùSat 445 e streaming sul sito https://www.teleradiopadrepio.it/). Messe anche alle 11.30 e alle 18. Rosario alle 17.30 e alle 20.45.

Oropa: sul sito www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/ e sulla pagina Facebook Santuario di Oropa Official la Messa in diretta dalla Basilica antica. Altre Messe alle 9, 16.30 e 18.15.


Ore 8

Al Santuario mariano della Guardia, a Genova, la Messa in diretta streaming su www.santuarioguardia.it e sulla pagina Facebook Santuario della Guardia. Altre Messe in diretta: alle 10, 11, 12 e 17.

Al Sacro Monte di Varese la Messa in diretta streaming sul canale Youtube Sacro Monte di Varese oppure al link https://www.youtube.com/watch?v=O1paOKPXJTI


Ore 8.30


Su Tv2000 la Messa in diretta dal Santuario dell'Amore Misericordioso a Collevalenza (diocesi di Orvieto-Todi).

Diocesi di Mondovì: dal Santuario Natività di Maria - Regina Montis Regalis di Vicoforte la Messa in diretta su www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/


Ore 9.30

Dal Duomo di Milano la Messa in diretta su Chiesa Tv (canale 195) e in streaming sul portale www.chiesadimilano.it. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 18, fino al 9 luglio, procede la lettura integrale della Divina Commedia. Diretta su Chiesa Tv e in streaming sul canale YouTube del Duomo di Milano (accessibile anche dal sito ufficiale www.duomomilano.it), dalla pagina Facebook ufficiale del Duomo di Milano e dal portale della diocesi ambrosiana Chiesadimilano.it (il programma di Canti e giorni su https://www.chiesadimilano.it/wp-content/uploads/2021/04/Programma-Dante-in-Duomo-OK.pdf)

Dal Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis a Vicoforte, in diocesi di Mondovì, la Messa in diretta sul sito www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/. Altre Messe alle 11, 16 e 18.

Dalla Basilica di Maria Ausiliatrice, casa madre dei Salesiani dove si venerano le spoglie mortali di don Bosco, Messa in diretta su Rete 7 (canale 12 digitale terrestre) presieduta dal rettore don Guido Errico.


Ore 10

Canale 5: in diretta la Messa dal Santuario dell'Amore Misericordioso a Collevalenza.


Loreto: dal santuario Pontificio della Santa Casa di Loreto la Messa in diretta streaming sul canale YouTube “Santa Casa Loreto” e sul portale www.santuarioloreto.va

La Messa domenicale all'Arsenale della Pace di Torino in diretta streaming su https://www.youtube.com/watch?v=GFIixFf5EkM

Dal Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago, in diocesi di Milano, la Messa in diretta streaming sul canale YouTube del Santuario https://youtu.be/6JW7MXjfq-0

Santuario di Santa Maria di Caravaggio a Milano: in streaming la Messa domenicale sul canale YouTube https://www.youtube.com/watch?v=C9Q9k2elmYk.

La Messa dal Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa in diretta streaming su www.madonnadellelacrime.it. Altre Messe in diretta alle 8, 12, 17.30, 19 e 20.


Parma: la Messa in diretta su www.giovannipaolotv.it (sezione Diretta streaming) e in tv (canali 93 e 682 a diffusione territoriale). Rosario alle 11.30, 14.10, 16.30 e 20.05. Alle 20 e alle 21 la catechesi del vescovo Enrico Solmi.

Dal Santuario Basilica della Madonna di San Marco in Bedonia (Parma) la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook del Seminario Vescovile di Bedonia https://www.facebook.com/SeminarBedonia/ e sul suo canale Youtube https://bit.ly/3uD8wIP


Ore 10.30

Dal Santuario della Madonna di Montagnaga di Piné, diocesi di Trento, la Messa in diretta streaming sul canale YouTube Santuario della Madonna di Pinè https://www.youtube.com/channel/UCRuwql-dV6QmnflbRdWZ6aQ/videos

Dalla parrocchia-Santuario di Santa Rita da Cascia a Torino su YouTube con accesso dal sito www.srita.it la Messa per le famiglie in diretta presieduta dal rettore monsignor Mauro Rivella.

Dalla chiesa parrocchiale di Sant'Agata in Bulgarograsso (Diocesi di Milano, provincia di Como) la celebrazione della Messa in rito ambrosiano in diretta sulla pagina Facebook https://bit.ly/3bMxNbH e sul canale YouTube https://bit.ly/3fDCdTf

Dal Santuario nuovo della Madonna dei Fiori a Bra la Messa in diretta streaming sul sito www.santuariomadonnadeifioribra.com e sul canale YouTube del Santuario. Presiede il rettore monsignor Giuseppe Trucco.

Ore 11

Su Raiuno in diretta la Messa dalla chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Santa Venerina (diocesi di Acireale e provincia di Catania).

Dalla Basilica di Sant’Antonio a Padova la diretta della Messa in streaming su https://www.santantonio.org/it/live-streaming e in tv sul canale 18 (Veneto) e 92 (Friuli Venezia Giulia). Su https://www.santantonio.org/it/webcam-arca-del-santo webcam sempre attiva in diretta streaming sull'Arca del Santo. Altra Messa in streaming alle 18.

Dalla Cattedrale di Cremona la Messa in diretta tv su Cremona 1 e in streaming sul portale diocesano www.diocesidicremona.it. Diretta radio su Rcn InBlu.

Santuario Madonna della Neve di Adro (Brescia): Messa celebrata dai padri Carmelitani scalzi sul sito www.madonnadellaneveadro.it/ e su www.youtube.com/c/MadonnadellaNeveSantuario.

Assisi: Messa dal Santuario della Spogliazione in diretta su www.assisisantuariospogliazione.it e in tv su Maria Vision (canale 602 in Umbria, streaming su Mariavision.it). Sul portale del Santuario, nella sezione “Dirette Tv”, telecamera in diretta sulla tomba del beato Carlo Acutis.

Dal Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis a Vicoforte, in diocesi di Mondovì, la Messa in diretta sul sito www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/. Altre Messe alle 16 e alle 18.

Dal Santuario di Nostra Signora della Vittoria a Mignanego, in diocesi di Genova, animato dalla Fraternità monastica di San Colombano, la diretta della Messa in streaming su www.facebook.com/santuariodellavittoria.

Roma: dalla parrocchia-Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale la Messa in diretta streaming su https://bit.ly/3bj7SZo e sulla pagina Facebook Parrocchia Santa Maria delle Grazie al Trionfale.

Sul canale YouTube della parrocchia torinese delle Stimmate di San Francesco d’Assisi la Messa in diretta presieduta dal parroco don Tonino Borio (https://bit.ly/2MCfg8M).


Ore 11.30


Da Santa Maria degli Angeli la Messa in diretta streaming su www.porziuncola.org/web-tv.html. Altre Messe in diretta alle 7, 8.30, 10, 16 e 18. Secondi Vespri alle 19.

Santuario di Santa Maria di Caravaggio a Milano: nell'ambito delle celebrazioni per i 110 anni della consacrazione, Messa per gli ammalati in diretta streaming https://www.youtube.com/watch?v=7ERuQ8fKde0

Ore 12

Su Tv2000 e Raiuno l'Angelus del Papa.


Dal Santuario di Oropa la Messa celebrata nella Basilica superiore. Diretta streaming su www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/ e sulla pagina Facebook Santuario di Oropa Official https://www.facebook.com/SantuarioDiOropa/

Al Santuario mariano della Guardia, a Genova, la Messa in diretta streaming su www.santuarioguardia.it e sulla pagina Facebook Santuario della Guardia.

Messa dal Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa in diretta streaming su www.madonnadellelacrime.it


Ore 16

Da Santa Maria degli Angeli la Messa in diretta streaming su www.porziuncola.org/web-tv.html.

Dal Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago, in diocesi di Milano, la Messa in diretta streaming sul canale YouTube del Santuario https://youtu.be/7qMzKi2WZvA

Dal Santuario mariano del Tindari (Messina) il Rosario e, alle 16.30, la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook “Basilica Santuario Maria Santissima del Tindari” https://www.facebook.com/basilica.santuario.tindari/

Dal Santuario mariano di Vicoforte (Cuneo) la Messa in diretta su www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/.


Ore 16.30

Da Oropa la Messa presieduta dal rettore don Michele Berchi. Diretta streaming sul sito www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/

e sulla pagina Facebook Santuario di Oropa Official.

Cascia: Messa in diretta streaming sul canale Youtube del Monastero Santa Rita da Cascia (https://www.youtube.com/watch?v=yGYiVJCvEVo).


Ore 17

In diretta il Rosario e, a seguire, la Messa delle 17.30 al Santuario Beata Vergine Madre delle Genti a Strà, diocesi di Piacenza-Bobbio. Streaming sulla pagina Facebook Santuario di Strà della Beata Vergine Madre delle Genti, sul portale del Santuario (www.madredellegenti.org) e su YouTube https://bit.ly/3sBaEiC.


Ore 18

Dal Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis a Vicoforte, in diocesi di Mondovì, la Messa in diretta sul sito www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/

Da Santa Maria degli Angeli la Messa in diretta streaming su www.porziuncola.org/web-tv.html. Secondi Vespri alle 19.

Basilica di Sant’Antonio a Padova: diretta della Messa in streaming su https://www.santantonio.org/it/live-streaming

Da Santa Maria degli Angeli la diretta della Messa in streaming su www.porziuncola.org/web-tv.html


Ore 18.15

Messa in diretta dalla Basilica antica di Oropa sul sito www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/, sulla pagina Facebook Santuario di Oropa Official e sul canale YouTube.


Ore 19

Su Tv2000 la Messa in diretta dal Santuario dell'Amore Misericordioso a Collevalenza (diocesi di Orvieto-Todi).

Ore 19.30

Dal Santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari Messa in diretta streaming su

https://bonaria.eu/


Ore 20

La Messa dal Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa in diretta streaming su www.madonnadellelacrime.it


Messe nei giorni feriali


Ore 7

La Messa in diretta su Tv2000. Messe anche alle 8.30 e alle 19. Rosario alle 18 dalla Grotta di Lourdes e alle 20. Alle 6.30 tutti i giorni il “Buongiorno a Maria”.


Ore 7.30
Loreto: Messa dalla Santa Casa in diretta su Telepace e in streaming su YouTube “Santa Casa Loreto” e su www.santuarioloreto.va. Ogni venerdì alle 21 in streaming “Preghiamo Insieme in Santa Casa”, momento di preghiera dedicato a giovani e famiglie.

Messa in diretta su Padre Pio Tv (canale 145, Sky 852, TivùSat 445 e streaming sul sito https://www.teleradiopadrepio.it/). Messe anche alle 11.30 e alle 18. Rosario alle 17.30 e alle 20.45.


Ore 8

Dal Duomo di Milano la Messa su Chiesa Tv (canale 195) e in streaming sul portale www.chiesadimilano.it. Dal lunedì al venerdì Rosario alle 20.30.

Santuario della Consolata, Torino: dal sito Internet www.laconsolata.org si accede al canale YouTube del Santuario per la diretta della Messa. Altre Messe feriali: alle 9, 10.30, 12, 18 e 19.

Messa dal Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa in diretta streaming su www.madonnadellelacrime.it. Altre Messe alle 10 e alle 18.30. Ogni lunedì alle 18 la Messa per invocare la fine della pandemia.


Ore 9

Torino: la Messa in diretta dalla Basilica di Maria Ausiliatrice in diretta su Rete 7 (canale 12) o in streaming su www.rete7.cloud.


Ore 10

Dal Santuario della Guardia di Genova diretta streaming della Messa sul portale www.santuarioguardia.it e sulla pagina Facebook Santuario della Guardia. Messa in diretta anche alle 17.


Ore 12

Arsenale della Pace: la Messa feriale in diretta streaming tutti i giorni con link sulla pagina https://www.sermig.org/multimedia/live-streaming/messa-e-liturgia.html


Ore 18

Padova, Basilica di Sant’Antonio: Messa in diretta streaming su https://www.santantonio.org/it/live-streaming e in tv sul canale 18 (Veneto) e 92 (Friuli Venezia Giulia)





Sabato, 19 Giugno 2021

Completata la "squadra" nazionale che va a formare la Presidenza dell’Azione Cattolica per il triennio fino al 2024. Dopo la nomina di Giuseppe Notarstefano per succedere a Matteo Truffelli alla presidenza, il Consiglio permanente Cei ha integrato anche le altre cariche di responsabilità e servizio, completando così un percorso di «rinnovo delle cariche istituzionali» che – come spiega una nota di Ac – «è frutto di un lungo processo di partecipazione democratica che vede coinvolte le associazioni parrocchiali, diocesane e i consigli regionali di tutt’Italia». Anna Maria Bongio (diocesi di Como) è la nuova responsabile nazionale Acr, Lorenzo Zardi (Imola) ed Emanuela Gitto (Messina-Lipari-S. Lucia del Mela) vicepresidenti per il settore Giovani, Paola Frattini (Fiesole) vicepresidente per il settore Adulti, Michele Tridente (Tursi-Lagonegro) segretario generale, e Lucio Turra (Vicenza) amministratore nazionale. «Alla Presidenza appena eletta – rende noto il comunicato – si aggiungono i segretari dei movimenti, già eletti precedentemente dai loro Congressi nazionali e ratificati dal Consiglio, che sono: Lorenzo Pellegrino, segretario nazionale Msac, diocesi di Otranto, e Tommaso Marino, segretario nazionale Mlac, diocesi di Torino».





Sabato, 19 Giugno 2021

Il Papa ha autorizzato a promulgare il Decreto che riconosce le virtù eroiche del Servo di Dio Robert Schuman, statista francese e tra i padri fondatori dell'Europa unita. Nato il 29 giugno 1886 a Clausen (Lussemburgo) e morto a Scy-Chazelles (Francia) il 4 settembre 1963.

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Come riporta Vatican News "il futuro padre dell’Europa unita, classe 1886, avvocato di formazione, è un cristiano a maniche rimboccate. Poco più che 25.enne si impegna con l’infanzia più miserabile, quella che non ha nessuno e sopravvive di espedienti. Willibrord Benzler, che diventerà vescovo di Metz, lo vuole presidente della Federazione diocesana delle Associazioni giovanili cattoliche. Poi arriva il 1913, l’anno del 60.mo Katholikentag, il Congresso dei cattolici tedeschi, che in quell’anno si celebrava a Metz. Schuman viene coinvolto nell’organizzazione e in lui il sogno di un’Europa unita, fondata sulla solidarietà e a custodia di una pace mondiale, diventa un obiettivo della carriera politica che inizia nel 1919".
Il politico francese "fra le due guerre si occupa dell’integrazione legislativa di Alsazia e Lorena dopo l’annessione alla Francia e si spende con energia per difendere il Concordato con la Santa Sede e a difesa della giustizia sociale si legge ancora su Vatican News . Gli anni secondo conflitto mondiale sono molto duri – prima prigioniero della Gestapo, poi la fuga e anni di clandestinità – quindi di nuovo sugli scranni del parlamento e del governo francese – ministro delle Finanze, premier, agli Esteri – ma sempre con lo stile del servitore della cosa pubblica. Fino a quel 25 marzo 1957, la data del Trattato di Roma col sodalizio di Adenauer e De Gasperi e all’elezione per acclamazione come primo presidente del nuovo Parlamento Europeo. Dietro l’azione dell’uomo pubblico c’è l’interiorità dell’uomo che vive i sacramenti, che quando può si rifugia in un’abbazia, che riflette sulla Parola sacra prima di trovare la forma per le sue parole politiche".
La sua eredità è stata condensata dal Papa nel Regina Caeli recitato il 10 maggio 2020, il giorno dopo il 70.mo anniversario della Dichiarazione Schuman. Da lì, aveva ricordato papa Francesco, viene “il lungo periodo di stabilità e di pace di cui beneficiamo oggi”. Da lì l’esempio che possa ispirare “quanti hanno responsabilità nell’Unione Europea, chiamati ad affrontare in spirito di concordia e di collaborazione le conseguenze sociali ed economiche provocate dalla pandemia”.

Dieci suore martiri durante l’occupazione sovietica in Polonia

Col riconoscimento del martirio, saranno beatificate 10 religiose uccise in Polonia dai soldati sovietici alla fine della seconda guerra mondiale. Nove sono polacche: Paschalina Jahn, Maria Edelburgis Kubitzki, Maria Rosaria Schilling, Maria Adela Schramm, Maria Sabina Thienel, Maria Sapientia Heymann, Maria Adelheidis Töpfer, Maria Melusja Rybka, Maria Acutina Goldberg. Maria Felicitas Ellmerer è nata in Germania. Sono state tutte brutalmente uccise da soldati dell’Armata Rossa in luoghi diversi, tra il febbraio e il maggio del 1945, mentre svolgevano il loro servizio di assistenza a malati e anziani.

Tra gli altri Venerabili ci sono: il sacerdote italiano Severino Fabriani, fondatore della Congregazione delle Figlie della Provvidenza per le Sordomute (1792-1857); la religiosa russa Angela Rosa Godecka, fondatrice della Congregazione delle Piccole Suore del Cuore Immacolato di Maria (1861-1937), con il carisma dell’assistenza alle operaie delle fabbriche; la suora italiana Orsola Donati, della Congregazione delle Suore Minime dell’Addolorata (1849-1935); la suora spagnola Maria Stella di Gesù, della Congregazione delle Religiose di Maria Immacolata (1899-1982).





Sabato, 19 Giugno 2021

«Vorrei sposare in chiesa ma non ho i soldi!». Quante volte abbiamo sentito questa frase per giustificare una convivenza o un matrimonio solo civile. Come se il Sacramento del matrimonio fosse legato a tutto ciò che sta intorno: cerimonia, servizio fotografico, ricevimento, viaggio di nozze, ecc. «La celebrazione del Sacramento del matrimonio non costa nulla, al massimo se una coppia lo vuole, lascia un’offerta per i poveri e non per il prete. Per questo ho dato facoltà ai sacerdoti di Livorno di sposare anche in casa, per fare in modo che quello della location non sia un motivo per rinunciare alla cerimonia religiosa». Il vescovo di Livorno, monsignor Simone Giusti, spiega così la nota diffusa in questi giorni: «Certo – continua il pastore – sappiamo bene che accanto a questa motivazione, ce ne sono anche altre, legate alla privatizzazione del matrimonio, divenuto evento intimo che si pensa riguardi solo la coppia e non si comprende più perché ci si debba sposare con rito pubblico, alla presenza di un rappresentante della comunità civile o religiosa, ma occorre dare dei segnali di accoglienza ai tanti che sono cristiani, ma hanno difficoltà oggi a sposarsi in chiesa».

Così, nell’anno “ Amoris laetitia”, la diocesi di Livorno offre questa possibilità a chi magari da tempo convive o ha contratto solo un matrimonio civile: poter celebrare il Sacramento del matrimonio nella semplicità della propria casa, insieme anche solo ai testimoni.

«Non si tratta di ritornare a celebrare matrimoni nella clandestinità, sempre stigmatizzati dalla Chiesa – spiega il vicario giudiziale della diocesi, don Alberto Vanzi – poiché le celebrazioni nei luoghi di culto restano comunque ordinarie e preferibili, ma questa possibilità può aiutare alcune coppie a superare le difficoltà a celebrare il “tipo” di matrimonio imposto da certi modelli culturali e sociali». Naturalmente il matrimonio dovrà essere comunque celebrato in un contesto dignitoso e adempiute le prescrizioni canoniche, inoltre i coniugi dovranno comunque prepararsi al Sacramento.

«Il Santo Padre ci chiede di sperimentare vie nuove con coraggio e ne ha dato l’esempio – ricorda il vescovo Giusti – quando durante il volo da Santiago del Cile a Iquique, unì in matrimonio uno steward e una hostess cileni, i quali convivevano già da tempo ed erano già sposati civilmente. Quando il Pontefice chiese loro perché non si fossero sposati con matrimonio religioso, i due spiegarono che ciò era dovuto al crollo della chiesa dove avrebbero dovuto sposarsi a causa del terremoto del 2010. Da lì la decisione di sposarli seduta stante. L’essenziale del Sacramento del matrimonio è la ferma volontà di volersi unire cristianamente per ricevere la grazia di Dio e poter edificare una bella famiglia cristiana. Con questo non si vuol togliere importanza e bellezza alle cerimonie che molti giovani riescono a vivere, ma la Chiesa deve andare incontro a chi non può farlo e rimuovere per quanto possibile tutti quegli “impedimenti” di natura sociale e morale che inducono molti a scegliere la convivenza».





Sabato, 19 Giugno 2021

Il ritrovamento dai resti di 215 bambini in un pensionato per indigeni in British Columbia ha suscitato forti emozioni e risvegliato un dibattito difficile in Canada. Alla richiesta di scuse da parte della Chiesa e di atti riparatori da parte delle autorità civili, si sono uniti pressanti inviti alla trasparenza sulla sorte delle migliaia di minori scomparsi durante il soggiorno in uno degli istituti per l’assimilazione culturale voluti dal governo di Ottawa.

I fatti non sono nuovi, e la scoperta del cimitero nei pressi della “Kamloops residential school” non fanno che confermare sia i racconti di centinaia di sopravvissuti sia le conclusioni di una commissione governativa, quest’ultima, dopo sette anni di ricerche, nel 2015 aveva appurato che su 150mila bambini delle Prime nazioni, Inuit o Metis, oltre 4mila erano morti fra il 1890 e il 1996 nei pensionati creati per «uccidere l’indiano nel bambino», come recita il testo di una legge canadese dell’epoca. La Truth and Reconciliation Commission aveva quindi denunciato come “genocidio culturale” la politica di prelevare con la forza i piccoli dalle loro famiglie nelle riserve e di educarli in centri, dove parlare la lingua del loro popolo o mantenerne le abitudini era punito severamente. E ha puntato il dito contro le condizioni spesso atroci alle quali venivano esposti i minori, in centri sovraffollati e scarsamente finanziati, dove soffrivano la fame, il freddo ed erano vittime di frequenti epidemie.

Scott Hamilton, un antropologo della “Lakehead University” che ha lavorato per la Commissione, spiega infatti che l’esistenza di questi cimiteri (che non definisce «fosse comuni», ma sepolture umili delle quali il tempo ha cancellato ogni traccia in superficie) non è mai stata un mistero. A non essere nota alle famiglie è invece di solito la causa della morte dei loro figli, le cui spoglie il governo canadese proibiva di restituire ai genitori perché l’invio era troppo costoso. I ritrovamenti e le analisi degli ultimi anni indicano ora che il killer più comune era la tubercolosi, seguita da altre malattie infettive e da incendi o tentativi di fuga. Da quando è entrato in carica nel 2015, il primo ministro Justin Trudeau ha promesso di prendere 94 azioni tese a commemorare gli studenti e migliorare la vita delle popolazioni autoctone.

Ma i leader indigeni credono che il governo abbia ancora molta strada da fare. I 27 milioni di dollari canadesi previsti nel 2019 per cercare i luoghi di sepoltura di migliaia di bambini che mancano ancora all’appello non sono mai stati distribuiti. E secoli di discriminazione e di abusi, come la sottrazione di terre e l’assimilazione forzata, hanno portato a una differenza abissale nelle condizioni economiche delle popolazioni indigene rispetto al resto dei canadesi. All’indignazione per il ritrovamento dei resti dei bambini si è accompagnata una ripetuta richiesta di scuse da parte degli ordini cattolici che gestivano circa la metà delle scuole residenziali per indigeni. In realtà gli Oblati, che hanno amministrato la scuola a Kamloops fino al 1969, si sono scusati nel 1991, cinque anni prima che il programma finisse. La scuola è stata chiusa nel 1978.

Molti dirigenti della Chiesa in Canada hanno presentato da allora le loro scuse alle famiglie. Papa Benedetto XVI nel 2009 aveva espresso «il suo dolore per l’angoscia causata dalla condotta deplorevole di alcuni membri della Chiesa» in Canada. Nelle ultime settimane l’arcivescovo di Vancouver, Michael Miller ha promesso che la Chiesa sarà «completamente trasparente, aprendo i nostri archivi e registri relativi a tutte le scuole residenziali, e solleciterà fortemente tutte le altre organizzazioni cattoliche e governative a fare lo stesso». Quindi si è «scusato sinceramente e profondamente con i sopravvissuti e le loro famiglie, nonché con tutte le persone successivamente colpite, per l’angoscia causata dalla condotta deplorevole di quei cattolici che hanno perpetrato maltrattamenti di qualsiasi tipo in queste scuole residenziali. La Chiesa ha senza dubbio sbagliato nell’attuare una politica colonialista del governo che ha provocato devastazioni per bambini, famiglie e comunità».

E all’Angelus del 6 giugno parlando della scioccante scoperta a Kamloops, papa Francesco ha affermato che «aumenta ulteriormente la comprensione del dolore e della sofferenza del passato».

Ma, mentre le bandiere in tutto il Canada restano a mezz’asta e memoriali improvvisati con scarpe per bambini sono apparsi ovunque, incluso di fronte al palazzo del Parlamento canadese, i capi delle nazioni autoctone riflettono su come trasformare la giusta indignazione della loro comunità in azioni riparatrici. Perry Bellegarde, capo dell’Assemblea delle Prime Nazioni, la più grande organizzazione indigena del Paese, spiega ad Avvenire che prima di tutto il governo federale deve fornire assistenza alle Prime Nazioni per trovare i bambini scomparsi vicino alle vecchie scuole residenziali. «La scoperta a Tk’emlups te Secwépemc conferma ciò che molti sopravvissuti dicono da anni: che c’è stata molta morte, che ci sono molte tombe senza nome», dice Bellegarde.

Per aiutare il suo popolo a chiudere questo doloroso capitolo, il leader intende invitare il Papa in Canada. Una visita che, a suo dire, permetterebbe di fare un passo verso «il riconoscimento ai nostri bambini scomparsi della dignità e del rispetto che ogni essere umano merita». Ma Bellegarde è convinto che occorre pensare al presente, e usare la consapevolezza risvegliata dal triste ritrovamento per dare più autonomia e risorse alle comunità autoctone. In particolare, conclude, per «recuperare il terreno perso a cause del disastroso esperimento dell’assimilazione forzata e portare le nostre scuole al livello di quelle del resto del Paese».

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Venerdì, 18 Giugno 2021

«Siate audaci, coraggiosi, non accontentatevi del minimo; guardate più in alto, fino a vedere le stelle. Coltivate l’amicizia, quella vera, camminate insieme, lasciandovi guidare da chi conosce la strada».
Raramente si fa silenzio in oratorio, ma per queste parole dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, i ragazzi de "L’Agorà" di Carate Brianza, si sono fermati, ascoltandolo con quell’attenzione che solo i più giovani sanno riservare a chi gli vuole bene, pur tra gli applausi, i canti, i balli: insomma con tutto quanto fa oratorio e, soprattutto, oratorio feriale.

L’arcivescovo ha visitato ieri l’oratorio di Carate, la prima visita pubblica dopo l’inizio dell’esperienza dei Grest (Gruppo estivo). Una scelta importante, quella della diocesi, che ha voluto confermare l’esperienza degli oratori feriali soprattutto in questo momento di pandemia come presidio di educazione e formazione per i più giovani.

Sono 450 i ragazzi che frequentano "L’Agorà" (erano 1100 negli anni pre-pandemia) ogni giorno. E, così, dopo la preghiera, sono arrivate le domande per il “vescovo Mario”. Un dialogo serrato tra i ragazzi e l’arcivescovo.

La prima domanda è arrivata da Marta che ha concluso la quinta elementare e da poco ricevuto la cresima. «Ci aiuta a capire perché stare con Gesù è una fortuna per la nostra vita?». «Dire di sì al Signore vuol dire impegnarsi, ardere, dare luce, diffondere allegria e avere uno scopo della vita». E, ancora, la risposta alla domanda di Luigi, educatore 18enne, su come tenere viva la tensione della fede. «L’amicizia è la grazia di camminare insieme, ma occorre distinguere tra un’amicizia che è complicità e che non merita di essere desiderata, e quella vera che fa diventare migliori, facendo qualcosa per gli altri. Abbiate il coraggio di desiderare la santità».

Infine, la recita della preghiera che l’arcivescovo - a cui viene è stata donata la maglietta che ha indossato tra gli applausi - ha distribuito a ciascuno. «Una preghiera con le tre domande che ritengo le più importanti: che senso ha la vita; chi è Dio; chi sono io».

Poi, via verso le altre due realtà oratoriane della Comunità pastorale "Spirito Santo" di Carate - a Costa Lambro (per i più piccoli) e ad Albiate - e, sempre nella stessa giornata, la visita agli oratori di Renate, Veduggio e del territorio di Giussano. Solo alcuni dei 1000 oratori estivi che, con il titolo di "Hurrà" e dedicati al tema del gioco e alla sua dimensione educativa, si stanno svolgendo in tutta la Diocesi con una presenza stimata di 40.000 animatori e 150.000 partecipanti.

«Quest’anno organizzarli – spiega don Stefano Guidi, direttore della Fondazione degli Oratori Milanesi-Fom – è stato meno difficoltoso che nel 2020, ma dovendo fare una proposta, comunque, per un numero inferiore rispetto alla normalità, abbiamo potuto personalizzare e incrementare il rapporto con i ragazzi e questo è molto importante».








Giovedì, 17 Giugno 2021

Caro direttore,
ho letto con grande interesse, su “Avvenire” del 23 maggio l’ampio articolo intitolato «Così il Papa ha cambiato il Sinodo», che ci ha dato notizia di alcune importanti innovazioni del futuro percorso sinodale della Chiesa universale. Viene prevista, nei Sinodi dei diversi Paesi e in quelli dei vari continenti, un’attiva partecipazione del laicato. Ma, a quanto sembra, questo insieme di materiali sarà affidato, in vista delle decisioni finali, al solo Sinodo dei vescovi. Non si chiarisce, al riguardo, se nel momento decisivo, e decisionale, saranno presenti anche rappresentanti del laicato: una reale partecipazione sarebbe prevista soltanto a livello diocesano, nazionale e continentale. Se così fosse, sarebbe lecito domandarsi quale conto sia stato fatto dall’antico principio secondo il quale «ciò che tutti riguarda deve essere da tutti approvato» (in altre parole non dovrebbero essere i soli vescovi i titolari delle decisioni finali, come è avvenuto sinora per i vari Sinodi).

Ma quale spazio sarebbe accordato ai laici, soprattutto a quella componente femminile della Chiesa che costituisce una forte, e anzi statisticamente maggioritaria, porzione del «popolo di Dio»?. È dai tempi di Antonio Rosmini e di John Henry Newman che si richiede una più qualificata partecipazione dei laici, uomini e donne, ai processi decisionali in atto nella Chiesa. E d’altra parte non è un qualche gruppetto di “dissidenti”, ma un qualificato organismo ecclesiastico che ha posto il problema della rappresentanza dei laici. Mi riferisco, in particolare a un notevole consesso teologico che ha dato alle stampe il documento su “La sinodalità nella vita e nella visione della Chiesa” (23 marzo 2018).

E autorevoli teologi, da Coda a Simonelli, da Dianich a Repole, hanno sottolineato la necessità che, a tutti i livelli, i laici siano ascoltati e consultati. Sembra invece che questo ascolto sia limitato alla fase della previa consultazione (diocesana, nazionale, continentale), ma non al momento della decisione finale, come del resto è avvenuto in occasione dei precedenti Sinodi dei vescovi. Sarà dunque possibile, nell’annunciato Sinodo del 2023, che si passi a un Sinodo del popolo di Dio, in tutte le sue componenti? Non si intende, da parte mia, in alcun modo assimilare un alto momento della vita della Chiesa a una sorta di “Parlamento ecclesiale” bensì di dare voce a tutte le componenti del conciliare popolo di Dio.

Professore emerito dell’Università di Parma





Giovedì, 17 Giugno 2021

Può accadere che la coscienza giunga a frammentarsi. E una tale eventualità è giustamente considerata una anomalia, perfino una patologia più o meno grave a seconda della consistenza di quella frammentazione. Nelle forme più severe si parlerà infine di dissociazione o di disturbo dissociativo. È opportuno, tuttavia, fare un chiarimento. L’eventualità che la coscienza si frammenti non deve lasciar intendere che la coscienza nasca unita. La sua frammentazione, a quel punto, altro non sarebbe se non l’esito di una trasformazione successiva, infausta e forse imprevedibile. In realtà, le cose non stanno così. L’unità della coscienza non è un dato di partenza. Si tratta piuttosto di un compito dello sviluppo umano.

L’unità della coscienza non può darsi per scontata. Si tratta di una conquista. E il lavoro per raggiungerla può essere tutt’altro che semplice. L’unità della coscienza, perciò, non obbedisce a un solo movimento spontaneo. Va desiderata e va favorita. Non procede da uno sviluppo autonomo. Esige un’attenzione etica, poca presunzione e molta avvedutezza. Si può raggiungere; senza accorgersene, si può anche perdere. La frammentazione della coscienza non è semplice incoerenza. Le due espressioni hanno punti di contatto, ma non coincidono.

La persona incoerente ha soprattutto un problema morale: i suoi comportamenti, talora, non obbediscono alla sua unica coscienza. La persona frammentata, invece, ha soprattutto un problema psicologico. Essa ha più coscienze o più porzioni di coscienza. Il che significa che moralmente potrebbe non percepire, o percepire solo debolmente, una inevitabile incoerenza dei comportamenti. In qualche misura, infatti, ogni singola porzione di coscienza è intrinsecamente coerente con se stessa, ma non necessariamente con tutte le altre coscienze o porzioni di coscienza. La frammentazione della coscienza non è esclusiva dei pazienti psichiatrici e men che meno delle persone cattive. Può essere presente nei sani e, soprattutto, nelle persone buone che, tuttavia, per ingenuità e forse per poca umiltà, non hanno percepito nel corso del tempo quella graduale frammentazione che, infine, li ha condotti a fare cose non buone, ma perfino cattive e pure gravi e gravissime, senza più ravvisarle come tali. Forse è superfluo dirlo o ricordarlo, ma vorrei scriverlo ugualmente: ormai non parliamo più, come si faceva sino a non molto tempo fa, di età evolutiva. La psicologia dello sviluppo ricorrendo all’espressione psicologia dell’età evolutiva, appunto, lasciava intendere implicitamente che nella vita della persona vi sia un’età 'non evolutiva'.

Certo permangono differenze importanti fra le diverse stagioni della vita, in termini di cambiamenti qualitativi e quantitativi. Ugualmente, però, lo sviluppo umano è questione che dura tutta la vita. E ciò significa che il cambiamento, la crescita, l’evoluzione ma pure l’involuzione, sono sempre all’orizzonte oppure in agguato, dall’esperienza prenatale sino all’ultimo giorno su questa Terra. Non è raro che di un uomo buono che a un certo punto fa cose cattive si giunga a dire che allora quella bontà era solo apparente, che probabilmente c’erano cose che non si sapevano. Il che è possibile, certo; eppure, non è meno possibile che la bontà fosse reale e che nemmeno vi fossero cose nascoste e che invece quella coscienza sia andata frammentandosi, magari perfino in tempi recenti e che lo abbia fatto per ragioni diverse: poca vigilanza, eccesso di lavoro e di responsabilità, timore di fallire, scarsa conoscenza di sé. Accade non di rado di essere convinti di avere la regia delle 'faccende di casa', cioè dello sviluppo della nostra personalità. Una tale persuasione può essere frutto della buona fede. Ciò non toglie, tuttavia, che quella persuasione sia errata. La nostra personalità è fatta di molte cose (intelligenza, emotività, interpersonalità, moralità, ecc.) e il loro sviluppo non avviene necessariamente in parallelo e con la medesima velocità.

Ogni caratteristica ha tempi propri e occorrerebbe conoscerli e rispettarli. Tuttavia, non sempre è possibile: le vicende della vita talora ci costringono a correre un po’ troppo in avanti, ora rispetto a una caratteristica, ora rispetto a un’altra. A quel punto non è raro che si cerchi di rispondere con il controllo e l’autocontrollo a tutto ciò che è ancora in attesa di svilupparsi. Allo stesso tempo, però, occorre riconoscere che il controllo e l’autocontrollo sono qualità importanti per lo sviluppo sano della propria personalità. Da qui, ci troviamo dunque come su un crinale: su un lato, un eccesso di controllo può coincidere con la pretesa di estromettere ciò che ancora non trova posto nella personalità; sull’altro lato, la mancanza di controllo facilmente conduce alla poca forza di volontà, alla fatica nell’essere perseveranti, alla scarsa fedeltà. Tutte le strategie di controllo e autocontrollo sono perciò stesso ambivalenti. Sono importanti, ed è decisivo che ci siano; contemporaneamente possono rivelarsi in grado di contribuire a occultare ciò che nello sviluppo della personalità è ancora da completare e che, non essendo completato, è vivo ma non integrato.

Comunque vivo e alla ricerca del proprio spazio. Il controllo trova frequente espressione nell’attitudine al controllo degli altri e al controllo di sé. Il carisma del governo, della leadership, ma pure la scelta del celibato per il Regno o della verginità consacrata, pur mantenendo il loro valore, come forme concrete del controllo e dell’autocontrollo si prestano a replicare quella ambivalenza. Dunque, da valori possono trasformarsi in complici di uno sviluppo psicologico che, inavvertitamente, non va a finire bene. Il leader si rafforza come leader e, inconsapevolmente, si indebolisce in quanto alla propria coscienza. Il paradosso è servito, ma drammaticamente reale: le responsabilità crescono a dismisura e, contemporaneamente, la coscienza si debilita e infine può giungere a frammentarsi.

A quel punto, rispetto a singole esperienze, l’autocontrollo può allentarsi e la disciplina delle emozioni, della volontà, dei sensi, può sopravvivere a certi livelli della coscienza, dileguandosi in altri, potendo giungere perfino a una drammatica contraddizione dei comportamenti. Occorre non attendere oltre: è auspicabile che la sinodalità nella Chiesa smetta di essere una parola o, peggio, uno slogan, e divenga una forma mentis concreta e praticata, affinché ogni leader impari a 'lasciarsi dire' e non pretenda di essere il solo referente di se stesso. Affinché la conoscenza di sé e dei movimenti del proprio sviluppo, soprattutto per chi nel celibato o nella verginità spesso non ha relazioni alla pari di intimità psichica, non sia il semplice prodotto dell’autocontemplazione, ma sia affidata anche al confronto con gli altri.

Sacerdote e psicologo, Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Milano; Pontificia Università Gregoriana, Roma; Università Pontificia Salesiana, Torino





Giovedì, 17 Giugno 2021

Dal 24 al 27 maggio scorsi si è svolta la 74ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana. Essa è stata aperta dalla preghiera, presieduta da papa Francesco, e dal suo dialogo con i vescovi presenti. I lavori dell’Assemblea, sotto la guida del cardinale presidente Gualtiero Bassetti, hanno riguardato il tema: “Annunciare il Vangelo in un tempo di rinascita. Per avviare un cammino sinodale”. Tra l’altro, nella sua Introduzione, il cardinale Bassetti ha definito questo cammino come «quel processo necessario che permetterà alle nostre Chiese che sono in Italia di fare proprio, sempre meglio, uno stile di presenza nella storia che sia credibile e affidabile».

Il Pontefice ha esortato i pastori a riprendere le linee tracciate dal Convegno ecclesiale di Firenze, e a valorizzare un percorso che parta dal basso e metta al centro il popolo di Dio. Egli ha sempre lamentato una certa «amnesia» riguardo alle indicazioni che diede nel capoluogo toscano il 10 novembre 2015. Chiaro che la concomitanza tra l’indizione del Sinodo della Chiesa universale – del quale parleremo successivamente – e l’avvio del percorso sinodale della Chiesa italiana sarà un’occasione unica per sintonizzare i cammini.

L’Assemblea generale ha quindi votato la seguente mozione: «I vescovi italiani danno avvio, con questa Assemblea, al cammino sinodale secondo quanto indicato da papa Francesco e proposto in una prima bozza della Carta d’intenti presentata al Santo Padre». Il Consiglio permanente della Cei costituirà un gruppo di lavoro per armonizzarne temi, tempi di sviluppo e forme.

Le misurate parole della mozione riassumono e rilanciano un dibattito durato sei anni. Ad aprirlo fu il Papa a Firenze, suggerendo il metodo sinodale: «La nazione non è un museo, ma è un’opera collettiva in permanente costruzione in cui sono da mettere in comune proprio le cose che differenziano, incluse le appartenenze politiche o religiose», disse Francesco. «Mi piace una Chiesa italiana inquieta – aggiunse – sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti».

Tutto rimase sottotraccia. All’inizio del 2019, “La Civiltà Cattolica” rilanciò la proposta di un Sinodo nazionale (cfr. A. Spadaro, “I cristiani che fanno l’Italia”, in Civ. Catt. 2019 I 250-252): ci parve la via più sicura da indicare a tutti, quella in grado di aiutarci a leggere a fondo la storia di oggi. Un luogo privilegiato di discernimento è infatti il processo sinodale, dove, se lo Spirito Santo è in azione, – come ha affermato Francesco – «dà un calcio al tavolo, lo butta e incomincia daccapo». E allora ecco la domanda: non sentiamo oggi il bisogno di un calcio dello Spirito? Se non altro per svegliarci dal torpore...

Alla nostra proposta fecero seguito interventi autorevoli di vescovi su “L’Osservatore Romano”, “Avvenire”, “Corriere della Sera”, e di teologi e studiosi su “Famiglia Cristiana”, “il Regno” e altra stampa cattolica e laica che, in generale, alimentarono il dibattito. Su “La Civiltà Cattolica” intervennero successivamente anche padre Bartolomeo Sorge e il sociologo Giuseppe De Rita. ?

«La sinodalità è una proposta che sentiamo di poter e dover fare a una società slabbrata come la nostra», puntualizzò il cardinale Bassetti il 1° aprile 2019. Il Pontefice ha poi effettivamente indicato il cammino sinodale alla Chiesa italiana, parlando ai vescovi del nostro Paese il successivo 20 maggio 2019, aprendo la 73ª Assemblea generale della Cei.

Il 21 gennaio scorso, la rotta è stata aggiornata. Andando «oltre le emergenze», ha detto il cardinale Bassetti, l’Italia deve ricomporre le quattro «fratture» (sanitaria, sociale, educativa, delle nuove povertà) che l’hanno piegata, con una capillare «opera di riconciliazione».

Il 30 gennaio Francesco, in un discorso in cui non a caso ha anche difeso con fermezza il Concilio Vaticano II («Chi non lo segue è fuori dalla Chiesa»), ha rilanciato la proposta in maniera decisa, affermando: «La Chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi». Il contesto è chiaro: un incontro organizzato dai vescovi italiani. Chiaro il messaggio: la Chiesa italiana deve incominciare un processo di Sinodo nazionale. Chiaro, infine, il metodo: camminare a partire dal basso verso l’alto; comunità per comunità, diocesi per diocesi. «Il momento è adesso», ha scandito Francesco.
* * *
È necessaria un’«opera di riconciliazione» con la realtà e la storia – anche recente – del nostro Paese, ripensando uno «stile di presenza» della Chiesa italiana nella storia e nella vita del Paese, consapevoli del fatto che «la Chiesa è il cuore di Dio che batte nella storia» (monsignor Aldo Del Monte).

Le parole di Francesco alla Curia romana del 21 dicembre 2019 devono guidare il discernimento: «Non siamo nella cristianità, non più! Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati. Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale». Quindi occorre anche fare un discernimento sulle dinamiche interne della stessa Chiesa italiana, in particolare quella del «clericalismo».

Il Sinodo è un mare aperto, e noi – ha detto Francesco in piena pandemia – «siamo tutti sulla stessa barca». Oggi i credenti sono chiamati a remare con tutti, e a farlo con la consapevolezza di essere anche cittadini. E questa è pure una vera «sfida» culturale, che è molto di più che un progetto. Sarà necessario, dunque, parlare dell’annuncio del Vangelo e delle sue difficoltà in un mondo mutato dalla pandemia, dagli stili di vita mobili, fluidi, veloci, plurali, dalle verità «alternative» dei social network e da tanti altri cambiamenti.

I processi ecclesiali di rinnovamento sono un fatto sinodale, il cui protagonista è il popolo di Dio. La Chiesa italiana ha bisogno di ritrovarsi in condizione sinodale. La richiesta di un «Sinodo dal basso» ha già messo in moto la riflessione, le discussioni, il coinvolgimento delle comunità e di alcune diocesi. Il metodo del Sinodo è né più né meno che lo stesso modo di esistere della Chiesa.
In questo senso pensiamo sia da riprendere il «voto finale» che padre Bartolomeo Sorge espresse al Convegno ecclesiale del 1976 e registrato negli Atti. Egli, dopo aver affermato che «la risposta pastorale della Chiesa italiana non può essere più affidata alla stesura di un documento», postulava la necessità di «dar vita a strutture permanenti di consultazione e di collaborazione tra Vescovi, rappresentanti delle varie componenti della comunità ecclesiale ed esperti provenienti da tutti i movimenti di ispirazione cristiana operanti in Italia».

Padre Sorge intendeva indicare quel modo di procedere che oggi Francesco definisce come «popolo e pastori insieme» (cfr. Documento di Aparecida n. 371). Infatti – proseguiva padre Sorge – «è urgente offrire alla nostra comunità ecclesiale un luogo di incontro, di dialogo, di analisi e di iniziativa che […] superi in radice l’impossibile divisione tra "Chiesa istituzionale" e "Chiesa reale"», e che è anche il rischio dell’oggi. Allora la proposta rimase senza esito. Oggi le condizioni per riprendere quel voto ci sono. E sappiamo che i frutti del cammino sinodale verranno per la grazia dello Spirito Santo. Il Sinodo, finalmente!

Antonio Spadaro è direttore de "La Civiltà Cattolica"

Il quaderno numero 4104 disponibile da sabato?

«Tempo di Sinodo. Per una “Chiesa italiana inquieta”». È il titolo del saggio (che riportiamo in apertura di pagina) firmato dal direttore padre Antonio Spadaro sul prossimo quaderno, il numero 4104, de “La Civiltà Cattolica” in uscita sabato prossimo.

Il quindicinale dei gesuiti in Italia ospita al suo interno altre significative riflessioni: tra cui quella scritta da Federico Lombardi che affronta il tema: «Il crocifisso nelle aule scolastiche. Un dialogo per l’educazione nelle libertà». Nell’ampio saggio il gesuita piemontese e presidente della Fondazione Ratzinger si sofferma sul recente pronunciamento della Corte di Cassazione sull’esposizione del crocifisso; padre Lombardi ritorna nel suo contributo a quanto indica a riguardo il magistero pontificio e ricorda l’importanza «del dialogo tra ragione e fede».

Di grande interesse è anche il tema affrontato dallo scrittore della rivista e storico di professione Giovanni Sale che si sofferma sulla questione: «A 10 anni dalle primavere arabe». Nell’ampio intervento padre Sale riflette sulla intricata situazione del Medio Oriente: dalla Tunisia allo Yemen, dalla Libia alla Siria. «In questi mesi, in molti Paesi arabi – si legge nel sommario dell’articolo di padre Sale – le piazze si sono nuovamente mobilitate, chiedendo importanti riforme economiche e sociali, cioé più libertà e più lavoro».

Infine un ampio articolo redatto dal gesuita tedesco e studioso di Letteratura russa all’Istituto San Tommaso di Mosca Stephan Lipke è dedicato ai 200 anni dalla nascita di Dostoevskij. L’autore analizza soprattutto lungo la prospettiva teologica e la «questione di Dio» tutta la produzione letteraria (basti pensare a “L’Idiota”) di Fëdor Dostoevskij. (Red.Cath.)






Mercoledì, 16 Giugno 2021

Luigi Maria Epicoco è uno dei sacerdoti più ricercati del web. I video delle sue conferenze contano migliaia di visualizzazioni. Eppure non è un influencer che utilizza i social media per la promozione. Classe 1980, è teologo e scrittore. Accompagna molte persone in percorsi spirituali, ne porta molte altre a iniziare il cammino, spesso inconsapevolmente, attraverso discorsi o riflessioni che qualcuno registra e mette in rete. «Non ho iniziato a lavorare sui social con l’intento di divulgare. Ero parroco a L’Aquila nella parrocchia universitaria e dopo il terremoto del 2009 i miei ragazzi erano sparsi per ogni dove. Per raggiungerli ho aperto un primo profilo Facebook: dopo aver celebrato la Messa (spesso da solo), scrivevo e condividevo qualche riga sul Vangelo del giorno. E poi, sempre pensando ai ragazzi, ho iniziato a registrare piccoli video per la domenica, che qualcuno ha raccolto insieme alle registrazioni degli incontri e dei seminari cui partecipavo. Tutto è diventato virale, e molti hanno iniziato a seguire. Il merito, però, non è il mio: è il Vangelo a essere virale perché intercetta ancora il cuore, continua a essere attuale, tocca l’umanità nel profondo».

Il suo nuovo libro si intitola La pietra scartata. Quando i dimenticati si salvano (San Paolo), dove l’essenzialità dei “non protagonisti” per realizzare la storia della salvezza invita, per trovare Dio, a guardare nelle pieghe della storia e nei dettagli del quotidiano. Qui a fare la differenza sono le piccole cose non preventivate, che sorprendono e obbligano a fare i conti con se stessi: «Cristo non è figlio di persone conosciute ma di povera gente, e tutta la sua vita è un prendere dalla periferia, partendo dai margini e ponendoli al centro. Questo metodo, con cui Gesù procede nella vita e nell’annuncio del Vangelo, è vero anche nella vita spirituale. Per cui è indispensabile avere la capacità di mettere al centro dell’esistenza ciò che normalmente lasciamo ai margini».

Don Epicoco, che oggi insegna Filosofia alla Pontificia Università Lateranense e all’Issr “Fides et Ratio” dell’Aquila – ne è anche direttore – ha scritto oltre trenta libri, molti dei quali tradotti all’estero: «È sopratutto materiale raccolto on the road. La maggior parte dei testi – spiega – sono appunti di incontri, conferenze, esercizi spirituali. Provengo da una famiglia cristiana non praticante, da piccolo ero l’unico che frequentava l’ambiente cristiano e ho dovuto cercare di rendere semplici cose difficili per capirle. Anche oggi, quando scrivo, mi rivolgo a me bambino».

Ogni giorno nella sua casella di posta elettronica arrivano decine di messaggi. Alla base c’è sempre una richiesta di senso: «Sono le domande attraverso le quali ognuno cerca se stesso, il proprio posto nel mondo. C’è una grande sete di spiritualità, approcci new age individualisti ed emotivi trovano terreno fertile, ma la fede cristiana è diversa, perché privilegia l’ottica del dono e rispetto al riempimento del proprio vuoto esistenziale. Veniamo educati dalla società a vivere secondo i nostri bisogni, ad aumentare i consumi, mentre dovremmo seguire i nostri desideri, guardandoci bene dentro. Non esiste una tecnica, non è possibile scrivere manuali. Io provo semplicemente a offrire mappe esperienziali».





Mercoledì, 16 Giugno 2021

«Un libro, oggi come oggi, è veramente importante. È totalmente opposto al mondo del virtuale, sta lì che ti aspetta, non ti aggredisce, non fa male agli occhi, ti lascia libero, ti rispetta. Può essere giudicato, sottolineato, rotto, ripreso in mano, stretto vicino al cuore quando fa piangere e quando fa ridere... È un oggetto tanto antico, e molto molto umano». Don Fabio Rosini dirige l’Ufficio per le Vocazioni della diocesi di Roma, tiene catechesi per i giovani e i fidanzati, ha ideato il percorso sui Dieci Comandamenti – nato nel 1993 in una parrocchia romana, è ormai noto in tutto il mondo –, commenta il Vangelo su Radio Vaticana. Dal 2016 è anche prolifico autore di libri per le edizioni San Paolo.

L’ultimo, San Giuseppe. Accogliere, custodire e nutrire, è uscito il 10 giugno. La pubblicazione arriva per l’Anno dedicato allo sposo di Maria, ma in realtà prende spunto da alcune catechesi dedicate al padre terreno di Gesù tenute da don Rosini negli ultimi anni. «San Giuseppe rappresenta una figura splendida per capire l’arte della paternità spirituale, che è la custodia della vita altrui nel senso più tenero e amorevole del termine – spiega il sacerdote –. È la parte meravigliosamente umana delle opere di Dio». E il libro? «Nasce da una catechesi su di lui fatta anni fa insieme al mio amico padre Ismael Barros, con una lettura del famoso “dubbio” di Giuseppe: cioè il punto non è se Maria sia incinta per opera dello Spirito Santo o meno ma il timore di trovarsi di fronte a una cosa tanto meravigliosa e grande e non sentirsi all’altezza». Un po’ come oggi accade a tanti giovani: «Nel discernimento vocazionale – osserva – ragazzi e ragazze hanno il dubbio su se stessi, non su Dio; l’ansia da insufficienza, il timore di non essere "abbastanza" domina il cuore di tanti giovani. La sfida di san Giuseppe è quella se entrare o meno nell’opera di Dio. Spesso ne ho parlato anche ai sacerdoti, durante corsi sul munus docendi, il servizio dell’insegnamento».

A questa caratteristica o dono del presbitero è strettamente legato l’impegno di don Rosini come autore di libri. «Durante il sacerdozio mi sono trovato a dover combattere la battaglia della consegna della fede – racconta –, cioè aiutare le persone ad apprendere la fede, a essere educati alla fede. Una sfida difficilissima, quella di consegnare e fecondare la fede nel cuore di altri. L’ho affrontata nelle vie principali della predicazione, e poi in tutti gli altri luoghi di consegna della fede». Nel 2016 teneva un percorso sulle opere di misericordia, con incontri per i giovani nelle diverse basiliche e chiese del centro storico di Roma. «Ero nella chiesa del Gesù e il vescovo Daniele Libanori, che allora ne era il rettore, mi disse: “Tu queste cose che dici le devi scrivere, perché la gente deve poterle meditare con più calma”. La sua frase mi rimase dentro... Pensavo di non essere in grado, ma ho provato». Così è arrivato Solo l’amore crea, e successivamente L’arte di ricominciare e L’arte di guarire, tutti successi editoriali. Ora il testo su san Giuseppe. Perché «c’era la necessità di parlare della paternità in maniera costruttiva».

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Mercoledì, 16 Giugno 2021

Papa Francesco ha nominato assistente ecclesiastico del Dicastero per la Comunicazione ed editorialista de L'Osservatore Romano don Luigi Maria Epicoco, del clero dell'Arcidiocesi de L'Aquila.

Lo rende noto la Sala Stampa vaticana.

Chi è don Epicoco: si racconta in un'intervista ad Avvenire

Nato a Mesagne, in Puglia, il 21 ottobre 1980 don Luigi Maria Epicoco è stato ordinato sacerdote a L’Aquila nel 2005. Insegna filosofia alla Pontificia Università Lateranense ed è direttore della residenza universitaria San Carlo Borromeo a L’Aquila.

Qualcuno a cui guardare. Per una spiritualità della testimonianza (Città Nuova, pagine 180, 12 euro è il titolo del libro, di cui don Epicoco è autore e donato dal Papa il 21 dicembre scorso ai membri della Curia Romana ricevuti in udienza per gli auguri natalizi. Un gesto tanto inatteso quanto gradito. «Non me lo aspettavo assolutamente – aveva spiegato don Epicoco in un'intervista ad Avvenire –. Stavo lavorando e il telefono ha cominciato a squillare. Cos’aveva fatto il Papa l’ho saputo così».

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Mercoledì, 16 Giugno 2021

Mettersi fisicamente in cammino lungo i percorsi tracciati sul territorio nel segno della fede per ritrovare il senso del proprio «andare», ripensare la propria vita e ri-orientare la propria esistenza dopo l’ardua prova della pandemia. Per l’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti (autore per l’editore Terre di Mezzo di alcune guide sul Cammino di San Francesco, sulla Via Lauretana e sui cammini in Terra Santa), proprio quella dei cammini quest’estate sarà una delle occasioni più preziose tra quelle che verranno offerte ai giovani da diocesi, parrocchie e associazioni.

Si va quindi verso una ripresa dei cammini?

Sì, anche se va detto che l’anno scorso questo tipo di esperienza in Italia ha sentito meno di altri la crisi, perché, nonostante le regole più stringenti e le complicazioni, è un tipo di attività che si è potuto fare in estate (ad esempio il Cammino di San Francesco non ha mai chiuso). Quest’anno, però, con regole un po’ meno rigide, si prevede una ripresa decisa. Anche perché ci sono alcuni giubilei in corso, come quelli legati a san Giacomo, in particolare a Santiago de Compostela e a Pistoia, o quello lauretano, che è stato prorogato per un anno. Insomma, ci sono alcune mete giubilari italiane lungo i cammini che sicuramente avranno un’aumento delle presenze. Ad esempio noi con i giovani faremo la Via Lauretana e so che anche l’arcidiocesi di Perugia la farà.

A Santiago, però, si è deciso di rinviare il Pellegrinaggio europeo dei giovani. Perché?

Si è scelto di rinviarlo al prossimo anno per prudenza, anche perché a livello continentale l’orizzonte è ancora incerto. Di sicuro però la voglia di vivere quell’esperienza è e rimarrà forte.

Ma per i ragazzi e i giovani che valore può avere partecipare a un cammino?

Intanto è un modo per vivere un’esperienza intensa di contatto e socializzazione con gli altri (non dimentichiamo che ci lasciamo alle spalle un anno durante il quale i ragazzi si sono trovati spesso chiusi in casa isolati). E poi è un’occasione per vivere nella natura, superando le chiacchiere sull’ambientalismo e imparando concretamente a prendersi cura dell’ambiente durante il cammino. E poi ovviamente è molto importante l’aspetto interiore: il pellegrinaggio è una grande esperienza spirituale che offre l’occasione di ritrovare il rapporto, che spesso nella vita quotidiana si perde, tra senso dell’andare e mistero. Si vive per una settimana andando verso una meta religiosa e questo mette in condizione di riorientare in qualche maniera la giornata, la vita, verso questa meta. La preghiera accompagna il cammino in maniera più "organica", aiutado con naturalezza ad andare oltre la superficialità delle cose. Di certo, poi, la fatica aiuta ad abbattere le resistenze e permette di andare più a fondo nella vita interiore e di vivere più intensamente i diversi momenti del pellegrinaggio: le relazioni, la stessa preghiera, la Messa ma anche, ad esempio, la visita ai luoghi d’arte. Ecco perché durante i cammini "succedono delle cose", le vite cambiano: abbiamo visto nascere o finire fidanzamenti, rivelarsi vocazioni alla vita ordinata o consacrata, giovani che riprendono gli studi o hanno fatto altre scelte importanti per il loro futuro.

Un aiuto a ritrovare il futuro dopo i mesi della pandemia che sembra aver sottratto proprio la voglia di guardare avanti?

Sì, secondo me, visto il periodo che ci lasciamo alle spalle, durante i pellegrinaggi quest’anno vedremo molti giovani ripensarsi, ripensare alla propria vita, alle difficoltà vissute: molti di loro hanno sofferto durante la pandemia per molti fattori. Questa esperienza per loro quest’anno sarà davvero un momento forte di rinascita, un aiuto a riprendere le trame del quotidiano con un senso e una speranza diversi. E penso che molti degli organizzatori dei pellegrinaggi con i giovani intendono offrire questo tipo di occasione.

In Italia i cammini sono tanti, qual è quello a cui si sente più legato?

In realtà il mio "cammino del cuore" è quello in Terra Santa. In Italia quello a cui mi sento particolarmente legato è la Via Lauretana sul quale cammino dal 1995. Però, se posso, ciò che mi preoccupa è che l’Italia ha politiche discutibili sui cammini, ad esempio non si distingue con chiarezza tra cammini religiosi e non religiosi. Sui cammini non c’è una visione politica da parte degli amministratori della vita pubblica e i tanti localismi e particolarismi regionali di certo non aiutano. Purtroppo anche in ambito ecclesiale manca alle volte una visione più ampia su questo patrimonio. Così però rischiamo di perdere l’occasione del 2025, anno del Giubileo, che potrebbe essere un momento forte di rilancio. I dati parlano chiaro: il cammino di Santiago tra l’80 e il 2000 è arrivato a 150mila presenze annue (pellegrini giunti alla meta), la Via Francigena dal 2000 al 2020 non è andato oltre i settemila arrivi annui a Roma. Se vogliamo davvero valorizzare questo enorme patrimonio dobbiamo cominciare a chiederci cosa abbiamo sbagliato finora.





Mercoledì, 16 Giugno 2021

È necessario ascoltare i disabili per le decisioni che li riguardano. Anzi, è necessario un vero e proprio 'magistero della disabilità'. Lo rileva la Nota della Pontificia Accademia per la Vita pubblicata ieri sul sito dell’Accademia (www.academyforlife.va), intitolata L’amicizia con le persone con disabilità: l’inizio di un nuovo mondo. Imparare dalle esperienze delle persone con disabilità e dei loro caregivers durante la pandemia da Covid-19. Un documento di respiro internazionale, in collaborazione con la Commissione Vaticana Covid-19, per ribadire che «le persone con disabilità e i loro caregivers necessitano e meritano un’attenzione e un sostegno speciali perché la pandemia ha avuto un impatto negativo sproporzionato sulle loro vite». Si mette inoltre in luce l’esigenza di coinvolgere e supportare il più possibile le persone con disabilità «per elaborare piani di assistenza avanzati e decisioni sanitarie in ogni momento, anche durante le pandemie».

Il testo evidenzia tre preoccupazioni etiche fondamentali: «promuovere soluzioni» coinvolgendo i disabili nel processo di pianificazione e decisione; «andare oltre l’inquadramento della disabilità unicamente in termini biomedici per coinvolgere tutte le specialità della medicina, così come altre discipline e altri settori del governo e della società»; infine «sviluppare quadri di salute pubblica basati sulla solidarietà e su una corsia preferenziale per i poveri e i vulnerabili a livello locale e globale».

È necessario ascoltare i disabili, e in questo senso la Nota propone un vero e proprio «magistero della disabilità », perché «le lezioni che le persone con disabilità possono insegnarci, soprattutto durante questa pandemia, sono provocatorie. Ci sfidano ad adottare una nuova prospettiva sul significato della vita. Ci invitano ad accettare l’interdipendenza, la responsabilità reciproca e la cura gli uni degli altri come stile di vita e come un modo per promuovere il bene comune ». L’insegnamento costante della Chiesa guarda a Cristo sofferente e maestro di umanità: «Il Sofferente e Crocifisso continua a vivere in solidarietà con loro (i disabili) durante questa pandemia e oltre. Loro sono nel cuore di Dio e sono centrali nel ministero dell’intero popolo di Dio. La Chiesa, quindi, ha la missione di accompagnare, curare e difendere le persone con disabilità».

Il documento elenca anche sette «raccomandazioni pratiche». Tra le altre, alle organizzazioni sanitarie cattoliche si chiede di «assumere la leadership nel rispondere ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie durante e dopo la pandemia». A livello internazionale, «mentre il L’amicizia come risposta all’emarginazione, rafforzata in molte parti del mondo dal dilagare del virus. «Alla salute pubblica serve solidarietà» mondo distribuisce i vaccini per il Covid- 19, noi raccomandiamo di dare priorità (...) anche a coloro ai quali, come le persone con disabilità, i provvedimenti generici di salute pubblica impongono oneri sproporzionati (ad esempio, la perdita dei servizi essenziali di assistenza)».

La conclusione richiama alcuni princìpi evangelici come guida ricordando però che «purtroppo nel pensiero cristiano non di rado la disabilità è stata identificata come una conseguenza del peccato originale». Il Vangelo invece insegna che «alla fine della nostra vita e della storia umana saremo giudicati sull’amore per il prossimo, specialmente per i poveri, i più vulnerabili e coloro che sono ritenuti gli ultimi della famiglia umana. Tra questi, ai giorni nostri, ci sono le persone con disabilità. Decidiamoci e adottiamo misure durante e dopo questa pandemia per garantire che, dopo che il fango della devastazione di questa pandemia sarà stato spazzato via, costruiremo un mondo migliore, in cui le persone con disabilità siano sempre apprezzate, trattate con amicizia e amate».

Come ha detto monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, «stiamo preparando altri testi per dare voce a quelle categorie di persone che soffrono per la pandemia e le conseguenze sociali, economiche, psicologiche. Perché la Chiesa ha un ruolo di 'madre e maestra' ineludibile».





Mercoledì, 16 Giugno 2021

«Durante il lockdown ogni sera leggevo e meditavo un canto della Divina Commedia. Poi è arrivata la lettera di papa Francesco “Candor Lucis Aeternae”. Infine, ho preparato un Cammino di 100 chilometri a piedi (quanti sono i canti) su luoghi danteschi, che ho intrapreso lo scorso mese di maggio». Don Luca Ravaglia, 57 anni, parroco di San Savino a Faenza, è un podista collaudato, avendo partecipato per dieci anni alla corsa “La 100 km del Passatore” Firenze-Faenza, attraverso l’Appennino. Ogni anno don Luca prepara anche un libretto di 50 pagine «per non camminare da solo, ma per indicare anche i luoghi lungo il tragitto dove fermarsi a pregare e meditare sul alcuni temi, insieme a chi vuole unirsi a me». Quest’anno e anche nel 2020 a causa della pandemia la corsa del Passatore non si è svolta e quindi ha camminato sulle orme di Dante, in occasione dei 700 anni della morte del Sommo Poeta.

Racconta il sacerdote podista: «Ho costruito un itinerario con un percorso in discesa (Inferno), con partenza da una grotta di Brisighella fino alla parrocchia di Pieve Cesato, dove Dante ambienta l’episodio di “frate Alberigo e della frutta del mal orto” (Inferno, XXXIII, 118120). Poi dalla pianura e dal cimitero del Ronco, dov’è sepolto il nostro missionario fidei donum padre Daniele Badiali, ucciso in Perù a 37 anni, sono salito fino al monte dell’eremo di Montepaolo (Purgatorio), dove ho pregato i salmi con l’inno della compieta “Te lucis ante terminum” (Purgatorio, VIII, 13-18) con le suore Clarisse Urbaniste. Infine, sono partito da Lido Adriano all’alba per ammirare “il tremolar de la marina”, attraversare la foresta della pineta di Classe, i mosaici bizantini (Paradiso) delle basiliche di Ravenna (Sant’Apollinare in Classe, dove ho pregato il Padre Nostro, la casa di Francesca da Polenta o da Rimini, Sant’ Apollinare Nuovo, il Mausoleo di Galla Placidia, dove l’Alighieri è stato ispirato per una delle immagini più rappresentative “Amor che move il sol e l’altre stelle…”) per concludere sulla tomba di Dante, dove ho recitato il Gloria, insieme a diverse famiglie e pellegrini che si sono uniti a me nella lode».

Il cammino per don Luca è non solo metafora della vita, ma soprattutto cammino di speranza dalle tenebre alla luce, dallo smarrimento al ritrovato desiderio, verso una conoscenza più vera di Dio, del mondo e di se stesso. Conclude il sacerdote- podista: «Camminare con Dante significa anche fare esperienza dell’esilio, molto attuale oggi per tanti immigrati, far esperienza del peccato affidandosi però alla misericordia, e fare esperienza della preghiera e del silenzio in mezzo alla natura anche quando si è in mezzo alla città».





Mercoledì, 16 Giugno 2021

La Bibbia l’ha iniziata a leggere a vent’anni, grazie alla maestra Anna Rubini, che teneva un corso serale a Chiaravalle della Colomba. «Avevo sete di sapere, ma la mia famiglia non poteva permettersi di farmi studiare. Siccome spesso facevo domande di religione, l’insegnante mi disse che era uscita da poco la Bibbia Popolare voluta da Giovanni XXIII. Costava mille lire. Le chiesi se poteva procurarmene una. Mi si è aperto un mondo». Quell’esemplare delle edizioni Paoline risalente agli anni Sessanta è tra gli oggetti più cari a Luigi Zuccheri, il pensionato di Alseno, in provincia di Piacenza, citato da papa Francesco per la sua “Bibbia in piasintein”. «Ho ricevuto un piccolo gruppo di fedeli che mi ha portato la traduzione della Bibbia tutta intera nel loro dialetto – queste le parole pronunciate dal Pontefice il 30 maggio all’Angelus –. L’ha fatto un uomo: otto anni di lavoro! E lui mi diceva che leggeva, pregava e traduceva. Lo vorrei ringraziare per questo gesto e dirvi di leggere la Bibbia, per trovare lì la forza della nostra vita».

È l’esperienza che ha fatto Luigi quando, andando in pensione dopo 38 anni di servizio al Comune di Alseno - un ritiro anticipato per problemi di salute - ha avuto l’idea di cimentarsi con la traduzione delle Scritture in piacentino «nella versione che parliamo qui, in Val d’Arda, la mia lingua degli affetti». Scrive a mano, usando fogli di recupero: lettere, referti, risultati degli esami clinici da un lato, versetti biblici dall’altro. «A ogni frase mi soffermavo, per tradurla al meglio: ero costretto a farla mia, ci pensavo su anche diversi giorni. Quei momenti di scrittura, senza darmi un calendario o scadenze, erano fonte di serenità».

A pubblicare non ci pensava proprio. Decisivo l’incontro, davanti alla chiesa di Alseno, con l’imprenditore Gianfranco Curti, la cui azienda si trova a poche centinaia di metri dalla casa di Zuccheri. «Mi chiese come passavo il tempo da pensionato. “Scribacchio”, ho risposto. Quando gli ho spiegato che stavo traducendo la Bibbia in dialetto è rimasto così entusiasta che mi ha proposto di far esaminare il lavoro da un editore e ne ha promosso la stampa». Dieci volumi in trenta esemplari, elegantemente rilegati, che conservano la scrittura a mano dell’originale.

Luigi ripercorre ancora con stupore i passaggi che lo hanno portato a Roma, «prendendo l’aereo per la prima volta», e confessando al Papa che lo esortava a togliersi la mascherina, altrimenti sembrava un brigante, che «un po’ brigante lo sono lo stesso». La capacità di guardare alla vita con il sorriso è la forza di Luigi, 78 anni tra pochi giorni, nato a San Rocco di Busseto, primo di tre figli, e cresciuto a Chiaravalle della Colomba, dove la vicina abbazia cistercense diventa una seconda casa. «Da ragazzo, la domenica proiettavo le pellicole cinematografiche per i bambini in una sala del convento – racconta –. E quando ho preso la patente, facevo da autista al priore. Grazie ai monaci ho conosciuto i monasteri cistercensi di tutta Italia».

Anche dopo il matrimonio con Pasqualina nel 1977 e il trasloco ad Alseno è rimasto legatissimo alla comunità, tanto che a papa Francesco ha portato in dono un liquore che i monaci realizzano secondo un’antica ricetta. Lui ha ricevuto un rosario, che ogni mattina usa per pregare. Agli amici che, incrociandolo, gli chiedono - rigorosamente in dialetto - se adesso devono chiamarlo “siùr Lüig”, ribatte che lui è sempre lo stesso, «un modesto scrivano», ci dice, che ama la sua famiglia, la sua vita e l’abbazia di Chiaravalle.

Il Salmo: "Lode al Signore" è "Ludé al Signur"

Il testo in piacentino

Salmo 150

Alleluia.

Ludé al Signur in dal so santüari,

Ludel in dal firmament ad la sa putensa,

Ludel pri so prudigi,

Ludel par la so immensa grandösa.


Ludel cun di squii ad tromba,

Ludel cun l’arpa e la cetra,

Ludel cui timpani e dal dansi,

Ludel in sal cordi e in di flauti.


Ludel cui cembali sunor

Ludel cui cembali squilant

Ogni vivent cal daga lod al Signur.


Il testo in italiano

Salmo 150

Alleluia.

Lodate il Signore nel suo santuario,

lodatelo nel firmamento della sua potenza.

Lodatelo per i suoi prodigi,

lodatelo per la sua immensa grandezza.


Lodatelo con squilli di tromba,

lodatelo con arpa e cetra;

lodatelo con timpani e danze,

lodatelo sulle corde e sui flauti.


Lodatelo con cembali sonori,

lodatelo con cembali squillanti;

ogni vivente dia lode al Signore.





Martedì, 15 Giugno 2021

Una missionaria comboniana è il nuovo segretario generale della Conferenza episcopale eritrea. Si tratta di suor Tseghereda Yohannes è la prima donna ad assumere tale incarico, nel quale subentra a padre Tesfaghiorhis Kiflom, monaco cistercense che l’ha svolto per otto anni. Nel commentare la nomina, come riferisce l’agenzia Fides, Yohannes ha chiesto il dono della saggezza. «Sono sempre stata affascinata dalla figura di Salomone – ha detto la religiosa –, che quando divenne re non chiese al Signore ricchezze e potenza, ma sapienza e discernimento per guidare il popolo di Dio».

La nomina risale allo scorso aprile, mentre il passaggio ufficiale di consegne è del primo giugno scorso, quando la religiosa ha indicato come priorità del suo impegno quello di svolgere, per conto della Chiesa cattolica, attività pastorali, umanitarie e sociali a favore dell’intera popolazione eritrea, indipendentemente da etnia, credo religioso o età. Un servizio particolarmente gravoso in un contesto come quello del Corno d’Africa attraversato dalla crisi del Tigrai che nel conflitto tra Eritrea ed Etiopia ha finora provocato migliaia di morti e oltre due milioni di sfollati. «Un problema senza fine», ha sottolineato la nuova segretario generale aggiungendo che i vescovi eritrei avevano chiaramente condannato la guerra e chiesto ai vertici dei due Paesi di risolvere pacificamente il problema. Ci impegniamo a capire come riconciliare le popolazioni».

Suor Tseghereda prima del nuovo servizio ha lavorato per quasi cinque anni presso la cappellanie degli universitari cattolici dell’Eritrea e ha insegnato all’Università dell’Asmara e presso l’Istituto di tecnologia di Mai Nefhi. Vanta una laurea in medicina e un dottorato in medicina molecolare. La sua tesi di laurea era dedicata a uno studio sulle differenti reazioni alla malaria nelle nove etnie dell’Eritrea. Ha anche servito come consigliera nella Provincia delle Suore Missionarie Comboniane.

Durante le celebrazione del primo giugno l’arcivescovo di Asmara Menghesteab Tesfamariam ha indicato i tre compiti principali del Segretariato cattolico eritreo, cioè «irradiare sempre la luce e l’amore di Gesù per il popolo; ascoltare costantemente la parola di Dio per compiere la Sua volontà; non temere nulla, forti della fede».





Martedì, 15 Giugno 2021

Non c’è solo la storia di due ragazzi le cui vite s’incrociano in oratorio producendo frutti inaspettati, non c’è solo il racconto del lavoro di un prete impegnato a far crescere i suoi ragazzi, non c’è solo il ritratto di un frammento di vita di parrocchia: nel libro «La tua vita e la mia» di don Alberto Ravagnani c’è molto di più. C’è sullo sfondo una Chiesa capace di farsi compagna di strada dell’umanità, c’è una comunità che s’interroga su come offrire al mondo contemporaneo un frammento della vita di Dio, e poi c’è tutta la riflessione sui temi più importanti dell’esistenza come l’amore, l’amicizia, i rapporti familiari, le ferite, gli abusi, la malattia, la morte.

Insomma, nel romanzo di esordio in uscita oggi in libreria, edito da Rizzoli (288 pagine, 16 euro), la storia di Federico e Riccardo, due adolescenti di Busto Arsizio, ci accompagna dentro le pieghe di una quotidianità intessuta da esperienze diverse destinate a incrociarsi e a mostrare il volto di un Dio che si fa presente nella vita di ognuno in modi sempre imprevedibili. Sono pagine che nascono dall’esperienza personale di don Ravagnani, sacerdote di 28 anni, ordinato nel 2018, e fattosi conoscere da molti utenti del web grazie al suo canale Youtube «Viva la fede» e poi al suo «Doncast», il podcast realizzato con l’aiuto di una ventina di ragazzi.


La storia dell’improbabile amicizia tra Federico e Riccardo, accompagnati dal prete del loro oratorio, diventa l’occasione per narrare il volto di una Chiesa che evangelizza usando stili e mezzi del nostro tempo

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«Il libro – ci racconta – nasce dalla mia esperienza in oratorio, soprattutto quella fatta qui a Busto Arsizio da sacerdote. Ho raccontato una storia che in qualche modo ha per protagonisti i miei ragazzi. Gli eventi narrati sono di fantasia ma rispecchiano quello che si vive ogni giorno in oratorio, dove si ritrovano i ragazzi "bravi", di buona famiglia, e quelli "meno bravi", alle volte disagiati, o anche quelli stigmatizzati, che poi in realtà spesso diventando amici degli altri, dopo pochi incontri, trovano il modo di riscattarsi».

La storia, prosegue don Alberto, «l’ho pensata anche insieme a quei ragazzi. Nel momento in cui mi sono messo a pensare questo racconto li ho interpellati, li ho ascoltati, ho fatto loro delle domande, ho tentato di capire cosa potesse interessarli di più. Quindi nel prodotto finale, certo, c’è la mia creatività, però c’è anche il contributo dei ragazzi: dietro alla stesura del libro ci sono anche le loro vite».

Don Andrea, il prete che aiuta e sostiene i protagonisti, è «un prete normale», sottolinea Ravagnani. «È l’immagine dei preti reali, quelli che vivono in parrocchia e che hanno a che fare con i ragazzi tutti i giorni. È un prete che – sottolinea l’autore –, mettendosi accanto ai ragazzi, con i loro linguaggi, ascoltando le loro esigenze e i loro drammi, riesce in qualche modo a portare una buona notizia nella loro vita, quindi effettivamente a evangelizzare».

Quello che vive il don Andrea del romanzo pare andare proprio nella direzione indicata dal Sinodo dei giovani, in un continuo sforzo di camminare accanto alle nuove generazioni. E dietro forse c’è l’immagine di «una Chiesa in cerca di rinnovamento, che, come una foresta, sta crescendo», nota don Ravagnani, i cui video sono noti per lo stile diretto, spontaneo, incalzante. Il suo canale Youtube offre approfondimenti su temi importanti e intensi che toccano tutti ma vengono offerti con uno stile leggero, a tratti ironico (e autoironico).

«In realtà – tiene a sottolineare Ravagnani – quello che si vede sullo schermo non è la totalità della mia vita: io sono un prete diocesano che risponde al vescovo e che ha un incarico in una parrocchia, in un oratorio (il San Filippo Neri a Busto) e a scuola (il liceo scientifico «Arturo Tosi»), e vive in mezzo alla gente della parrocchia. E proprio perché vivo in mezzo alla gente e sono figlio di questi tempi tento di fare il prete anche attraverso i mezzi di comunicazione, che tutti quanti oggi abitano. I social network oggi per il mondo non sono più una novità, per cui io, così come vivo con disinvoltura sul campo dell’oratorio, cerco di fare altrettanto nel campo dei social network». E la pandemia, conclude don Alberto, «ci ha dato uno scossone, ha rimesso in gioco le carte. E ora queste carte le abbiamo in mano: spetta a noi giocarle bene».

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