martedì, 30 novembre 2021
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Martedì, 30 Novembre 2021

Dopo tre anni di lavoro, è possibile contemplare la meravigliosa sacrestia Aquilonare, ubicata dietro l’altare maggiore del duomo di Milano. È stato presentato il restauro delle sue mura, edificate alla fine del ‘300 in prossimità del battistero di santo Stefano alle fonti, dove sant'Ambrogio ricevette il battesimo prima di essere consacrato vescovo della città.

L’intervento dà lustro all’intera cattedrale, aiuta a immaginare quale potesse essere l'aspetto originario dello stesso edificio e sempre dal punto di vista storico artistico ha permesso di conoscere meglio le intenzioni progettuali dei costruttori. Dalla sacrestia, infatti, si intuisce come sarebbe dovuto nascere il duomo: «Un germe che poi sarebbe fiorito in sei secoli di storia», afferma Gianantonio Borgonovo, arciprete del duomo, il quale non esita a definire l’opera «una testimonianza di inestimabile ricchezza».

Fedele Confalonieri, presidente della Veneranda fabbrica del duomo, condivide la sua soddisfazione: «È una cosa meravigliosa. È un fatto che ci dà la dimensione e l'interpretazione del perché il Duomo sia così, con le sue guglie e i suoi marmi».

«Opere come questa dimostrano che tutti i luoghi della cultura nel momento in cui vengono ristrutturati, restaurati e innovati possono esercitare il ruolo di grande attrattore turistico», dichiara l'assessore regionale alla cultura Stefano Bruno Galli. E l'assessore comunale alla Cultura Tommaso Sacchi, a sua volta commenta «Il restauro della Sacrestia Aquilonare rappresenta qualcosa di importantissimo non solo per Milano, ma per l'Italia e il mondo. È un monumento patrimonio dell'umanità, un luogo di raccoglimento e di frequentazione turistica».

Dal prossimo 11 dicembre sarà data al pubblico la possibilità di visitare lo spazio sacro, dal pavimento realizzato con motivi stellati o agli affreschi secenteschi che adornano la volta. Non in forma ordinaria, perché si tratta di parti vitali della chiesa, spazi non sempre aperti al visitatore perché utilizzati ordinariamente per la preparazione alle celebrazioni.






Lunedì, 29 Novembre 2021

Presieduta dal cardinal Feroci e alla presenza dell'elemosiniere di papa Francesco il card. Krajewski, insieme a molti sacerdoti, religiosi, ai parenti e a tantissima gente, si sono svolti sabato 27 novembre al Santuario del Divino Amore i funerali di don Roberto Guernieri, mantovano, classe 1959, oblato della Madonna del Divino Amore, che ha dedicato tutta la sua vita agli ultimi, agli emarginati e in particolare ai detenuti del carcere di Rebibbia.

Come è stato ricordato nell'omelia, quando don Roberto parlava dei poveri parlava di Cristo. In un'intervista che gli feci per L'Osservatore Romano nell'estate 2020 e che è stata citata, disse: "Quando il Signore mi chiamerà io gli dirò: grazie, perché sono stato un prete fortunato. Nella mia vita ho fatto quello che ho sempre desiderato. Stare, con Te, in mezzo agli ultimi. È vero, a volte non ho risolto dei grandi problemi però almeno ho avuto l’onore di stare in mezzo a loro. Cioè con Te".

Mi commossi molto a quelle parole, lui se ne accorse ma non smorzò i toni. Il turbamento mi venne perché riconobbi la verità di quanto diceva. Era molto umile dire "non ho risolto grandi problemi". Don Roberto faceva tantissimo per i detenuti. E questo avveniva proprio perché non cadeva nell'errore più comune - quello che facciamo in tantissimi - di voler risolvere "i grandi problemi".

Don Roberto non affrontava "il problema delle carceri": aiutava i carcerati. C'è una grande differenza. Lui li aiutava uno per uno e con quello che poteva. Era l'incarnazione di quel detto famoso che recita: "Dio sa contare solo fino a uno". Con una sfacciataggine e una costanza che non si fermavano di fronte a nulla e a nessuno chiedeva a chiunque di affiancarlo nel risolvere i problemi che bussavano, spesso gridando, alla porta della sua vita. E don Roberto sapeva gridare.

Durante l'omelia del cardinal Feroci è stato raccontato l'episodio famoso in cui don Roberto aiutò Toto Riina a presentarsi in maniera decente al processo. Il famoso capo mafia era arrivato a Rebibbia di notte in elicottero, in pigiama, così com'era stato arrestato. Come avviene non di rado a chi arriva in carcere, non aveva di che coprirsi. E don Roberto chiese a un confratello degli oblati del Divino Amore - ai quali apparteneva - di prestargli un clergyman. Con quello il boss andò a processo.

Nel cercare aiuto per i più poveri don Roberto era molto esigente, insistente. Ma don Roberto, oltre che gridare, sapeva anche essere dolce. I volontari - sacerdoti, religiosi, laici - che partecipavano alla celebrazione delle Messe che si tenevano il sabato e le domenica nel Nuovo Complesso ricordano perfettamente che don Roberto pagava di tasca propria ogni volta, le paste il sabato e i cornetti la domenica, con relativo caffè.





Lunedì, 29 Novembre 2021

Papa Francesco ha nominato come nuovo visitatore apostolico a carattere speciale per la Parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis, l’arcivescovo Aldo Cavalli, finora nunzio apostolico nei Paesi Bassi e rappresentante permanente presso l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.
Come ha riportato Vatican News - succede all'arcivescovo polacco Henryk Hoser, morto il 13 agosto scorso a Varsavia all’età di 78 anni, che dal 2018 ricopriva questo incarico.


Nunzio in tre continenti
Monsignor Cavalli ha compiuto 75 anni il 18 ottobre scorso. Nato a Muggianico di Lecco, in Lombardia, nel 1946, da una famiglia di fornai, è stato ordinato sacerdote a Bergamo nel 1971. Ha compiuto gli studi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, entrando nel 1979 nel servizio diplomatico della Santa Sede. Nominato nunzio apostolico, nel 1996 è stato consacrato vescovo, come arcivescovo titolare di Vibo Valentia. Ha guidato le nunziature di São Tomé e Príncipe (1996), Angola (1997), Cile (2001), Colombia (2007), Libia e Malta (2013) Paesi Bassi (2015) ed è stato anche rappresentante permanente presso l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (2015). Il 15 maggio scorso è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco.

Un incarico esclusivamente pastorale
L’incarico di visitatore apostolico – aveva specificato la Sala Stampa al tempo della nomina di Hoser – ha un carattere “esclusivamente pastorale”, di accompagnamento “stabile e continuo” della comunità parrocchiale di questa piccola località della Bosnia ed Erzegovina e dei tanti fedeli che vi si recano in pellegrinaggio, “le cui esigenze – si spiegava - richiedono una peculiare attenzione”. Un ruolo pastorale, dunque, che non entra nella questione delle apparizioni mariane che alcuni ragazzi affermano di avere dal 24 giugno del 1981.

Autorizzazione ufficiale dei pellegrinaggi
Nel maggio 2019 Papa Francesco ha autorizzato i pellegrinaggi a Medjugorje, che dunque da allora possono essere ufficialmente organizzati dalle diocesi e dalle parrocchie e non più soltanto in forma privata.

Il Papa ai giovani di Medjugorje: abbiate il coraggio di seguire Gesù

Il Papa, nell’agosto scorso, ha rivolto un messaggio ai giovani riuniti per il tradizionale Mladifest, l’incontro annuale di preghiera a Medjugorje, esortandoli ad avere il coraggio di seguire Gesù: “Abbiate il coraggio – aveva affermato - di vivere la vostra giovinezza affidandovi al Signore e mettendovi in cammino con Lui. Lasciatevi conquistare dal suo sguardo di amore che ci libera dalla seduzione degli idoli, dalle false ricchezze che promettono vita ma procurano morte. Non abbiate paura di accogliere la Parola di Cristo e di accettare la sua chiamata. Non scoraggiatevi come il giovane ricco del Vangelo; invece, fissate lo sguardo su Maria, il grande modello dell’imitazione di Cristo, e affidatevi a Lei che, con il suo «eccomi», ha risposto senza riserve alla chiamata del Signore”.

A Medjugorje per incontrare Cristo attraverso Maria
Da parte sua, monsignor Hoser aveva detto ai microfoni di Vatican News che a Medjugorje vengono pellegrini da tutto il mondo “per incontrare Cristo e sua Madre”. “La via mariana - diceva - è quella più certa e sicura” perché conduce a Gesù. A Medjugorje, infatti, i fedeli hanno “al centro la Santa Messa, l’adorazione del Santissimo Sacramento, una massiccia frequenza del Sacramento della Penitenza”. Si tratta di un vero culto “cristocentrico” - osservava - vissuto con la vicinanza alla Vergine Maria, venerata con l’appellativo di "Regina della Pace".





Domenica, 28 Novembre 2021

Sostenere «le Chiese che sono in Italia nella ricezione della riforma». È questo l’intento dichiarato del Motu proprio pubblicato ieri dal Papa a sei anni dal Mitis Iudex Dominus Iesus con il quale il Pontefice aveva riformato il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale rendendole più snelle e accessibili grazie a una maggiore responsabilità del vescovo diocesano. In particolare Francesco introduceva allora una forma di processo più breve sulla nullità delle nozze, nei casi in cui questa sia «sostenuta da argomenti particolarmente evidenti». Tra gli altri, la mancanza di fede, la brevità della convivenza, l’aborto procurato per impedire la procreazione, il permanere di una relazione extraconiugale.

Quella "legge" era stata promulgata nell’agosto 2015 ed era entrata in vigore il successivo 8 dicembre. A distanza di più di un lustro, dunque, Francesco chiede una specie di "tagliando" sul grado di applicazione. Il punto dirimente, pare di capire leggendo il Motu proprio di ieri, è quello relativo al ruolo del vescovo diocesano in questo particolare ambito. Papa Bergoglio, infatti, nel ricordare le norme di sei anni fa, ribadisce che, sebbene sia consentito al vescovo diocesano di accedere ad altri tribunali, questa facoltà va considerata un’eccezione.

Ne consegue che ogni vescovo il quale «non ha ancora il proprio tribunale ecclesiastico, deve cercare di erigerlo o almeno adoperarsi affinché ciò diventi possibile». Francesco del resto lo aveva già detto con chiarezza nel discorso alla Cei del maggio 2019: «La spinta riformatrice del processo matrimoniale canonico - caratterizzata dalla prossimità, celerità e gratuità delle procedure - passa necessariamente attraverso una conversione delle strutture e delle persone».

Perciò ieri è tornato a chiedere che la Conferenza episcopale italiana, «distribuendo equamente alle diocesi le risorse umane ed economiche per l’esercizio della potestà giudiziale», sia «di stimolo e aiuto ai singoli vescovi affinché mettano in pratica la riforma del processo matrimoniale». È da ricordare a tal proposito che già da diversi anni i vescovi traggono dai fondi dell’8xmille per la Chiesa cattolica una quota parte per i tribunali ecclesiastici. Ciò soprattutto al fine di ridurre i costi delle cause di nullità a carico delle parti, specie le più indigenti.

La verifica chiesta dal Papa avverrà tramite la costituzione presso il Tribunale della Rota Romana di una «Commissione pontificia ad inquirendum et adiuvandum (per verificare e aiutare, ndr) tutte e singole le Chiese particolari in Italia». A presiederla il Pontefice ha nominato il decano della Rota, Alejandro Arellano Cedillo. Vi fanno parte inoltre i due giudici rotali Vito Angelo Todisco e Davide Salvatori, e il vescovo di Oria, Vincenzo Pisanello. Il compito della Commissione sarà, come già anticipato, quello di «constatare e verificare la piena ed immediata applicazione della riforma» nelle Chiese diocesane di tutta Italia, «nonché suggerire alle stesse quanto si ritenga opportuno e necessario per sostenere e aiutare il proficuo prosieguo della riforma».

Il Papa chiede dunque espressamente che anche in un questioni delicate come quelle che investono le nullità matrimoniali «le Chiese che sono in Italia si mostrino ai fedeli madri generose». Questa è infatti «una materia strettamente legata alla salvezza delle anime», come sollecitato anche dal Sinodo straordinario sulla famiglia. Al termine del suo lavoro la Commissione elaborerà una relazione dettagliata sull’applicazione delle nuove norme sulla nullità matrimoniale in Italia.






Domenica, 28 Novembre 2021

Il Rinnovamento nello Spirito (RnS) festeggia i suoi primi 50 anni di presenza in Italia. E inaugura questo giubileo d’oro con una Messa nella solenne cornice della Basilica papale di Santa Maria Maggiore. Nel segno della Vergine, «la prima e la più grande carismatica della storia», come disse san Giovanni Paolo II.

La liturgia è presieduta dal cardinale arciprete Stanislaw Rylko che rivolgendosi al «carissimo amico» Salvatore Martinez, presidente nazionale del RnS, unisce con gioia al rendimento di grazie per il «generoso servizio» prestato alla «missione della Chiesa in Italia e nel mondo» in questo mezzo secolo.

All’inizio del rito viene letto il decreto della Penitenzieria apostolica con cui su mandato del Papa viene concessa l’indulgenza plenaria per tutto l’anno giubilare. Nell’omelia il cardinale Rylko ricorda che il RnS è stato «una potente e feconda corrente di grazia della Chiesa post-conciliare». E oggi, dopo 50 anni, è «un enorme popolo e un’importante forza missionaria a servizio della Chiesa».

«Come non restare stupiti – sottolinea il porporato – dinanzi alla quantità e qualità dei frutti che ha generato nella vita dei cristiani e delle comunità cristiane». Infatti «sono tante le persone che, grazie al Rinnovamento, hanno incontrato Cristo e hanno trovato la fede, oppure sono ritornate alla Chiesa e alla pratica dei sacramenti dopo lunghi anni». Sono tante «le persone che da un cristianesimo puramente anagrafico, sono passate a un cristianesimo “adulto”, convinto e impegnato».

E poi: «Quanti frutti di autentica santità di vita! Quanti matrimoni e quante famiglie ricostruite nella fedeltà all’amore reciproco! Quante vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata! Quanta fantasia missionaria nella ricerca di vie sempre nuove dell’annuncio e della testimonianza cristiana in un mondo che in modo sempre più radicale rifiuta Dio! Quanto coraggio nel dire al mondo che essere cristiani è bello e che vale la pena esserlo!».

Il cardinale Rylko mette in guardia dal «vero pericolo» costituito da quella che papa Francesco chiama la «stanchezza cattiva», quella stanchezza «paralizzante che estingue la capacità di desiderare cose grandi, impedisce di volare verso le alte vette della santità e ci rinchiude nella mediocrità».

Ecco quindi che questo Giubileo è «un richiamo» per tutti i membri del RnS «a riscoprire con rinnovato stupore ed entusiasmo l’affascinante bellezza di questa straordinaria "corrente di grazia", che ormai da 50 anni anima la vostra vita e la vita della Chiesa...». Ritornando «alla sorgente dalla quale il Rinnovamento è nato». Al Cenacolo, alla Pentecoste con gli apostoli riuniti intorno a Maria.

Al termine della Messa i ringraziamenti di Martinez. Il presidente nazionale ricorda come la celebrazione apre anche la 45ª Conferenza nazionale animatori con 12mila membri del RnS che da oggi sono riuniti, contemporaneamente e con il medesimo programma, in 133 luoghi diocesani e interdiocesani, collegati in diretta via streaming con Fiuggi dove sono raccolti 800 partecipanti in presenza.

Per Martinez il giubileo indica un «tempo di gioia», perché «sia davvero tempo di Rinnovamento, in un mondo triste, in cui molteplici crisi, in ultimo la pandemia, stanno alterando il senso dell’esistere e delle relazioni, soprattutto nelle case, dove aumentano depressioni e violenze».

E in questo tempo forte, rimarca, «vogliamo ancora essere fedeli alle ispirazioni dello Spirito e tornare alle sorgenti della nostra gioia, cioè al dono dell’effusione dello Spirito, al battesimo nello Spirito Santo a cui papa Francesco con grande forza ci richiama».

«La vicinanza spirituale del Pontefice ci conforta e ci spinge», sottolinea Martinez, ricordando come allo Stadio Olimpico nel 2014 e in piazza San Pietro nel 2015 Francesco «ha ribadito il nostro programma di vita nuova: diffondere la grazia del battesimo nello Spirito; un’evangelizzazione carismatica fondata sulla Parola; l’ecumenismo spirituale come grazia di riconciliazione per l’unità; il servizio ai poveri e agli impoveriti che incrociamo nel nostro cammino e che riceviamo nelle nostre Comunità». «Quattro pilastri – conferma Martinez – sui quali il RnS è costruito e sui quali dobbiamo ancora, profeticamente, costruire».





Sabato, 27 Novembre 2021

Nel presente delle persone libere non c’è un mondo “dentro” e uno “fuori”. Esiste una medesima realtà, ma vissuta e considerata in modo differente. Vale anche nella logica della vita spirituale, in cui per così dire monache e monaci di clausura vanno alla radice della fede, che significa donarsi totalmente, per amore e nel nascondimento, a Dio e alla Chiesa, offrendo la preghiera e il sacrificio per la salvezza degli uomini e delle donne di oggi. La pandemia ci ha fatto conoscere meglio questa dimensione. Tanti i monasteri che durante il lockdown hanno “virtualmente” aperto le loro porte alla condivisione dei momenti di lode, con le lectio divine o nella riflessione sul valore del silenzio. Quasi un’ideale continuazione delle Giornate pro orantibus, che ogni anno accendono la luce su una dimensione, quella della vita contemplativa, ancora poco nota, e spesso guardata con stupore. Tradizionalmente l’appuntamento è il 21 novembre nella festa della presentazione della Beata Vergine Maria, ma quest’anno, vista la concomitanza con la Gmg, le iniziative promosse dal dicastero vaticano competente sono state spostate in questo fine settimana. Così sabato si è tenuto il convegno online Vita contemplativa, profezia di fraternità mentre oggi alle 11 è in programma la Messa (in diretta su Raiuno) presieduta dall’arcivescovo José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, dal monastero dei Santi Quattro Coronati di Roma.

«La prima Giornata pro orantibus è stata celebrata nel 1953 su iniziativa di padre Isidoro di sant’Elia – spiega suor Giuseppina Fragasso, vicepresidente del Segretariato assistenza monache (Sem) –, proprio per poter rendere visibile una realtà che era conosciuta solo dietro le grate. Data la competenza teologica e le sue capacità comunicative seppe creare delle reti di relazioni che gli permisero per esempio di accedere alle aule magne delle università, sia per parlare della vita contemplativa, sia per consentire alle monache di illustrare, pur restando nei monasteri, il frutto del loro lavoro artigianale, piccole provvidenze che servivano alla sussistenza delle comunità».


Parla la vicepresidente del Segretariato assistenza monache: «La visibilità porta all’attrazione»

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Nel suo impegno il carmelitano scalzo padre Isidoro, al secolo Dante Giannoni, mise a frutto il servizio svolto alla Sacra Congregazione dei religiosi per dare un apporto decisivo alla nascita del Sem che vide la luce sempre nel 1953. Il 12 gennaio.
Terminata la Seconda guerra mondiale papa Pio XII si preoccupò delle condizioni dei monasteri dopo il conflitto, inviando loro un questionario. Alle luce delle risposte, analizzate da padre Isidoro, emersero diversi bisogni, materiali e di sostegno da parte della Chiesa. Per trovare una risposta efficace vennero coinvolti i superiori maggiori dei vari Istituti: così nacque il Segretariato, al San Callisto. Anche grazie all’aiuto di giovani volontarie vennero stampati i primi bollettini che cercavano di dare luce alla realtà contemplativa. Un’altra attività era quella di prendersi cura delle monache malate.

A tale scopo venne aperta a Roma, Villa Nostra Signora della Meditazione.
Si tratta di un centro che accoglie temporaneamente monache bisognose di assistenza sanitaria. A volte ce ne occupiamo in prima persona, in altre occasioni con il sostegno delle strutture ospedaliere. La casa è nata come un piccolo monastero affidato a un gruppo di consacrate fondato da padre Isidoro, l’Istituto secolare di santa Teresa Redi. Oggi invece il compito è svolto da una comunità messicana: le Aliadas Carmelitas Descalzas de la Santissima Trinidad.

Sempre a proposito di bisogni, immagino che il Covid abbia creato anche problemi economici ai monasteri. Su quali fronti soprattutto?
Siamo dovuti intervenire a livello di servizi essenziali tipo pagare le bollette della luce o la fornitura di acqua. In alcune occasioni le monache ne erano state addirittura private, per cui c’è stato bisogno di azioni urgenti.

Da cosa dipende questa crisi?
In molti casi sono venute meno le entrate legate all’ospitalità nelle piccole foresterie e alla vendita degli oggetti realizzati artigianalmente.


Si dice sempre che pur nella crisi delle vocazioni, la vita contemplativa resiste. È ancora così?
Negli ultimi anni un calo c’è stato ma devo dire che la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, sta dedicando grande attenzione alla clausura. Penso all’approfondimento dei documenti Vultum Dei quaerere e Cor orans.

Testi che riflettono sul presente e il futuro della vita contemplativa, formazione compresa.
Prima del Covid molti monasteri si sono impegnati in un’azione di rinnovamento, rendendosi più disponibili ai colloqui, aprendosi alle attività di lectio divina. Si sono resi maggiormente visibili e la visibilità porta all’attrazione.


Una presenza nel mondo fotografata in poche cifre

3.180
è il numero complessivo dei monasteri nel mondo (dati al 2019)

34.666
sono le monache nel mondo che hanno pronunciato i voti perpetui (dati 2019)

478
sono i monasteri complessivamente presenti in Italia (dati del 2019)

4.503
le monache in Italia con i voti perpetui e 241 con temporanei (dati del 2019)

151
le novizie censite in Italia nel 2019, a cui si aggiungono 181 postulanti




La Giornata pro orantibus serve anche a questo, a rendere ragione della propria scelta di vita. A tal proposito se lei dovesse spiegare la bellezza di quel che fa e di quel che è, cosa direbbe?
Se c’è il fondamento della vocazione, la bellezza non è solo nella sequela Christi, nucleo della nostra vita religiosa, ma anche nell’accoglienza dell’altro, del diverso, dell’universalità che scaturisce dall’amore. Io sono un’adoratrice del sangue di Cristo, la cui spiritualità dà motivo di sensibilità verso i bisogni e le sofferenza dell’umanità, interamente redenta da Cristo. Dobbiamo credere che nel sangue di Gesù è tutta la nostra speranza, che ci fa celebrare la bellezza della vita e ci spinge a guardare e andare oltre.





Sabato, 27 Novembre 2021

Davide Prosperi sarà il nuovo presidente ad interim della Fraternità di Comunione e Liberazione, subentrando al dimissionario don Julián Carrón.

Nei giorni scorsi lo stesso Prosperi aveva avuto un incontro con il prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, il cardinale Kevin Farrell, che, ai sensi dello statuto della Fraternità, ha chiesto al vicepresidente di assumere ad interim l’incarico di presidente a tutti gli effetti. Nello stesso incontro – racconta Prosperi in una lettera alla Fraternità – Farrell ha posto come primo passo l’approvazione del nuovo statuto, avviando anche «consultazioni interne» per arrivare quindi all’elezione del nuovo presidente. «Ho accettato l’incarico che ricopro come atto di obbedienza al Santo Padre e desidero svolgerlo come un servizio alla vita della nostra compagnia e di ciascuno di voi – scrive ancora Prosperi –. Nei limiti del possibile, vorrei ascoltare tutti e dare spazio all’iniziativa di chiunque voglia collaborare». Ieri la Diaconia centrale ha all’unanimità preso atto dell’incarico affidatogli esprimendogli piena collaborazione.

Va ricordato che lo scorso 15 novembre don Julián Carrón aveva dato le dimissioni: il sacerdote spagnolo, di 71 anni, aveva comunicato la decisione di lasciare la guida di Comunione e Liberazione, per «favorire – come ha spiegato egli stesso in una nota – il cambiamento a cui siamo chiamati dal Santo Padre», pur «in questo momento così delicato della vita del movimento».

Questo è il testo della lettera con cui Davide Prosperi ha informato tutti gli appartenenti alla Fraternità di CL dei contenuti del colloquio avuto nei giorni scorsi con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e della sua assunzione del ruolo di presidente ad interim.

Di seguito pubblichiamo integralmente la lettera.??


Carissimi amici,?

come già annunciato nel comunicato di sabato scorso, qualche giorno dopo le dimissioni di don Julián Carrón, sono stato convocato dal Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, in qualità di Vicepresidente della Fraternità, per importanti comunicazioni. L’udienza ha avuto luogo giovedì 25 novembre, presso la sede del Dicastero a Roma, in presenza del Cardinale Prefetto Kevin Farrell, del Sottosegretario dott.ssa Linda Ghisoni e della dott.ssa Isabelle Cassarà.
Dopo avere riferito, oggi, i contenuti del colloquio ai membri della Diaconia della Fraternità, vi scrivo per condividere con tutti voi ciò di cui il Cardinale Farrell mi ha voluto parlare.
Innanzitutto, il Prefetto ha confermato che, ai sensi dell’art. 19 dello Statuto della Fraternità, in caso di dimissioni del Presidente, il Vicepresidente gli subentra a pieno titolo. Mi ha poi chiesto di assumermi questa responsabilità e io, pur consapevole dei miei limiti, ho accettato.
Di conseguenza, il Prefetto mi ha riconosciuto i pieni poteri dell’incarico in qualità di Presidente della Fraternità ad interim, ossia fino a quando si svolgeranno nuove elezioni, come prevede il Decreto generale promulgato l’11 giugno 2021 ed entrato in vigore a far data dall’11 settembre scorso. Ciò non potrà avvenire prima che siano trascorsi dodici mesi dalla data di inizio del mio incarico.

In secondo luogo, il Prefetto ha chiarito in che modo dovremo procedere per preparare le elezioni del nuovo Presidente della Fraternità.
Il primo atto consisterà nell’approvazione di un nuovo Statuto. Il processo di revisione, che avverrà sotto la supervisione del Dicastero stesso, dovrà prevedere anche consultazioni interne alla Fraternità. Lo scopo di queste consultazioni è far sì che le nuove norme riflettano nel modo più adeguato possibile l’originalità del nostro carisma e quindi l’identità specifica della Fraternità di CL all’interno della Chiesa.
Per proseguire il lavoro già avviato dalla Diaconia Centrale nei mesi scorsi, ho perciò concordato con il Dicastero l’istituzione di una Commissione per gli Statuti che sia al contempo snella e sufficientemente rappresentativa, così che il lavoro possa procedere con efficacia. Renderò nota la composizione di questa commissione appena possibile, in modo che chiunque lo desidera possa dare il proprio contributo tramite questi delegati.

Infine, il Prefetto mi ha invitato a spendermi perché la vita della Fraternità venga alimentata e le sue attività non siano sospese. Mi ha dunque affidato la grande responsabilità di fare in modo che continui ad essere assicurata a tutti noi una chiara proposta educativa, perché la nostra esperienza si incrementi anche in questa fase di passaggio. Chiederò da subito ad altri di aiutarmi in questo compito così delicato.

Vi ho scritto volutamente in modo essenziale e quasi tecnico, per riportare con la massima fedeltà possibile le indicazioni che ho ricevuto. Vorrei però condividere presto con voi le preoccupazioni che vivo e le riflessioni che ritengo più importanti perché possiamo attraversare uniti e sicuri questa nuova fase della vita del Movimento.

A questo scopo, vi do appuntamento il prossimo lunedì 29 novembre, alle ore 21:00, per una comunicazione in video collegamento al seguente link, che sarà attivo dalle ore 20:30 di lunedì: https://diretta.avvenimenti.tv/eventi/comunicazione-cl/anonymous_content/466

Permettetemi di concludere con una nota personale.

Ho accettato l’incarico che ricopro come atto di obbedienza al Santo Padre e desidero svolgerlo come un servizio alla vita della nostra compagnia e di ciascuno di voi. Nei limiti del possibile, vorrei ascoltare tutti e dare spazio all’iniziativa di chiunque voglia collaborare. Il compito di testimonianza che Dio ci affida è grande e, come ci ha ricordato don Julián nella sua ultima lettera, in questo momento particolare ciascuno è chiamato ad assumersi la responsabilità del carisma. Chiedo a ciascuno di voi di aiutarmi a portare la mia con un anticipo di fiducia e di stima.

In comunione,
Davide Prosperi









Sabato, 27 Novembre 2021

L’inizio del tempo di Avvento (nel rito romano, quello ambrosiano celebra già la terza Domenica) è una porta che si apre: la Chiesa ci incoraggia a sentirci "sempre nuovi", capaci di rimetterci in cammino come fosse la prima volta. Il Natale è ancora sullo sfondo, ma già ci sentiamo invitati a cercare una luce dentro e attorno a noi: una Presenza che ci attende, per rivelarci qualcosa di noi stessi che ancora non sappiamo, e che ci condurrà a un incontro con Dio e con gli altri più libero, pacificato, gioioso, significativo. Rigenerare le nostre relazioni, proprio quando sulla nostra quotidianità sembra stendersi una nuova incertezza: ecco un’idea che ci può far compagnia, insieme alle parole del Papa che potremo ascoltare in diretta all’Angelus delle 12. Per chi non può partecipare di persona alla Messa festiva nella propria parrocchia, o non se la sente, ecco la nostra guida, con qualche indicazione anche per i giorni feriali e il sabato. Con l’augurio di una buona domenica, nel ricordo reciproco. (grazie a Marina Lomunno. Per segnalazioni: f.ognibene@avvenire.it)

Ore 7

Su Tv2000 (canale 28 digitale terrestre e 157 Sky) la Messa in diretta dal Santuario di San Giuseppe a San Giuseppe Vesuviano (Napoli). Giorni feriali: ogni giorno in diretta la Messa alle 7 e alle 8.30 dalla Cappella San Giuseppe Moscati del Policlinico Gemelli di Roma e alle 19 da San Giuseppe Vesuviano.


Santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari: Messa in diretta streaming su https://bonaria.eu/#. Altre Messe in diretta: ore 8.30, 10, 11.30, 18 e 19.30. Prefestive: 18 e 19.30. Giorni feriali: 7, 8.30, 10 e 19


Ore 7.30

Padre Pio Tv: Messa in diretta streaming su https://www.teleradiopadrepio.it/padre-pio-tv/. Altre Messe alle ore 11.30 e 18. Prefestive: ore 18. Giorni feriali: Messe in diretta streaming alle 7.30, 11.30 e 18.

Sacro Monte di Varese: la Messa nel Santuario in diretta streaming su https://www.youtube.com/watch?v=O1paOKPXJTI. Altre Messe in diretta: ore 9 e ore 11. Il sabato Messa vigiliare alle 16.45 sempre in diretta streaming.

Ore 8

Santuario della Guardia, Genova: diretta streaming della Messa su http://www.santuarioguardia.it/diretta-live-dal-santuario/. Altre Messe: ore 10, 11, 12 e 17. Giorni feriali: ore 10 e 17. Prefestiva: ore 17


Ore 8.30

Su Tv2000 la Messa in diretta dal Santuario di San Giuseppe a San Giuseppe Vesuviano (Napoli).

Dal Santuario della Consolata, patrona della diocesi di Torino, Messa in diretta streaming su www.laconsolata.org attraverso il canale YouTube del Santuario. Altre Messe in diretta: ore 10, 11.30, 16, 18 e 19.30. Giorni feriali: ore 8, 9, 10.30, 12, 18 e 19. Prefestiva il sabato alle 18.


Ore 9.30


Torino, Basilica di Maria Ausiliatrice, Casa Madre dei salesiani dove si venerano le spoglie di don Bosco: Messa in diretta su Rete 7 (canale 12 del digitale terrestre o su www.rete7.cloud). Presiede don Angel Fernandez Artime, rettor maggiore dei Salesiani. Giorni feriali: diretta della Messa in Basilica alle 9, sempre in diretta.

Vicoforte, diocesi di Mondovì: dal Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis la Messa in streaming su https://www.santuariodivicoforte.it/diretta-streaming/. Altre Messe: ore 11 e 17 (preceduta dalla preghiera del Rosario).


Ore 10

Santuario di Loreto: Messa in diretta su

https://www.youtube.com/channel/UCT9uLSAfEfqgXbArvYyHzQg?view_as=subscriber

(anche in tv su Telepace al canale 515 di Sky e in streaming su

https://www.telepace.it/diretta/

). Giorni feriali: alle 7.30 Messa su Telepace e in streaming sui canali social del Santuario, alle 12.15 Angelus e Rosario in streaming. Ogni venerdì diretta streaming alle 21 della preghiera con le realtà ecclesiali attive nel Santuario. Ogni sabato alle 21 Rosario su Telepace e in streaming sui social del Santuario. Webcam sempre accesa in diretta streaming dalla Santa Casa (ore 7.30-19, tutti i giorni) su

https://www.santuarioloreto.va/it/diretta-tv.html

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Da Lecco, diocesi di Milano, la diretta della Messa dalla Basilica di San Nicolò celebrata dal prevosto don Davide Milani. Diretta televisiva su Unica Tv (canale 12 e 193 digitale terrestre, diffusione regionale) e in streaming sul canale YouTube LeccoCentro (https://www.youtube.com/channel/UCnVJ3UeDZotfNEv33YSG2YA) e sul sito www.leccocentro.it

Parma: su Giovanni Paolo Tv la diretta della Messa sul digitale terrestre (canali 73, 93 e 682 a diffusione territoriale) e in streaming su https://diretta.giovannipaolotv.it/. Alle 20 e alle 21 la catechesi del vescovo Enrico Solmi. Prefestiva: ore 18.30

Santuario della Madonna di Caravaggio in Piné, diocesi di Trento: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UCRuwql-dV6QmnflbRdWZ6aQ oppure su https://www.facebook.co/santuariodipine/

Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago, in diocesi di Milano: Messa in diretta streaming su http://bit.do/santuarioindiretta. Messa anche alle ore 16.

Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa: Messa in diretta streaming su https://www.madonnadellelacrime.it/ (webcam sempre accesa sia dal Santuario sia dalla Cappella del Santissimo). Altre Messe: ore 8, 12, 17.30, 19 e 20. Giorni feriali: ore 8, 10 e 19. Prefestiva ore 19.

Dal Santuario Basilica della Madonna di San Marco in Bedonia (Parma) la Messa in diretta streaming sulla pagina Facebook del Seminario Vescovile di Bedonia https://www.facebook.com/SeminarBedonia/, sul suo canale Youtube https://bit.ly/3uD8wIP e in tv sul digitale terrestre (Rta Videotaro, canale 88)

Santuario di Santa Maria di Caravaggio a Milano: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/c/ParrocchiaSantaMariadiCaravaggioMilano


Ore 10.30

Santuario di Oropa, diocesi di Biella: Messa nella Basilica superiore in diretta streaming su www.santuariodioropa.it/funzioni-in-diretta/ e sulla pagina Facebook Santuario di Oropa Official. Altre Messe: ore 7.30, 9, 16.30 (presieduta dal rettore don Michele Berchi) e 18.15. Giorni feriali: Messe alle 8, 9, 16.30 e 18.15. Prefestiva: ore 18.15.

Torino, Parrocchia-Santuario di Santa Rita da Cascia: la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UCVHC3_Za5sNUg2e_6cmTtjg (accesso anche dal sito del Santuario) presieduta dal rettore monsignor Mauro Rivella. Messa prefestiva: ogni sabato alle 18.30.

Comunità pastorale San Benedetto Abate: dalla chiesa di Sant’Agata in Bulgarograsso (Diocesi di Milano): Messa in rito ambrosiano in diretta streaming su Facebook Comunità Pastorale San Benedetto Abate | Facebook e YouTube Comunità Pastorale San Benedetto - YouTube. Messa prefestiva ogni sabato alle 18 dalla chiesa di Santa Maria Assunta in Guanzate.


Ore 11

Raiuno e Tv2000: in diretta la Messa dalla Basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma. Regia di don Simone Chiappetta

Dal Santuario della Spogliazione di Assisi, dove sono custodite le spoglie mortali del beato Carlo Acutis, la Messa in diretta sul portale di Maria Vision in streaming su https://www.mariavision.it/maria-vision-italia. Sul sito del Santuario è sempre attiva una webcam sulla tomba di Acutis https://www.mariavision.it/santuario-spogliazione-assisi

Padova, Basilica di Sant’Antonio: la Messa in diretta su https://www.santantonio.org/it/live-streaming. Altra Messa alle ore 18. Giorni feriali: ore 18. Sono sempre attive una webcam sull’Arca del Santo https://www.santantonio.org/it/webcam-arca-del-santo e un’altra sul sagrato della Basilica https://www.santantonio.org/it/content/webcam-sagrato-della-basilica-del-santo

Adro (Brescia), Santuario della Madonna della Neve (Padri Carmelitani Scalzi): la Messa in diretta streaming su www.youtube.com/c/MadonnadellaNeveSantuario

Mignanego (Genova), Santuario di Nostra Signora della Vittoria (Fraternità monastica di San Colombano): Messa su https://www.facebook.com/santuariodellavittoria/

Roma, Parrocchia-Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale: Messa in diretta su https://santamariadellegraziealtrionfale.wordpress.com/dirette-streaming-seguici-in-diretta/. Altre Messe: ore 7, 8, 9, 10 e 19. Giorni feriali: ore 7, 8, 9 e 19. Prefestiva: ore 19.

Parrocchia Stimmate di San Francesco a Torino: Messa in diretta streaming su https://www.youtube.com/c/parrocchiastimmatetorino celebrata dal parroco don Tonino Borio. Messa prefestiva ogni sabato in diretta alle 18.


Ore 11.30

Da Collevalenza (Perugia) la Messa dal Santuario dell'Amore Misericordioso, ispirato alla spiritualità di Madre Speranza, in diretta streaming sul canale YouTube (https://www.youtube.com/channel/UCpWq6stUcrgL36d5Nfbpa5Q) e sul profilo Facebook del Santuario (https://www.facebook.com/MadreSperanzaCollevalenza/)

Assisi, Santa Maria degli Angeli: Messa in diretta su https://www.porziuncola.org/web-tv.html. Altre Messe alle ore 7, 8.30, 16 e 18. Giorni feriali: Messe alle ore 7, 8.30 e 18. Prefestiva ore 18.

Dal Sermig di Torino la Messa domenicale in diretta streaming su https://www.youtube.com/watch?v=zZrOzlm6AbQ. Giorni feriali: Messa alle 12 in diretta streaming su https://www.sermig.org/multimedia/live-streaming/messa-e-liturgia.html

Beata Maria Vergine di Loreto a Guidonia (Roma): la Messa la direta streaming video della Messa a cura di Rga-Radio Giovani Arcobaleno sulla pagina Facebook dell'emittemte https://www.facebook.com/radiogiovaniarcobaleno/. Un'altra Messa festiva sempre in diretta alle 10.


Ore 12

In diretta da piazza San Pietro l'Angelus di papa Francesco (streaming sul canale YouTube di Vatican News. Sempre attiva in diretta streaming una webcam sulla piazza e la Basilica, con le dirette di tutti gli appuntamenti pubblici del Santo Padre, come l'udienza generale del mercoledì in diretta dalle 9.20).


Ore 17.30

Dal Duomo di Milano la Messa della III Domenica dell'Avvento ambrosiano presieduta dall'arcivescovo Mario Delpini in diretta su Chiesa Tv (digitale terrestre territoriale: canale 195), e in streaming sul portale www.chiesadimilano.it e sul canale YouTube dell'Arcidiocesi. Giorni feriali: ore 8. Messa vigiliare: ore 17.30. Sempre in diretta tv e streaming ogni sera di Avvento,
fino al 23 dicembre, va in onda il "Kaire" (Rallegrati) delle 20.32: tre minuti di preghiera insieme all'arcivescovo da un luogo significativo della diocesi. Ogni giorno dal lunedì al venerdì in diretta dal Duomo su Chiesa Tv la "Lectio profetica" del prevosto monsignor Gianantonio Borgonovo.

Cascia, Monastero di Santa Rita: Vespro e Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UCoZTJrHCPehZueZlU2wvbcQ

Strà, Alta Val Tidone (Piacenza): dal Santuario della Beata Vergine Madre delle Genti la Messa in diretta su https://www.youtube.com/channel/UC5Y79huwWML6YGOcLSc5SFA (Rosario ore 17)


Ore 19

?Su Tv2000 la Messa in diretta dal Santuario di San Giuseppe a San Giuseppe Vesuviano (Napoli).

Messe prefestive (oltre a quelle già segnalate nella Guida in alcuni santuari e cattedrali)


Ore 18

Comunità pastorale San Benedetto Abate (Diocesi di Milano): dalla chiesa di Santa Maria Assunta in Guanzate Messa in rito ambrosiano in diretta streaming su Facebook Comunità Pastorale San Benedetto Abate | Facebook e su Comunità Pastorale San Benedetto - YouTube.


Ore 20

Parrocchia-Santuario di Nostra Signora della Salute in Borgo Vittoria, a Torino: in streaming sul sito www.chiesasalute.it e sul canale YouTube della parrocchia la Messa prefestiva presieduta dal parroco don Franco Pairona, giuseppino del Murialdo. Benedizione finale davanti all'urna di san Leonardo Murialdo, venerata nel Santuario.







Sabato, 27 Novembre 2021

L’incontro si sdoppia: a Capodanno e poi a luglio, sempre a Torino e in tutto il mondo. I giovani d’Europa erano attesi in Piemonte dal 28 dicembre al 1° gennaio ma il crescere del rischio legato alla pandemia obbliga a scelte diverse: a Torino, nei giorni previsti, ci saranno i frères di Taizé insieme con i giovani delle diocesi di Torino e del Piemonte e con piccoli gruppi provenienti da altre Chiese italiane: un incontro che però sarà condiviso, in rete, con il mondo intero.

Il programma dettagliato sarà comunicato al più presto.
Dal 7 al 10 luglio 2022 è in programma il «Pellegrinaggio di fiducia sulla terra», secondo lo stile di Taizé; e Torino accoglierà le preghiere della comunità ecumenica e aprirà i "laboratori", momenti di confronto, conoscenza e scambio tra i giovani d’Europa e le comunità e famiglie del territorio. Fra i laboratori ci sarà anche, per chi lo vorrà, l’esperienza della contemplazione della Sindone, che il Custode l’arcivescovo Cesare Nosiglia aveva annunciato come l’«offerta» della Chiesa torinese ai giovani.

La decisione di sdoppiare in due tappe il pellegrinaggio risponde alle esigenze di sicurezza, necessarie nel momento in cui tutti i Paesi d’Europa sono nuovamente attaccati dal Covid. Ma la Comunità ecumenica di Taizé non intende rinunciare all’incontro, anche perché in questi mesi di preparazione le realtà torinesi hanno risposto con convinzione ed entusiasmo all’idea del raduno dei giovani: dalle autorità civili, alla Commissione ecumenica delle Chiese cristiane torinesi.

L’arcivescovo Nosiglia ha però voluto andare oltre i temi organizzativi; e oltre, anche, il legittimo rammarico per il nuovo ritardo (L’incontro a Torino avrebbe già dovuto svolgersi a dicembre 2020). In una sua riflessione diffusa ieri, rivolta soprattutto ai giovani, ricorda che anche queste difficoltà sono una "prova" a cui ci troviamo sottoposti. «Le ragioni della prova, nella prospettiva della fede, appartengono a Dio, e non a noi. Ma tocca a noi l’intelligenza per comprendere il segnale che ci viene lanciato e la pazienza per rivedere il nostro atteggiamento. Tocca a noi la preghiera, universale via maestra della fede». Ai giovani Nosiglia ricorda, "da anziano", di non avere fretta, perché «il tempo è dalla vostra parte».

Nosiglia inquadra il raduno di Taizé nel grande scenario dell’accoglienza: «Accogliere qualcuno nella propria casa significa accoglierlo nella propria vita. E questo dell’accoglienza è, in realtà, un esercizio che la nostra Chiesa già compie, e con risultati grandiosi, quando accogliamo gli stranieri, le donne in difficoltà, i malati, i profughi… La storia della nostra salvezza è intrisa nell'accoglienza. E come potrebbe essere diversamente? Abramo accoglie gli sconosciuti nella sua tenda, fedele a una promessa che non ha nulla di ragionevole (e tanto meno di scientifico). Il Signore Gesù rivela che nelle opere di misericordia trova salvezza persino chi non sapeva di cercarla». Lo sdoppiamento dell’incontro dei giovani è dunque il momento di un «cammino di gioia e luce» che continua, fra Torino e Taizé.





Sabato, 27 Novembre 2021

È morto improvvisamente a Roma all’età di 62 anni don Roberto Guernieri, sacerdote che ha speso la sua vita per aiutare gli ultimi, che da 30 anni per lui erano i detenuti del carcere di Rebibbia. Malato da tempo, è stato stroncato da un infarto proprio mentre aiutava un carcerato. Le esequie si sono tenute oggi alle 14.30 al santuario nuovo della Madonna del Divino Amore, in via del Santuario 10, presiedute dal cardinale Enrico Feroci, già direttore della Caritas di Roma.

Sacerdote degli Oblati figli della Madonna del Divino Amore, mantovano, classe 1959, viene ordinato dall’allora cardinale vicario di Roma Ugo Poletti. Dopo i primi anni, dal 1998 al 1994, come vicario parrocchiale di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva, don Roberto opera alla Caritas con il direttore don Luigi Di Liegro. Aiuta i senzatetto della Stazione Termini, gli adolescenti a rischio, i malati di Aids. Trova la sua strada nell’assistenza ai detenuti.

Nel 1993 è cappellano nella Casa circondariale maschile del nuovo complesso di Rebibbia, dal 2016 diventa coordinatore dei Cappellani dello stesso carcere. Nel 2020 lo intervista L’Osservatore Romano: «Sono sempre dalla parte dei detenuti - dice - perché sono i più deboli, i più indifesi, quelli che non contano niente, hanno sempre torto. Io, che non sopporto l’ingiustizia, sono sempre dalla loro parte, lotto per loro e con loro». Per Don Guernieri sono persone, immagine di Cristo, non delinquenti.

«Quando venne catturato, di notte, Totò Riina. Arrivò così com’era e fui costretto a chiedere un clergyman a un confratello per permettergli di andare a processo».

Ma don Roberto è anche quello che convince i detenuti al 41bis a confessarsi: «Tutti facevano la comunione ma nessuno si confessava mai. Una mattina arrivo ma non celebro. I detenuti mi chiedono cosa accade. "Non ha senso. Voi non vi confessate, pensate di non averne bisogno, e fate la comunione. Ma come? Il Papa si confessa, io mi confesso, e voi mai?" Li ho lasciati senza Messa per un bel po’». «Se n’è andato come ha sempre vissuto, aiutando i detenuti», ricorda Don Sandro Spriano, al suo fianco per trent’anni.





Sabato, 27 Novembre 2021

Papa Francesco ha nominato Visitatore apostolico a carattere speciale per la Parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis, monsignor Aldo Cavalli, finora nunzio apostolico nei Paesi Bassi.

Monsignor Cavalli assume il ruolo che era stato rivestito dal vescovo polacco Henryk Hoser, morto ad agosto per le conseguenze del long Covid. Papa Francesco aveva affidato ad Hoser l'incarico di accompagnare in modo "stabile e continuo" la comunità parrocchiale di questa piccola località della Bosnia ed Erzegovina e i tanti fedeli che vanno in pellegrinaggio. I più numerosi sono gli italiani e i polacchi, ma si contano pellegrini da ottanta differenti Paesi.

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Sabato, 27 Novembre 2021

La notizia ha scosso venerdì la Chiesa francese, già reduce da mesi molto difficili. Monsignor Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, ha deciso di «mettere» il proprio incarico «nelle mani del Santo Padre», come ha spiegato venerdì in un’intervista al quotidiano La Croix, nella scia di rivelazioni apparse in giornata sul quotidiano Le Figaro, a proposito di un’inchiesta dai contenuti imbarazzanti sull’arcivescovo da parte del settimanale conservatore Le Point.

Un’inchiesta che contiene pure accuse circa una relazione sentimentale risalente al 2012, all’epoca in cui Aupetit occupava a Parigi la carica di vicario generale dell’arcidiocesi. Due giorni fa l’arcivescovo Aupetit ha inviato una lettera al Papa, come ha egli stesso confermato, indicando d’aver prima consultato il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, così come il nunzio a Parigi, monsignor Celestino Migliore. «La parola dimissioni non è quella che ho impiegato. Dimissioni vorrebbe dire che abbandono la mia carica. In realtà la rimetto nelle mani del Santo Padre perché è lui che me l’ha data», ha spiegato al quotidiano cattolico francese. L’arcivescovo chiarisce pure le ragioni della propria scelta volta a «preservare l’arcidiocesi, poiché come vescovo, devo essere al servizio dell’unità». Una scelta, dunque, per non divenire una «fonte di divisioni».

A proposito delle accuse lanciate dal settimanale Le Point, Aupetit ha invece dichiarato che ciò non è stato il movente centrale. L’inchiesta, che circolava sui social da giorni, si riferisce pure alla gestione della diocesi da parte dell’arcivescovo. Sull’accusa specifica che ha suscitato scalpore, l’arcivescovo ha negato una propria implicazione. In passato, secondo una ricostruzione de La Croix, l’arcivescovo aveva già dichiarato di aver preso delle «disposizioni » per «mettere della distanza » con una donna che si era manifestata diverse volte. Una donna nei confronti della quale Aupetit dice di aver avuto un comportamento che poteva lasciare spazio all’ambiguità. «Ho deciso di non rivederla e l’ho informata di ciò», aveva sostenuto. Nelle ultime ore, monsignor Aupetit ha soprattutto sottolineato i numerosi messaggi di sostegno ricevuti, da parte di preti della diocesi o di semplici fedeli.

A La Croix, in proposito, ha dichiarato: «Mi ha fatto piacere leggere “tieni duro”, “Sono con te”, poiché leggendo l’articolo di Le Point, mi sono chiesto se le persone volevano la mia partenza. Fortunatamente, per nulla. Ciò riconforta incontestabilmente». Aupetit ha pure ribadito di aver accettato la carica di arcivescovo senza desiderarla: «Mi sono sempre rimesso alla grazia del Signore e continuo a farlo». Il gesto dell’arcivescovo è giunto nel corso di una difficile fase in cui la Chiesa francese spera vivamente di uscire rafforzata dal violento scossone ricevuto dopo la pubblicazione delle conclusioni della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), l’organo voluto dagli stessi vescovi per far luce sulla piaga della pedofilia lungo gli ultimi 70 anni.

In tutto il Paese, molti riconoscono il coraggio dei vertici ecclesiastici transalpini la cui svolta ha incitato anche altri settori della società francese ad imboccare la rotta della verità e di una lotta risoluta contro l’impunità. Ma mentre il rapporto della Ciase continua a circolare di parrocchia in parrocchia per essere attentamente letto e commentato, lo scossone ha pure provocato del disorientamento presso non pochi fedeli. Una situazione di fragilità che ha spinto gli ambienti più ostili al cattolicesimo ad uscire allo scoperto. Così, persino sull’autorevole quotidiano Le Monde, un intellettuale ha appena chiesto di «sciogliere la Chiesa cattolica».





Venerdì, 26 Novembre 2021

Sono scappati da Sudan, Centrafrica, Somalia, Sud Sudan, Eritrea, Camerun. Dallo Yemen in guerra. Dopo la fuga da persecuzioni e violenze, in molti hanno attraversato anche l'inferno dei centri di detenzione libici. Poi, grazie all'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono stati fatti uscire dalla Libia e raccolti in Niger da dove, finalmente, hanno potuto prendere un volo di linea senza rischiare la vita affidandosi a trafficanti e scafisti. Sono i 50 profughi arrivati questo pomeriggio a Roma, all’aeroporto di Fiumicino, con un volo da Niamey, Niger. Tra di loro 16 bambini. A dare loro la possibilità di ricostruirsi una vita è il programma di corridoi umanitari gestito dalla Caritas Italiana, frutto della collaborazione tra Acnur, Governo Italiano e Conferenza Episcopale Italiana.

Il progetto ha permesso fino ad oggi di fare arrivare in modo legale e sicuro centinaia di rifugiati. Ad attenderli a Roma hanno trovato gli operatori e i volontari delle Caritas diocesane di Avellino, Crema, Matera, Venezia, Verona e Vigevano, che attraverso un’accoglienza comunitaria garantiranno ai beneficiari percorsi di prossimità e integrazione sui loro territori, accompagnandoli verso l'autonomia.

Monsignor Francesco Soddu, già direttore di Caritas italiana, oggi vescovo di Terni-Narni-Amelia, spiega che «ancora una volta il programma dei corridoi umanitari ha dimostrato che esiste un’alternativa sicura e legale per raggiungere l’Italia, sottraendosi ai trafficanti ed evitando di rischiare la vita in mare». Caritas italiana spiega inoltre che il Boeing 787 per il volo è stato messo a disposizione dalla Onlus Solidaire.





Venerdì, 26 Novembre 2021

Con l’arrivo a Fiumicino del primo charter Onu dalla Libia con 93 richiedenti asilo è partito ieri il corridoio umanitario in attuazione del protocollo firmato ad aprile dal governo con Unhcr, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche e Tavola Valdese. In 12 mesi arriveranno con canale sicuro e legale 500 persone vulnerabili tra cui bambini, vittime di tratta, di tortura e malati. Alcuni sono stati liberati dalla detenzione, altri erano in mano ai trafficanti. ?

Dopo l’arrivo saranno accolti da Comunità di Sant’Egidio, Fcei e Tavola Valdese nelle comunità locali potranno chiedere lo status di rifugiato. «È un forte messaggio anche per l’Ue – sottolinea Marco Impagliazzo, presidente di Sant’Egidio – finora in ordine sparso e spesso insensibile di fronte a un fenomeno come l’immigrazione che è necessario affrontare con urgenza e umanità».

Dal 2016 i corridoi umanitari hanno permesso l’arrivo in Europa di 4.023 persone (3.313 in Italia). Il prossimo volo dovrebbe tenersi a gennaio in base alla situazione in Libia dove, a meno di un mese dalle elezioni, la tensione è alta. Un tribunale militare di Misurata ha condannato ieri a morte in absentia il generale Khalifa Haftar, candidato alle presidenziali come Saif al-Islam Gheddafi, escluso con altri 24 candidati per crimini di guerra.

Intanto nelle acque tra Tunisia e Malta è in corso un’azione di salvataggio della Marina tunisina che ha informato Alarm Phone di aver inviato 4 navi verso le 430 persone in pericolo rispondendo alla richiesta di aiuto. Su Twitter, l’Ong ricorda che i naufraghi vanno portati nella Ue.

Dopo quattro anni stasera Abhram (nome di fantasia) potrà finalmente rivedere la moglie e la figlioletta a Roma grazie ai corridoi umanitari della Cei. La loro storia è un piccolo miracolo di questo canale di ingresso sicuro e legale. Perché l’uomo, 25 anni, profugo eritreo in Etiopia, le aveva lasciate nel 2017 in un campo profughi nel Tigrai, quando aveva deciso di raggiungere il Sudan e da lì la Libia per arrivare in Ue. Il progetto era di ricongiungersi, ma i trafficanti lo hanno imprigionato e torturato per mesi e dopo la liberazione è riuscito ad essere evacuato dall’Acnur in Niger dove si è "spiaggiato". Nel frattempo moglie e figlia sono riuscite a raggiungere l’Italia dall’Etiopia con il primo corridoio umanitario finanziato con l’otto per mille della Cei.

Tutto sembrava perduto, con un deserto e un mare (tombe di oltre 60 mila migranti) a separarli. Ma Abhram ha accennato alla sua famiglia in Italia ai mediatori Onu in Niger, i quali ne hanno parlato la scorsa estate agli operatori della Caritas italiana e di Gandhi Charity che hanno ricostruito la storia e ritrovato moglie e figlia.

Oggi, quando atterrerà il volo charter che porta 50 profughi dal Niger, tra cui 16 bambini, le ritroverà. Il programma dei corridoi umanitari della Caritas Italiana, frutto della collaborazione tra Unhcr, governo e Cei, ha permesso l’arrivo in sicurezza di centinaia di rifugiati, molti dei quali, dopo persecuzioni e violenze che li hanno portati a fugggire dai paesi d’origine (Sudan, Centrafrica, Somalia, Sud Sudan, Eritrea, Camerun, Yemen), sono stati detenuti in condizioni estreme nelle carceri libiche dalle quali sono scappati o sono stati evacuati. Causa pandemia, nel 2020 i corridoi si sono bloccati, quello odierno è il secondo volo del 2021 dal Niger.

Ad attendere i 60 profughi a Roma ci saranno le Caritas diocesane di Vigevano, Crema, Avellino, Venezia, Matera e Verona che con l’accoglienza comunitaria garantiranno ai beneficiari percorsi di prossimità e integrazione. Il Boeing 787 partito da Niamey per Roma è stato messo a disposizione dalla Onlus Solidaire. Il fondatore della compagnia aerea, Enrique Piñeyro, ha voluto sostenere l’iniziativa ricordando che «la nostra missione è anzitutto fornire appoggio logistico alle missioni umanitarie garantendo l’arrivo in sicurezza dei rifugiati».

Il volo porterà al sicuro anche Charlotte, camerunense della minoranza anglofona ridotta in schiavitù lungo la rotta occidentale che porta al Mediterraneo attraverso il Sahara. Fuggita nel novembre 2017, quando gruppi armati hanno attaccato il villaggio, è stata vittima di trafficanti e violenze. Venduta e rivenduta, raggiunge Agadez, in Niger, dove lavora mesi come schiava per trovare i soldi per raggiungere l’Algeria. Nel Sahara il furgone su cui viaggia viene intercettato dai banditi che rapinano e abbandonano tutti nelle sabbie.

Un camion li soccorre e li porta a Bani Walid, in Libia dove la donna viene comperata da un uomo al mercato degli schiavi. Rimasta incinta, il padrone la scaccia pagandole il viaggio nel Mediterraneo. In riva al mare, a Sabratha, perde il bambino. Sfollata a Zwara, riesce a imbarcarsi, ma lo scafo viene intercettato dalla cosiddetta guardia costiera libica e i passeggeri portati in carcere a Tripoli. Qui l’Onu la trova e la porta nel 2018 in Niger. La sua odissea è finita oggi. Prossima tappa dei corridoi a febbraio in Giordania.





Venerdì, 26 Novembre 2021

La ricetta della santità è chiara, quasi banale. Consiste nel svuotarsi di se stessi per farsi abitare dall’amore di Dio. Sembra una formula astrusa, in realtà è un progetto concretissimo. Tanto reale quanto difficile. Tutto un togliere, un liberare spazi, un fare passi indietro dal palcoscenico del mondo.

Monsignor Antonio, o meglio "don Tonino", Bello, di cui ieri la Chiesa ha riconosciuto le virtù eroiche indicandolo come Venerabile, si è immerso in quel fiume di grazia che va controcorrente, sin da bambino. A partire dal nome, cui preferiva il diminutivo, fino a un’autodefinizione arida per quanto poetica: Io – scrisse – sono «un buono a nulla. Ma capace di tutto, perché consapevole che, quanto più ci si abbandona a Dio, tanto più si riesce a migliorare la gente che ci sta intorno».

Lui se apriva gli occhi si trovava accanto i poveri, gli abbandonati, il popolo dei dimenticati. Uomini e donne che bussavano alla sua porta prima di parroco, poi di vescovo con la certezza di trovarla aperta e di avere un cuore disponibile ad ascoltare il loro, dando un nome alle angosce che ne appesantivano la vita. Erano proprio i piccoli, gli "ultimi", i veri protagonisti della Chiesa del grembiule, secondo una fortunata immagine, quella che ai segni del potere preferisce il potere dei segni. Stola e grembiule, aggiungeva, «sono il dritto ed il rovescio dello stesso paramento sacro: la stola che ci fa ministri del Vangelo ed il grembiule che ci fa "lavapiedi del mondo"».

Eccola la gloria dei figli di Dio, con le mani sporche di fatica e rinunce per lasciare pulito il cuore. In ginocchio ore e ora davanti al tabernacolo, così da avere la forza di vincere i pregiudizi, di alzarsi ogni giorno con il sorriso sul viso, di superare le critiche invidiose di chi lo trovava sempre fuori posto. E certo non lo potevi considerare un uomo tranquillo, don Tonino. Era scomodo come gli auguri di quel Natale in cui chiese a Gesù di dare ai suoi amici «la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali», sollecitandoli invece a inventarsi un’esistenza «carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio».

Lui dal canto suo, docile alla creatività dello Spirito, non stava mai fermo costruendo minuto dopo minuto il Regno della mitezza e del dialogo, adoperandosi nello scandaloso a avversato progetto di realizzare la pace come convivialità delle differenze. Che significa mangiare il pane insieme con gli altri, intesi come volti da scoprire, da contemplare, da togliere dalle nebbie dell’omologazione e dell’appiattimento.

Un amore per l’uomo, per ogni uomo, che gli diede le forza di gesti estremi come il pellegrinaggio del 1992, quand’era già malato di cancro, da Ancona a Sarajevo ostaggio della devastante guerra fratricida, con l’ultimo tratto, iniziato a Spalato, percorso a piedi. E poi il discorso nel cinema illuminato solo dalle candele, perché mancava l’elettricità, con l’invito alla «nonviolenza attiva», ideale continuazione dell’appello gridato nel 1989: «In piedi, costruttori di pace».

Chi ha il cuore pieno di Dio, infatti, non può chinare la testa davanti alla rabbia e alla vendetta. Ti guarda negli occhi per trovare uno spiraglio in cui infilare lo sguardo del perdono e una lacrima di misericordia. Nella consapevolezza che non esiste ferita che non possa essere curata e che le cicatrici sono segno di malattia ma anche firma di guarigione. «Amiamo il mondo – diceva il neo venerabile –. Vogliamogli bene. Prendiamolo sotto braccio. Non opponiamogli sempre di fronte i rigori della legge se non li abbiamo temperati prima con dosi di tenerezza».

Don Tonino Bello è stato un amico, un compagno di viaggio, un poeta, un vescovo-pastore. O più semplicemente un uomo. Capace di legare insieme verità e dolcezza, che al pugno chiuso preferiva la mano aperta, a suo modo segno delicato della rinuncia al proprio orgoglio. Perché «la carezza non è mai un prendere per portare a sé, è sempre dare».





Giovedì, 25 Novembre 2021

Audacia per costruire il cambiamento, soprattutto in questa fase di ripartenza dalla pandemia. Ma come cambiare? Utilizzando, ciascuno, i talenti a disposizione. Lo ha sollecitato papa Francesco, rivolgendosi con un videomessaggio ai partecipanti del Festival della dottrina sociale della Chiesa, in corso a Verona, e che si concluderà il 28 novembre. Lo ha fatto capire anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incoraggiando i giovani: «sono i primi costruttori del futuro; la società non può fare a meno della loro energia e dei loro ideali». "Audaci nella speranza, creativi con coraggio": non lascia scampo il tema dell’XI edizione del Festival. Ed ecco il Papa andare subito ai nodi centrali del tema. «Quando si resta ripiegati in sé stessi con il solo obiettivo di conservare l’esistente, per il Vangelo siamo perdenti: infatti sarà tolto anche quello che è rimasto. L’audacia, la speranza, la creatività e il coraggio sono parole che tratteggiano la spiritualità del cristiano». In Fiera a Verona lo ascoltano imprenditori, professionisti, economisti, rappresentanti delle istituzioni, operatri sociali e pastorali, uomini di Chiesa; c’è il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, c’è il vescovo Giuseppe Zenti, fra gli altri.

Papa Francesco parte dall’esempio di quelle «persone ordinarie» che, nella pandemia si sono date da fare nei rispettivi ruoli: dal personale sanitario a quello dei servizi, dimostrando che «nessuno si salva da solo». Nella pandemia - ha detto - «siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie che, senza dubbio, hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa»: dai medici alle badanti, ai volontari, ai sacerdoti. L’opera di costoro non richiama forse la parabola dei talenti raccontata nel Vangelo di Matteo? Ecco, quello sui talenti – afferma papa Francesco – sembra il discorso programmatico di Gesù proprio sull’audacia che è necessaria per essere cristiani. «Contro ogni buonismo di facciata e contro ogni fatalismo, Gesù invita le folle a impiegare con coraggio i propri talenti. Non ha importanza quanti e quali siano i talenti di ciascuno. Gesù chiede di rischiare e di investirli per moltiplicarli». È la speranza che sostiene e indirizza la creatività con audacia e coraggio. Da qui, dunque, l’invito «a camminare nella speranza che è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa».

È questa audacia che ispira azioni nuove, orienta le competenze, stimola l’impegno, dà vita alla vita, si avvia a concludere Francesco. Con un’ultima raccomandazione: «Continuate a impegnarvi seguendo la strada che don Adriano Vincenzi ha tracciato con voi per la conoscenza e la formazione alla dottrina sociale della Chiesa».

Il Festival è stato aperto dai saluti del sindaco Federico Sboarina, del vescovo monsignor Giuseppe Zenti, di Alberto Stizzoli, presidente Fondazione Segni Nuovi, che firma l’organizzazione. Primo approfondimento quello tra il cardinale Bassetti e l’ex ministro Giulio Tremonti, moderatore Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.





Giovedì, 25 Novembre 2021

La Chiesa avrà presto due nuovi santi e cinque beati mentre tra i sei neo venerabili spicca il nome di monsignor Antonio, meglio noto come "don Tonino", Bello. Il Papa, infatti, ricevendo il prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il cardinale Marcello Semeraro, ha autorizzato i relativi decreti. A essere canonizzati saranno Tito Brandsma (1881-1942) e Maria di Gesù (al secolo Carolina Santocanale 1852-1923) di cui è stata riconosciuta l’intercessione per un miracolo.

Brandsma, nato a Bolsward, nei Paesi Bassi, carmelitano, filosofo, pioniere della stampa cattolica e impegnato nel dialogo ecumenico, fu un serio avversario del regime nazista, pagando questo suo atteggiamento con l’uccisione a Dachau. Andò incontro alla morte pregando per i suoi carnefici. Era beato dal 1985.

La nuova santa italiana è Maria di Gesù (al secolo Carolina Santocanale 1852-1923), di cui parliamo più diffusamente più sotto.

Agli onori degli altari come beati in quanto martiri, senza cioè necessità di un miracolo, saliranno Enrico Planchat, Ladislao Radigue e 3 compagni, uccisi in odio alla fede il 26 maggio 1871 a Parigi, durante l’esperienza della Comune.

Come si diceva il Papa ha dato il via libera anche al riconoscimento delle virtù eroiche di sei nuovi venerabili, Oltre a monsignor Bello sono:

Giovanni di Gesù Maria (carmelitano scalzo spagnolo, al secolo Giovanni de San Pedro y Ustarroz 1564-1615);

Giorgio Guzzetta (sacerdote oratoriano, 1682-1756) appartenente alla comunità albanese di Sicilia, ponte di dialogo con l’Oriente cristiano;

Natalina Bonardi (al secolo Maria, 1864-1945), educatrice, fondatrice delle Suore di Santa Maria di Loreto;

Maria Dositea Bottani (al secolo Maria Domenica 1896-1970). già superiora generale delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata, di Gandino;

Odette Vidal Cardoso (brasiliana, 1931-1939) la "piccola mistica", attenta ai poveri che durante la sua breve vita avrebbe avuto dialoghi personali con Gesù.

Maria di Gesù Santocanale: chi era

L’immagine riassume una vita intera. «Abbandonò le comodità e si fece povera tra i poveri. Da Cristo, specialmente nell’Eucaristia, attinse la forza per la sua maternità spirituale e la sua tenerezza con i più deboli». Così papa Francesco definì Maria di Gesù Santocanale, nel richiamare la sua beatificazione avvenuta il 12 giugno 2016. Oggi con il via libera al decreto che riconosce un miracolo per sua intercessione si aprono le porte alla canonizzazione della religiosa, che sarà dunque presto santa. Nata Carolina, Maria di Gesù Santacanale vide la luce a Palermo il 2 ottobre 1852. Desiderosa sin da piccola di consacrarsi al Signore, dovette ritardare il suo progetto a causa delle condizioni di salute. Trasferitasi a Cinisi impostò il cammino di una nuova opera nel solco della spiritualità francescana e il 13 giugno 1887 ricevette il saio di Terziaria Regolare. Nel 1891 poi con le prime compagne si trasferì nella casa ereditata dai nonni iniziando il suo apostolato di servizio ai poveri e ai malati. Avendo accolto nel suo Istituto un certo numero di orfanelle, l’Opera si trasformò in Orfanotrofio cui seguì la creazione di un educandato. Il 13 giugno 1910 ottenne il via libera alla Regola che disciplinava la vita religiosa sua, e delle prime consorelle, insieme al decreto di aggregazione del nuovo Istituto all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Il percorso dell’Istituto non fu tuttavia per niente facile. La Prima Guerra Mondiale ostacolò profondamente la sua crescita e l’arcivescovo di Monreale, viste la mancanze di fondi, impose alla prossima santa di chiudere il noviziato. Prove che minarono la salute di madre Maria di Gesù. Per curarsi la religiosa si trasferì a Palermo dai suoi fratelli, recuperando le forze tanto da rientrare a Cinisi dove il 24 gennaio 1923 ricevette l’autorizzazione alla riapertura del Noviziato e il decreto di conferma dell’Istituto. Morì il 27 gennaio 1923.






Giovedì, 25 Novembre 2021

“Più si riflette sulla Chiesa, più ci si apre al mondo”. Nelle parole del vicepresidente della Cei, l’arcivescovo Erio Castellucci, c’è il senso complessivo della 75.ma Assemblea generale dei vescovi italiani. Assemblea straordinaria in cui è stato sempre più messo a fuoco il Cammino sinodale ormai avviato, ma ci si è soffermati anche sui problemi sociali. Il Covid ad esempio è stato al centro della conferenza stampa finale, presente tutta la presidenza della Cei, a partire dal cardinale presidente, Gualtiero Bassetti, in cui è stato anche diffuso il comunicato dei lavori.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Bassetti ha ribadito l’importanza di vaccinarsi “Il tampone è un rimedio estremo che non risolve tutti i problemi”, ha aggiunto. “L’unica cosa da fare è vaccinarsi e non possiamo che aiutare tutti a fare questo passo, sulla base del bene comune. Non esisto soltanto io, esiste anche chi mi sta accanto, e nei suoi confronti ho dei doveri”. Naturalmente poi “il distanziamento, la mascherina e tutte le precauzioni che abbiamo adottato devono continuare ad essere osservate”, così come – con specifico riguardo alle funzioni religiose, “le regole che abbiamo stabilito firmando il protocollo con il governo, che, negli allegati, comprende anche le regole per il culto non solo per la comunità cattolica, ma anche per gli ebrei, i musulmani e gli appartenenti ad altre religioni. Bisogna rispettare le norme che ci siamo dati”. “Se qualcuno entra nelle nostre chiese – ha fatto notare il presidente della Cei – si accorge che le nostre celebrazioni sono molto disciplinate, sia per la distribuzione dei posti sia per le mascherine. Non abbiamo avuto segnalazioni negative a questo riguardo, non solo i sacerdoti ma anche gli animatori e i catechisti hanno fatto il loro dovere per garantire la sicurezza dei luoghi di culto”.

A chi gli chiedeva poi come intendono comportarsi i vescovi con la minoranza di preti no vax, il presidente della Cei ha risposto: “Il nostro è un invito morale, soprattutto a chi ha responsabilità ministeriali, a vaccinarsi e a mettersi in condizione di poter esercitare con libertà questo ministero”. Anche il vicepresidente della Cei e arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Baturi è intervenuto sull’argomento. “È molto difficile obbligare qualcuno a fare qualcosa che un normale cittadino, per legge, non è obbligato a fare”, ha spiegato. “Ll’obbligo del green pass è stabilito solo per legge”. Quindi “a discrezione del vescovo, nelle diocesi – ha reso noto Baturi – per certi tipi di attività c’è già il green pass, salvo che per il culto e per le attività pastorali in senso stretto”.

Nel corso dell’incontro con i giornalisti si è parlato anche di violenza contro le donne. “Vedo la sofferenza di tante donne per la violenza e di tante mamme – ha notato Bassetti -. Si deve fare ancora di più perché queste situazioni siano prevenute”. Nel giorno in cui si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il presidente della Cei ha anche affermato: “Non dobbiamo quasi tutti i giorni trovarci a piangere qualche delitto, che anche per il modo in cui avviene ci strappa il cuore”. Quella delle donne, ha sottolineato Bassetti, “è una maternità che si rivolge a tutti. Colpire le donne vuol dire colpire i valori più profondi dell’umanità”.

I vescovi sono stati raggiunti durante i lavori dell’ultima giornata di assemblea dalla bella notizia della proclamazione delle virtù eroiche di don Tonino Bello. Ed è scoppiato un caloroso applauso. “Don Tonino è stato figlio di questa Chiesa che è in Italia – ha ricordato il cardinale Bassetti – e non molti anni fa sedeva tra i banchi delle nostre assemblee generali”.

Infine, riguardo ai lavori assembleari, il cardinale presidente ha fatto notare: “Vedere più di 200 vescovi stare per quattro giorni insieme, condividere tutto, il cibo e gli argomenti, è stata un’esperienza di particolare crescita all’interno della collegialità episcopale”. “Anche noi preti abbiamo tantissimi problemi: la nostra è una solitudine inimmaginabile”. “Chiunque è ai vertici di un’istituzione sperimenta la solitudine, e anche quella del vescovo talvolta è pesante”.

Secondo monsignor Castellucci, è stata una “esperienza di sinodalità nel quotidiano, ma anche di sinodalità nella riflessione”. “La sinodalità è un tema che può sembrare lontano e poco interessante”, ha argomentato il presule: “In realtà, abbiamo puntato lo sguardo non tanto su di noi, ma verso la società”. Baturi ha aggiunto: “I vescovi hanno espresso nei fatti e con le parole il desiderio di una partecipazione più coinvolgente alle decisioni che si assumono come vescovi, frutto del discernimento comunitario e dell’ascolto reciproco. In uno scenario, come quello italiano, in cui la partecipazione cala drasticamente, il desiderio di partecipazione dei vescovi può essere un elemento profetico di unità e di coinvolgimento per il bene di tutti e nell’interesse di ciascuno”. Di “estroversione” ha parlato monsignor Antonino Raspanti, vicepresidente della Cei per il sud, che ha citato il prossimo incontro dei vescovi del Mediterraneo, che la Cei sta organizzando a Firenze per febbraio: “Su ispirazione del presidente – ha reso noto Raspanti – ci saranno, sia pure in una convocazione parallela, 100 sindaci convocati dal sindaco di Firenze, Dario Nardella. Sarà l’occasione per interpellare la città e le diverse comunità religiose sui diritti e sui doveri, sul possibile contributo che la comunità cattolica può dare a tutta la città”. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di “incarnare la fraternità possibile, come ci chiede Papa Francesco: una fraternità che si costruisce meglio in una città che in un’entità più grande come quella dello Stato”.

“Sinodalità fa rima con fraternità”, ha concluso il segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo. “È molto importante il tempo dedicato all’ascolto”, ha proseguito: “Questa è stata un’Assemblea straordinaria non solo per la sua collocazione temporale, ma anche perché legata al cammino sinodale e ai tempi straordinari che stiamo vivendo, con il perdurare della pandemia”.

IL TESTO DEL COMUNICATO FINALE





Giovedì, 25 Novembre 2021

Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato finale a chiusura della 75ª Assemblea generale straordinaria della Cei.

«Come si realizza oggi nella mia Chiesa locale o nella realtà ecclesiale a me affidata quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è propria? Come si realizza oggi nella nostra collegialità episcopale quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata?». Sono le due domande ispirate dall’interrogativo fondamentale del Sinodo universale che hanno fatto da sfondo ai lavori della 75ª Assemblea Generale Straordinaria della Conferenza Episcopale Italiana, svoltasi a Roma (presso l’Ergife Palace Hotel) dal 22 al 25 novembre 2021. Sotto la guida del Cardinale Presidente Gualtiero Bassetti, l’assise è stata aperta da un incontro riservato con Papa Francesco.

L’apprezzamento con cui è stata accolta l’Introduzione del Presidente della CEI ha trovato conferma negli interventi e negli approfondimenti con cui i Pastori hanno rimarcato la preoccupazione per una situazione sociale e ambientale che rischia di penalizzare soprattutto i giovani e i più deboli, oltre che l’invito a fare del Cammino sinodale un’occasione di incontro e di ascolto di tutti, in particolare di quanti vivono con difficoltà l’appartenenza ecclesiale o sono disillusi. In questo senso la divisione dei Vescovi in “gruppi sinodali” ha offerto la possibilità di una condivisione fraterna nella prospettiva del servizio pastorale nella propria comunità e di una più ampia collegialità. È stato un vero e proprio esercizio di sinodalità praticata e vissuta nella comunione del ministero episcopale, che ha permesso di cogliere in profondità il valore della narrazione delle proprie esperienze: il Signore è presente nel vissuto personale e comunitario.
Tra i momenti significativi l’intervento del Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, che ha illustrato il percorso sinodale che porterà alla celebrazione del Sinodo dei Vescovi nell’ottobre 2023.

Distinte comunicazioni hanno riguardato la riforma del libro VI del Codice Diritto Canonico, l’adeguamento degli Orientamenti e delle norme per i seminari della CEI alla luce della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, il Sovvenire, i 50 anni di Caritas Italiana e i 100 anni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Hanno preso parte ai lavori il Nunzio Apostolico in Italia, Mons. Emil Paul Tscherrig, 212 membri e 16 Vescovi emeriti, alcuni rappresentanti di presbiteri, religiosi e religiose, degli Istituti secolari e della Consulta Nazionale delle Aggregazioni laicali.
A margine dei lavori assembleari si è riunito il Consiglio Permanente, che ha approvato il messaggio della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo per la 33ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio 2022); ha riconosciuto a livello nazionale l’Associazione italiana dei Professori di Storia della Chiesa quale Associazione privata di fedeli, approvandone lo statuto; ha ricevuto un aggiornamento sul lavoro seguito alla pubblicazione delle tre Istruzioni della Congregazione per l’Educazione Cattolica sull’affiliazione, l’aggregazione e l’incorporazione degli Istituti di studi superiori (8 dicembre 2020). Ha infine provveduto ad alcune nomine.


In dialogo con Papa Francesco
L’incontro riservato con papa Francesco ha aperto i lavori della 75ª Assemblea Generale Straordinaria che si è svolta a Roma, dal 22 al 25 novembre. Il dialogo, durato poco meno di due ore, ha riguardato lo stile con cui abitare questo tempo, plasmato da difficoltà e, allo stesso tempo, da tante opportunità aperte dal percorso sinodale. Le sfide, sempre nuove, interpellano la coscienza della Chiesa e chiedono una maggiore consapevolezza della missione, del servizio pastorale e della corresponsabilità di tutti i battezzati. La prossimità, la cura, l’ascolto e l’accoglienza sono i tratti che Papa Francesco è tornato a indicare e che devono essere il biglietto da visita delle comunità cristiane. Tratti che devono trasparire in primo luogo dal vissuto dei Pastori, chiamati a farsi imitatori del Buon Pastore raffigurato nel cartoncino con le “Beatitudini del Vescovo” consegnato dal Papa a tutti i Vescovi presenti.


Ascolto reciproco e collegiale
L’Assemblea Generale Straordinaria ha avuto come asse portante la riflessione sul Cammino sinodale, che si è concretizzata in un vero esercizio di sinodalità tra i Vescovi. Molto tempo infatti è stato dedicato ai lavori nei “gruppi sinodali” che hanno offerto la possibilità di una condivisione fraterna nella prospettiva del servizio pastorale nella propria comunità e di una più ampia collegialità. È stata anche questa un’opportunità per i Pastori di ascoltarsi e di confrontarsi sui percorsi da sviluppare sul territorio, in armonia con quanto richiesto dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e in linea con il tracciato quinquennale prospettato dalla CEI.
È emersa con forza l’esigenza di abbandonare ogni autoreferenzialità, favorendo il coinvolgimento dei laici e l’ascolto attento di tutti battezzati, specialmente di coloro che non frequentano o hanno sopito il fuoco del Battesimo. Riprendendo l’invito finale contenuto nell’Introduzione del Cardinale Presidente, i Vescovi hanno evidenziato l’importanza di aprire il cuore e l’orecchio a quanti, per diversi motivi, sono rimasti ai margini della vita ecclesiale. Di fronte alle ferite che le persone portano sulla loro pelle, la Chiesa è chiamata a mostrare il suo volto misericordioso. Ma per fare questo, è necessario mettersi in cammino, condividere le fatiche del viaggio, fare silenzio per dare voce a ciò che il “Popolo di Dio” ha da dire. Quello attuale, è stato ribadito, è il tempo del coraggio e della profezia, fondamentali per colmare quella distanza che separa il Vangelo dalla vita e per riorganizzare la speranza, in una società che corre veloce lasciando spesso indietro i più deboli, che subisce il fascino mutevole delle mode, che parla linguaggi nuovi e fa dell’individuo il suo centro. La sfida affidataci dal Papa, hanno ricordato i Vescovi, è quella di un ascolto diffuso, di aprire cioè la consultazione di questo primo tratto del Cammino sinodale anche al di fuori; certo, non tutti parteciperanno, ma tutti devono sentirsi invitati. Se ciascun operatore pastorale, obbedendo alla creatività dello Spirito, si farà moderatore di un gruppo sinodale sul territorio, nei diversi ambienti in cui le persone vivono, s’incontrano, si curano, studiano e lavorano, sarà davvero un’esperienza ampia di sinodalità.


Cammino sinodale e conversione pastorale
Il Cammino sinodale – è l’auspicio dei Presuli – deve diventare occasione propizia per una conversione personale e comunitaria, conditio sine qua non per ridare linfa all’annuncio e vigore a un tessuto ecclesiale e sociale sfibrato e vecchio. Si tratta di impostare un nuovo tipo di ascolto, inventando qualcosa di originale, che prima normalmente non esisteva o esisteva sporadicamente, dando spazio alla creatività di ciascuno, attivando percorsi che puntino alla comunione: con il povero, con lo straniero, con chi è disorientato, con chi cova rabbia, con chi non crede o ha perso la fede, con chi ha fede solo nella scienza, con chi si sente lontano, con chi professa un’altra religione o appartiene ad un’altra tradizione cristiana. Allo stesso modo, in linea con quanto affermato dal cardinale Presidente, i Pastori hanno convenuto sull’esigenza di non trascurare l’ascolto dei presbitèri, degli organismi di partecipazione, dei gruppi degli operatori pastorali (catechisti, ministri, operatori della carità, animatori liturgici, associazioni e movimenti). Se da una parte facili entusiasmi o delusioni passate possono ostacolare il cammino, dall’altra è di sostegno la memoria grata. Il Cammino sinodale delle Chiese in Italia, è stato evidenziato, non parte da zero, ma è un percorso di completamento della ricezione dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II: la riflessione degli ultimi decenni e i documenti conciliari costituiscono un faro che continua ad illuminare i primi passi compiuti e quelli che si faranno. In queste ultime settimane, hanno raccontato i Vescovi, si è sprigionata dalle Chiese locali un’eccezionale ricchezza di iniziative e spunti per il Cammino sinodale. Ne sono testimonianza i siti diocesani. L’avvio di questo percorso è stato per tutti un’esperienza di Chiesa in cammino. Già dall’Assemblea del maggio scorso, ma ancora di più dall’inizio dell’autunno, i Vescovi – è stato sottolineato – sono partiti insieme, nella concordia, cioè nella condivisione del cuore, in una specie di sinfonia che, nella diversità di toni e strumenti, sta creando una bella armonia. Molti operatori pastorali stanno cogliendo l’importanza di questo evento sinodale. Le perplessità ci possono anche essere, ma sono utili e necessarie per muoversi nel modo migliore e tenere alta la guardia sulla qualità del Cammino sinodale. Nel momento di riflessione per l’inizio del percorso sinodale, lo scorso 9 ottobre, Papa Francesco – ricordando le parole di padre Congar – ha auspicato “non un’altra Chiesa, ma una Chiesa diversa”. E questa è la sfida: una Chiesa più evangelica, meglio innestata nella vita della gente.


Accanto ai più deboli
Grande risonanza ha trovato, nell’Assemblea, l’invito del Cardinale Presidente a compiere uno sforzo ulteriore per contenere la diffusione del virus COVID-19. Piena sintonia è stata espressa anche rispetto alla preoccupazione per il continuo verificarsi di “soprusi e abusi nei confronti della persona umana”. L’inaccettabile dramma dei migranti che si consuma sia sulle rotte marittime sia su quelle terrestri, alle porte dell’Europa e ai confini tra gli Stati, scuote le coscienze e invoca una risposta ispirata ai quattro verbi indicati da Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Avere cura degli ultimi è l’unica strada per costruire un mondo di pace e di benessere comune. Per la Chiesa che è in Italia – è stato detto – stare accanto ai più deboli è una scelta che si rinnova ogni giorno nella verità e nella carità. In questo senso viene espressa anche profonda vicinanza e condivisione a quanti si trovano in condizioni di fragilità, ricordando che la sacralità di ogni vita umana non viene meno neppure quando la malattia e la sofferenza sembrano intaccarne il valore. Avere compassione di un malato significa sostenerlo con terapie adeguate e con affetto, restituendogli la speranza nel Cristo medico, che guarisce e salva. Perciò, la Presidenza della CEI rilancia la richiesta di applicare, in modo uniforme e diffuso, la legge sulle cure palliative e la terapia del dolore, tecniche capaci di ridare dignità alla vita dei malati, anche di quelli inguaribili o di quelli che sembrano aver smarrito il senso del loro stare al mondo.

All’Assemblea è stato anche offerto dal presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei Minori, S.E. Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo di Ravenna-Cervia, un aggiornamento circa le iniziative e le strutture finora messe in campo per contrastare la piaga degli abusi sui minori e le persone vulnerabili, dentro e fuori dalla Chiesa, dopo l’emanazione delle Linee Guida del giugno 2019. Queste hanno senz’altro segnato una svolta nel tipo di approccio a questo gravissimo fenomeno. Ne sono testimonianza la cura educativa svolta nelle comunità ecclesiali (seminari, istituti di formazione, parrocchie, oratori, consultori, associazioni, movimenti, etc.) per l’educazione alla relazione e alla maturità affettiva e sessuale; la creazione della rete dei Referenti nei Servizi per la Tutela dei Minori in tutte le Diocesi italiane e di numerosi Centri di ascolto per la raccolta di denunce e segnalazioni; la pubblicazione di tre Sussidi per formare gli operatori pastorali e adottare misure
per contrastare i rischi e rendere più sicuri gli ambienti; la promozione di numerosi incontri di informazione e formazione a favore del clero e dei religiosi, dei catechisti e laici educatori e allenatori e degli operatori della Caritas; la celebrazione della Giornata nazionale di preghiera del 18 novembre, data scelta dall’Europa per combattere il fenomeno e sostenere le vittime. Su questa linea verranno compiuti ulteriori passi per implementare e rafforzare l’azione a tutela dei minori e delle persone vulnerabili. La Chiesa, hanno ribadito i Vescovi, vuole essere sempre accanto alle vittime, a tutte le vittime, alle quali intende continuare a offrire ascolto, sostegno e vicinanza, non dimenticando mai la sofferenza che hanno provato.

Varie
Distinte comunicazioni hanno riguardato la riforma del libro VI del Codice Diritto Canonico che entrerà in vigore il prossimo 8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione; l’adeguamento degli Orientamenti e delle norme per i seminari della CEI alla luce della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, di cui seguiranno ulteriori aggiornamenti; i frutti della 49ª Settimana Sociale, vissuta a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021; il servizio del Sovvenire, i 50 anni di Caritas Italiana e i 100 anni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Un’informazione è stata dedicata inoltre all’attuazione del Motu Proprio Spiritus Domini, con il quale Papa Francesco ha stabilito che i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato siano aperti anche alle donne, e del Motu Proprio Antiquum Ministerium, con il quale si istituisce il ministero del Catechista. Per procedere alla loro istituzione, è necessario attendere, come già espresso all’Assemblea Generale di maggio, le indicazioni della Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti che dovrebbe pubblicare il nuovo rito di istituzione del ministero laicale del catechista e successivamente le modifiche del rito per l’istituzione di accoliti e lettori. Congiuntamente alla pubblicazione di tali documenti, il proseguimento del lavoro di riflessione e discernimento da parte della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi e della Commissione Episcopale per la Liturgia sarà prezioso per rispondere in maniera adeguata alle richieste contenute nelle Lettere Apostoliche, alla luce dei criteri forniti dalla Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti. Per questo motivo è necessario attendere perché ogni azione locale si collochi nel solco di questo percorso.


Il Consiglio Permanente, riunitosi a margine dei lavori assembleari, ha approvato il messaggio della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo per la 33ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio 2022), dal titolo “Realizzerò la mia buona promessa” (Ger 29,10); ha riconosciuto a livello nazionale l’Associazione italiana dei Professori di Storia della Chiesa quale Associazione privata di fedeli, approvandone lo statuto; ha ricevuto un aggiornamento sul lavoro seguito alla pubblicazione delle tre Istruzioni della Congregazione per l’Educazione Cattolica sull’affiliazione, l’aggregazione e l’incorporazione degli Istituti di studi superiori (8 dicembre 2020). Ha infine provveduto ad alcune nomine.
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Nella riunione del 22 novembre 2021, la Presidenza ha nominato:
- Delegato CEI per i Congressi Eucaristici Internazionali: S.E.R. Mons. Gianmarco BUSCA, Vescovo di Mantova, Presidente della Commissione Episcopale per la liturgia.

Il Consiglio Episcopale Permanente, riunitosi il 24 novembre 2021, ha proceduto alle seguenti nomine:
- Membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi: S.E.R. Mons. Giovanni INTINI, Vescovo di Tricarico;
- Membro della Commissione Episcopale per il clero e la vita consacrata: S.E.R. Mons. Piero DELBOSCO, Vescovo di Cuneo e di Fossano;
- Direttore della Caritas Italiana: Don Marco PAGNIELLO (Pescara - Penne);
- Assistente generale dell’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici (AIGSEC): Don Zbigniew Szczepan FORMELLA, SDB;
- Consulente ecclesiastico centrale dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI): Padre Giuseppe RIGGIO, SJ.

IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA

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Giovedì, 25 Novembre 2021

Si conclude con Scienze matematiche, fisiche e naturali, che ha sede a Brescia, il nostro viaggio tra le 12 facoltà dell’Università Cattolica nel centenario della sua nascita. Le precedenti puntate sono uscite il 13 maggio (Lettere e filosofia), 27 maggio (Scienze bancarie, finanziarie e assicurative), 10 giugno (Scienze linguistiche e Letterature straniere), 24 giugno (Economia e Giurisprudenza nella sede di Piacenza), 8 luglio (Scienze della formazione), 22 luglio (Scienze politiche e sociali), 9 settembre (Scienze agrarie, alimentari e ambientali), 23 settembre (Giurisprudenza), 7 ottobre (Psicologia), 21 ottobre (Medicina e chirurgia), 11 novembre (Economia nella sede di Milano).
Un percorso che ha toccato tutte le sedi dell’Università Cattolica (Milano, Brescia, Roma, Piacenza-Cremona) e che ha cercato di raccontare quanto nelle 12 facoltà viene fatto guardando appunto al futuro, senza dimenticare le proprie radici che affondano in quel 7 dicembre 1921 quando presero avvio ufficialmente le prime lezioni dell’ateneo dei cattolici.

Se le parole sono il supporto del pensiero, la «matematica lo è per la comprensione della realtà». Una frase ben impressa nella mente di docenti e ricercatori che animano la facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università Cattolica, che è attiva nella sede di Brescia. Lo sa bene il preside, Maurizio Paolini, che è un matematico, e che a quella frase aggiunge anche la «voglia di andare in fondo alle cose». E negli ultimi 50 anni la facoltà ha fatto davvero molta strada, «aggiungendo all’originaria matematica, fisica a fine Anni Novanta e di lì a poco anche informatica», che è la nuova frontiera di ricerca. Insomma «nel nostro Dna uniamo la tradizione, la ricerca e l’innovazione».
E possono sorprendere le implicazioni che nel nostro quotidiano partono proprio dalle ricerche compiute in questi laboratori. «Vuole un esempio – chiede Alessandro Musesti, ordinario di Fisica matematica e responsabile della qualità –? Molti di noi prendono l’aereo, ma quasi nessuno conosce gli studi matematici che hanno permesso di far levare in volo i primi prototipi». Ma gli esempi si moltiplicano se prendiamo in esame in campo biomedico. «Io stesso – prosegue Musesti – sto conducendo una ricerca per descrivere con modelli matematici la meccanica del muscolo, cioè come si comporta il tessuto in alcune situazioni». L’obiettivo è usare il linguaggio matematico per spiegare con formule astratte i meccanismi fisici, ma «soprattutto per creare modelli che ci permettano di simulare alcune situazioni future senza dover utilizzare, in questo caso, esseri umani».
Mai come in queste settimane il termine «modello matematico» ha conquistato gli onori della cronaca, legato alle questioni ambientali. «Resto perplesso che si possa contenere il riscaldamento globale a un grado e mezzo – commenta Giacomo Gerosa, direttore del laboratorio di ecofisiologia e fisica ambientale –, e confermo che gli scenari futuri non sono affatto positivi». Un pessimismo sostenuto proprio dai modelli matematici che sono stati utilizzati per disegnare gli scenari futuri. «Si tratta di modelli dei quali è stata verificata la capacità di leggere lo sviluppo degli eventi». Di fatto ai modelli vengono offerti dati relativi alla situazione di alcuni decenni fa, spiega Gerosa, e gli si chiede di indicare lo sviluppo. «Se il modello nella sua progressione si avvicina allo stato attuale, che è sotto gli occhi di tutti, vuol dire che si tratta di un modello matematico valido».

Ambiente, settore medico, ma anche studio dei materiali. «L’obiettivo – spiega Luigi Sangaletti, direttore del dipartimento di Matematica e fisica "Niccolò Tartaglia" – è di studiare le proprietà di un materiale per poterlo usare al meglio e con lo studio matematico è possibile immaginare la sua vita futura». Ma è soprattutto l’attenzione «alla sostenibilità e alla transizione energetica, che guardiamo in questo campo». Nei laboratori della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Cattolica sono in corso «studi sui nanomateriali, che saranno usati, per esempio, per la generazione di luce, per creare sensori capaci di cogliere variazioni climatiche o per monitorare la sicurezza negli aeroporti, ma anche nel controllo dei processi produttivi in campo alimentare». Tra gli altri studi anche quello di «materiali antibatterici per garantire la sicurezza degli strumenti in ambito sanitario» e anche nel campo del fotovoltaico.

Con l’arrivo dell’informatica, che «nel corso di laurea ha un ruolo di supporto a matematica e fisica» spiega Daniele Tessera professore associato di informatica, la Facoltà si sta muovendo in territori davvero innovativi. «Pensi all’intelligenza artificiale, che spesso riduciamo all’idea dai robot autonomi, ma che nella realtà ha applicazioni meno romanzate, ma più concrete. Pensi alle piattaforme che hanno gestito il lavoro di molti durante la pandemia» sottolinea il docente. Dunque un segmento di studi proiettato nel futuro? «Siamo più dei costruttori del futuro – risponde Tessera – che cercano di vedere le potenzialità che gli studi matematici e fisici possono avere, anche se con il tempo la stessa informatica riflette sulla produzione teorica propria che è in crescita».
Ma «è lo stesso cammino che i nostri studenti compiono entrando nella facoltà – spiega il preside Paolini – a essere all’inizio in gran parte misterioso anche per loro, ma poi scoprono lungo il percorso le potenzialità del corso. Un po’ come avviene nella ricerca teorica, che non sempre ha una applicazione pratica immediata». È il caso del linguaggio matematico che «è alla base della crittografia o delle transazioni bancarie online o i cellulari che tutti noi usiamo».
Come si può vedere gli studenti della facoltà sono immersi in una realtà con solide radici nel passato («Alcuni teoremi matematici sono per sempre, più dei diamanti che a un certo punto si corrompono» dice con una battuta il preside) e gli occhi rivolti al futuro. «Ai nostri studenti – risponde il professor Gerosa – vogliamo lasciare nel loro bagaglio la capacità di affrontare la complessità non accontentandosi delle risposte, ma ponendosi sempre delle domande, perché sono quest’ultime ci fanno andare avanti». Caratteristiche, come ricorda il suo collega Musesti, che «sono quelle di uno scienziato serio, che con la matematica riesce a cogliere l’essenziale». Su una parola, o meglio su un atteggiamento, concordano all’unisono i docenti: «Bisogna sapere essere umili, sapere di non sapere tutto. Solo con l’umiltà si può fare vera ricerca».
Un’eredità che la facoltà da mezzo secolo lascia a ognuno dei suoi studenti, poi laureati. E per il Centenario della Cattolica ha scelto tre parole, che «indicano le tre anime della nostra facoltà: numero per matematica, tempo per la fisica e intelligenza per informatica. Consapevoli che la ricerca mentre risponde ad alcune domande, allo stesso tempo ne trova altre».
Ma la facoltà non dimentica di essere parte dell’Università Cattolica. «Già nel corso di laurea – spiega Stefania Pagliara, associata di Fisica sperimentale e responsabile della Terza missione della facoltà – coinvolgiamo i nostri studenti in progetti che li mettano in gioco e possano restituire parte delle loro conoscenze al territorio in cui viviamo». Due i progetti attualmente in corso: «Matematica e fisica in gioco, rivolto a bambini e ragazzi ricoverati per lunghe degenze in ospedale – illustra la docente responsabile –; e un progetto per la prevenzione del gioco d’azzardo tra gli adolescenti che viene svolto nelle scuole». Nel primo caso «devono organizzare lezioni-gioco per parlare di matematica e fisica senza dimenticare che non solo si rivolgono a bambini, ma che sono anche degenti in ospedale – dice Pagliara –. Nel secondo caso si cerca di prevenire il gioco d’azzardo mostrando numeri alla mano che "il banco vince sempre" e mai davvero il giocatore. Una dimostrazione quanto mai necessaria per chi rischia di diventare schiavo di macchinette o gratta e vinci».


Passato presente e futuro in tre numeri

1971
attivata la facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali

301
sono gli iscritti alla facoltà con sede a Brescia
(dati al 30 giugno)

2
i Centri di ricerca della facoltà denominati I-Lamp e Mathex

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