lunedì, 20 settembre 2021
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25 APRILE – 2 MAGGIO 2021
XVII ASSEMBLEA NAZIONALE DI AZIONE CATTOLICA

AC, UN CAMMINO DI ALLEANZE




La XVII Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica, tempo prezioso e solenne della vita associativa, è stata preparata e vissuta a distanza e a partire dalla nostra realtà diocesana nella quale il Consiglio diocesano ha studiato la bozza del documento assembleare, elaborato le proprie proposte e designato i delegati all’Assemblea: Sara Iotti (presidente diocesana e rappresentante per il Settore Adulti), Anna Serri (membro del Consiglio diocesano e rappresentate per il Settore Giovani) e Luca Pantaleoni (viceresponsabile e rappresentante per l’ACR).

Date le restrizioni legate alla pandemia, la XVII Assemblea nazionale, già rinviata di un anno, si è svolta online. Questo ha consentito la partecipazione alle diverse sessioni assembleari in diretta sul canale YouTube e sulla pagina Facebook dell’Azione Cattolica.


25 APRILE

L’Assemblea si è aperta a più voci con il messaggio inaugurale del presidente nazionale dell’Ac Matteo Truffelli, con il telegramma del pesidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la gratitudine espressa dal presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti.

Il cardinale Kevin Farrell, Prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, ha salutato l’Ac sottolineando l’importanza dei giorni assembleari, anche se svolti in via telematica, perché l’esperienza cristiana non è un’esperienza intellettuale, ma un’esperienza di comunione, dove la fede ha bisogno di preghiera, di testimonianza e dell’esortazione reciproca. L’assemblea è quindi proseguita con il confronto nei gruppi di lavoro sulla bozza del Documento assembleare per un momento di scambio di esperienze e di proposte.

27 APRILE

La serata è stata aperta dalla presidente onoraria, Francesca Pasinelli, direttrice generale di Fondazione Telethon, che ha sottolineato la bellezza e la ricchezza della “Cultura delle Alleanze” a cui l’Ac si sta ispirando. L’incontro è proseguito con un intenso momento di preghiera dal titolo “Un popolo che solleva lo sguardo” guidato dall’assistente generale di Ac monsignor Gualtiero Sigismondi a partire dal testo di Atti 18,9-10 dove il Signore fa questa confidenza a Paolo: “Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, perché io ho un popolo numeroso”. Queste parole hanno fatto sintesi alla XVII Assemblea nazionale di AC, chiamata con responsabilità civica e battesimale a tracciare la rotta del cammino associativo per il prossimo triennio.

Questo compito di discernimento non può essere svolto senza domandare al Signore lo Spirito di profezia. Il profeta è l’uomo dell’attesa, colui che scorge e indica i passi di Dio nella storia; è l’uomo della concretezza, ha la pazienza del contadino e la perseveranza della sentinella; conserva un contatto continuo con le Scritture, parla a viso aperto al momento opportuno e non opportuno, alzando il tono ma non la voce, confida in Dio, non ha un passo più lungo, ma uno sguardo più penetrante di un cuore in attesa; prepara la strada, studia le mappe, indica percorsi inesplorati e annuncia nuovi orizzonti; fa memoria del futuro, conosce il sapiente equilibrio tra rinnovamento e continuità; si distingue per semplicità, umiltà e una grande libertà da se stesso; ha l’assillo di sentire con la Chiesa, non è una voce fuori dal coro, non è un solista perché il noi della fede della chiesa sostiene e nutre la sua testimonianza.

29 APRILE

La serata di approfondimento “Sulla stessa barca” ha avuto come focus questo tempo di pandemia. La teologia Lucia Vantini ha messo l’accento sul nostro sentire e su come questo si stia modificando, a volte anche in direzioni difficili e impreviste; proseguendo ha aggiunto: “Abbiamo fatto un’esperienza non solo di fragilità, parola che dice la possibilità che il mio equilibrio si sfaldi, che io non tenga più dentro la trama della storia, ma piuttosto un’esperienza di vulnerabilità,

termine che ha dentro la parola «ferita»ovvero il sapore della relazione; se da una parte ci dice che siamo tutti «feribili», che possiamo farci male reciprocamente, dall’altra ci dice che tutto è connesso, dunque dentro questa esperienza dove facciamo i conti con quello che manca, siamo messi anche di fronte alla potenza delle relazioni”.

Abbiamo la necessità si fare un passo avanti. E non tutte le crisi che proviamo ci fanno scoprire l’essenziale. Come dice Papa Francesco: “Una crisi non ti lascia mai tale e quale: ti puoi scoprire migliore ma ti puoi scoprire anche peggiore”.

Questo tempo ci sta portando alla qualità delle relazioni e ci sta domandando con forza se siamo disposti ad uscire dai soliti schemi, dal solito modo di fare, da questa sorta di falsa sicurezza che ci fa aspettare che tutto passi per poi tornare come prima, senza domandarci che cos’era questo prima. Per essere “una Chiesa in uscita” dobbiamo essere disposti ad ascoltare, e ad ascoltare anche le “minoranze” (i poveri, i fragili ma anche le donne in carne ed ossa) e, insieme, una chiesa che ha il coraggio di parlare con forza, con parresia, con libertà.

30 APRILE

Il Consiglio nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, in rappresentanza dei soci di Ac presenti in 5.400 parrocchie e in tutte le diocesi d’Italia, con i suoi 7.000 sacerdoti assistenti, è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco. Un discorso denso, di fiducia verso l’Ac e di speranza per un futuro dove l’impegno dei laici è in prima linea a servizio della Chiesa e del Paese.

“Il vostro contributo più prezioso potrà giungere, ancora una volta – ha detto Papa Francesco – dalla vostra laicità, che è un antidoto all’autoreferenzialità. Fare sinodo non è guardarsi allo specchio. È camminare insieme dietro al Signore e verso la gente, sotto la guida dello Spirito Santo. Laicità è anche un antidoto all’astrattezza: un percorso sinodale deve condurre a fare delle scelte. E queste scelte, per essere praticabili, devono partire dalla realtà, non dalle tre o quattro idee che sono alla moda o che sono uscite nella discussione”.

1 MAGGIO

La giornata si è aperta con la relazione del presidente uscente Matteo Truffelli che ha invitato a un discernimento attento e all’ascolto della realtà. Le parole-chiave: passione, creatività, generosità. Oggi è tempo di gratitudine! Come i discepoli dobbiamo gettare le reti solo con la fiducia nella Sua parola. Riprendendo la figura del Profeta, ha evidenziato che: - profezia è leggere la realtà andando in profondità con la forza profetica della mitezza. È necessario cambiare per la fedeltà alla realtà che serviamo. In merito citava una frase di Papa Francesco del 29 giugno 2020 che rimarcava: “Non potenza, ma coerenza. Non parole, ma preghiera. Non programmi, ma servizio. Tu vuoi una chiesa profetica? Incomincia servire, e stai zitto”; - profezia di sapersi fare ascoltare. È aprire un dialogo con chi la pensa in modo diverso da noi; - profezia è una questione di scelte concrete. Il profeta si coinvolge personalmente nella storia e si lascia commuovere dalle vicende umane, ha l’assillo di sentirsi Chiesa, cioè non un solista. La profezia, dunque, si vive qui dentro la realtà nella città, come già indicato da Papa Francesco nel 2017 con 4 dimensioni da vivere: carità, impegno politico, passione educativa, confronto culturale.

Il presidente ha poi indicato due modi per essere presenti nel dibattito pubblico: - offrire un punto di vista diverso, un pensiero critico: suscitare, formare, accompagnare un’autentica passione per il Bene comune.

Servono percorsi oltre l’ordinarietà; - accompagnare gli associati che hanno scelto di impegnarsi in politica: l’associazione rimane “casa loro” a prescindere dalla collocazione politica.

La nostra carta è e rimane l’Evangelii Gaudium con le sue quattro dimensioni: missionarietà, sinodalità, popolarità, fraternità. Matteo Truffelli ha sottolineato che tutto parte dal “Nessuno si salva da solo” e che, dunque, dobbiamo scommettere sulle persone, scommettere sul nostro essere Associazione.

Solo INSIEME possiamo essere l’Azione Cattolica che vogliamo essere. La dimensione internazionale dell’Azione Cattolica va nella direzione di un’Ac che respira la stessa aria della Chiesa internazionale. Qui si radica il valore delle alleanze che sono state create con l’Agesci, con i Focolari, con le Acli, con il Rinnovamento nello Spirito Santo, con Comunione e Liberazione e anche, al di là dei confini ecclesiali, con Telethon. Da costruzione di singole alleanze dobbiamo passare alla “cultura delle alleanze”.

Fare alleanze è un dono, non impoverisce, ma rinforza la nostra identità.

Nel pomeriggio sono poi iniziati i lavori di analisi della bozza del Documento Assembleare con la votazione degli emendamenti proposti dai delegati alla bozza del documento e sono iniziate le votazioni per l’elezione del Consiglio nazionale. Sarà il Consiglio permanente della Cei a scegliere il prossimo Presidente nazionale dell’Ac, all’interno della terna di nomi che il Consiglio nazionale dell’Azione Cattolica Italiana indicherà dopo la conclusione della XVII Assemblea nazionale.

Alle 21 si è svolta la veglia di preghiera dal titolo “Un popolo che lavora”. Don Ghiazza ha guidato la riflessione sul Vangelo della moltiplicazione dei pani sottolineando come Gesù vede una folla senza pastore e sente la solitudine, la desolazione di chi è abbandonato a se stesso. La compassione ha a che fare nel linguaggio biblico con le viscere, ma nasce dallo sguardo. Possiamo pregare allora perché il Signore guarisca il nostro sguardo, lo sguardo sulla realtà, sugli altri e su noi stessi.

Se non possiamo nascondere che ci sono tanti problemi la cui soluzione appare complessa, non possiamo smettere di dirci, come il Papa scrive nella Laudato si’, che “il mondo è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode”.

2 MAGGIO

Nel pomeriggio si è dato seguito alla votazione degli ultimi emendamenti e all’approvazione del Documento Assembleare. A seguire, la proclamazione degli eletti al nuovo Consiglio nazionale. L’Azione cattolica italiana, a conclusione della sua XVII Assemblea nazionale, invia un Messaggio alla Chiesa e al Paese. Parole come solidarietà, fraternità, desiderio di bene, verità di giustizia, sono le parole del lessico dell’Ac, sui passi del magistero di Papa Francesco. Il presidente uscente ha concluso ricordando che: “Da «giardinieri», ci impegniamo ad offrire il nostro contributo custodendo con mitezza i «semi» che, in profondità, trasformano la nostra storia”.

Presidenza diocesana di Azione Cattolica





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