giovedì, 21 ottobre 2021
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Spunti di riflessione sul ddl Zan




L’Italia non ha bisogno del ddl Zan

Il Corriere della Sera ha dato notizia ieri che il 17 giugno monsignor Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, ha consegnato all’ambasciata italiana presso la Santa Sede una nota verbale in cui si sottolinea che il ddl Zan viola il Concordato. Sempre secondo il quotidiano di via Solferino, il disegno di legge di contrasto all’omotransfobia, già approvato alla Camera e ora in discussione al Senato, riduce «la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato» del 1984. Sono i commi che assicurano alla Chiesa «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale» (comma 1) e garantiscono «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» (comma 2).

È ormai da mesi che in Italia si discute del ddl sostenuto da M5s, Pd e sinistra e ora l’intervento della Santa Sede pare avallare le preoccupazioni di quanti (liberali, cattolici, femministe) vedono nel disegno di legge una norma pasticciata e potenzialmente liberticida. Perché limita la libertà di espressione, organizzazione, educativa e dà una definizione di “identità di genere” che definire problematica è un eufemismo.

Monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio-Emilia Guastalla e attento osservatore delle vicende italiane, ha accettato di rispondere a qualche domanda di Tempi. Per Camisasca è, però, innanzitutto doverosa una premessa: «Non vi può essere alcun dubbio sulla lotta ad ogni forma di razzismo e discriminazione», dice a Tempi. «È stato Cristo a rivelare Dio come padre e i figli come fratelli ponendo nella storia dell’uomo un seme che ha portato lentamente ad uno sguardo nuovo, promuovendo l’uguale dignità di ogni persona davanti alla società e a Dio stesso. Non possiamo perciò accettare discriminazioni in base al colore della pelle, alla provenienza sociale, al sesso, alla credenza religiosa, eccetera».

Monsignor Camisasca, perché sottolinea questo?

È importante farlo perché non vi è nessuna distanza tra la fede cristiana e il riconoscimento della dignità dell’uomo. È vero, nella storia ci sono stati esempi di discriminazione, ma l’uomo apprende lentamente ciò che Dio insegna. Questo è avvenuto in ogni campo; anche in quello di coloro che affermano di essere paladini della libertà ci sono state manifestazioni di emarginazione e lotta contro la dignità dell’uomo.

Gli italiani sono razzisti e omofobi?

Ritengo che il popolo italiano, generalmente ma non genericamente parlando, non sia un popolo razzista. Ci sono, è vero, manifestazioni di razzismo, anche gravi, soprattutto aizzate dalla logica dei social, ma il popolo italiano ha dimostrato e dimostra ogni giorno di essere un popolo accogliente e attento di fronte ai pericoli delle discriminazioni.

L’Italia ha bisogno che il ddl Zan diventi legge dello Stato?

Penso che la legislazione civile e penale della Repubblica italiana abbia già al proprio interno le leggi per condannare ogni forma di discriminazione. Non occorreva, a mio parere, una nuova legislazione. Ora, soprattutto, non occorre una nuova legislazione che metta in pericolo quelle libertà ricordate nel comma 1 dell’accordo di revisione del Concordato del 1984. Così come non sono necessari articoli che mettano in pericolo la libertà di pensiero dei cristiani o di quanti hanno a cuore che un bene non vada a lederne un altro. Questo è il senso dell’intervento della Santa Sede e questo è il senso dei richiami precedentemente fatti dal cardinale Bassetti che chiedeva una revisione attenta dell’articolato di questa legge.

Un altro tema molto sentito è quello che riguarda la libertà di educazione. Secondo l’articolo 7 del ddl Zan le scuole, anche quelle d’ispirazione cattolica, non sarebbero esentate dall’organizzare la Giornata nazionale contro l’omofobia.

Io sono sempre preoccupato quando lo Stato pensa a se stesso come al grande educatore del popolo. Lo Stato non ha il compito di educare, ma di coordinare e sostenere le agenzie educative già presenti nella società civile. Uno Stato educatore sarà inevitabilmente uno Stato totalitario.

In questi mesi il dibattito italiano è stato spesso inquinato da un pregiudizio. Anche chi ha contestato con argomenti razionali il ddl è stato spesso squalificato come omofobo e intollerante. Una accusa mossa addirittura nei confronti del mondo femminista e di Arcilesbica, che hanno in diverse occasioni espresso forti riserve sulla norma. Monsignor Camisasca, secondo lei di cosa c’è bisogno oggi in Italia per ritrovare un terreno comune di dialogo?

Bisogna creare luoghi di ascolto. Oggi non ci si ascolta più. Si procede secondo delle direttive politiche che prescindono dall’ascolto reciproco. Oggi la politica prevale sul bene della persona e della società.




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Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla - Atto normativo

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