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La storia della famiglia Calabresi
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Festincontro 2019



Mario, figlio del Commissario Luigi, sarà ospite della festa AC nel dopocena dell’11 giugno

La storia della famiglia Calabresi

Aveva due anni Mario Calabresi ed erano gli anni di piombo, anni di terrore e di lotta armata, quando il suo papà, il trentacinquenne Commissario Luigi Calabresi, fu barbaramente assassinato all’uscita di casa sua con due colpi di pistola, uno alle spalle, uno alla nuca. Dopo Mario c’era un fratello più piccolo, Paolo, e la mamma, Gemma Capra, era incinta di tre mesi di quello che poi sarebbe stato chiamato con il nome di suo papà. Pochi, come dice nel suo libro che racconta la storia della sua famiglia e di altre vittime del terrorismo “Spingendo la notte più in là”, i ricordi nitidi. Perché un bimbo di due anni non può avere memoria precisa di un papà. Ma uno c’è, preciso, raccontato alla mamma stupita di come potesse essere davvero così impresso nella mente del piccolo Mario.

È quello dell’ultima domenica passata insieme, ricostruita grazie ad un’agenda in cui la mamma annotava tutto: “Gigi porta Mario a vedere la sfilata degli alpini. Rientra con paste, gelato e rose”. E la moglie conserva ancora una rosa secca di quel mazzo, riposta in un cassettone dove si trovano conservate anche migliaia di lettere. E di quel ricordo, di una folla, di una piazza, di una banda musicale, Mario Calabresi, sulle spalle del suo papà, inizialmente un po’ spaventato dalla confusione, ma incredibilmente attratto dall’apertura dorata di un trombone, conserva un senso di pienezza. Il papà, che ha superato le transenne, gli ha fatto toccare il trombone ed è tornato indietro.

“È l’eredità che mi ha lasciato, mi ha regalato la tranquillità in mezzo al disordine, una specie di pace che mi prende quando tutto intorno accelera. Più accelera e più dentro di me le cose si fermano, si chiarificano, sembrano semplici. Era solo la banda degli alpini, ma me la porto dietro da trentacinque anni”. E il racconto di una vita senza papà si snoda attraversando anche tante note tristi, come quella volta che

i piccoli Calabresi vanno con la mamma a vedere “Bambi”, il celebre film di Walt Disney. Nel momento cruciale dell’uccisione della cerva da parte dei cacciatori, la mamma si mette a piangere, così pure i bambini, e la sensazione di smarrimento è totale. Così come quando ad una festa Mario sente parlare di sua mamma come una vedova abbondantemente risarcita dallo Stato e “Sarebbe meglio che avessero ucciso anche lei” commenta una donna. Al che Mario Calabresi si presenta come suo figlio e poi si congeda dal padrone di casa.

Ma la mamma è una “tosta” e non demorde e, come viene scritto nel libro, “dopo due anni passati a casa dei nonni che ci coprirono di attenzioni e cure, aveva scelto di tornare a navigare da sola, di caricarsi noi tre e provare a farcela, tenendo in piedi quello che le era rimasto della famiglia che aveva sognato. Prese una casa in affitto, trovò lavoro come insegnante di religione alle elementari e ci provò con tutta l’energia che può avere una donna di ventotto anni. Ci riuscì con la nostra complicità e con una fede nella vita e in Dio che non ha mai avuto cedimenti”.

Ma il resto della storia lo sentiremo al Festincontro, di questa famiglia colpita profondamente dal terrorismo, una storia di dolore, di incomprensioni, di attese che convivono, in una situazione apparentemente contradittoria, con voglia di vivere, amore e partecipazione emotiva e profonda alla tragedia di altre famiglie vittime del terrorismo. Una famiglia che è riuscita a “spingere la notte più in là”. Ma non solo questo libro ci invita a guardare in alto con energia ed ottimismo, atteggiamento che contraddistingue un po’ tutta la produzione del giornalista, già direttore de La Stampa, poi corrispondente de La Repubblica dagli Stati Uniti e fino al febbraio di quest’anno direttore dello stesso giornale. Il titolo di un altro suo libro ci colpisce: “Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa” storia di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi. La linea è sempre quella…


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