lunedì, 17 giugno 2024
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Nei due weekend del Festincontro (14-15-16 giugno e 21-22-23 giugno) al mattino la sede di AC resterà chiusa. Ogni sera sarà possibile iscriversi ai campi estivi direttamente in Festa.


Il Festincontro 2016
La presentazione del presidente
Dove siamo
Il programma
C'è gioia nel servizio: Adrea Cavazzoni
Tenacemente famiglia 2: Costanza Miriano
Family man: Edoardo Tincani
Cristiani perseguitati fonte di speranza: P. Cervellera
Un cuore grande come la sabbia: musical
Stand ACG

Festincontro 2016



Fede perseguitata, via di speranza

Padre Bernardo Cervellera e i cristiani in Medio Oriente e Cina

I cristiani perseguitati in Medio Oriente ci consegnano due motivi per cui gioire. Il primo è che la fede in Cristo è la cosa più importante per cui vivere, dilata l’umanità e porta a guardare al mondo con libertà. Il secondo motivo di gioia risiede nell’attaccamento dei cristiani mediorientali alla loro nazione.

Amano la loro terra, non vogliono lasciarla per alcun motivo.

Nella sera di sabato 11 giugno le parole di padre Bernardo Cervellera hanno aggiunto nuovi motivi di festa alle ricche occasioni relazionali ed enogastronomiche offerte dal Festincontro di Ac. E la festa che nasce dalla persecuzione della fede dà forza nelle difficoltà.

“Ai cristiani perseguitati devo tutto, dalla loro testimonianza ho ricevuto anche un forte incoraggiamento a diventare sacerdote”, ha detto il missionario del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) fin dall’inizio dell’incontro per chiarire quanto il tema della serata (“Cristiani perseguitati, fonte di speranza”) fosse vicino al suo modo di vivere e sentire.

Padre Cervellera parla della realtà di Erbil in Kurdistan dove dalla primavera 2014 ad oggi hanno trovato rifugio 480mila profughi provenienti dalle zone dell’Iraq (in particolare dalla città di Mosul) e della Siria occupate dall’Isis. A Erbil vivono ora circa 130mila profughi cristiani e 350mila profughi di altre etnie, in prevalenza yazidi. A cristiani e yazidi i miliziani dell’Isis hanno chiesto di pagare la jizya, la tassa dei “protetti”, o di convertirsi all’Islam pena la morte. La tassa corrisponde a circa 450 € all’anno a persona in zone dove lo stipendio medio annuo di un lavoratore è di 600 €. Migliaia di famiglie hanno quindi deciso di fuggire, ma hanno dovuto mettersi in viaggio a piedi senza denaro o oggetti di valore dopo le rigide perquisizioni dell’Isis. Dopo decine di chilometri di stenti, nel deserto, hanno trovato rifugio in Kurdistan, dove sono stati accolti con grande disponibilità nelle case, nelle chiese e nelle scuole in una regione di 6,5 milioni di abitanti.

“Incontrarli è impressionante: nonostante i soprusi subiti non c’è desiderio di vendetta, ma solo parole di lode e ringraziamento a Dio perché ha salvato loro la vita.

Hanno scoperto che la loro fede è la cosa più importante per cui vivere”.

Tra i musulmani, in casi di persecuzione, vige la pratica della taqiyya o dissimulazione, ovvero l’invito a nascondere o addirittura rinnegare esteriormente la fede per sfuggire a una persecuzione o a un pericolo grave e imminente contro se stessi a causa della propria fede islamica.

Non così tra i cristiani perseguitati che hanno lasciato tutto (la casa, il lavoro, i beni) in nome del loro Dio dando prova di quanto la fede sia fonte di dignità e non solo un conforto nelle prove.

Nel 2003 si contavano in Iraq 1.300.000 cristiani, oggi ne sono rimasti circa 350mila.

Per aiutarli l’agenzia Asianews ha lanciato nell’agosto 2014 la campagna “Adotta un cristiano di Mosul” che ha raccolto un milione e 200mila euro (è ancora possibile aderire, per informazioni visitare il sito internet www.asianews.it). I fondi raccolti sono stati inviati al Patriarcato di Baghdad, che li ha poi distribuiti secondo i bisogni di ogni famiglia.

Nella ripartizione degli aiuti i presuli hanno tenuto conto anche della comune cittadinanza irachena dei migranti radunati nel campo di Erbil.

Oltre che per le necessità dei cristiani i fondi raccolti da Asianews sono così serviti anche per risollevare le sorti di famiglie yazide e sunnite.

Secondo il Patriarca di Baghdad, Louis Raphaël I Sako, aiutare i cristiani in questa emergenza, lasciandoli in Iraq, è più importante che farli fuggire all’estero. L’Iraq e il Medio Oriente necessitano della testimonianza dei cristiani: i credenti in Cristo sono infatti il collante della società senza il quale si condanna l’Iraq a una guerra perenne.

“Giro molto per lavoro - racconta padre Cervellera - in Paesi come Cina, India e Pakistan spesso mi chiedono come ottenere un visto per venire in Europa. Dei 130mila cristiani di Mosul arrivati a Erbil solo 5mila hanno chiesto asilo in altre nazioni. Del Medio Oriente conosciamo molto bene l’odissea dei migranti musulmani, ma molto meno quella dei cristiani perché in pochi abbandonano la loro terra. Ho chiesto a loro più volte cosa possiamo fare noi occidentali per aiutarli. Mi hanno sempre risposto: «Pregate per noi, la nostra missione è restare in Iraq per convivere con i musulmani e ricostruire l’Iraq insieme agli altri gruppi etnici»”.

Padre Cervellera è stato missionario in Cina per otto anni e, in conclusione, ha voluto dare un breve aggiornamento anche sui cristiani di questo Paese. Il Partito comunista cinese, ha riferito, è sempre più nevrotico e non sa cosa fare dei cristiani. Non causano problemi di ordine pubblico, ma nello stesso tempo non sono affidabili perché il partito sa di non poter controllare il loro Dio. E così i dirigenti comunisti investono ingenti cifre per la sicurezza interna. Dai controlli alle restrizioni della libertà, in particolare per i vescovi che escono dall’Associazione patriottica, il passo è breve. Le comunità cristiane subiscono limitazioni in particolare nella possibilità di riunirsi. “La propaganda dell’ateismo esercitata dal partito cinese - riflette padre Cervellera - non fa che innescare il desiderio e la ricerca di Dio”. I cinesi, dopo la ricerca della felicità nella ricchezza, sono ora alla ricerca dei motivi per cui vivere nelle religioni. E il cristianesimo per la sua capacità di dialogo con la modernità affascina e seduce sempre più persone. Al punto che dai 15 milioni di cattolici di oggi, se rimane l’attuale trend di battesimi, si passerà ai 300 milioni del 2050.

La persecuzione, a tutte le latitudini, rinsalda la fede dei cristiani.

Emanuele Borghi


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