giovedì, 22 agosto 2019
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Testimoni

Antonietta Meo (Nennolina)

Una santa bambina

I capelli neri tagliati a caschetto, gli occhi vispi e fondi che danno luce a un viso pensoso e bello. La bambina che occhieggia dalla fotografia è Antonietta Meo, "Nennolina" per i familiari e per i suoi numerosi amici sparsi nel mondo, i quali attendono che la Santa Sede - al termine del complesso iter introdotto vari anni fa presso il Vicariato di Roma - si pronunci favorevolmente sulla santità di questa giovanissima serva di Dio elevandola alla gloria degli altari. Nennolina diventerebbe in questo modo la più giovane santa, non martire, della storia della Chiesa. Quasi a suggellare, per così dire, la profezia formulata un giorno da san Pio X: "Io vi dico che vi saranno dei santi fra i bambini!.

Nennolina ha lasciato un diario e più di cento letterine rivolte a Gesù, Maria e Dio Padre che rivelano una vita di unione mistica davvero straordinaria. Il "sistema" teologico che traspare dai suoi scritti, vergati con mano infantile e nella grafia semplice e spesso incerta dei bambini, è di una bellezza sorprendente, tanto da essere attualmente al vaglio degli studiosi. Qualcuno vorrebbe addirittura che venisse proclamata Dottore della Chiesa.

Ma chi era Nennolina? E qual è la sua storia?

Antonietta Meo viene alla luce a Roma il 15 dicembre 1930, in una famiglia di solidi principi morali e religiosi. In casa si recitava ogni giorno il rosario, la frequenza alla Messa era quotidiana. I suoi genitori erano molto devoti alla Madonna, avevano persino fatto il viaggio di nozze al Santuario di Pompei.

Prima ancora di apprendere a leggere e scrivere, Nennolina impara dalla madre a scrivere, in stampatello, i nomi di Gesù e Maria. Per il resto è una bambina come tutte le altre, vivace e birichina, dalla risposta sempre pronta, un vero "peperino".

A quattro anni, mentre ancora frequentava l'asilo, venne iscritta alla sezione "Piccolissime" della Gioventù Femminile dell'Azione Cattolica. Indossava sempre e con fierezza il distintivo e ogni tanto chiedeva di vedere la tessera per ammirarla.

"Nennolina era una bambina vivace, sempre allegra, con una gran voglia di saltare. Amava molto cantare, tanto che ancora oggi mi sembra di sentire la sua voce aleggiare da una stanza all'altra di casa", ricorda la sorella Margherita, oggi quasi ottantenne.

Era finita un giorno lunga in terra sbattendo il ginocchio su un sasso, nel giardino dell'asilo. Ma il dolore non si decideva a passare. I medici dapprima non comprendono il suo male, poi sarà troppo tardi: la diagnosi è "osteosarcoma". Si deve amputare la gamba, tutti sono sconvolti, tranne lei. È la primavera del 1936. Nennolina, dopo l'intervento, mette una pesante protesi ortopedica e continua la sua solita vita di bimba.

Ogni sera prende l'abitudine di scrivere una lettera che poi ripone sotto il crocefisso con ai piedi Gesù Bambino. "Cara Madonnina, tu sei tanto buona, prendi il mio cuore e portalo a Gesù". Le sue letterine a Maria traboccano di emozione e di affetto. La Madonna è per lei la mammina di Gesù, a cui egli da piccolo obbediva ed anche lei vuole imitarlo.

A Maria si rivolge con confidenza filiale assoluta. Pur con i suoi pochi anni, comprende che Ella ha sofferto con Gesù e per Gesù e scrive: "Caro Gesù… Tu che hai sofferto tanto sulla croce, io voglio fare tanti fioretti e voglio restare sempre sul Calvario vicino vicino a Te e alla Tua Mammina" (28 gennaio 1937).

Durante i suoi frequenti ricoveri ospedalieri, Nennolina si fa condurre ogni giorno davanti all'edicola della Madonna. "Non rientravamo mai dalle nostre passeggiate - ricorda la madre -, se prima non ritornavamo a salutare la Madonna e a deporre ai piedi della sua statua il nostro omaggio floreale. Erano fiori campestri che io raccoglievo negli argini dei viali e fra gli erbaggi dell'orto dietro indicazioni di Nennolina che, con i suoi occhi di lince dalla sua sedia a ruote, scopriva da lontano, e accoglieva poi, allegra nelle sue braccia. Dopo l'offerta dei fiori, congiunte le mani, recitava lepreghierine. Infine, mandando un bacio, salutava graziosamente, con la manina, al suo solito modo: Ciao, Madonnina cara!.

A sei anni domanda di poter ricevere la prima Comunione. Nel gennaio del 1936, pur non avendo l'età richiesta, venne iscritta tra le "Beniamine".

Il male intanto si fa sempre più violento, ma lei non si lamenta mai. Nell'ultima letterina, del 2 giugno, dettata alla madre accanto al suo letto, scriveva: “Caro Gesù, di' alla Madonnina che l'amo tanto e voglio starle vicina".

Dopo lunghe ed atroci sofferenze, si spegne a sette anni non ancora compiuti il 3 luglio 1937. Era un sabato. Maria l'aveva esaudita.

La Gioventù Femminile promosse fin dal 1941 la causa di beatificazione per espresso volere di Armida Barelli, allora presidente nazionale, ed ancora oggi l'Azione Cattolica Italiana ne è promotrice. La Chiesa ha aperto per Antonietta Meo un processo di beatificazione, riconoscendo che, pur così piccola, la bambina ha praticato, in maniera proporzionata alla sua età, l'eroismo delle virtù.

Se il processo di beatificazione si dovesse concludere con esito positivo, Nennolina diverrebbe la più giovane santa non martire mai proclamata dalla Chiesa cattolica.

È stata dichiarata "Venerabile" da Papa Benedetto XVI in data 17 dicembre 2007.


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