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La tavola rotonda «Una speranza per la crisi», con Simona Beretta
Testimonianza di Simona Atzori: "Cosa ti manca per essere felice?".

Festincontro 2013

La tavola rotonda «Una speranza per la crisi», con Simona Beretta

Per un lavoro a servizio della persona

Probabilmente è il momento più pensoso della festa. Ma è anche l’incontro più diocesano, perché l’Ac interagisce con la Caritas (come farà pure nel prossimo Avvento, con il percorso “Siate custodi”) e con un circolo di cultura, il “Toniolo”, che da anni batte le piste dell’impegno sociale dei cattolici. È la tavola rotonda del pomeriggio di domenica 16 giugno, che parte dal Rapporto-proposta “Per il lavoro”, presentato appena un mese fa dal Comitato per il progetto culturale della Cei.

Dall’Università Cattolica di Milano approda a Rivalta una delle compilatrici di questo volume (Glf Editori Laterza, 200 pagine, 15 euro), Simona Beretta, docente di Politica economica e membro del Comitato scientifico delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Con lei si confrontano Gianmarco Marzocchini, direttore della Caritas reggiano- guastallese, e Luigi Bottazzi, economista e infaticabile animatore culturale.

L’analisi parte dal malessere generale per la scarsità endemica di lavoro, per la mancanza di seri percorsi di formazione professionale, per la proliferazione di lavori in nero, precari, mal pagati.

Una conferma locale viene dai dati del Centro diocesano di ascolto delle povertà, che la Caritas ha illustrato il 25 maggio scorso (cf. La Libertà del 1° giugno, pag. 4): il lavoro da problema si trasforma sempre più spesso in grido e in miccia d’instabilità sociale, come la cronaca quotidiana s’incarica di ricordarci. E la famiglia, rileva Marzocchini, è la prima a farne le spese.

Insomma, è come se si stesse perdendo il senso stesso del lavoro, in quanto tale.

L’intervento di Bottazzi ne recupera proprio il valore antropologico: il cristianocittadino, spiega, si muove tra due fuochi intramontabili: la Costituzione dell’Italia, repubblica democratica fondata sul lavoro, e il magistero della Chiesa, dalla “Gaudium et spes” alla “Caritas in veritate”.

Le fasi congiunturali vanno e vengono, ma le crisi strutturali possono essere l’anticamera di una catastrofe. E il “passaggio che non passa” che viviamo da cinque anni ha tutti i sintomi di un fatto strutturale, argomenta Simona Beretta.

Le leve su cui agire? Risorse, tecnologie, “struttura delle preferenze” (qualcosa di molto simile agli “stili di vita” su cui insiste anche la Caritas) e istituzioni.

L’ambizioso scopo dell’incontro era fornire i “mattoni” che costruiscono speranza.

Va in questa direzione l’iniziativa del Fondo Famiglia lavoro della Chiesa di Milano, in cerca di 100 imprenditori “coraggiosi” che diano lavoro ad altrettanti disoccupati.

Sì, perché “dalla disoccupazione si esce uno ad uno”, scandisce la relatrice.

Marzocchini porta altri esempi di buone prassi solidali, dagli “orti sociali” alla banca del tempo, all’adozione di nuclei più fragili da parte di altre famiglie...

Fra i cambiamenti necessari, Simona Beretta si sofferma sulle necessità di facilitare l’intrapresa giovanile, di “fare entrare più lavoro anche negli istituti tecnici e nei licei” investendo sul patrimonio artistico e sull’innovazione scientifica, di formare a una cultura in cui il lavoro è sussidiario alla persona e alla famiglia, non viceversa


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